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New England Patriots, Kansas City Chiefs, New Orleans Saints e Los Angeles Rams.
Ci abbiamo sperato per mesi, ed a ragione: sfido chiunque a dire che le sopracitate non siano state le migliori quattro squadre del 2018. Sì, i Dallas Cowboys ad un certo punto sono sembrati la compagine più pericolosa della lega grazie a Zeke e ad una difesa giovane e ricolma di potenziale, il running game dei Baltimore Ravens per un paio di mesi non sembrava poter essere fermato, gli Steelers hanno playmaker lungo tutto il reparto offensivo, i Seahawks corrono divinamente e Wilson non sbaglia veramente nulla e… finiamola qui: queste squadre hanno sì giocato bene, ma solamente in determinati momenti dell’anno e al momento della verità, puntuali, sono emersi tutti i limiti che li avevano portati a boccheggiare per lunghi tratti del campionato, e giustamente, una dopo l’altra, sono state costrette ad arrendersi.
Patriots, Chiefs, Saints e Rams nonostante qualche minimo sbandamento, hanno espresso mediamente il miglior football possibile e non a caso ad affrontarsi troveremo i seed numero uno e due di ogni conference: si può dire che abbiano vinto i migliori, anche se non obbligatoriamente ciò renderà felice chiunque.

Immagine molto carina, tutto qua.

Gli spunti narrativi offertici da questi Championship Games si sprecano: due squadre il cui nome inizia con “New” guidate da quarterback ultraquarantenni contro due giovani, promettenti ed elettrizzanti signal-caller che molto probabilmente nei prossimi lustri tenteranno di non farci rimpiangere l’esercito di vecchietti condotto dai vari Tom, Drew, Ben, Philip, Ben, Matt ed Aaron: prima o poi -anche se il poi sembra sempre più estendersi- andranno in pensione anche loro, forse.
Potremmo anche vedere le due partite in programma domenica come dei veri e propri Super Bowl anticipati, in quanto alzi la mano chi non avrebbe nulla da ridire davanti ad un bel Rams-Saints alla prima domenica di febbraio: nessuno, vero?
Anzi, vi dirò di più, entrambi questi scontri altro non sono che rivincite di banalissime partite di regular season: qualche mese fa il verdetto fu dalla parte della old school, in quanto a Foxborough i Patriots sopravvissero alla furiosa rimonta dei Chiefs vincendo 43 a 40 grazie ad un piazzato di Gostkowski a tempo scaduto, mentre dall’altra parte i Saints inflissero la prima sconfitta dell’anno a dei lanciatissimi Rams ridimensionandoli con un gradevolissimo 45 a 35.
Immagino abbiate trovato senza alcuna difficoltà l’evidente filo conduttore: in entrambe le occasioni sono stati messi a segno almeno 80 punti, numeri che se esibiti al classico zio tifoso dei ’49ers -che però non ha più tempo di seguire la NFL- gli procurerebbero un mancamento.
È un caso questo? Certamente no, in quanto domenica scenderanno in campo le quattro migliori scoring offense dell’ultima regular season: solo i “bolliti” Patriots non sono riusciti ad andare oltre i 30.0 punti ad allacciata, ma immagino che Brady e Belichick se ne saranno fatti una ragione piuttosto in fretta.
Se amate la NFL e la sempre più evidente evoluzione che sta intraprendendo, non potevate chiedere di meglio.
L’unica volta in stagione che gli dei del football hanno mischiato un po’ le carte in tavola mettendo contro uno dei due team AFC con uno NFC, abbiamo avuto Chiefs-Rams: immagino che tutti ricordiate come sia finita.

Ciò che mi affascina particolarmente è il semplice fatto che ognuna delle quattro sopravvissute ha legittimi e razionali motivi per essere convinta di poter portare a casa il Lombardi: entriamo nel particolare.

Per pensare di vincere, New England dovrà trovare modi di portare pressione costante a Mahomes.

Ciò che preoccupava dei Kansas City Chiefs era la difesa: per lunghi tratti fra le peggiori cinque della lega, la difesa dei Chiefs ha giocato così male da portare una buona fetta di pubblico ed addetti ai lavori ad essere convinta che Indianapolis potesse effettivamente batterli.
Sessanta minuti di ottimo football dopo, la situazione non è più così chiara, poiché la dominante prestazione messa insieme contro Luck ed una delle offensive line più temibili della lega ha dissipato molte nubi sopra Arrowhead: il duo Ford-Houston, se non contrastato adeguatamente, è in grado di arrivare al quarterback avversario senza la benché minima difficoltà, e la rivedibile secondaria è riuscita a limitare Luck e compagni in modo così convincente da portarci a chiedere cosa stesse succedendo al barbuto numero 12 di Indy. Perché, ovviamente, quando un reparto non buono mette insieme una prestazione maiuscola vanno sempre cercati i demeriti degli avversari, non i meriti di staff tecnico e giocatori: giornalismo, signore e signori.
Con una difesa “apparentemente” in salute -il bye week ha influito e non poco- spendere parole su Mahomes e l’attacco non ha più alcun senso, poiché lancio contronatura dopo lancio contronatura ci ha dimostrato che le farfalle non hanno avuto modo di giungerci nel suo stomaco: questi ne possono mettere quaranta contro veramente chiunque e per questo semplice motivo possono arrivare fino in fondo.

Dopo circa vent’anni di dominio nello sport in cui riconfermarsi è più difficile in assoluto, molti di noi avevano il coraggio di dubitare dei New England Patriots: “Brady non ha più il braccio di un tempo”, “La difesa fa acqua da tutte le parti”, “Non hanno pass-rush”, “Gronk è l’ombra di se stesso” et cetera et cetera.
Per mettere a tacere definitivamente le critiche Brady e soci si sono inventati di mettere a segno cinque touchdown nei primi cinque drive contro i completi ed equipaggiati Chargers, limitando nel contempo il loro esplosivo attacco alla miseria di sette punti: alla faccia dei bolliti!
Nonostante abbia concluso la partita solamente ad una ricezione per 25 yards, Gronkowski si è reso protagonista di una pazzesca prestazione come blocker permettendo costantemente a Michel di esplodere in buchi più simili a vere e proprie gallerie: non dimentichiamoci che il suo semplice essere in campo ha di fatto tolto Derwin James dalla partita, che sempre impegnato a difenderlo a uomo ha permesso ai vari Edelman e White di vivisezionare la debole zona dei Chargers.
La difesa non è impressiona assolutamente nessuno, ma con un football disciplinato ed intelligente -e pesantissimi blitz- segnar loro trenta punti non è assolutamente banale.
Parlare con massime non è sicuramente la mia, ma in questo caso non posso fare altrimenti: never doubt Brady and Belichick.
Never: per questo semplice motivo possono arrivare fino in fondo.

Riusciranno i Saints a prendere il volo per il Super Bowl?

Dopo essere stati eliminati un anno fa nel modo più beffardo possibile, i New Orleans Saints dopo l’inizio folle degli Eagles sembravano essere destinati all’ennesima beffa in postseason: un Michael Thomas assolutamente incontenibile ed una difesa in grado di scaldarsi senza alcun preavviso hanno trascinato i Saints ad un sofferto 20 a 14 sui commoventi campioni in carica. Missione compiuta dunque, ma a caro prezzo, poiché Sheldon Rankins, uno dei principali motivi per cui la loro run defense è fra le migliori in assoluto, si è rotto il tendine d’Achille e non poter contare sul suo contributo contro i Rams, la squadra che dopo gli sbilanciati Seahawks e Ravens fa più affidamento al gioco terreno, sarà senza ombra di dubbio un fattore determinante domenica: a novembre, infatti, New Orleans limitò Gurley e co. a 92 misere rushing yards, permettendo così a Brees di controllare tranquillamente il ritmo di gioco e di tenere in campo la difesa solamente 26 minuti.
Con ciò non voglio dire che senza Rankins i Saints siano spacciati, è irrealistico affermare ciò davanti ad una squadra con un attacco del genere, ma con ogni probabilità ora la partita di New Orleans dovrà essere un minimo ancor più perfetta rispetto al piano originale: Brees e Payton ci hanno dimostrato più e più volte che la perfezione è un concetto a loro non estraneo e, dato che probabilmente l’MVP lo vincerà Mahomes, consolarsi con il secondo Lombardi della propria incredibile carriera non sarebbe poi così male.
La loro completezza è il semplice motivo per il quale possono arrivare fino in fondo.

Concludiamo il nostro itinerario con i Los Angeles Rams, la compagine più dominante nella prima metà di stagione: purtroppo per loro, il 2018 non è finito nel modo in cui è iniziato e, se proprio vogliamo provare a mettere le quattro squadre rimaste in ordine di forza, probabilmente occuperebbero l’ultimo posto di questo inutile power ranking, anche se l’arrivo di C.J. Anderson ha galvanizzato non solo il running game, ma l’intera squadra, che animata dalla riacquisita brillantezza offensiva è riuscita addirittura ad annullare Zeke Elliott ed il potente running game dei Cowboys.
La relativa inesperienza di McVay e Goff potrebbe costare cara ai Rams, ma occorre ricordare che teoricamente ciò è un problema minore poiché questo duo coach-quarterback è alla propria seconda esperienza ai playoff; ciò di cui i Rams avranno veramente bisogno è una prestazione difensiva sopra le righe, in quanto nonostante i molti nomi questo reparto ha deluso e non poco, soprattutto proprio contro le corse: pure in questo caso dietro la brillantezza della settimana scorsa troviamo il fattore bye week e tirare conclusioni dopo una sola partita non ha alcun senso.
Il fattore campo potrebbe risultare decisivo in una partita del genere, e sarà interessante vedere come McVay e Goff gestiranno gli ovvi problemi di comunicazione che derivano dal giocare in uno stadio così rumoroso e caldo: insomma, questa è una vera e propria prova di maturità per una squadra che nello scorso aprile ha deciso di andare all-in sulla stagione 2018.
Il loro entusiasmo e l’acume tattico di McVay sono i semplici motivi per cui possono arrivare fino in fondo.

La bellezza di queste finali di conference è che qualsiasi esito possibile -se non tifosi di una delle squadre impegnate- ci soddisferà, in quanto potremmo trovarci davanti al primo scontro fra QB quarantenni nella storia del Super Bowl, o a due giovanotti alla loro “prima volta” fra i grandi o, infine, ad un paio di vecchia scuola versus nuova scuola.
Tutto ciò che dobbiamo fare è goderci questa penultima, purtroppo, domenica di grandissimo football: ci vediamo lunedì.

Post By Mattia Righetti (213 Posts)

Mattia, 23 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. Ogni tanto credo di essere Julian Edelman.

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4 thoughts on “NFL: le finali di conference che volevamo e che meritavamo

  1. Certo che anche Raiders – Jets e Bucaneers – Cardinals non sarebbero state male.. XD

    Obiettivamente sono state le 4 squadre più forti della stagione, e direi che ci sia molta incertezza su chi possa prevalere.
    Di certo (sulla carta) saranno 2 partite niente male..

  2. Mi sbilancio: se i Patriots arrivano in finale, verranno tritati come l’anno scorso.
    E Drew un paio di scrambling se li deve concedere, altrimenti sono dolori.

  3. Pronostici
    Rams 23 – Saints 26
    La differenza secondo me la farà più che altro lo stadio: Brees in casa con i Saints è 6-0 nei playoffs.. 2 TD a testa x i QB e tanti piazzati x il punteggio finale. Grandi prestazioni di Thomas da una parte e Gurley dall’altra, ma la partita sarà decisa da un fumble di Anderson nell’ultimo drive della disperazione di LA

    Patriots 37 – Chiefs 44
    Difesa di Kansas City che faticherà molto di più rispetto alla partita con Indy, colpita soprattutto dalla miriade di screen passes architettata da McDaniels e BB. Ma questo non basterà a fermare la corsa al suo primo Super Bowl dell’alieno col numero 15 in maglia rossa.
    4 TD per Brady (che farà quindi, come al solito, un partitone), ma 5 per Mahomes! Superate le 100 Y in ricezione da White, Edelman, Kelce e Hill. La differenza la farà però il gioco di corse, con 2 TD e 120 Y di Williams x i Chiefs e dall’altra parte una partita zoppicante di Michel, tenuto dai run stoppers di Kansas City sotto le 70 Y

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