Nell’ultimo divisional, l’unico combattuto, la spunta New Orleans vincendo uno scontro diviso in due parti: il primo quarto e poi tutto il resto.

Pronti, partenza, via e il primo lancio di Brees alla prima azione è un lancio corto che si trasforma in intercetto a cui rispondono gli Eagles massimizzando con un TD. Al possesso successivo è three & out, mentre Philadelphia infila il secondo TD. A questo punto il rumorossissimo Superdome inizia a calare di decibel, sotto 14-0 con 0 yard guadagnate in un quarto è un bruttissimo biglietto da visita. La svolta arriva con le solite chiamate aggressive di coach Payton che gioca un fake punt, sul proprio territorio, riuscendo a trasformarlo, e una volta nei pressi della end zone chiama un lancio per l’undrafted Kirkwood su 4th & goal, sbloccando definitivamente la partita. Al Dome torna il rumore, l’attacco di New Orleans torna a girare, ma non troppo, e Philadelphia scivola piano piano fuori dalla partita.

Prima di parlare dei soliti Brees, Thomas e Kamara è doveroso parlare di difesa perché se è vero che i Saints schierano uno dei migliori attacchi della lega, è però vero che da dopo Dallas sono una squadra cambiata che ha nella difesa non dico i trascinatori, però ecco.. magari sì, i trascinatori. A guardare i primi due drive vediamo una difesa in costante difficoltà che non riesce a limitare le corse ma concede guadagni di 5 yard o più, con Foles che pesca il solito Jeffery sfruttando i suoi centimetri in più rispetto al talentuoso Lattimore e con che Tate continua nel solco della scorsa partita. Piano piano però iniziano gli aggiustamenti: Demario Davis accetta la sfida di coprire i lanci su Eartz lasciando quindi libere le safety di cercare raddoppi o chiudere le corse, Lattimore prende le misure al “suo” WR e si porta a casa un intercetto da manuale, e anche se Foles rimane sempre imprendibile per la pass rush non ha però bersagli facili. Tutto questo si tramuta in una statistica importante: 0 giocate efficaci in campo avversario nel secondo tempo e 97 yard totali concesse in 3 quarti. E quando Philadelphia finalmente si affaccia oltre la metà campo, ne scaturisce un intercetto un po’ fortunoso (ma bravo Lattimore a farsi trovare pronto per il suo secondo INT) che chiude la contesa sul 20-14.

E’ strano dare così tanto risalto alla difesa dei Saints visti i fenomenali numeri in attacco, ma è innegabile che sia la miglior difesa che New Orleans ha visto da molto tempo a questa parte. Coach Payton lo sa e mostra fiducia, fiducia che si diffonde a tutta la squadra.

Il reparto offensivo è vittima di un black out totale per tutto il primo quarto di gioco: Brees lancia male, Ginn è coperto magistralmente, le corse non hanno spazio e impattano spesso su un linea che mette a segno tackles for loss. Coach Payton, come detto, riesce con le sue chiamate a far girare la gara in favore dei suoi che però non sbancano tutto come successo in regular season, continuano a faticare ma mettono a segno i down decisivi. Il completo di Brees per Thomas su un 3 & 13 è l’emblema della partita.

Al momento dello snap Brees scruta la difesa avversaria, riconosce una formazione che si schiera a zona e lo comunica a Thomas che appena può parte per andare a ricevere tra le linee, dove Brees sa che avverrà lo scambio di marcatura e Thomas si troverà coperto da Josh Hawkins, una riserva. Succede esattamente così, il lancio però non è perfetto e ci pensa Thomas con il suo talento ad aggiustarsi in aria per completare il passaggio. Tattica da manuale, unita a due esecutori tra i più sopraffini. La giocata però è emblematica anche per quello ne consegue, ovvero niente, perché New Orleans sbaglierà un field goal dalle 52 yard, lasciando matematicamente Philadelphia ancora in corsa. Alti e bassi di un attacco che non ha chiuso quando doveva.

Philadelphia dal canto suo non riesce a massimizzare il vantaggio rapidissimo iniziale non trovando più le contromisure agli aggiustamenti in corso d’opera messi in campo dalla difesa black and gold. Non riesce quindi la fenice a risorgere dalle proprie ceneri lasciate qui in regular season, ma ne esce in ogni caso a testa alta. Una difesa, con un Cox a metà servizio limita i danni e tiene i suoi a contatto ma l’attacco scompare letteralmente dal campo. Foles non si fa mai prendere grazie alla mobilità e velocità di azione ma i lanci sono incompleti e la voce 0 alla casella sack è solo una magra consolazione. Non riuscendo a connettere con i suoi Foles non mette più punti a referto e lascia che i Saints piano piano mangino lo svantaggio e mettano la testa avanti.

L’ultimo drive, quello dove le yard iniziano a tornare, è segnato dalla sua fine drammatica, con Jeffery che non chiude il passaggio nonostante fosse libero e l’ovale finisce dritto tra le braccia di Lattimore, bravo a prenderla al volo, anche se la copertura era completamente saltata. Ma nello stesso modo della precedente partita in cui non si possono giudicare i 60 minuti dall’episodio finale (il field goal mancato da Chicago), anche qui non si può incolpare il ricevitore degli Eagles. Sicuramente il suo errore pesa come un macigno ma non può cancellare quanto poco fatto da tutto l’attacco nei possessi precedenti e di questo abbiamo dato merito alla difesa avversaria, ma anche ravvisata una pessima prestazione da parte di Foles che in quella che probabilmente sarà la sua ultima partita per gli Eagles ha lanciato male.

Continuano quindi gli up and down di un qb in grado di vincere un Super Bowl e di lanciare 3 completi in 3 quarti di partita, campione e ombra di sé stesso a distanza di pochi giorni. Per Nick Foles si apre quindi una free agency che ricorda vagamente quella di Kirk Cousins, mai convincente a Washington e firmatario di un monster contract completamente garantito a Minnesota con il compito di fare il salto definitivo e portare i Vikings al Super Bowl. Vikings che nemmeno si sono qualificati ai playoff. Philadelphia non ha motivo di lasciare andare Wentz per puntare su Foles a meno che non siano assolutamente certi che il fisico di Wentz non tiene. Due infortuni da ending season in due anni fanno preoccupare, ma a parte questo non c’è una statistica che sia una in cui Foles è meglio del titolare confermato Carson Wentz.

Foles quindi è in lista per partire anche perché vista la grande necessità di quarterback che hanno a Jacksonville, a Denver a New York sponda Giants, ma forse anche a Miami e Oakland/Las Vegas o perché no, pure Washington è impellente, e il contratto arriverà. D’altronde se due come Keenum e Bortles possono guadagnare 18 milioni l’anno perché non può farlo uno che è al momento migliore della sua carriera e che si porta dietro un titolo di Super Bowl MVP?

Se per Philadelphia si apre quindi la post season, per New Orleans si prepara un NFC Championship davvero complicato. Se è vero che le due compagini si sono già incontrate, è altrettanto vero che i Saints sono cambiati molto, ed è cambiata molto la posta in palio. I Rams andranno a New Orleans senza niente da perdere, e questo li rende ancora più forti e spregiudicati di quanto siano. I Saints non possono assolutamente permettersi un’altra partenza come quella di ieri perché i Rams sono molto più attrezzati per difendere un vantaggio in doppia cifra, soprattutto perché non è lecito aspettarsi un blackout offensivo come quello di ieri. Per vincere non si può rimanere indietro e bisogna vincere il gioco di corsa. L’infortunio a Sheldon Rankins peserà moltissimo perché tra Gurley e Anderson i Rams possono correre tanto ed essere in controllo del tempo, obbligando la difesa a lunghe presenze in campo e lasciando fuori Brees. Fermare le corse sarà quindi critico in una partita che per i Saints parte in salita.

Il Dome dovrà impegnarsi per fare la differenza.

2 thoughts on “I Saints, la rimonta, ed il Championship

  1. L’ha vinta la difesa ma Kamara, Ingram e la O-line non mi sono piaciuti molto. Thomas divino, Brees invece un paio di volte avrebbe potuto sfangarla correndo ma ha preferito farsi sackare… Lutz a momenti combina un disastro.
    Contro Suh e Donald e Gurley ci vuole ben altro.

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