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Ed alla fine arriva la NFC: partiamo immediatamente.

NFC NORTH

Chicago Bears

Una singola trade può cambiare il destino di un’intera division.

Record: 12-4.

Cosa è andato bene: Un vecchio detto recita “The NFL is better when the Bears are good”: quest’anno i Bears sono andati ben oltre il semplice “good”.
Da dove posso partire, se non dalla difesa? Ci troviamo davanti alla miglior rushing -80.0 yards concesse a partita e solamente cinque touchdown subiti in tutta la stagione- e scoring defense della lega, nonché quella che ha costretto gli avversari a commettere più turnover: 36 in una stagione sono veramente tantissimi e non provate a credere che questo numero sia inflazionato dallo scarso valore degli avversari, poiché questi qua hanno costretto Jared Goff a lanciare QUATTRO intercetti, limitando in questo modo il temibile attacco dei Rams a sei miseri punti.
Probabilmente tutto ciò senza Khalil Mack non sarebbe stato possibile, ma non provate neanche per sogno a pensare che la difesa dei Bears si limiti all’ex Raiders: Hicks, Smith, Goldman, Callahan, Jackson, Amos, Trevathan e Fuller sono -chi più chi meno- tutti giocatori da Pro Bowl allenati in modo pressoché ineccepibile da quel geniaccio di Vic Fangio.
Seppur neanche lontanamente efficace quanto il reparto difensivo, l’attacco quest’anno ha compiuto enormi passi in avanti grazie soprattutto all’acume tattico di coach Nagy: Trubisky l’anno prossimo potrebbe entrare senza alcun problema nella top 10 posizionale ed armi come Cohen, Burton e Robinson rendono questo reparto tremendamente solido e profondo.
Qualcuno potrebbe dire che Jordan Howard abbia deluso e non poco, ma vi invito a notare come, nonostante un anno decisamente complicato, Chicago sia riuscita a posizionarsi all’undicesimo posto nella graduatoria delle rushing offense: se questa è una debolezza…

Cosa è andato male: Rispondere “niente” sarebbe decisamente pigro, ma andiamo con ordine: Chicago, dopo anni ed anni passati ad occupare i piani bassi della NFC North, si è trasformata in tempo record nella dispotica tiranna di una delle division più complicate dell’intera NFL e, almeno secondo me, nella miglior squadra difensiva vista dagli anni d’oro dei Seahawks della Legion Of Boom.
L’evoluzione del football sta prendendo una piega sempre più offensiva, ma sia chiaro, con una difesa del genere si può ancora vincere: per vincere intendo arrivare fino in fondo.

Valutazione: 9-. Peccato per il mancato bye week, però la stagione dei Bears è stata un successo totale: Trubisky è in costante crescita, la difesa con ogni probabilità è la migliore di tutta la NFL e, soprattutto, la NFC North, dopo secoli, è nuovamente di loro proprietà.

Detroit Lions

Annata un po’ così per Stafford ed i Lions.

Record: 6-10.

Cosa è andato bene: Ah, i Detroit Lions.
Negli ultimi anni, nonostante i costanti insuccessi, sarei stato in grado di tappezzare questa colonna con vari numeri offensivi e stats di Matthew Stafford inserite senza alcun particolare motivo: quest’anno purtroppo pure i numeri sono venuti a mancare -non a caso Stafford è sceso sotto le 4000 yards per la prima volta dal 2010!- e l’unica cosa positiva che mi viene a mente pensando alla loro stagione è Kerryon Johnson, ovverosia il primo runningback dai tempi in cui i “selfie” -chiamiamoli autoscatti per Dio!- erano ancora visti come un’innovativa maniera per raccontare la propria vita su internet in grado di correre per più di 100 yards in una partita.
Poi, ovviamente, Johnson si è infortunato e la sua stagione è finita solamente dopo dieci partite: è stato uno di quegli anni per Detroit.

Cosa è andato male: Intendiamoci, negli ultimi anni non sono mai stati una squadra particolarmente competitiva o temibile, però qualsiasi avversaria era costretta perlomeno a rispettare la loro imprevedibilità ed esplosività offensiva: nel 2018 non abbiamo visto nulla di tutto ciò ed anzi, quello che solo un anno fa era un attacco in grado -se propriamente motivato- di metterne 30 contro chiunque è regredito fino al punto di fermarsi a 20.3 punti ad allacciata. Eravamo ancora ad ottobre l’ultima volta che Stafford è riuscito a lanciare per più di 300 yards e da quella giornata il suo passer rating è stato superiore a cento in una sola occasione, la beffarda sconfitta contro Buffalo: a quanto pare la tristezza dei Lions si è impossessata pure del suo corpo.
L’approdo di una mente difensiva brillante come quella di Matt Patricia non ha sortito gli effetti desiderati e per quanto vi sforziate, non li troverete mai nei piani alti di una qualsiasi graduatoria difensiva; il 2018 di Detroit è stato probabilmente uno degli anni più tristi ed anonimi che abbia mai visto mettere insieme da una squadra di football e purtroppo per loro la situazione non sembra essere destinata a migliorare nel futuro prossimo.

Valutazione: 4,5. Non permettete che una vittoria a caso contro i Packers influisca sul vostro giudizio: il 2018 dei Lions è stato anonimo a dir poco e molto spesso era preferibile partecipare ad una discussione politica su Facebook che guardare il loro attacco “operare”. Che sia one and done per Patricia?

Green Bay Packers

Degna conclusione di una stagione ridicola e sfortunata.

Record: 6-9-1.

Cosa è andato bene: Quando hai a disposizione quello che secondo il mio modestissimo avviso è il quarterback più talentuoso della storia del gioco -talentuoso non vuol dire automaticamente migliore- chiudere con il 40% di vittorie è inaccettabile.
Semplicistico e cinico, lo so, ma del 2018 di Green Bay non saprei assolutamente cosa salvare oltre al fatto che a McCarthy sia stato finalmente dato il benservito.

Cosa è andato male: L’immediato infortunio di Rodgers ci aveva fatto capire fin da subito che questa sarebbe stata una stagione di passione e sofferenza, ma mai e poi mai mi sarei aspettato un simile tracollo: qualche individualità in difesa si è messa in mostra, ma in generale il reparto si è rivelato tremendamente insipido ed inconsistente, mai in grado di fare la giocata nel momento veramente decisivo ed il buon lavoro del pass rush -44 sacks- è stato completamente vanificato da una terrificante incapacità di costringere l’avversario al turnover, in quanto sono riusciti a “rubare” il possesso solamente in 15 occasioni, neanche la metà di quelle dei Bears.
Adams a parte, l’inesperienza -e le scelte discutibili di chi deve fare le chiamate- del pacchetto ricevitori si è fatta notare nel momento più critico, ovverosia il terzo down: miriadi di drop e chiamate da mani nei capelli hanno limitato Green Bay ad un deprimente 36.8% di terzi down convertiti, costringendoli spesso e volentieri ad affidarsi a Crosby od a restituire l’ovale all’attacco avversario. L’innesto di Jimmy Graham non ha sortito gli effetti desiderati ed anzi, il suo totale disinteresse per il run blocking ha spesso causato danni e veramente farei meglio a fermarmi prima di iniziare una patetica perorazione in favore del maltrattato numero 12.

Valutazione: 3. Non ha senso girarci troppo attorno o spendere troppe parole: fallimento totale.

Minnesota Vikings

Una foto che vale più di mille parole.

Record: 8-7-1.

Cosa è andato bene: Gennaio 2018: trascinati da una difesa stellare e da un attacco mai spettacolare ma sempre e comunque concreto, la corsa dei Minnesota Vikings si ferma a Philadelphia al Championship Game.
Aprile 2018: dopo aver ricoperto d’oro Kirk Cousins -colui che teoricamente avrebbe dovuto essere il tassello mancante per portare a termine quanto iniziato l’anno prima- le aspettative di più o meno chiunque -tra cui me- coincidevano con l’ingeneroso Super Bowl or bust.
Dicembre 2018: dopo esser stati annullati, umiliati e stracciati in casa propria da dei Chicago Bears che non avevano alcun motivo di trovarsi in campo, la corsa dei Minnesota Vikings finisce con il settimo piazzamento in NFC.
Da Super Bowl or bust a non qualificarsi nemmeno ai playoff? Cosa volete che sia andato bene nella loro stagione?

Cosa è andato male: Non voglio cercargli attenuanti, ma se vogliamo essere intellettualmente onesti fino in fondo, non possiamo gettare tutte le colpe contro il numero 8: certo, da un uomo da 28 milioni all’anno ci si aspettano numeri da Patrick Mahomes ed efficienza da Drew Brees, ma la totale incapacità della linea d’attacco di garantirgli una tasca pulita per almeno due miseri secondi avrebbe reso la vita impossibile pure ai due signori sopracitati. Un running game spesso inefficace e prevedibile li ha costretti più volte a giocare difficile terzi-e-lungo che spiegano piuttosto bene il deprimente 35.8% di successo sul terzo down: anche per questo motivo quello che sulla carta avrebbe dovuto essere un attacco profondo ed esplosivo non è riuscito ad andare oltre ai 22.5 punti ad uscita, numero non catastrofico ma nemmeno positivo per una squadra con tali ambizioni e roster.
Lo scivolone della run defense dal secondo posto dell’anno scorso al quindicesimo può essere visto come l’emblema della loro straziante stagione: totalmente a caso, nonostante una rotazione fortissima ed iper profonda, Minnesota non è stata in grado di replicare quanto fatto vedere nel sempre più lontano 2017.
Che delusione.

Valutazione: 3. Come nel caso dei Packers, provare ad analizzare lucidamente quanto accaduto non ha particolare senso: visto il talento della squadra ed i soldi investiti in Cousins, mancare la “misera” qualificazione ai playoff giocando una partita del genere contro i Bears ci racconta tutto ciò che dobbiamo sapere sulla loro annata.

NFC EAST

Dallas Cowboys

Pure in questo caso, che trade.

Record: 10-6.

Cosa è andato bene: La trade che ha portato Amari Cooper in Texas -anche se a mio avviso il prezzo pagato rimane troppo alto- ha permesso ai Cowboys di inanellare cinque vittorie consecutive e di prendere il comando della NFC East: le ultime tre non eccessivamente brillanti uscite della loro stagione non devono farci dimenticare quanto di buono fatto a cavallo fra novembre e dicembre, soprattutto perché sono l’unica squadra che può dire di aver fermato l’attacco dei Saints in modo veramente clamoroso.
La vera protagonista della rinascita dei Cowboys è senza dubbio la difesa: dopo la brutta sconfitta rimediata contro i Titans -ed escludendo l’ultima insignificante partita contro i Giants- Dallas non ha mai subito più di 23 punti e prestazioni come quella contro New Orleans ci hanno dimostrato una volta per tutte che gli investimenti fatti negli ultimi draft erano azzeccati.
Attenti ai Cowboys, la combo gioco di corse e difesa ai playoff tende a fare faville.

Cosa è andato male: Nonostante una clamorosa crescita nella seconda parte di stagione, il reparto difensivo dei Cowboys è ancora alquanto sospetto sui terzi down, in quanto solo cinque squadre -nessuna di esse qualificata ai playoff- hanno permesso agli avversari di aver maggior successo in questo fondamentale momento di gioco.
Ciò nonostante, considerata la piega che aveva preso la loro stagione, criticarli diventa veramente difficile: dati per spacciati sul 3-5, i Cowboys zitti zitti si sono rimboccati le maniche e giocando un football terribilmente solido e concreto sono riusciti a garantirsi una partita in casa ai playoff.

Valutazione: 8. La trade di metà stagione che ha portato Cooper in Texas era stata accolta con molto scetticismo: il solo innesto dell’ex Raiders è bastato a galvanizzare e rendere nuovamente imprevedibile un intero reparto e con una difesa del genere fare strada ai playoff è tutt’altro che impossibile.

New York Giants

Grazie, Saquon.

Record: 5-11.

Cosa è andato bene: Saquon Barkley, nonostante una linea d’attacco mai eccessivamente convincente, è stato in grado di non deludere le troppe aspettative implicate dall’essere una seconda scelta assoluta, arrivando addirittura ad eccederle: capace di trovare buchi dove noi umani vedremmo semplicemente un cumulo di corpi sudati, Barkley si è dimostrato incontenibile sia come vero e proprio runningback che come ricevitore, andando così a concludere l’anno a più di 2000 yards dallo scrimmage, numeri messi insieme nel proprio anno da rookie solamente da Eric Dickerson e Edgerrin James.
Per il resto, Aldrick Rosas a parte, veramente poco da dire.

Cosa è andato male: La testarda convinzione di non aver bisogno immediatamente di un franchise quarterback potrebbe costringere il prodigioso Barkley a trascorrere i migliori anni della propria carriera in una squadra assolutamente non attrezzata per ambire ai playoff: per quanto a tanti piaccia scagliarsi contro il Manning giovane, sfido chiunque a fare qualcosa di meglio dietro una linea d’attacco del genere, anche se a dire la verità nelle ultime settimane qualche miglioramento si è percepito.
I veri problemi dei Giants, però, riguardano soprattutto un reparto difensivo che dopo un 2016 mostruoso non è più stato in grado di avvicinarsi a quei livelli: il ventitreesimo posto e ventesimo posto in passing e rushing defense non possono essere accettati in una squadra con tutte queste difficoltà offensive e, forse, il dato peggiore arriva da un pass rush che con i suoi 30 sacks è riuscito a posizionarsi davanti solamente ai derelitti Raiders.

Valutazione: 4,5. Stanno diventando sempre più indecifrabili questi New York Giants: veramente difficile capire sotto quale punto di vista valutare il loro 2018. Le certezze, comunque, sono due e piuttosto evidenti: Saquon Barkley ha tutto per diventare il runningback più forte di questa generazione e, scusate l’antipatia, sarebbe ora di cercare un’alternativa ad Eli Manning.

Philadelphia Eagles

La faccia di chi sa di essere imbattibile a dicembre e gennaio.

Record: 9-7.

Cosa è andato bene: Non riesco a spiegarmeli i Philadelphia Eagles: guidati da uno dei prossimi grandi quarterback, sembravano sul punto di non riuscire nemmeno a qualificarsi ai playoff, salvo poi vincere tutte e tre le ultime partite e raggiungere una pressoché miracolosa wild card.
Che senso ha analizzare i numeri davanti ad una squadra del genere?
Se qualcuno è in grado di comprendere razionalmente questi Eagles lo prego di non esitare a mettersi in contatto con il sottoscritto: io gli Eagles non riesco proprio a capirli.

Cosa è andato male: Tutti i più grandi problemi di Philadelphia vengono dalla decimata secondaria, falcidiata da numerosi infortuni che avevano portato la maggior parte di noi -Mattia compreso- a darli per morti più e più volte durante l’ultimo mese: solo KC e Cincinnati hanno concesso più passing yards ed ai playoff tutti i limiti del reparto potrebbero costare molto caro.
Esultare in modo così plateale per una “misera” qualificazione ai playoff potrebbe essere visto di cattivo occhio -soprattutto neanche un anno dopo aver vinto il Super Bowl!- ma per come si era messa la loro stagione, il semplice fatto di aver raggiunto la postseason non mi permette di dilungarmi troppo in questo paragrafo.

Valutazione: 7. Qualificazione playoff acciuffata per il rotto della cuffia grazie al “solito” Nick Foles: sta diventando veramente difficile spiegare razionalmente questa situazione, ma finché Philadelphia riesce a raggiungere i propri obiettivi… bene così, immagino!

Washington Redskins

Forse era meglio Colin Ka… lasciate perdere.

Record: 7-9.

Cosa è andato bene: È alquanto difficile valutare la stagione dei Washington Redskins: gli infortuni sono sì una parte del gioco che affligge ogni squadra, ma forse nell’ultimo biennio nessuno ha avuto più sfortuna di loro, costretti a mettere in injured reserve list -un solo anno dopo averne messi 23- ben 24 giocatori, fra cui il quarterback titolare, la sua riserva e buona parte della linea d’attacco.
Ripeto, questa non può essere una scusante davanti alla quale alzare le spalle e dire “poveri loro, che sfortuna!” poiché un roster NFL deve essere costruito anche e soprattutto per sopravvivere agli infortuni, ma valutare la stagione di squadra costretta -da chi, se non dalla loro stupidità?- ad affidarsi ad un quarterback che non completava un passaggio dal 2011 è troppo complicato per il vostro amato Mattia.

Cosa è andato male: È possibile rispondere con uno sbrigativo ma appropriato “tutto”?
Seriamente, come detto qualche riga fa, mi viene difficile valutare i “Washington Redskins”, in quanto per buona parte dell’anno abbiamo visto i Washington Redskins B.
Come tradizione vuole, l’operato del front office è stato gravemente insufficiente, in quanto capisco che trovarsi costretti a cercare nella free agency un backup per sostituire il proprio backup non sia il massimo, ma siamo sicuri che non avevano opzioni migliori rispetto a Mark Sanchez e Josh Johnson?
Tradare per un McCown o un Tyrod Taylor?
No, eh?

Valutazione: 5. Purtroppo per loro tutto ciò che poteva andare storto è andato storto: i troppi infortuni hanno compromesso irrimediabilmente la loro stagione e vista la serietà dell’infortunio di Smith è lecito chiedersi se a questo punto si debba ripartire da zero… di nuovo.

NFC WEST

Arizona Cardinals

Annata complicata per Rosen ed i Cardinals.

Record: 3-13.

Cosa è andato bene: Ehm… se non altro Larry Fitzgerald ha scalato qualche posizione in un paio di classifiche all-time riguardanti i ricevitori poi per il resto… ah sì, solo tre squadre hanno concesso meno yards aeree, ma come vedrete fra pochi secondi è per un motivo piuttosto avvilente.

Cosa è andato male: La ragione per cui i Cardinals hanno ben figurato nella difesa sui lanci è piuttosto semplice: ai loro avversari per muovere le catene non serviva mettere il pallone in aria, in quanto nessuno ha concesso più rushing yards di loro, e purtroppo non è finita.
Per essere più veloce -e clamoroso- vi elencherò senza commentare qualche altra statistica “da primi della classe”:
– nessuno ha concesso più rushing touchdown
– nessuno ha guadagnato meno rushing yards
– nessuno ha guadagnato meno yards per portata
– nessun passing game ha totalizzato meno yards aeree
– nessun passing game ha guadagnato meno yards per tentativo
– nessun reparto offensivo ha guadagnato meno yards totali
– nessun attacco ha messo a segno meno punti
– nessun attacco ha guadagnato meno primi down
– nessun attacco ha convertito una percentuale di terzi down più bassa
Spero vi basti.
Ne riparliamo l’anno prossimo.

Valutazione: 2. Putridi, inguardabili e veramente mal allenati: non che le aspettative fossero eccessivamente alte, ma sicuramente ci si aspettava qualcosina in più, soprattutto dal punto di vista del gioco, da questi Cardinals e da Rosen.

Los Angeles Rams

Jared, ora tocca a te però.

Record: 13-3.

Cosa è andato bene: Solo i Kansas City Chiefs hanno messo a segno più punti, solo quattro squadre hanno convertito con percentuali migliori i terzi down, solo Seattle e Baltimore hanno accumulato più yards via terra, solo quattro squadre hanno mosso meglio il pallone tramite i lanci… potrei andare avanti così per quarti d’ora, però non so voi, ma io un po’ di entusiasmo per questi L.A. Rams l’ho perso: scusatemi, qua si parla delle cose andate bene, non c’è spazio per lo scetticismo!
L’attacco è senza dubbio fra i migliori e più profondi di tutta la NFL, ma nonostante lo sbalorditivo record finale lasciatemi parlare immediatamente di ciò che non è andato per il verso giusto.

Cosa è andato male: Dopo il sensazionale 54 a 51 -che per quanto esaltante possa essere ci mette davanti al loro problema numero uno- contro Kansas City, qualche meccanismo si è inceppato: la sofferta vittoria contro i Detroit Lions ha preceduto due imbarazzanti sconfitte arrivate contro Chicago e Philadelphia -squadre che potrebbero incrociare nuovamente ai playoff- nelle quali Goff è stato annichilito ed ha lanciato cinque intercetti a fronte di zero touchdown.
Considerato il valore degli avversari, le convincenti vittorie contro Cardinals e 49ers non bastano per toglierci dalla testa i clamorosi tonfi d’inizio dicembre.
Uno dei principali problemi di questo team viene dalla difesa: nessuno ha concesso ai runningback avversari una media di yards a portata più alta del loro 5.1 e si sa che ai playoff essere in grado di muovere il pallone via terra diventa ancora più fondamentale e, all year long, L.A. non ci ha mai dato l’idea di aver trovato il modo di ovviare a questo grave problema.

Valutazione: 8,5. Le ultime due vittorie non devono farci dimenticare un dicembre così-così: l’attacco sembra aver ricominciato a produrre, ma con una difesa così generosa diventa veramente difficile sognare in grande ai playoff. Vedremo.

San Francisco 49ers

Breakout player of the year?

Record: 4-12.

Cosa è andato bene: Nick Mullens, quarterback che prima del suo esordio non aveva nemmeno l’account Twitter verificato, si è dimostrato un interessante prospetto che con il coaching staff adeguato ed un’opportunità seria potrebbe, forse, essere un titolare da qualche parte in NFL: ovviamente questa è la squadra di Jimmy G, ma sapere di poter contare su un backup affidabile permette a molti coach di dormire sonni un minimo più tranquilli.
In questo 2018 abbiamo scoperto che George Kittle è con ogni probabilità il miglior tight end della NFL, in quanto oltre che ad essere diventato recordman all-time per yards ricevute da un tight end è pure uno dei più efficaci a portare blocchi: non dimentichiamoci poi dell’esplosione dei vari Breida, Warner, McGlinchey e Buckner.
Anno buttato a causa dell’infortunio di Garoppolo, certo, ma potete stare sicuri che queste armi torneranno comode già a partire da settembre: con un draft adeguato ed un po’ di fortuna San Francisco potrebbe portare a casa ben più del doppio delle vittorie di quest’anno.

Cosa è andato male: I vari infortuni uniti al caos Foster hanno reso il 2018, l’anno visto da tutti come quello del riscatto, un altro annus horribilis: suvvia tifosi, non fate quelle facce, il 2019 non è più così lontano e con un pizzico di buona sorte potrebbe seriamente essere il vostro anno.
Volete veramente sapere cosa sia andato male in questo 2018? Come nel caso di Washington, non ha alcun senso valutare una stagione -conclusa infinitamente meglio di quanto mi potessi immaginare- nella quale fin da subito si sono visti costretti a rinunciare al proprio quarterback titolare.

Valutazione: 4+. Sfortunati ed acciaccati ma assolutamente mai domi: il 2018 dei ‘Niners è finito nel momento in cui il crociato di Garoppolo ha fatto crac, ma a fine stagione possono dire di aver trovato in Kittle una nuova stella ed in Mullens un backup veramente interessante.

Seattle Seahawks

Chapeau.

Record: 10-6.

Cosa è andato bene: Li abbiamo presi in giro per l’inettitudine della linea d’attacco per buona parte dell’ultimo triennio, in preseason li abbiamo posizionati nei piani bassi di ogni possibile power ranking, li avevamo dati per bolliti, scoperti e senza più un’anima: per tutta risposta i Seahawks si sono qualificati ai playoff giocando probabilmente il football più solido di tutta la lega, fondato su un gioco di corse senza eguali per quanto riguarda l’efficacia -160.0 rushing yards a partita, facilmente il miglior dato del 2018- e sull’efficienza di un Wilson mai così letale in carriera.
Seriamente, signori, parliamo un secondo del numero tre dei Seahawks: nonostante un receiving corp non propriamente mostruoso, per lanciare 35 touchdown gli è bastato completare solamente 280 passaggi, il che vuol dire che ogni otto completi Dangeruss lanciava un touchdown.
Seppur non spettacolare -e plateale- come la Legion Of Boom, la nuova difesa guidata da Bobby Wagner si è rivelata estremamente solida, posizionandosi undicesima per quanto riguarda i punti subiti a partita ed ha concesso ai propri avversari la quinta minor percentuale di terzi down convertiti in NFL.
Magnifici.

Cosa è andato male: Viste le catastrofiche premesse -e partenza- vedere Seattle riuscire a chiudere sul 10-6 ed a qualificarsi alla postseason ci -o almeno, mi- permette di chiudere un occhio davanti a tutto ciò che “non è andato”: quando un diciassettesimo posto in yards aeree concesse costituisce tutto ciò che si può considerare andato male, probabilmente nessuno può avere particolari motivi per essere bacchettone… soprattutto se, ancora una volta, consideriamo le premesse!

Valutazione: 8. Non ho molto da dire ai Seahawks ed a coach Carroll: chapeau, alla faccia dell’anno zero.
Ed attenzione, che questi sanno come vincere ai playoff.

NFC SOUTH

Atlanta Falcons

Complimenti Falcons, avete sprecato un grandissimo Ryan.

Record: 7-9.

Cosa è andato bene: Dopo un 2017 alquanto deludente, si può finalmente dire che Matt Ryan sia tornato ai suoi livelli mettendo insieme un’annata statisticamente simile a quella che due anni fa gli valse l’MVP: a riportare Ryan ai livelli dell’anno d’oro ci ha anche pensato la “riscoperta” di Julio Jones nei pressi della red zone, come si può evincere dal fatto che nelle ultime nove partite sia riuscito a ricevere ben otto touchdown.
Ciò che ci hanno insegnato questi Atlanta Falcons è piuttosto semplice -ed ovvio-: con un attacco in grado di guadagnare quasi 390 yards ad uscita si può conquistare i cuori di milioni di fantasy owner e dar vita a partite spettacolari ed avvincenti, ma non si può sicuramente pretendere di vincere.
Purtroppo, anche in un’epoca in cui l’attacco viene chiaramente privilegiato è necessaria una difesa per portare a casa un numero di W sufficiente a raggiungere la postseason.

Cosa è andato male: Gli infortuni hanno pesantemente influito, ma siamo sicuri che con i vari Neal, Jones ed Allen la situazione del loro reparto difensivo sarebbe stata tanto migliore?
Poco più di mezza dozzina di squadre hanno concesso più rushing yards a partita -permettendo agli avversari di guadagnare 4.9 yards a portata- mentre un numero ancora inferiore di difese si è rivelato più permeabile agli attacchi aerei avversari: gli infortuni hanno influito ma la mancanza di un pass rush affidabile era un fatto ben noto anche un anno fa di questi tempi e non è stato fatto assolutamente nulla per provare a risolvere questo problema.
Potrai anche avere Ryan e Jones a guidare l’orchestra, ma con una difesa assolutamente incapace di spedire a bordocampo l’attacco avversario fare strada è utopia.

Valutazione: 5. Tantissimi infortuni, è vero, ma vista la quantità grezza di talento presente in questa squadra, un 7-9 non può che lasciare delusi: peccato veramente, concludere in questo modo un’annata in cui Ryan ha spesso e volentieri giocato da MVP è un mezzo crimine.

Carolina Panthers

Unica vera nota positiva della seconda metà di stagione dei Panthers.

Record: 7-9.

Cosa è andato bene: Se volete leggervi qualcosa di positivo sui Carolina Panthers, andate a dare un’occhiata alla review di metà stagione: da lì in poi non sono più stati in grado di vincere una singola partita fino all’inutile scontro con le riserve dei Saints della scorsa domenica.
Cosa è andato bene? Assolutamente niente, anche se forse Christian McCaffrey una menzione d’onore se la meriterebbe: dopotutto battere il record di ricezioni messe a segno da un runningback in una singola stagione non è un qualcosa che si vede ogni giorno.

Cosa è andato male: Un serio infortunio alla spalla ha tormentato Cam Newton per tutta la seconda metà di campionato, rendendo preventivabile un calo di prestazioni: oltre alle condizioni di salute del proprio quarterback, a costare i playoff ai ragazzi di coach Rivera ci ha pensato anche e soprattutto una disarmante incapacità di chiudere le partite, poiché le L rimediate contro Seattle, Detroit e Cleveland sono arrivate a seguito di pessime scelte del coaching staff ed una desolante incapacità di gestire il cronometro, o più in generale, di giocare quel situational football che ogni contender è in grado di sfoderare nei momenti più caldi della partita.
Visto il loro potenziale riprovarci un altro anno con Rivera ha sicuramente senso, ma un collasso del genere deve allertare il front office: precipitare dal 6-2 al 7-9 è un qualcosa a cui raramente abbiamo avuto l’occasione di assistere.

Valutazione: 4. Erano lanciati sul 6-2, la postseason sembrava già in ghiacciaia ed invece ecco, come per magia, sette sconfitte consecutive: l’infortunio patito da Newton ha sicuramente contribuito, ma almeno due delle sette sconfitte sono arrivate in modo troppo ingenuo per una squadra così esperta. Inutile ribadire che con nove vittorie si sarebbero qualificati ai playoff.

New Orleans Saints

Niente MVP pure quest’anno?

Record: 13-3.

Cosa è andato bene: Minnesota Miracle a parte, che anno il 2018 per i New Orleans Saints: non solo Brees e compagni hanno chiuso la stagione con il miglior terzo attacco -per punti- della lega, ma dopo aver concesso nelle prime otto partite una media di 27.3 punti, il reparto difensivo nella seconda metà di campionato ne ha subiti solamente 16.9 che escludendo l’ultima inutile partita contro Carolina diventerebbero 14.6.
Con una difesa del genere i Saints rischiano di diventare semplicemente troppo per chiunque: certo, nel rush finale l’attacco si è reso sì protagonista di qualche passaggio a vuoto di troppo, ma occorre notare come queste problematiche riguardassero soprattutto partite in trasferta e, come già sapete, New Orleans ai playoff potrà contare sul fattore casa… Super Bowl a parte!
La vera forza della difesa dei Saints la si trova nella defensive line, capace di portare pressione al quarterback senza troppe difficoltà -49 sacks messi a segno, quinto miglior dato- e soprattutto di annullare quasi completamente il running game avversario: solo Chicago ha permesso agli attacchi avversare di accumulare meno rushing yards, mentre le 3.6 iarde concesse a portata rappresentano il secondo miglior dato in assoluto.
Hanno tutto quello che serve per arrivare fino in fondo.

Cosa è andato male: Dobbiamo preoccuparci per un ultimo mese non particolarmente brillante? Lasciando perdere la sconfitta contro i Panthers dobbiamo decidere come interpretare la debacle di Dallas e la disastrosa prima metà di gioco contro i Buccaneers: cali fisiologici esacerbati dal fatto di giocare in trasferta o preoccupanti sintomi di un problema ben più grave e profondo?
Opto per la prima ipotesi, per un motivo piuttosto semplice: probabilmente in questo 2018 New Orleans è stata la miglior squadra di tutta la NFL.

Valutazione: 9. Finale di stagione un po’ in chiaroscuro per Brees e compagni che però, nell’arco di tutta la stagione, hanno dimostrato di essere la squadra più forte del campionato: il fattore casa ai playoff tornerà sicuramente comodo, fidatevi.

Tampa Bay Buccaneers

Boh.

Record: 5-11.

Cosa è andato bene: Nessun passing game ha raccolto più yards rispetto a quello dei Buccaneers, e solo Chiefs e Rams hanno accumulato più yards di total offense: dall’incipit sembra che vi stia per parlare della stagione della definitiva consacrazione di Jameis Winston e più in generale di una squadra pronta a giocarsi il proprio destino ai playoff, invece no, nonostante quanto appena detto questi Buccaneers non si sono neanche lontanamente avvicinati ai playoff.
Chiedetemi come mai, suvvia: volete saperlo, vero?
Mi bastano due parole: difesa e turnover.

Cosa è andato male: Difesa e turnover, per l’appunto.
Da dove incomincio? Partiamo dai turnover. Condurre la lega per yards aeree e posizionarsi solamente dietro KC per quanto riguarda le yards per passaggio tentato è assolutamente inutile se poi si lanciano 26 intercetti a fronte di soli 36 touchdown, arrivati per lo più in pienissimo garbage time: pensare di potersela giocare per i playoff con un differenziale give/take di -18 è pura utopia e commettere 35 turnover in una sola stagione è inaccettabile per qualsiasi quarterback, Winston o Fitzpatrick che sia.
Per quanto riguarda la difesa, solo gli Oakland Raiders hanno imbarcato più punti dei 29.0 a partita subiti dai Bucs ed il ventiseiesimo e ventiquattresimo posto in yards aeree e rushing yards concesse ci mettono davanti ad una domanda piuttosto semplice: se tutti i soldi investiti in questa offseason hanno portato a questi “miglioramenti”, cosa potrà mai fare il front office dei Bucs per mettere insieme una difesa perlomeno decente?
E soprattutto, ha ancora senso confermare Jameis Winston o è il caso di ammettere il proprio errore e ripartire da zero per l’ennesima volta?

Valutazione: 3,5. Un altro anno buttato via, un altro finale di stagione utile solamente a Winston per abbellire i propri numeri e guadagnarsi una probabile riconferma: prima o poi, però, dovranno decidere che direzione prendere come franchigia.

 

Post By Mattia Righetti (220 Posts)

Mattia, 23 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. Ogni tanto credo di essere Julian Edelman.

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One thought on “NFL: Analisi della regular season 2018 di ogni squadra NFC

  1. Analisi sempre puntuale e azzeccata. Semplificando direi che le delusioni stanno tutte in due Division, cioè, secondo me, le tre squadre della South e le tre squadre della North che non hanno vinto i loro raggruppamenti, mentre da premiare praticamente quelle che hanno vinto le quattro Division. Anche se probabilmente dalla NFC uscirà la prossima vincitrice del Superbowl, a occhio mi sembra che quest’anno la AFC ha avuto il maggior numero di squadre in miglioramento. Comunque credo che New Orleans possa essere la favorita

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