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I Saints non si nascondono e puntano al Lombardi Trophy, cercando di massimizzare i 50 milioni i due anni per Brees, il qb, franchise player e autentico condottiero che come il collega Brady sembra non voler invecchiare. L’attacco è da tempo uno dei miglior della lega e se la difesa non abbandona la crescita netta dello scorso anno, la franchigia di New Orleans può schierare tanti giovani grazie ad uno storico draft (quello del 2017) e veterani d’élite. Un mix unico ed esplosivo fermato lo scorso anno solo da una delle giocate più pazze della recente storia.

Attacco

Provare a fermare Michael Thomas spesso può risultare frustrante.

Con Brees, Thomas e Kamara scende in campo una delle élite d’attacco. Di Brees, sicuro Hall of Famers, non c’è molto da dire: le sue continue stagioni intorno quota 5000, i tanti TD lanciati con pochi intercetti, la capacità di leggere gli schemi e scegliere la soluzione migliore, la precisione chirurgica (72% di completi lo scorso anno!) con cui mette i palloni dove vuole facendo esclamare a tutti What a throw! e la leadership in spogliatoio e in campo ne fanno uno dei migliori qb di sempre. Le sue mani d’oro sono la fortuna dei Saints e quest’anno Brees viaggia ben accompagnato: go-to-guy è quel Thomas al terzo anno già tra i top receiver la cui alchimia con il proprio qb è da spettacolo. Le esclamazioni qui diventano: What a catch!. Brees è un chirurgo e la mette in punti dove solo uno con le mani di Thomas può arrivare, e infatti le combinazioni tra i due spaccano le partite. A ruota arrivando da dietro, di lato su uno screen, di taglio rapido al centro, dappertutto spunta quel Kamara sorprendente che ha contribuito alla svolta netta della scorsa stagione. Il rookie of the year dovrà confermare le prestazioni dello scorso anno, cosa non facile, soprattutto perché sarà un po’ più controllato… ma se anche qui Kamara riesce a girare come lo scorso anno, sotto il rullo Saints ci capiteranno in tanti, anche perchè intorno a questi tre si muove un roster di assoluto livello. A completare il miglior duo di RB della scorsa stagione, c’è ancora quel Mark Ingram che con il suo baricentro basso e le gambe potenti mette quei muscoli che obbligano le difese agli straordinari. I suoi alti e bassi sono arrivati agli alti della scorsa stagione anche grazie alla coppia, se Kamara infatti sguscia via di agilità Ingram mette i muscoli e due corridori così efficaci in maniera così differente, sfiancano le difese che prima o poi qualcosa concederanno.
Tra i ricevitori torna anche Ted Ginn Jr. ancora rimpianto a Carolina che con la sua velocità è il target per andare in profondità, muovendo in giù la difesa e allargando gli spazi nel mezzo dove i compagni posso fare scorribande. Tra questi compagni ci sono i nuovi innesti Cameron Meredith in arrivo dai Bears e Tre’Quan (la situazione nomi in NFL sta andando fuori controllo) Smith dal draft. Meredith esce da un infortunio durissimo al ginocchio, ma se sano i Saints hanno piazzato il colpaccio dell’estate con un solidissimo ricevitore e in caso di poca salute Smith è pronto a subentrare, scelto abbastanza alto e inserito in un contesto dove può esaltarsi.

Si ritorna sempre dove si è stati bene, vero Ben?

Non dobbiamo poi dimenticare i tight end che nel gioco di coach Payton hanno un ruolo cruciale essendo chiamati sia a proteggere che ricevere e coinvolti in quasi ogni snap. Ritorna da Baltimora Benjamin Watson che proprio ai Saints ha vissuto una delle sue stagioni migliori. A Baltimora non è andata come previsto e la sua scelta di tornare dove si è esaltato è una win-win situation, potendo tornare a giocare con Payton che gli darà un ruolo da protagonista e con Brees che rende le ricezioni un po’ più facili. Ma è anche una vittoria per i Saints che proprio in lui avevano trovato un tight end affidabile, ruolo che dopo Jimmy Graham si è spesso rivelato essere punto debole.
Il draft spaventoso dello scorso anno ha portato anche a migliorare una linea offensiva tra le più ordinate e sottovalutate con Ryan Ramczyk subito determinante abile a giocare a destra e sinistra. Rispetto ai compagni di draft è stato meno acclamato perché, ahilui, gioca in un ruolo poco visibile al grande pubblico, ma per intenditori e allenatori il suo apporto si è visto eccome. Di lui Sean Payton ha speso solo lodi e Ryan ha un futuro da stella. Accanto a lui Terron Armstead, con il solo dubbio della costanza di gioco a causa dei molti infortuni, ha l’abilità tecnica e atletica per fermare ogni edge-rusher, mentre Andrus Peat e Larry Warford hanno tutto per costruire una solida linea in grado di tenere la tasca pulita, cosa necessaria in quel di New Orleans per far esplodere la magia Brees.
Una preoccupazione nell’attacco oronero può essere la mancanza di profondità proprio nella linea offensiva che in panchina può registrare il gradito ritorno di Bushrod, ma la cui carriera è in fase calante, e poco altro. Dalla preseason Sean Payton dovrà guardare con attenzione la linea offensiva e fare delle scelte oculate, per non ritrovarsi con la coperta corta.

Difesa
Gli investimenti tra draft e free agent degli scorsi anni stanno dando i risultati sperati e anche se lo scorso anno la difesa ha chiuso come la miglior 17ema, quindi non proprio miglior, è stata però un fattore importante in termini di turnover e giocate determinanti. Come a dire che concede tanto, ma poi si prende tanto, e con l’attacco che abbiamo visto mettono in campo partite spettacolari e dall’alto punteggio.

Uno dei giocatori più sottovalutati del decennio.

Conferma garantita è Jordan, ormai capitano e volto delle difesa. Il defensive end può difendere sulle corse, battere il proprio uomo di linea e arrivare al qb, e difendere sui passaggi con la manona tesa a deviare i lanci. È il leader del reparto, chiamato a ripetere l’annata storica della scorsa stagione. Con lui ai massimi livelli il pass rush di New Orleans può farsi sentire. Dal lato opposto potrebbe essere schierato il rookie Marcus Davenport scelto al primo giro. Alte sono le aspettative su di lui ed è chiaramente in battaglia per il posto da titolare con il veterano Okafor. In situazioni di difesa sui lanci, può essere davvero efficace essendo molto alto e veloce, e per questo ci aspettiamo di vederlo in campo. Tyler Davison e Sheldon Rankins completato la linea con efficaci coperture sulle corse. Da Rankins ancora ci aspetta molto perché per ora non è stato all’altezza della prima scelta che si è guadagnato, ma il suo secondo anno è stato nettamente migliore, un ulteriore passo avanti potrebbe farlo arrivare agli onori della cronaca.
Proseguendo nel nostro viaggio scendiamo alla linea dei tre 3 LB dove Demario Davis e AJ Klein sono abbastanza sicuri del posto mentre per il terzo posto se la giocano in tanti: Alex Anzalone, Mauti, Craig Robertson, Nate Stupar, Manti Te’o e Jayrone Elliot di cui abbiamo parlato molto bene proprio su queste pagine in seguito alla davvero convincente prestazione della prima partita di preseason. Non è detto che il titolare sia solo uno di questi, perché la profondità dà a coach Allen moltissime scelte. Non sarà una sorpresa quindi vedere molte rotazioni e molti cambi, utile sistema anche per risparmiare fiato, come in parte già avvenuto nella scorsa stagione.

Che presa Lattimore!

Nella secondaria un posto certo è per il rookie of the year Marshon Lattimore. La sua scorsa stagione è stata una rivelazione ed è anche grazie a lui che i Saints hanno compiuto un passo avanti così netto. Su di lui si può puntare e fare affidamento per i lavori più sporchi e più duri. Chiedete a Julio Jones che non vede l’ora di potersi “riscattare”. Quest’anno oltre che con Jones se la vedrà con Odell Beckham, AJ Green e Antonio Brown: 4 tra i migliori 6 ricevitori della lega, le sfide già ci fanno venire l’acquolina in bocca. Ad aiutarlo ci saranno Crawley, PJ Williams e Patrick Robinson che potrebbero trovare spazio come secondi CB quando Allen decide di non schierare 3 safeties. Nel parco safety infatti si registrano importanti novità: Bush è partito senza troppi rimpianti, mentre Vaccaro è partito con un po’ più di rimpianti. Entrambi free agent, i Saints hanno sperato di riportare Kenny in roster, ma tra la poca mobilità in quanto a salary cap e il brutto vizio di qualche flag di troppo non si è trovato l’accordo. Rimangono quindi la safety Marcus Williams che assomiglia quasi a un cornerback con grandissime qualità in copertura e intercetti. Il suo ultimo tackle mancato a Minneapolis ne ha macchiato la stagione altissima, ma la grande responsabilità che si è caricato sulle spalle ne fanno un uomo su cui puntare e costruire un reparto che ha in Bell una conferma ottima per blitz e chiusure, ma un poco debole sulla copertura dei passaggi, e in Kurt Coleman un’ottima acquisizione. I Saints sperano di aver rubato un altro pezzo importante ai rivali dei Panthers (come avvenuto con Ginn) e sperano di avere un giocatore ancora in grado di piazzare giocate, nonostante l’età. Quel che è certo è che in lui i Saints hanno una guida per far crescere i giovani super-promettenti a roster e verrà impiegato tanto, sperando di sopperire alla partenza di Vaccaro, flags a parte. Qualche rotazione ci sarà, ma ai blocchi di partenza ci saranno Williams, Coleman e Bell. Quest’ultimo destinato a lasciare spazio a un eventuale secondo CB.

Special team
Anche qui solo conferme con un reparto solido e affidabile. Morstead è uno dei migliori punter in circolazione capace di calciare lungo e alto, riducendo al minimo le possibilità di ritorno degli avversari, mentre Lutz, affidabile, ha una gamba potente in grado di calciare anche da 55 yards. Utile quando i drive poco brillanti terminano prima del previsto: 3 punti sono sempre 3 punti. Per il ruolo di returner come anche in altre squadre c’è un po’ da sperimentare e vagliare diverse ipotesi, per il momento Lewis sembra il favorito, ma non è da escludere l’utilizzo di altri come già avvenuto lo scorso anno con Kamara e Ginn chiamati in causa al bisogno.

I Saints quindi puntano in alto, e a ragione, ma il brutale calendario rende la replica dello scorso anno di 11W un risultato appetibile e in una division tosta come la NFC South con 11w si può pensare anche di vincerla, ma gli innesti e il miglioramento in termini di esperienza dei sophomore potrebbero fare la differenza in un paio di occasioni arrivando anche alle 13W. In ogni caso con un attacco così variabile, guidato da un qb in grado di eseguire alla perfezione le fantasie del proprio coach e leggere le difese ancora prima dello snap renderanno i Saints sicuramente protagonisti in postseason. Payton, Carmichael, Brees, Kamara, Thomas, Lattimore, Williams e Jordan sono li pronti a inseguire un sogno e regalare a Brees la ciliegina sulla torta per chiudere una carriera stellare.

Post By Michele Comba (86 Posts)

Si avvicina agli sport americani grazie a un amico che nel periodo di Jordan e dei Bulls tifa invece per gli Charlotte Hornets. Gli Hornets si trasferiscono in Louisiana ed è amore a prima vista con la città di New Orleans e tutto quello che la circonda, Saints compresi, per i quali matura una venerazione a partire dal 2007 grazie soprattutto ai nomi di Brees e Bush. Da allora appartiene con orgoglio alla "Who Dat Nation".

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