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La Carolina del 2017 era alle prese con la stagione del riscatto/recupero dopo la batosta al Super Bowl e l’imbarazzante stagione da 6W. Obiettivo parzialmente raggiunto che proietta la franchigia a puntare ancora più in alto, consapevoli che forse nessuna squadra come questa dipende dal suo qb e dall’umore che ha quando scende in campo. Cam Newton è la croce e delizia della franchigia di Charlotte. Il qb più fisicamente dotato e atletico delle lega è in grado di mettere a referto 22 TD e 3.300 yard pur lanciando con pessime percentuali (59,1%) e mettendoci dentro anche 16 intercetti. La scorsa stagione è rimasta segnata da quel 0-3 contro i Saints (che sono il 50% delle sconfitte totali in stagione), compreso il wild card game a New Orleans e da lì si è ripartiti per migliorare i punti deboli. Impresa riuscita al 50%, l’attacco infatti cresce, la difesa no.

Cam Newton, il Superman dei Panthers.

In una division che fa volare palloni d’oro, i Panthers si sono trovati molto spesso a inseguire. Un po’ per il modo di giocare di Cam, che tiene molto la palla, corre tanto, temporeggia e piglia anche parecchie botte, un po’ per la scarsità di ricevitori e un po’ per un gioco poco duttile. La dirigenza in offeseason ha fatto le proprie valutazione e agito di conseguenza. I punti deboli sono stati individuati nel parco WR e nel coaching staff. I 16 intercetti derivano anche da questo, perché nell’uno contro uno l’attacco di Carolina ha faticato nelle singole personalità. Cam la palla spesso la piazza, ma spesso il WR si è fatto un po’ fregare. Sono lontani i tempi di Benjamin, di cui ora rimane solo l’insofferenza che provano uno per l’altro. Guardare per credere il riscaldamento della pre-week 1 a Buffalo e la “chiacchierata” che hanno avuto.

Si riparte quindi con un nuovo offensive coach, Norv Turner, che prende il posto di Shula, praticamente mai entrato nel cuore dei fans. Al nuovo coach vengono dati poi alcuni importanti rinforzi con trade e draft. Si punta forte sui ricevitori, facendo arrivare da Philadelphia Torrey Smith e prendendo al draft, al primo giro, DJ Moore, considerato da praticamente tutti gli analisti il miglior ricevitore tra i prospetti in uscita dal college. Due titolari sicuri, quindi, chiamati da subito a fare la differenza con Smith e la sua velocità per provare a sostituire Ted Ginn (andato via già due anni fa, ma mai rimpiazzato degnamente) e Moore in grado di correre tanto e bene dopo la catch. Di lui gli analisti dicono che sembra un running back, una volta ricevuta la palla. A completare il reparto ci sono Devin Funchess che lo scorso anno è stato l’ancora di Newton e Greg Olsen, uno dei migliori tight end in circolazione, ma martoriato dagli infortuni lo scorso anno. Per questo alla scelta 101 è stato chiamato Ian Thomas, da tenere d’occhio perché ancora non prontissimo, ma davvero interessante, soprattutto se avrà tempo di crescere dietro Olsen e da lui imparare il mestiere.

Senza Stewart, Christian McCaffrey avrà ancora più spazio.

Newton quindi quest’anno ha molte più varianti affidabili a disposizione e il coaching staff deve lavorare per un doppio obiettivo: il primo è mettere la palla in mano ai ricevitori, il secondo, conseguenza del primo, è quello di dare più spazio di manovra a McCaffrey, sophomore dalle aspettative altissime. Lo scorso anno il RB con le mani da ricevitore si è fatto notare con i suoi 7 TD (di cui 5 su ricezione) e per le più di 1000 yard guadagnate. Due terzi di queste yard sono arrivate su ricezione potenziando tantissimo le screen play. In questo assetto spicca la mancanza di muscoli nel backfiled vista la partenza di Jonathan Stewart e per questo CJ Anderson è chiamato a sostituirlo. In arrivo dai Broncos il RB esce da un annata così così: ottima nei numeri ma poco impattante e forse proprio per questo a Denver non lo hanno trattenuto. Teniamo però a mente che ha messo a referto più di 1000 yard corse, che non è affatto poco.

L’attacco di Carolina, con un linea offensiva sostanzialmente identica, è migliorato proprio lì dove doveva, agendo oculatamente senza spendere troppo, facendo così un netto passo avanti. Gli sforzi della dirigenza si però forse concentrati un po’ troppo sulla offence, lasciando indietro i bisogni di una defense che non migliora affatto.

Certo con il front seven che Carolina mette in campo il margine di miglioramento è davvero poco visto che viaggia a livelli d’elitè da anni ed è il migliore delle ultime due stagioni. Il problema è dietro, nella secondaria, che fa acqua da tutte le parti e che l’offseason non ha migliorato, a meno di grandi sorprese dal draft, e in una division con gli attacchi arei stellari di Brees e Ryan, una secondaria debole può compromettere la stagione.

Luke Kuechly, indomabile.

Josh Norman è andato da tempo (a mio avviso non replicando il livello dell’ultimo anno a Carolina) ed è andato via in estate il suo compagno dei tempi d’oro Kurt Coleman, messo sotto contratto dai diretti rivali dei Saints. Non da ultimo Worley è stato “sacrificato” per arrivare a Smith. Le virgolette sono lì perché poi quel genio è finito nel tunnel di violenza+crimine+NFL che troppo spesso macchia la lega e a vederla oggi Carolina non lo ha sacrificato, ma lo ha scaricato massimizzando prima che si rovinasse. Certo nessuno in Carolina poteva saperlo prima, quindi la scelta della dirigenza è stata quella di dare via il suo pezzo migliore (rimasto) in un reparto in grandissima sofferenza. Rimangono quindi solo il safety Mike Adams che ha spento però 37 candeline e il top cornerback è James Bradberry di cui non ricordo molte big plays…

Dalla free agency e dal draft sono arrivate delle opzioni, ma nessuna di queste dà delle vere certezze. Il coordinatore della difesa dovrà sperimentare molto e sperare di trovare la quadra perché di lanci, nel 2018, ne arriveranno parecchi.

A coprire sui lanci e tappare i buchi della secondaria ci possono pensare i linebackers condotti da quel Kuechly di cui è inutile parlare ancora. Lui è esattamente fondamentale come sembra: copre sulle corse e ferma i RB avversari lanciati, è rapido abbastanza per star dietro a ricevitori e tra tutti i LB è quello che sa coprire meglio il suo uomo, non disdegnando ogni tanto qualche sack al qb avversario. Kuechly, il miglior middle linebacker e secondo miglior linebacker della lega è capitano di un fornt seven che non ha eguali. Accanto a lui l’usato sicuro Davis che salterà però le prime 4 gare e dovrà essere sostituito e Shaq Thompson, velocissimo talento in crescita costante. La linea difensiva è di quelle che mette chili, atletismo e agilità tutto insieme arrivando forse a migliorare le prestazioni dello scorso anno: partito Lotulei viene sostituito da quel Poe che non si capisce perché Atlanta non ha trattenuto. Nonostante una secondaria davvero scadente la difesa Panthers è sempre tra le migliori, grazie proprio ai suoi front seven che tutti invidiano, e il sistema funziona tanto che i coordinatori della difesa poi diventano head coach lasciando Carolina per altri lidi. L’obiettivo qui è di far continuare il sistema, sperando che una secondaria ancora più impoverita non faccia affondare tutto.

Nello special team non si registrano modifiche: Ma perché dovrebbero? Al kicker Gano è stato prolungato il contratto, ovviamente, visto che nel 2017 ha sbagliato un solo kick, esatto, uno solo. Il punter Palardy non è una stella, ma nemmeno uno da sostituire a tutti i costi perché porta a casa il lavoro egregiamente, senza strafare, mentre nei ritorni si potrà lavorare con un po più di fantasia. McCaffrey ha funzionato quasi più da ricevitore che da running back e ritornatore, quindi ci aspettiamo un po’ di fantasia da parte del coaching staff. La preseason serve anche a questo: sperimentare con quello che si ha a disposizione.

Con due frachise player per entrambi i lati di gioco, Carolina è tra le contender, ma di sicuro dovrà faticare perché tante cose devono andare nell direzione giusta. Non raggiungere i playoff sarebbe uno smacco totale, ma con le 11W che pronostico sarà lì a giocarsi la wild card. Ma con una secondaria così ai playoff si va avanti poco poco poco.

Post By Michele Comba (86 Posts)

Si avvicina agli sport americani grazie a un amico che nel periodo di Jordan e dei Bulls tifa invece per gli Charlotte Hornets. Gli Hornets si trasferiscono in Louisiana ed è amore a prima vista con la città di New Orleans e tutto quello che la circonda, Saints compresi, per i quali matura una venerazione a partire dal 2007 grazie soprattutto ai nomi di Brees e Bush. Da allora appartiene con orgoglio alla "Who Dat Nation".

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