Pocket

Ammetto che vedere ragazzi nati qualche mese prima di me stringere la mano a Goodell al draft -non che sia invidioso di questo particolare- e poi avere successo in regular season un po’ mi fa questionare le scelte di vita prese finora causandomi ilarità: loro sono in campo a vivere il loro sogno, io tento di mettermi nella posizione di vivere il mio parlando di loro… credo abbiamo un vincitore, anzi, dei vincitori!
Le cose per il mio ego vanno decisamente peggio se penso alla NBA ed a tutti i classe ’98 o ’99 arrivati con l’ultimo draft, quindi se non altro posso affermare di aver scelto lo sport giusto per sentirmi un po’ meno inetto: dato che l’età in NFL è probabilmente più importante che in qualsiasi altro gioco, in quanto di sport nei quali a trent’anni sei oramai troppo vecchio per il 75% dei ruoli non ce ne sono poi così tanti, ho pensato che stilare una lista dei migliori cinque giocatori sotto -e non compresi- i venticinque anni sarebbe stato interessante.
La cosa che più mi ha stupito sono state le numerose omissioni, in quanto per intrinsechi limiti di spazio dell’articolo ho dovuto lasciare fuori giocatori fantastici che nei prossimi anni potranno seriamente coltivare ambizioni All-Pro.
Probabilmente vedendo l’immagine copertina sarete già riusciti a capire uno dei cinque giovani inclusi, perciò senza girarci troppo intorno partiamo da…

Alvin Kamara

Flexing on ’em defense!

Spoiler alert: non sarà l’ultimo runningback presente in questa Top Five…ish.
Dopo anni di relativa svalutazione della posizione, è lecito affermare che spendere una scelta al draft per assicurarsi un halfback ha più senso che mai, in quanto le ultime stagioni sono state particolarmente fortunate per molti giovani interpreti del ruolo anche se credo che nessuno abbia avuto un impatto più devastante di quello di Alvin Kamara: i numeri messi insieme dall’ex Tennessee sono assolutamente impressionanti, ma se chiarifichiamo il contesto nel quale sono arrivati diventeremmo tutti filosofi in quanto sopraffatti dalla meraviglia, condizione dalla quale secondo Platone ed Aristotele nascerebbe la filosofia.
Kamara ha messo insieme più di 1500 yards totali nonostante nelle prime quattro partite della stagione abbia toccato il pallone solamente 35 volte e, soprattutto, è riuscito nella sua impresa nonostante l’ingombrante presenza di Mark Ingram, che di portate ne ha registrate 110 in più del rookie; guadagnare 6.1 iarde a corsa a 10.2 a ricezione è qualcosa di inimmaginabile in NFL, fossimo al college non ci stupiremmo nemmeno più di tanto, ma fra i professionisti questi numeri non sono concepibili: Kamara è un giocatore speciale che probabilmente per skill set e visione già non ha eguali, ma farei meglio a calmare un attimo gli entusiasmi poiché dopotutto ha giocato solo un anno… che anno però!

Todd Gurley

Spoiler alert 2.0: non è l’ultimo halfback!
L’onnipotenza espressa nell’anno da rookie che gli ha permesso di guadagnare almeno 128 yards in quattro partite consecutive sembrava essere come per magia dissipata, in quanto il 2016 per il nativo di Baltimore è stato un incubo durato quattro mesi e concluso a 3.2 iarde a portata e nessuna partita sopra le cento: probabilmente con ciò ha avuto a che fare pure con la presenza di Jeff Fisher ed il suo “sistema da high school” in panchina, ma forse sono un po’ di parte quando si parla di questo baffuto allenatore.

Con touchdown del genere vincere premi non è poi così difficile.

L’avvento della premiata ditta McVay-LaFleur ha permesso a Gurley di ritrovare uno smalto che sembrava perso ed anzi, addirittura di far impallidire quanto fatto da rookie: ciò che mi ha più colpito della sua stagione è stata l’efficienza sulle ricezioni, in quanto è riuscito ad acchiappare 64 palloni per 788 yards, ben 12.3 a ricezione, numeri da vero e proprio wide receiver. Questo boom è conseguenza diretta della genialità di McVay, ma un allenatore può architettare il miglior schema immaginabile, ma senza un giocatore in grado di eseguirlo alla perfezione probabilmente tutto questo successo non sarebbe neanche lontanamente immaginabile: Gurley ha compiuto 24 anni qualche giorno fa -il 3 agosto come Brady- e con un generoso contratto appena firmato è sereno a sufficienza per continuare ad imbarazzare le difese di tutta la lega.

Ezekiel Elliott

Non inserire anche lui in questa lista mi sembrava irrispettoso, e dovete tenere ben presente che ho consciamente escluso runningbacks come Kareem Hunt e Jordan Howard, Pro Bowler reduci da stagioni strepitose: ammetto che mi sono fatto aiutare anche dai premi accumulati dai tre giovani in questione, in quanto stiamo parlando di due Offensive Rookie of the Year -Kamara e Gurley- e di un Offensive Player of the Year -Gurley-, e l’unico motivo per il quale Elliott non ha vinto il primo premio citato in precedenza è il compagno di squadra Dak Prescott, ma penso che prendersi un posto nel First Team All-Pro da rookie possa comunque considerarsi una discreta impresa.

Rifornitelo!

Il motivo per cui ho inserito Elliott è semplice, e risiede nella sua squalifica: avete ancora negli occhi come erano i Cowboys nelle partite in cui non hanno potuto contare su Zeke? Per capire il suo impatto su tutta la squadra, non solo sull’attacco, ci basta pensare che delle 25 partite giocate dall’ex Ohio State, Dallas ne ha vinte ben 20, l’ottanta percento tondo tondo.
Non vi basta? Volete qualche numero in più per apprezzarlo come si vede? Nei due anni fra i professionisti Elliott ha corso in media 104.6 yards a partita, dieci in più del secondo -Le’Veon Bell- di questa graduatoria: sì, in NFL si può vincere continuando a rifornire il proprio runningback di hand-offs e probabilmente nessuno si avvicina al numero 21 dei Cowboys quando occorre gestire un carico di portate vicino alle trenta.

Jalen Ramsey

Finalmente parlo di qualcuno di diverso da un runningback, e siccome sono per le pari opportunità sempre e comunque passo direttamente al reparto difensivo, nel quale spicca sicuramente il nome -e la bocca- di Jalen Ramsey, fantastico cornerback dei Jaguars che nonostante i soli due anni di esperienza è già comodamente fra i migliori nella lega.
Se consideriamo che la sua prima stagione da outside cornerback -ruolo che ricopre tuttora- è arrivata solo nel 2015, un anno prima di entrare nella lega, è spaventoso pensare quanto possa ancora migliorare e quanto tempo abbia per farlo, poiché stiamo parlando di un ragazzo che deve ancora compiere 24 anni; ciò che più impressiona del gioco di Ramsey è il suo essere clutch, in quanto su terzo e quarto down l’ex Florida State ha concesso un catch rate pari a 26.47%, concedendo un primo down o un touchdown solamente in 9 dei 34 lanci presi in considerazione.

Con questa giocata Ramsey ha garantito la prima vittoria in postseason ai Jaguars dal 2007.

Oltre all’aspetto propriamente sportivo, di cui potremmo parlare per giorni, la sua rumorosa personalità rappresenta tutto ciò di cui questa franchigia aveva bisogno, in quanto dopo anni di totale anonimato e stagioni imbarazzanti, Jacksonville ha finalmente alzato la voce sia in conference che in division e possiamo vedere come le sue affermazioni -a volte fuori luogo, ma prima di criticare vi invito a tenere presente l’età- abbiano scandito le varie tappe della rinascita dei Jaguars.
Se riuscirà a rimanere sano ed a gestirsi in modo intelligente, potremmo vederlo fra una dozzina di anni nella Hall of Fame.

Joey Bosa

Per Bosa ho un debole dal momento in cui ha messo piede in un campo NFL, in quanto dopo aver saltato tutta l’estate ed il primo mese di regular season della sua prima annata è riuscito comunque a vincere in totale scioltezza il Defensive Rookie of the Year Award, facendo fare agli allora San Diego Chargers l’ennesima figura barbina.
Già dall’anno scorso, Bosa è diventato un credibile candidato per il Defensive Player of the Year Award e l’unica cosa che lo separa dal raggiungere questo trofeo è un numero di sacks leggermente superiore ai 12.5 della passata stagione: purtroppo gli elettori tendono a premiare i numeri grezzi, non l’impatto di un difensore sulla partita e sul gameplan avversario.

Guardate il primo passo.

Dalla seconda uscita fra i professionisti, Bosa ha incominciato ad essere “vittima” di raddoppi da parte delle linee d’attacco avversarie e nonostante ciò è risultato comunque incontenibile: mettere a segno 134 pressioni in due anni, anzi, 28 partite, è assolutamente incredibile così come lo sono le 46 quarterback hits delle quali la metà esatta sono i sacks accumulati in questo breve intervallo di tempo.
L’apporto di Bosa non si ferma al pass rush, in quanto è anche uno dei migliori run defender dell’intera NFL e, soprattutto, è un ragazzo di soli 23 anni: come detto poco fa con Ramsey, con un po’ di salute e fortuna il busto a Canton sembra quasi assicurato.

Giovani e forti… un po’ meno dei cinque sopra

Stefon Diggs, Marshon Lattimore, Kareem Hunt, Mike Evans, Landon Collins, Kevin Byard, Deion Jones, DeForest Buckner, Myles Garrett, Jared Goff e Jordan Howard.

Post By Mattia Righetti (174 Posts)

Mattia, 22 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. Ogni tanto credo di essere Julian Edelman. Per gli insulti ci sono su Twitter.

Connect

3 thoughts on “NFL Top Five(ish): i cinque migliori giocatori sotto i 25 anni

    • Ciao Robi!
      Fournette non l’ho inserito principalmente perché è rookie ed a differenza di Kamara è stato autore di un buon anno ma non eccellente. Un altro anno come lo scorso e sicuramente lo inserirei in una eventuale lista il prossimo anno!

Commenta

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.