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Amare non dovrebbe essere difficile, anche se è nella natura umana cercare il più possibile di complicarsi la vita per apprezzare più a fondo l’oggetto o la persona amata: purtroppo sono arrivato in un momento in cui amare la NFL sta diventando sempre più difficile e come probabilmente avrete colto vedendo l’immagine di copertina, questa crisi fra me la National Football League è nata grazie -o per colpa, dipende da come la vedete- a Colin Kaepernick.
Prima di decidere se continuare la lettura o meno, lasciatemi mettere immediatamente in chiaro un fatto: da nessuna parte in questo articolo troverete elementi che vi portino a pensare che io veda Kaepernick come un Aaron Rodgers disoccupato per le sue idee politiche. Kaepernick non è stato, non è ed a questo punto non sarà sicuramente mai un quarterback ai livelli dell’androide di Green Bay: non è sicuramente questo il punto del mio articolo.

Questo insieme di parole digitate frettolosamente in una pausa pranzo dilungata dalla terribile organizzazione della mia università nasce come risposta viscerale ad una mossa degli ultimi giorni, ovvero la firma di Robert Griffin III con i Baltimore Ravens: capitemi, sono stato toccato dove più fa male.

Highlight della carriera di RGIII.

Come tutti sapete, Colin Kaepernick è da più di un anno “fuori dalla NFL”, dal momento in cui ha rescisso il contratto con dei San Francisco 49ers che dovevano ancora trovare in Jimmy Garoppolo il nuovo Mosè in grado di condurli finalmente fuori dalle stagnanti acque della mediocrità: l’ultimo anno del numero 7 nella Baia è stato sotto molti punti di vista la tragicomica fine di un disastro iniziato qualche mese prima con il gravissimo gesto della genuflessione durante il mai troppo rispettato inno americano. Gravissimo. Inaccettabile. Un affronto imperdonabile.
Quanto fatto da Kaepernick può piacervi, lasciarvi indifferenti o disgustarvi -spero in tal caso che non siate arrivati fino a questo punto della lettura- però non può, non deve essere la causa per la quale lui, quarterback arrivato a due yards da vincere il Super Bowl, non è in una lega nella quale RGIII ha appena ricevuto la ventesima -lasciatemi esagerare, le iperboli sono utili quando si è arrabbiati e si vuole provare un punto- possibilità di fare qualcosa: il Dio dell’ironia ha reso il tutto più interessante facendolo accasare in quei Ravens che sei/sette mesi furono veramente vicini a diventare coloro che, illuminati dalla luce della ragione, stavano per mettere sotto contratto questo scolpito trentenne.

Proviamo a diventare un pochino più seri e diamo una sbirciatina alle varie depth chart: Houston -squadra di cui parleremo inevitabilmente fra qualche centinaio di parole- ha appena eletto Brandon Weeden come vice-Watson e, si sa, sarebbe saggio tutelarsi al meglio quando un quarterback ritorna da un infortunio così grave, e signori miei a quanto pare il meglio è Brandon Weeden, trentacinquenne con meno del 58% di completi in carriera. Jacksonville invece ha messo sotto contratto Cody Kessler, reietto di quegli stessi Browns che negli ultimi due anni hanno vinto una sola partita: pure loro probabilmente hanno fatto meglio che potevano. I Chiefs si sono invece rivolti a Chad Henne che di snaps significativi non ne gioca uno dal 2014… il meglio possibile, immagino. E che dire di Saints, Cardinals e Browns che rispettivamente si sono affidati a Tom Savage, Mike Glennon e Drew Stanton? Di nuovo, hanno fatto meglio che potevano.
Ecco, se prima mi sono preso la briga di mettere immediatamente in chiaro che Kaepernick non è assolutamente Rodgers, ora posso altrettanto tranquillamente affermare che l’ex Niners è meglio di ognuno dei quarterbacks sovracitati: e se vi sta venendo in mente di dire “beh ma avrai fatto sette-otto esempi su trentadue squadre, di cosa stai parlando?” sappiate che ho voluto solamente menzionare giocatori che hanno firmato nuovi contratti in questa offseason.
Perché sì, Kaepernick è meglio di qualsiasi backup quarterback della lega -lasciando da parte Foles per ovvi motivi- eppure le speranze di trovare nuovamente lavoro in questa perversa lega sono oramai totalmente evaporate.

Pensando probabilmente alle cose riportate qua sopra, negli scorsi mesi Kaepernick ha avviato un procedimento legale contro la NFL per “blackballing“: no, non è una nuova strana categoria porno ma un termine discretamente tecnico che indica quando per accordi “segreti” -ma nemmeno tanto- ad una persona viene negata un’equa opportunità di conseguire qualcosa o di essere assunto in un determinato posto di lavoro.

Dietro quel pugno alzato tante, troppe critiche.

Rileggendo i nomi sopra non fa capolino in voi l’idea che probabilmente Colin è disoccupato per motivi che con il football hanno ben poco a che vedere? Siamo dopotutto nella lega in cui l’idolo Brock Osweiler ha appena firmato il terzo contratto con il terzo team differente in poco meno di un anno… perciò probabilmente ci dovrebbe essere spazio pure per me, anche se sono solo poco più di un metro e settantacinque di buone intenzioni.
Sono quasi certo che non riuscirà mai a vincere la sua battaglia legale, ed i motivi per i quali penso ciò sono pure parecchi: prima di tutto dovrebbe riuscire a dimostrare che i vari team abbiano “cooperato” fra di loro per tenerlo distante dalla lega e per dimostrarlo dovrebbe trovare prove concrete che credo non riuscirà mai e poi mai a reperire, anche se ovviamente qualche mail e/o messaggio compromettente i vari front office se li saranno chiaramente passati.
Il fatto che lui sia meglio dei tre quarti dei quarterbacks attualmente presenti nel panorama NFL non può contare come prova a suo favore, anche se alla fine è ciò che ci permette di vedere senza difficoltà alcuna il fatto che sia effettivamente blackballed: purtroppo agli occhi della legge ciò non è sufficiente.

Ciò che veramente mi perplime, però, è l’ipocrisia della NFL e del pubblico americano, capace di tirare in ballo la costituzione a loro piacimento e senza nemmeno tanta logica: Kaepernick sarebbe anti-americano perché si inginocchia durante l’inno -fra cent’anni i nostri nipoti rideranno di noi anche per questioni del genere- mentre esercita quanto garantito dal primo emendamento non facendo di fatto male a nessuno -se non alla sua carriera- mentre, d’altro canto, l’epidemia di armi da fuoco che oramai ha reso la sparatoria occasionale una notizia di cronaca quotidiana viene condannata a livello filosofico ma alt, il secondo emendamento assicura il diritto di portare con sé armi da fuoco e dal momento che è garantito dalla costituzione ciò non deve essere cambiato… giusto? Non credo. Dunque, se Kaepernick esercita quanto detto dal primo emendamento è una testa calda, un insurrezionalista con l’afro con il portafoglio a destra mentre davanti all’ennesima strage il massimo che l’americano medio riesce a fare è scrollare le spalle e dire in modo sornione “second amendament”?
Triste e decisamente improbabile come discorso, ma purtroppo sembra funzionare così l’America, paese che ringrazieremo sempre per l’intrattenimento che ci offre ogni maledetto giorno ma paese attraversato da profonde contraddizioni e differenze sociali oramai da quasi duecentocinquanta anni.
Il nemico della NFL è dunque un giocatore che esercita quanto garantito da quella costituzione che a quanto pare diventa punto di riferimento inamovibile quando si parla di certe cose, mentre quando si parla di altre viene di fatto ignorata.

Vedremo mai qualcosa del genere in NFL? Altamente improbabile.

Mi vergogno di amare una lega nella quale i giocatori altro non sono che milionari -una piccola percentuale di loro- prigionieri: scelta lessicale impegnativa, potreste dirmi, ma altro non sto che usando il termine impiegato dall’owner dei Texans, Bob McNair, che per riportare un po’ di ordine in NFL disse che il carcere non può essere gestito dai prigionieri… salvo poi, ovviamente, scusarsi per poi -molto meno ovvio- rimangiarsi tutto a mesi di distanza, quando si è proclamato dispiaciuto per aver chiesto perdono per quanto detto.
Pensate un attimo alla NBA: succederebbe mai qualcosa del genere? Guardiamo a quanto successo a Sacramento un paio di settimane fa, dove una catena umana di manifestanti ha bloccato l’accesso all’arena in seguito all’uccisione del 22enne -wow, avrei potuto essere io- Stephon Clark, permettendo così solamente a poche centinaia di tifosi di assistere all’evento sportivo: cos’hanno fatto i Kings come società e l’NBA come lega? Si sono dissociati o hanno provato a far finta di niente?
Certo che no, in quanto entrambi hanno non solo denunciato l’accaduto con magliette e video, ma pure stanziato fondi per associazioni benefiche nel nobile tentativo di migliorare la comunicazione fra forze dell’ordine e popolazione afroamericana: nel momento in cui un problema c’è ed è riconosciuto -salvo da chi sta a capo del paese-, voltargli le spalle è alquanto vigliacco.

Ovviamente aiuta e non poco il fatto che in NBA a ricoprire i ruoli di presidente e vice-presidente dell’associazione dei giocatori ci siano due elementi come Chris Paul e LeBron James, ma forse l’errore è mio nel provare a paragonare una lega sempre al passo con i tempi ed all’avanguardia sotto ogni punto di vista -tecnologico, etico ed anche per quanto riguarda i contratti- ad una che notoriamente risolve i problemi ignorandoli o ingigantendone altri per dimostrare risolutezza e pugno di ferro… ehm ehm, Deflategate.

Pure la carriera di Eric Reid sembra irrimediabilmente compromessa.

Purtroppo, salvo utopici colpi di scena più facilmente trovabili in un film di Spike Lee che nella realtà, la carriera di Colin Kaepernick in NFL è finita -ed occhio, pure quella di Eric Reid sembra essersi incanalata su quei binari- e non è per i troppi intercetti, per lettura inesatte o una consapevolezza nella tasca sempre più preoccupante, ma perché ha avuto il coraggio di prendere una posizione e rovinare quella recita perfetta che è una partita della National Football League: l’importante è e sarà che tutto proceda liscio la domenica, che la gente si diverta sugli spalti e che gli sponsor continuino a guadagnare.
Delle concussion, delle tensioni sociali nella “vita reale” e del fatto che il 90% dei giocatori recepisca contratti ridicoli per i rischi che questo sport comporta sono problemi riconosciuti da chiunque, ma l’importante è riuscire a chiudere tutto in un vaso di Pandora che non deve e non può essere aperto… soprattutto la domenica.

Per quanto riguarda te, Colin, un po’ te la sei cercata, un gruppo ben noto per le proprie denunce alla polizia ed al razzismo delle istituzioni americane ti aveva avvertito: I’m expressing with my full capabilities and now I’m living in correctional facility, cause some don’t agree with how I do this… E tu, forse un po’ ingenuo, forse un po’ tanto giusto, ti sei espresso come meglio credevi: ora non giocherai più, anzi, sei l’esempio vivente che in questa lega conviene volare bassi e fissare il suolo quando si cammina. Sì, la NFL è un po’ come il bulletto delle superiori, un ragazzino pieno di insicurezze e di problemi più o meno evidenti che nel disperato tentativo di nasconderli ruba i soldi del pranzo allo studente diligente che l’unica colpa che ha è quella di amare la scuola.
E per questo mi vergogno di te, mi vergogno di amarti, anche se sicuramente continuerò a passare la mia vita a sognare di poter lavorare nel tuo mondo: ma nonostante ciò, continuerò a vergognarmi.
Finché giustizia non sarà fatta.

Post By Mattia Righetti (143 Posts)

Mattia, 22 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. Ogni tanto credo di essere Julian Edelman. Per gli insulti ci sono su Twitter.

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6 thoughts on “Cara NFL, mi vergogno di amarti

  1. Complimenti sinceri per l’articolo Mattia. Va però ricordato che l’NBA nel 1996 fece fuori alla stessa maniera tale Mahmoud Abdul-Rauf, nato Chris Jackson.

    • Finalmente si capisce a cosa servano i 100 milioni di dollari del vecchio contratto di Crap-ernick: a pagare gli avvocati che perderanno la causa. Meno male che non si è inginocchiato prima di firmare quello!

      Ci sarebbe anche Ray Rice fra le vittime dell’hype-crisia, ma l’elenco si può allungare a piacere. Azienda privata = regole private.

      • Interessantissimo il discorso Rice, solo che per ovvi motivi non posso scriverci un articolo.
        La penso come te.

  2. Sono un assiduo lettore di questa pagina web, perché vi ho sempre trovato grande passione, tanta competenza e un infinito amore verso questo sport, che mi accomuna a tutti voi nonostante un – drammatico – divario anagrafico (basta guardare il mio nickname per capirlo). Non ho mai postato nulla per una mia riservatezza, ma oggi mi sento di dire grazie Mattia per aver detto in maniera chiara e precisa ciò che tutti noi pensiamo, senza aver mai trovato la forza (o la voglia) di dirlo… forse per amore, forse per ignavia, forse perché fa più comodo pensare “tanto non cambierebbe niente ugualmente”. Invece no, il re è nudo e ti ringrazio per averlo detto ad alta voce: quello che hanno fatto a CK è una disgustosa ingiustizia, figlia dell’ipocrisia, del razzismo e di un sistema di gestione del potere che sono l’altra faccia della medaglia di un paese (e di uno sport) per altri versi meraviglioso.
    Per il resto…. forza Niners!

    • Ti ringrazio per le belle parole, ma mi farebbe veramente piacere leggere tuoi commenti più spesso: un punto di vista diverso da parte di un vero esperto di questo sport è sempre il benvenuto, perciò, se vuoi, sentiti libero di commentare di più!
      Grazie, ci sentiamo presto!

  3. L’ipocrisia nello sport è una regola dappertutto! Negli Usa poi, l’ipocrisia è lo strumento principale che consente di andare avanti ogni giorno senza vedere i problemi enormi sussistenti nella società Usa. Detto questo, è chiaro che se ti ergi a “re dei piantagrane” … ti scavi la fossa da solo! Il buon Kaepernick non solo sarà inviso da una buona quantità di owners-tycoons bianchi NFL, ma sarà anche reputato un fattore destabilizzante per tutti quelli che invece sarebbero disposti a farlo giocare. E’ una regola ben nota ad esempio nel calcio nostrano: se sgarri, se esci dal codice comportamentale “previsto”, il sistema ti espelle. Il nostro amato sport Usa ha tanti problemi mai definitivamente chiariti (effetti dei traumi sui giocatori nel lungo periodo, doping, razzismo dentro e fuori i roster) e quindi anche noi, grandi appassionati d’oltreoceano siamo parte di quell’ipocrisia che ci fa godere questo magnifico sport, nascondendoci le magagne sottostanti. Business is business! Detto questo, puntualizzerei due cosette: 1) tra RGIII e Koepernick c’ è sempre stato un abisso totale come talento e come braccio, solo che a RGIII è stata distrutta la carriera (come il suo ginocchio) da Mike Shanahan e dai Redskins; 2) E’ chiaro che se nella NFL trovano ancora contratti Weeden, Stanton e Osweiler…., allorà Koepernick ci potrebbe stare alla grande. Ma è così purtroppo…, è uscito dai ranghi e adesso gliela faranno pagare fino all’ultimo.

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