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Passate quasi due settimane dall’inizio ufficiale della free agency, le acque si sono indubbiamente calmate: i Cleveland Browns non sono arrivati a tradare per Julio Jones, i Seahawks hanno finalmente arginato l’emorragia di talento difensiva e, per fortuna, nessun quarterback è ancora arrivato a firmare contratti da trentaeppassa milioni di dollari, anche se credo che con Rodgers desideroso di rinnovo questa situazione possa cambiare abbastanza in fretta.
Con il draft ancora ben distante e tanta free agency davanti provare a prevedere record ed improvvisare griglie playoff non sarebbe sicuramente saggio, anche se già da oggi possiamo facilmente trovare i vincitori ed i vinti di queste due frenetiche settimane: non perdiamo altro tempo.

Chi sale

Cleveland Browns

Almeno per ora, i Cleveland Browns sembrano finalmente intenzionati a fare sul serio e questo è quello che succede quando l’approccio analitico viene accoppiato con una football mind esperta come quella di John Dorsey: ebbene sì, a quanto pare sfruttare l’enorme spazio salariale e le sovrabbondanti scelte al draft disponibili è una buona idea.
Gli innesti di Taylor, Landry, Hyde e Randall forniscono a coach Jackson una buona base di partenza sulla quale costruire un team che magari non sarà in grado di arrivare ai playoff nei prossimi due o tre anni ma che certamente vincerà più di una partita in due stagioni: l’importanza dell’imminente draft per Cleveland è forse senza precedenti nella storia del football americano, in quanto non sfruttare questo tesoretto di scelte accumulato passando oltre i vari Wentz, Watson, Goff, Bosa, Elliott e chi più ne ha più ne metta sarebbe la più grande umiliazione per una franchigia che oramai raschia il fondo del barile da anni.

Chicago Bears

A Robinson sembrano piacere i nuovi colori!

La clamorosa trade che ha portato Trubisky in Illinois dovrebbe aver messo in chiaro fin da subito una cosa: il futuro prossimo della franchigia dipende solo ed esclusivamente da lui, quindi è perlomeno raccomandabile che il front office faccia il possibile -e di più- per metterlo a proprio agio.
Missione compiuta, credo. Affidare la squadra ad una mente offensiva brillante come quella di Matt Nagy ha fatto capire da subito che Chicago sarebbe stata aggressiva allo scoccare dell’inizio del nuovo anno ed aggiungere playmakers come Allen Robinson, Trey Burton e Taylor Gabriel dovrebbe permettere all’ex North Carolina di avere una vita ben più facile: con qualche altro innesto azzeccato al draft, soprattutto in difesa, Chicago potrebbe essere pericolosamente vicina a giocarsela per i playoff già dall’anno prossimo.
Avete presente i Los Angeles Rams per i quali noi tutti ci siamo esaltati? Quanto fatto finora dai Bears sembra ricalcare piuttosto fedelmente l’operato dei Californiani nella scorsa offseason: attenzione.

San Francisco 49ers

Non potevano sicuramente mancare loro, i San Francisco 49ers che già da prima dell’apertura ufficiale della free agency avevano riscritto la storia -monetaria- del gioco rinnovando il non testato Jimmy Garoppolo a cifre esorbitanti: non si sono sicuramente fermati, in quanto oltre ad aver firmato il perenne All-Pro Richard Sherman hanno fortificato la linea offensiva garantendosi Weston Richburg, centro assolutamente perfetto per il sistema di gioco di Shanahan, ed il running game mettendo sotto contratto McKinnon a cifre forse un po’ troppo generose.
Ciò che più impressiona, però, è come una franchigia fino allo scorso anno in caduta libera sia riuscita grazie all’arrivo di Lynch e Shanahan a guadagnare così tanta credibilità e rispetto da persuadere un veterano alla prima visita ad un team nella carriera come Sherman a firmare senza neppur visitare altre franchigie: alla fine è sempre il campo ad avere l’ultima parola, ma cambi di cultura del genere raramente sono fini a se stessi.

Los Angeles Rams

A proposito di cambi di cultura… che storia quella dei Rams: in un solo anno sono passati da fonte di costante imbarazzo -ehm ehm, Fisher- a team destinato per almeno il prossimo lustro ad occupare un posto costante nelle zone alte della NFC e con le mosse messe a segno finora è plausibile aspettarsi ancora di più per il 2018.
Aggiungere Talib e Peters non perdendo Joyner e Robey-Coleman dà loro una delle secondarie più profonde e temibili di tutta la lega, mentre aver messo alla porta vari underachiever come Austin, Ogletree e Quinn gli permette di godere del sesto maggior spazio salariale nella lega che, in parte, spero venga investito per pagare Aaron Donald come un fenomeno del suo livello merita.
L’aggiunta di Ndamukong Suh altro non fa che aumentare l’impressionante livello di una delle D-Line più profonde e temibili della lega: è chiaro che stiano provando l’all-in, vogliono vincere subito finché i vari Goff, Gurley e Kupp recepiscono ancora contratti da rookie.
Ah sì, con il draft potrebbero migliorare ulteriormente uno dei più brillanti attacchi della lega.

Patrick Mahomes

Probabilmente Mahomes l’ovale lo farà volare!

Se esiste qualcosa sul quale possiate essere sicuri, cari lettori, è che ai Kansas City Chiefs Patrick Mahomes piaccia davvero tanto: dopo aver pagato a suon di scelte al draft i Bills per assicurarselo lo scorso aprile, coach Reid gli ha prima fatto fare un anno di apprendistato sotto l’esemplare Smith e poi, spedito l’old man a Washington, gli ha consegnato le chiavi della squadra facendo in queste settimane il possibile per metterlo a proprio agio.
La firma di Watkins metterà il “rookie” in condizione di scegliere se lanciare l’ovale ad uno fra lui, Hill e Kelce oppure se affidarlo al pirotecnico Kareem Hunt: se il buongiorno si vede dal mattino, questi Chiefs potrebbero essere discretamente spettacolari nel 2018… fino ai playoff.

Quarterbacks e wide receivers in generale

Del perché questo primo periodo di free agency sia stato particolarmente generoso con i quarterbacks ve ne ho già parlato, ma non possiamo non rimanere basiti dai contratti refilati ai vari ricevitori: Watkins ha firmato un triennale da 48 milioni -16 all’anno-, Robinson un triennale da 14 all’anno, Crabtree è stato tagliato da Oakland per poi riuscire a prendere gli stessi identici soldi a Baltimore -che stava per dare circa 7 milioni all’anno al misterioso Ryan Grant- ed un visibilmente in declino Jordy Nelson prenderà circa 7,5 milioni di dollari per le prossime due stagioni.
Occorre tener presente che Antonio Brown recepisce in media 17 milioni all’anno: ora confrontate la produzione di Brown a quella di Robinson e Watkins.
E Paul Richardson ha firmato un contratto da 40 milioni in cinque anni: evviva.

Chi scende

Seattle Seahawks

Ebbene sì, i grandi sconfitti di questo inizio di offseason sono certamente i Seattle Seahawks che nel giro di pochi giorni hanno dapprima perso Michael Bennett, poi Richard Sherman e Jimmy Graham ed infine il buon Paul Richardson e se a ciò aggiungiamo pure i possibili ritiri di Cliff Avril e Kam Chancellor, di motivi per guardare al futuro con serenità ce ne sono ancora meno… e non è finita qui!
Tutte queste perdite vengono infatti amplificate dal fatto che Rams e 49ers sono fra le squadre più in rapida ascesa di tutta la NFL e dopo un lustro di quasi totale egemonia sulla NFC West, Seattle sembra essere drammaticamente dietro di loro per livello complessivo del roster: l’unica certezza -nonché fonte di ottimismo- è Russell Wilson, ma con una linea d’attacco rimasta fino adesso pressoché identica a quella dello scorso anno, non si può essere sicuri del tutto che prima o poi il suo corpo non senta il peso di anni di maltrattamenti.

Miami Dolphins

Foto dell’attacco dei Dolphins del 2017: solo Stills è rimasto… non certamente un ricevitore su cui costruirci attorno un attacco.

Che marzo da incubo per Miami.
Vi elencherò ora tutte le perdite degli ultimi trenta giorni: Lawrence Timmons -messo sotto contratto solo lo scorso anno-, Julius Thomas, Ndamukong Suh, Mike Pouncey ed ovviamente Jarvis Landry.
Se a ciò uniamo la scandalosa trade di Ajayi dello scorso ottobre, Miami nel giro di cinque mesi ha perso ogni loro miglior giocatore che non si chiami Reshad Jones o Ryan Tannehill.
Guardiamo invece chi è arrivato a South Beach: Frank Gore -35 anni a maggio-, Albert Wilson -1544 yards e 7 TD in quattro anni-, Danny Amendola -in nove anni solo due stagioni giocate per intero- Josh Sitton, William Hayes ed il tragicomico Brock Osweiler.
Mosse francamente poco comprensibili e che non sembrano incanalare il team in una precisa direzione: una franchigia in rebuild mode non si prende sulle spalle il contratto di Robert Quinn, che di stagioni da 10+ sacks non ne mette insieme una dal 2014. Enigmatici.

Indianapolis Colts

Rimanere a bocca asciutta in free agency possedendo più spazio salariale di qualsiasi altra squadra è alquanto inusuale e decisamente eloquente sulla situazione creatasi ad Indianapolis: al momento i Colts sono meta “sgradita” e poco attraente per qualsiasi free agent e se neppure la possibilità di guadagnare più lì che altrove riesce a convincere un giocatore a sposare il loro progetto, i guai sono piuttosto seri.
Non che ne voglia fare una colpa al GM Ballard che, dal canto suo, in queste settimane è riuscito a guadagnare un paio di scelte alte al draft scambiando la terza assoluta ai Jets, ma con un Luck circondato da nubi ed incertezza ed un roster ancora decisamente di livello basso, scendere è inevitabile.

A.J. McCarron ed i Buffalo Bills

Comunque vada, McCarron vittima sacrificale numero uno della NFL!

Se dobbiamo trovare qualcosa che abbia funzionato a Buffalo negli ultimi anni, di sicuro non ci verrebbe in mente nulla al di fuori di un running game costantemente in qualsiasi genere di top five: la perdita di Cordy Glenn toglie ai Bills un affidabilissimo tackle totalmente a suo agio nel sistema di gioco che ha permesso a Shady McCoy di continuare a macinare yards.
Reduci da una stagione stranamente positiva hanno pensato bene di scambiare l’artefice del “capolavoro” -raggiungere i playoff si può chiaramente considerare come tale- e di affidarsi ad A.J. McCarron: le possibilità di far bene in un team del genere non sono alte ed eventuali insuccessi potrebbero compromettergli definitivamente una carriera finora mai decollata.
Se oltre alle varie perdite e cambi di filosofia aggiungiamo pure le badilate di soldi lanciate a giocatori mediocri come Lotulelei, di motivi per inserire i Bills in questa colonna sicuramente non ne mancano.

I cuori dei membri di vari front office dopo la firma di Cousins ai Vikings

Si sapeva da mesi che per Kirk Cousins si sarebbe scatenata un’asta, ma che a vincerla fossero i Minnesota Vikings era assolutamente impronosticabile: i Jets erano disposti a pagarlo più di chiunque, i Cardinals ci avevano iniziato a credere seriamente, i Broncos erano convinti di sedurlo grazie ad un paio di ricevitori oramai attempati ed una difesa che solo Elway vede immutata rispetto a quella del Super Bowl ed infine c’erano i Browns, che nel momento in cui si sono guardati allo specchio hanno immediatamente compreso che non avevano credibilità sufficiente per intrigare il miglior quarterback disponibile.
Dal punto di vista di Cousins approdare ai Vikings è un no brainer, poiché oltre ad essere iper pagato può pure mettere a tacere voci e dubbi conducendoli al Super Bowl: non se la prendano a male i team sopracitati.

 

Post By Mattia Righetti (131 Posts)

Mattia, 22 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. Ogni tanto credo di essere Julian Edelman.

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11 thoughts on “NFL Free Agency 2018: chi sale, chi scende

  1. Da tifoso dei Dolphins provo una grandissima delusione. Due anni fa, dopo una buona e anche fortunata stagione si erano “rivisti” i playoffs dopo dieci anni quasi e sembravano gettate le basi per una squadra buona e giovane per gli anni futuri (non da titolo, ma da lotta per i playoff sempre). Poi tutto è esploso, con le solite incompetenze e le solite incapacità a gestire lo spogliatoio. L’ultima stagione è partita subito male con il problema Timmons, poi Ajayi e infine l’eterno malumore di Landry. Gase ha distrutto il talento di questa squadra e ha dimostrato la sua incapacità a gestire lo spogliatoio di una squadra NFL. Si preannunciano altre annate critiche, con pochissimo talento a roster…

    • Ciao Deolone!
      Vorrei provare a consolarti inventandomi qualcosa che ti faccia guardare al 2018 con un po’ più di ottimismo, ma purtroppo -rientro di Tannehill a parte- di motivi per sorridere non ce ne sono proprio.
      Fatico a comprendere la strategia di ricostruzione: vogliono fare come Cleveland? Impoverire un roster, 3-4 anni di fila di 2-14/3-13 per accumulare scelte e liberare spazio salariale?
      Non credo, quindi i dubbi non fanno altro che aumentare!
      Condoglianze.

      • Sì hai proprio ragione, non ci sono assolutamente appigli per avere ottimismo. Ogni mossa sin qui fatta indebolisce la squadra in maniera palese: via Pouncey arriva Killgore (onesto gregario), via Landry arrivano Wilson (fino a due affi fa un sig. nessuno) e Amendola che viene palesemente a svernare col suo fisico sempre malconcio, cacci Suh perché strapagato e prendi Quinn strapagato quasi uguale ma in piena fase calante, come Qb di riserva prendi OSWEILERRRR!!!!. L’unico innesto furbo è Sitton a guardia sinistra. Poi il deserto. A TE abbiamo Mc Donald (mediocrissimo) e come LB, perso Timmons giocheremo in mezzo con Kiko Alonso (signore pietà sui buchi che apre e sulle sue letture) e con McMIllan fuori da tutto il 2016 (mai giocato in NFL quindi!!!!). Dulcis in fundo, grandi proclami per Tannehill che torna a fare si spera quello che ha sempre fatto ( e cioè il “senza palle”). L’unica nota positiva del suo rientro è che almeno non gioca più quel washout odioso di Cutler (non riesco a capire come abbia fato a stare 10 anni in NFL tra Broncos, Bears e noi…). Insomma, de profundis per l’ennesimo anno. Mi ha fregato oltre 30 anni fa Dan Marino, mannaggia a me!!!

  2. Sicuramente non posso dire che i miei Seahawks abbiano per il momento fatto una offseason da strapparsi i capelli, però non la vedo tra le squadre che hanno fatto i movimenti peggiori. Alla fine tra quelli che sono partiti l’unico vero disappunto è rappresentato da Sheldon Richardson: dopo un anno di ambientamento con il nuovo schema secondo me quest’anno poteva essere il punto di riferimento della linea difensiva di Seattle, visti anche la partenza di Bennett e il quasi certo ritiro di Avril (tra le 2 “perdite” in D-line quest’ultima mi sembra la più grave). Gli altri addii erano preventivabili e secondo me possono anche non lasciare troppi rimpianti: Graham, a parte la Red zone e i suoi 10 TD, é stato x tutto l’anno disastroso nel far muovere la catena. 8 milioni l’anno x Paul Richardson mi sembrano esagerati, considerando che quest’anno ha fatto a gara con lo stesso Graham a chi droppava più palloni. Bennett mancherà per la sua dinamicità, ma al tempo stesso ci siamo liberati di uno dei giocatori più fallosi di tutta la lega. Infine capitolo Sherman: già in tempi sospetti ho detto che non garantisce più le prestazioni degli anni scorsi e le sue statistiche sono anche gonfiate dall’aura che si porta dietro. Ma già quest’anno le volte che il qb avversario l’ha puntato (vedi Watson) è andato in difficoltà. Senza contare che arriva da un infortunio gravissimo e a Seattle chiedeva uno sproposito di soldi.
    L’obiettivo dichiarato di Carroll è tornare a puntare forte sul gioco di corsa: per questo sono stati presi un TE principalmente bloccatore (Dickson) e una guardia che fa del run blocking il suo punto forte (Fluker). Sicuramente il draft porterà almeno un altro RB, se non 2.
    Secondo me al momento il punto di domanda più grande è quello relativo alle safeties: Chancellor dovrà quasi certamente ritirarsi e Thomas potrebbe essere tradato o scioperare in caso di mancato rinnovo. Credo che Seattle debba cautelarsi soprattutto da questo punto di vista

    • Concordo in pieno con te: questo cambio di stagione era necessario ed inevitabile ed era solamente questione di tempo prima che giungesse.
      Però, dovendo fare un articolo del genere, semplicemente leggendo i nomi dei giocatori partiti, non ti verrebbe da dire che Seattle sia una delle squadre a cui questa free agency ha tolto di più?

      • Sicuramente l’offseason di Seattle non sarà perfetta e ad una prima occhiata può sembrare una di quelle che presuppongono una profonda ricostruzione, xò ha mantenuto giocatori-perno che faciliteranno questa transizione (Wilson, Wagner, Baldwin) e soprattutto non ha fatto operazioni screanzate (vedi i Dolphins), non è stata in modo imbarazzante immobile (Colts) o non ha letteralmente regalato soldi a giocatori con contratti fuori da ogni logica se valutati in base alle prestazioni di questi nuovi ricchi (e qui non nomino nessuna squadra, l’elenco sarebbe troppo lungo).
        Come detto l’unica mossa che al momento non ho gradito è la rinuncia a Richardson, che secondo me quest’anno avrebbe potuto spaccare.
        E’ logico che senza un buon draft e altre acquisizioni fino a settembre queste mie parole sono come foglie al vento ed in effetti un giudizio finale sulla offseason potrà essere dato solo 1 settimana prima della prima partita di regular season, che ahimè è ancora lontanissima

  3. Perdonami, ma non sono i top free agent che non vogliono andare ad Indianapolis, semmai sono i Colts che, in rebuilding mode “triennale” (per bocca dello stesso proprietario) non sono per nulla intenzionati in questa fase a sottoporre contrattoni plurimilionari a giocatori che poi davvero meritino quei soldi è tutto da dimostrare.
    La NFL è una lega “giovane” ed i roster vincenti qui si costruiscono via draft, non strapagando free agent in cerca dell’ultimo contrattone di carriera. Si può farlo, certo, anche con un super-annuale (Suh), però per cercare di arrivare a dama con un impianto già predisposto ai playoffs per non dire al Superbowl, non partendo da zero.
    Comunque sono convinto che già dall’anno prossimo e da quello dopo, con lo stesso identico spazio salariale e con l’aggiunta non indifferente del rientro di Luck (a proposito, mi viene da ridere pensando al contratto sottoscritto da Andrew rispetto a quelli dispensati in questa off-season…) i FA torneranno ad essere “ri-chiamati” anche da Indy.

    • Il ritorno di Luck sarà un grande incentivo per i free agent dell’anno prossimo, indubbio, così come la classe 2019 sarà più ricca di quella di quest’anno, ma ho una domanda per te caro Angelo: con Luck in campo che record prevedi facciano? Perchè il supporting cast è disastroso, quindi non saranno molto “sexy” dopo l’ennesima stagione negativa!
      In ogni caso credo come te che il rientro di Luck basti ed avanzi a far ritornare Indianapolis “meta gradita”.
      Saluti!

      • Caro Mattia, forse non mi sono spiegato bene. Ad Indy in questo momento non manca il “supporting cast”. Mancano proprio i “best players”, i giocatori chiave per fare dei Colts una contender, lo “scheletro” del roster se vuoi, ma quel tipo di giocatori devono arrivare via draft scelti da Ballard nell’arco del prossimo biennio, non dalla FA. Escludendo Luck (nessun QB vince da solo in NFL, né Elway, né Manning, né Brady, ma averne uno di quel livello aiuta…), Indy attualmente ha un “campione” in attacco (WR Hilton) e uno giovane in difesa (SAF Hooker, scelto al primo rebuilding draft da Ballard e purtroppo bloccato da ACL a metà di una promettente rookie season). Stop. in questo momento mancano troppi giocatori “chiave”, come – tanto per dire – almeno un rusher di livello, oppure un MIKE adatto alla nuova difesa 4-3 tampa 2 che si vuole installare. Ma questi devono arrivare via draft, perché tanto in FA un Bosa o un Kuechly non ci arriveranno mai, se non acciaccati o ultratrentenni. Il “supporting cast” attuale è scarso se lo leggi al 2017 e al regime Pagano, un po’ meno se visto in prospettiva futura, dove ci sono già giocatori forti, giovani e futuribili in ruoli importanti (CB, NB, DT, etc.). Ma è inutile andare a “sperperare” denaro in NFL quando tra poco dovrai dare quei soldoni, oltre ai richiamati sopra necessari nuovi innesti, a gente che dovrà ricoprire ruoli cruciali per mantenere sano lo stesso Luck, come il LT o un OL di impatto. Se guardi l’età del roster ti accorgi che a parte Castonzo, il left tackle che il prossimo 9 agosto farà 30 anni, Luck è già oggi (28 enne, 29 li fa a settembre) il giocatore più “anziano” in rosa. non ha senso andare a firmare per un anno un giocatore che ambisce a vincere subito se non puoi assicurargli nemmeno i playoffs. Occorre far crescere insieme tutto il gruppo cementandolo nei ruoli chiave. E bisogna scegliere bene al draft per farlo.
        Complimenti per le tue disamine che leggo sempre molto volentieri.

        • Poco da dire, concordo in pieno con quanto detto qui sopra.
          Grazie mille per le belle parole e grazie per i tuoi commenti, leggerli è un piacere e rispondere … piuttosto difficile, dato che non ho assolutamente nulla da aggiungere!
          Ci sentiamo presto!

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