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La partita di domenica scorsa era la prima delle due più importanti di questa stagione dei Saints. Era la prima di un back-to-back intradivisionale per capire di che pasta sono fatti questi Saints e ora possiamo quasi definitivamente dire che facciano sul serio. Togliere o tenere il quasi è compito del prossimo TNF, in trasferta ad Atlanta, con tutta la pressione e i riflettori addosso. Perdere contro Carolina avrebbe fatto perdere il primato e tutta la garrella derivante dalla striscia di otto vittorie consecutive. Non solo i Saints non hanno perso, ma hanno vinto con una fisicità che contro una delle migliori difese della lega è sorprendente. Kamara e Ingram hanno corso per 248 yard e segnato 3 td consentendo ai Saints di gestire degli ottimi Panthers. Il sud è di nuovo loro, ma ora lo devono dimostrare e vincere giovedì significherebbe staccare un pass quasi certo per la post season, ipotecare la division, ma significherebbe soprattutto convincere, perché quel velo di mistero e fragilità che avvolge i Saints ancora non è andato via. D’altronde negli incroci con le 3 squadre che la precedono in classifica le sconfitte sono state due su due. È innegabile però che una grande difesa, uno spettacolare rookie running back, un gioco di corse solido e Drew Brees quale ciliegina sulla torta portino a domandarci quanto avanti possano andare.

La difesa innanzitutto. Da qui ha svoltato la stagione. La secondaria ha trovato stabilità e importanti singolarità. Gli ultimi infortuni hanno fatto un po’ tremare, ma le seconde linee si sono comportate bene limitando i danni e mostrando di essere adatti al campo. Con Crawley rientrato e Lattimore e Williams sulla via del ritorno la secondaria può di nuovo puntare a quei turnover che hanno chiuso alcune partite supportate da una ottima pass rush che ha in Jordan il suo capitano. Arrivato a 10 sack in stagione, che non sono tantissimi, ha però una presenza in campo che come lui stesso ha dichiarato lo porta a puntare alla tripla-doppia. Cercando di portare un concetto cestistico in NFL, Jordan oltre ai sack, ha 13 tackles for loss e 8 difese su passaggi che mostrano quanto lui e i front seven siano malleabili e in grado di difendere con creatività. Cosa che li ha portati a turnover, tanta pressione e a chiudere terzi down decisivi. Con la secondaria finalmente rassicurante i front-seven possono guardare in avanti e aumentare la pressione, senza paura di sbilanciare la difesa e i risultati si vedono.

Un capitolo a parte va dedicato invece ad Alvin Kamara, il gioiello tirato fuori dal draft, il quasi certo rookie of the year. Di lui Sean Payton ha speso solo elogi, raccontando di come fosse sorpreso che al terzo giro Kamara fosse ancora libero. I Saints lo avevano puntato per il secondo giro, ma hanno preferito puntellare la difesa e trovarselo al terzo è stata una sorpresa e fortuna. Kamara fa impressione per quanto renda facili le cose. A prima vista non è dotato di un fisico possente alla Lynch, o Ingram per non andare troppo lontano, eppure sembra impossibile buttarlo giù al primo contatto, o a volte pure al secondo. Il fisico agile lo rende quindi estremamente sgusciante e il numero di placcagi sbagliati contro di lui è davvero alto: sei sono solo di domenica scorsa e ha fatto sembrare un tackle di Shaq Thompson portato con tutta la rincorsa possibile come un inconveniente sulla strada del TD, e pure Kuechly era lì…

Se a lui aggiungiamo un Mark Ingram in gran spolvero troviamo il miglior duo della lega, e già si vocifera della storia. Senza esagerare, non possiamo però notare come le 3000 yard corse siano sempre più vicine. Ingram ha giovato un bel po’ della presenza di Kamara perché con un partner così, con molta meno pressione addosso e un ambiente rilassato le giocate vengo meglio e sembra quasi tutto facile.

E poi non scordiamoci di Brees. Il futuro Hall of famer, alla soglia dei 39 anni sembra giocare come una ragazzino, e sembra che possa andare avanti ancora molti anni. Da quanto tempo non si parlava dei Saints lasciando Brees in fondo alle argomentazioni? L’attacco che conduce, sotto la supervisione di coach Payton, è il più equilibrato dal 2010- già, proprio dal 2010- dimostrando di lasciar correre quando c’è bisogno e di prendere palla e lanciare quando si deve, sbagliando, certo, ma sbagliando poco.

Chi legge queste pagine sa benissimo quanto insistiamo sull’equilibrio degli attacchi come una delle migliori carte da giocare perché obbliga la difesa a giocare a tutto campo senza concentrarti sulle tue armi più forti. Spesso però l’equilibrio porta anche a uno smussamento generale (un po’ il vecchio duo qualità-quantità) che invece i Saints non hanno perché possono mettere in campo allo stesso tempo equilibrio, qualità e quantità. E lo fanno con una leggerezza e un divertimento invidiabili.

Post By Michele Comba (77 Posts)

Si avvicina agli sport americani grazie a un amico che nel periodo di Jordan e dei Bulls tifa invece per gli Charlotte Hornets. Gli Hornets si trasferiscono in Louisiana ed è amore a prima vista con la città di New Orleans e tutto quello che la circonda, Saints compresi, per i quali matura una venerazione a partire dal 2007 grazie soprattutto ai nomi di Brees e Bush. Da allora appartiene con orgoglio alla “Who Dat Nation”.

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