47 secondi sul cronometro del Monday Night Football di Week 4, sotto di 3 punti. Kirk Cousins, QB di Washington, mette in aria una palla perfetta per il ricevitore Dotson, che prende l’ascensore, agguanta la palla e dopo essere ricaduto con la stessa in mano se la lascia sfuggire. Lancio incompleto. Calcio del pareggio. Poco più di 40 secondi per Alex Smith ed i Chiefs per provare a segnare il punto della vittoria. Poco, troppo poco, per una squadra fondamentalmente conservatrice e per un solido game manager come il Qb da Utah, non accreditato di doti da pistolero alla Brees.

Ad uno sguardo più attento, però, si può notare che due delle tre precedenti vittorie in stagione sono avvenute in rimonta nel finale di partita. Smith, infatti, si produce in tre lanci: corto a sinistra, lungo a destra correndo fuori dalla tasca, e centrale da 10 yard portano la palla sulle 25 avversarie. Il kicker Harrison Butker, al debutto assoluto, infila i pali a 4 secondi dalla fine per il 23 a 20.

40 secondi di football giocato sintetizzano molta parte del primo quarto di stagione eccezionale disputato da Kansas City. Una squadra brava e fortunata. Soprattutto brava.

A questa sintesi manca tuttavia un elemento fondamentale: il rookie RB Kareem Hunt, inaspettato fulcro di un attacco che anno dopo anno è cresciuto e si è completato fino a diventare particolarmente difficile da prevedere per la varietà di soluzioni di cui disponde. Scelto dopo molti altri pari ruolo di maggior nome, Hunt, sfruttando il vuoto lasciato da Ware, stupisce per la sua grande completezza: non è un furetto, non è un bisonte; è un giocatore estremamente affidabile – un solo fumble in carriera, alla prima portata in Nfl – capace di scegliere con pazienza la varco, di resistere ai primi placcaggi, di correre in campo aperto, di ricevere e mantenere il possesso del pallone. È il nuovo prototipo di giocatore duttile e solido dell’Nfl moderna. Nella lega può essere paragonato per efficacia a David Johnson.

Ma la scelta di Hunt è solo l’ultima di una serie che hanno portato in Missouri giocatori con caratteristiche diverse rispetto agli standard abituali dei rispettivi ruoli: Tareek Hill, scelta del 2016, nel suo anno da rookie ha segnato come ricevitore – il ruolo designato – su corsa e su ritorno. Solo l’esplosione di Hunt lo sta mettendo in secondo piano. Nel bene e nel male in secondo piano non è mai, d’altra parte, il tight end Travis Kelce, che sta affermandosi come migliore nel suo ruolo: una sorta di Gronkowski sano, con un pizzico, spesso eccessivo, di bizzarria nella condotta.

Reid (assieme a Dorsey, il gm stranamente licenziato a inizio luglio) ha costruito questa squadra poco a poco, in quattro anni: ha ereditato una difesa coriacea dalla gestione di Romeo Crennel che è guidata oggi dal LB Justin Houston e dal CB Marcus Peters, pur orfana della S Berry; ha quindi  messo insieme un pezzo alla volta, linea offensiva, tight end, ricevitori e running back principalmente attraverso il draft: 8 giocatori su 11 listati come titolari provengono dalle scelte al draft dal 2013 a questa parte.

Un inizio travolgente non è nuovo ai Chiefs della coppia Reid Smith, che proprio nel loro primo anno in Missouri partirono 8-0, per poi concludere con una partita sfortunata contro Indianapolis al wild card game, falcidiati dagli infortuni.

Di qui in avanti cosa accadrà? La storia del football ricorda numerosi fuochi di paglia, alcuni molto clamorosi. Già nella quinta  e sesta settimana due incontri all’interno della division costituiranno un serio banco di prova per l’unica squadra imbattuta della lega.

Tuttavia la squadra della famiglia Hunt, un nome nel destino della franchigia, sembra oggi una compagine completa e bene assortita, gestita sapientemente sulla sideline dal vecchio volpone Andy Reid ed in campo dall’umiltà e l’attenzione di Alex Smith. Fare pronostici è quasi impossibile nel nostro sport preferito, ma se dovessimo giocarci un soldo bucato, diremmo che quest’anno per i capi indiani, la caccia al titolo è aperta.

Post By Jack The Sack (2 Posts)

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