La settimana di preseason più importante è senza dubbio la terza e ciò lo si intende dal fatto che la formazione titolare giochi, nella maggior parte dei casi, almeno metà partita: è l’unico caso di football d’agosto in cui l’euforia o l’ansia sono in parte giustificabili.
Il vero obiettivo di questo weekend di football è pero quello di uscirne indenni, cosa che purtroppo non a tutti i team è riuscita: i Patriots hanno perso per tutta la stagione il mio amatissimo Julian Edelman a causa della rottura del crociato, stesso infortunio che costringerà fuori il middle linebacker dei Cowboys Anthony Hitchens ed il receiver dei Bears Cameron Meredith mentre la già debilitata secondaria dei Raiders ha visto sia Conley che Amerson soffrire infortuni sicuramente meno gravi di quelli citati in precedenza ma che a due settimane dal fischio d’inizio dovranno preoccupare non poco i tifosi dei Black and Silver.
Vediamo chi si è distinto in bene e chi in male.

CHI SALE

Dopo essersi reso protagonista già contro i 49ers recuperando un fumble, Harris ha rubato la scena anche questo weekend.

Shelby Harris, DE, Denver Broncos: giocare meglio di così è praticamente impossibile. Dopo aver girovagato nel purgatorio di varie practice squad per gli ultimi anni, Harris ha senza dubbio fatto tutto il possibile per assicurarsi un posto nel roster finale dei Broncos: tre run stop (run plays in cui all’attacco viene negato un guadagno positivo di yards) e tre sacks in soli 24 snaps di pass rush per una votazione PFF finale di 92.3 sono numeri che potrebbero fargli trovare un posto in una D-Line in cerca di miglioramenti dopo un 2016 sottotono.

P.J. Williams, CB, New Orleans Saints: i Saints sono in disperata ricerca di contributo difensivo e quanto fatto domenica notte da P.J. Williams avrà sicuramente fatto sorridere coach Payton. Certo, i Texans di Savage non sono esattamente sullo stesso livello dei Bucs di Winston o dei Falcons di Ryan ma concedere una sola ricezione per un “guadagno” di -1 iarda su 4 palloni lanciati verso il ricevitore da lui coperto sono numeri che difficilmente non verranno ricompensati in snaps “settembrini”.

Chris Hogan, WR, New England Patriots: il nome di Hogan è ben più noto rispetto a quello dei giocatori precedenti, ma se c’è da eleggere un vincitore in questa settimana non guardiamo più in là del numero 15 dei Patriots. Oltre ad una prestazione mostruosa contro i Lions- 4 ricezioni su 5 targets per 70 yards e 2 TD- per la logica del next man up l’infortunio di Edelman aprirà le porte proprio all’ex Buffalo: aspettarsi una stagione da più di 1000 yards, nonostante la profondità nel ruolo dei Patriots, non è fantascienza.

Cap Capi, OLB, Arizona Cardinals: dopo essersi reso protagonista nelle prime due settimane di preseason, è finalmente arrivato il momento di riconoscere i suoi sforzi. Nella difesa blitz happy di coach Arians, Capi è stato fenomenale contro i Falcons: due sacks, due QB hits e due hurries gli hanno garantito una votazione di 88.3 e probabilmente un posto nel roster finale. Nelle quattro partite- i Cardinals hanno giocato pure l’Hall of Fame game- giocate finora è stato il miglior pass rusher della difesa dei Cardinals con 15 pressioni totali: dopo Jones e Golden, attenzione a Capi!

Malcolm Brown, RB, Los Angeles Rams: il backfield dei Rams appartiene senza dubbio a Gurley ma Brown potrebbe essersi assicurato il ruolo di change of pace runningback con un’ottima prestazione nel nuovissimo derby di Los Angeles contro i Chargers. Nove portate per 44 yards non sono numeri per cui spellarsi le mani ma ciò che vale la pena mettere in evidenza sono i cinque missed tackle con i quali ha mandato a farfalle i difensori avversari: se a ciò aggiungiamo pure una ricezione di 22 yards il posto in questa colonna è facilmente giustificabile.

Torrey Smith porta in end zone l’unica ricezione della propria partita.

Torrey Smith, WR, Philadelphia Eagles: nessuno probabilmente ha mai messo in dubbio la presenza di Smith nel roster finale degli Eagles, ma la prestazione di venerdì notte ha dimostrato che Smith può ancora essere il deep threat che tanto fece innamorare i tifosi di Baltimore. Una ricezione per 50 yards terminata in end zone: signori, il pacchetto ricevitori degli Eagles è assolutamente di tutto rispetto.

Brian Hoyer, QB, San Francisco 49ers: chiudiamo tutto e diamo il premio di MVP e di coach dell’anno a Shanahan. Ovviamente si scherza e sono ben conscio che si stia parlando solo di preseason ma la prova di Hoyer contro la blasonata difesa dei Vikings è stata eccellente in quanto 12 completi su 17 per 176 yards e due TD sono numeri da leccarsi i baffi. Proiettarli ai playoff è impossibile però ci sono di nuovo motivi per sorridere nella baia, e non è poco.

Il mio amico Jerry Kramer: lo so, non c’entra assolutamente niente con questa rubrica ma mi sento in dovere di raccontarvi quanto successo giovedì sera: Jerry, insieme a Robert Brazile, è in finale per un posto nella categoria senior della Hall of Fame e se a febbraio otterrà almeno l’80% dei sì fra i votanti finalmente otterrà il tanto meritato busto a Canton. Perché ne sto parlando? Principalmente per questo.

CHI SCENDE

Matt Kalil, LT, Carolina Panthers: dopo la disastrosa prestazione contro i Jaguars i dubbi sul contratto di 55 milioni strappato in questa offseason sono più forti che mai. Allineato con Calais Campbell Kalil è uscito dalla partita con le ossa rotte concedendo una QB hit, due pressioni ed una dolorosa run stop: la votazione PFF di 39.5 ne è la logica conseguenza, giustificando l’impressione che i Panthers abbiano clamorosamente toppato.

Christian Hackenberg, QB, New York Jets: nulla da fare, Hackenberg di partire titolare non ne vuole proprio sapere. Tre sacks, due intercet… ehm due pick six ed una costante sensazione di disagio nella tasca non rappresentano certamente il miglior biglietto da visita per un posto da titolare che a questo punto sembra essere per mancanza di alternative di McCown che in questa preseason deve ancora giocare. Buona la prova di Bryce Petty che però è uscito infortunato: l’entità deve ancora essere stabilita anche se sembra trattarsi di qualcosa di grave.

Chris Johnson, RB, Arizona Cardinals: nonostante i numeri ci mettano davanti ad un Johnson efficace come sempre, i due fumble non possono e non devono essere ignoranti. Il primo fumble è stato recuperato dal compagno Boehm mentre il secondo ha consegnato la palla ai Falcons: se a ciò si aggiunge pure un clamoroso drop i motivi per sorridere sono veramente pochi.

Umiliato, bistrattato e costantemente in affanno: prestazione da incubo.

Donovan Smith, LT, Tampa Bay Buccaneers: partita da incubo per Smith, umiliato e battuto ripetutamente dal rookie Myles Garrett. Certo, il motivo per cui Garrett è stato scelto con la prima chiamata assoluta è evidente, ma concedere una QB hit e quattro pressioni non è senza dubbio un segnale incoraggiante per i Bucs, squadra con chiare ambizioni di postseason: dimenticare in fretta questa partita è l’unico imperativo.

Ronald Darby, CB, Philadelphia Eagles: in questo caso il talento è innegabile ma la prestazione contro i Dolphins ci mette davanti all’inconsistenza di Darby. Dopo una grandissima prova contro i Bills ne è arrivata una diametralmente opposta contro i Dolphins: seppur in perfetta posizione in entrambe le occasioni prima ha concesso una ricezione da 72 yards a Parker e poi è stato responsabile di una pass interference in end zone mostrando perché i Bills hanno rinunciato a lui senza troppi patemi.

Vontaze Burfict, LB, Cincinnati Bengals: senza giri di parole, che spreco di talento. Per un colpo illegale ai danni del fullback dei Chiefs Anthony Sherman Burfict salterà le prime cinque partite di quest’anno, emulando quanto fatto la scorsa stagione dove per ripetuti colpi alla testa ai danni di Antonio Brown fu squalificato per i primi tre incontri del 2016: giocatore dal talento immenso ma incapace di capire che oltre alla propria carriera sta danneggiando prima di tutto la squadra, fino ad oggi gli eccessi in campo gli sono costati la bellezza di 805.400$, numero che però è inesorabilmente destinato a crescere.

Post By Mattia Righetti (94 Posts)

Mattia, 21 anni.
Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. Ogni tanto credo di essere Julian Edelman.

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