Dieci settembre 2015: il regno di Elisabetta II diventa ufficialmente quello più longevo della storia britannica, gli studenti di tutta Italia si godono l’ultimo weekend di vacanze e a Foxborough inizia quella che a detta di chiunque avrebbe dovuto essere la stagione dei Colts.
D’altronde gli innesti in offseason dei vari Frank Gore, Andre Johnson e Trent Cole furono visti da molti come ciò che avrebbe permesso il definitivo salto di qualità ad una squadra che il gennaio precedente era arrivata ad una partita ed un paio di palloni sgonfi- suvvia, si scherza- dal Super Bowl, guidata da un quarterback pronto ad entrare di prepotenza nella conversazione dei migliori QB degli anni ’10: 2015, l’anno in cui la leggenda di Andrew Luck sarebbe finalmente decollata del tutto.
Non è proprio andata così.

L’unica certezza è che la carriera di Luck non andrà avanti per molto se le cose non cambieranno in fretta.

Due anni e due 8-8 dopo, decifrare gli Indianapolis Colts è praticamente impossibile: i continui fallimenti, il flop Trent Richardson e la totale incapacità di proteggere il futuro dell’investimento Luck sono costati il posto al GM Ryan Grigson ma non ancora a coach Pagano la cui poltrona appare più traballante che mai, anche se ciò che più rattrista è il fatto che a metà agosto non si abbia ancora un’idea precisa sulla condizione fisica di un Andrew Luck che deve ancora iniziare a lanciare dopo l’operazione alla spalla dello scorso gennaio.
Reduce dalla miglior stagione della propria carriera il futuro dell’eroico numero 12 non è mai apparso così incerto: questa incertezza è da imputare totalmente alla linea d’attacco, capace di concedere ben 128 QB hits nel 2016- secondi solo agli insospettabili Cleveland Browns- e non proteggere mai decentemente un ragazzo che ha visto il proprio 2015 finire dopo solo sette partite per una lacerazione ai reni sofferta contro i Broncos.
Incapaci anche nel run blocking- solo 23esimi i Colts nelle rushing yards totali- il successo di questi Colts passa solo ed esclusivamente dal proprio quarterback, la cui linea offensiva per il momento sembra essere la fotocopia di quella della scorsa stagione: il left tackle sarà Anthony Castonzo, il cui ventesimo posto nella classifica PFF ci racconta di un giocatore non spettacolare ma affidabile, affiancato dall’altrettanto solido Jack Mewhort, mentre il centro Ryan Kelly, sul quale le aspettative sono estremamente alte anche a causa della diciottesima scelta spesa per lui nello scorso draft, dovrà guardare dalle tribune i propri compagni almeno fino ad ottobre. Il problema di questa linea risiede principalmente nel lato destro dove né Joe Haeg né Denzelle Good hanno saputo convincere per una maglia titolare da guardia destra, imitati da Le’Raven Clark che seppur solamente al secondo anno dovrà guardarsi le spalle dal rookie Zach Banner, l’unico offensive lineman scelto dai Colts ad aprile.

Comandare la lega in receiving yards ed essere ancora terribilmente sottovalutati: T.Y. Hilton.

Chi di sicuro il suo dovere lo fa sempre è il magnifico Frank Gore che a 33 anni è riuscito a correre per 1000 yards risultando il runningback più anziano a superare questo traguardo da quando il 35enne John Riggins nel 1984 corse per 1239 yards: lo so, non c’è tanto da esaltarsi per 3.9 yards a portata ma dietro ad una linea del genere ed a quell’età… Attenzione al rookie Marlon Mack che si sta mettendo in mostra nel training camp grazie alla completezza del proprio gioco. Con un Dwayne Allen in meno attendetevi un gran 2017 da Jack Doyle, emerso praticamente dal nulla lo scorso anno catch dopo catch fino a diventare uno dei bersagli preferiti di Luck. Il sottovalutato T.Y. Hilton– quanti di voi lo inseriscono nella personale top ten dei ricevitori?- guiderà ancora una volta un pacchetto ricevitori troppo spesso inconsistente in cui Donte Moncrief tenterà di garantirsi il contratto della vita confermandosi come uno dei redzone target più pericolosi della lega- sette touchdowns attraverso trenta ricezioni lo scorso anno- cercando comunque di sfondare per la prima volta in carriera il muro delle 1000 yards, proprio come Phillip Dorsett che al terzo anno di un’anonima carriera dovrà necessariamente dimostrare progressi per non venire bollato come uno dei fallimenti di Grigson ed essere rilasciato. Kamar Aiken ed il piccolo- solo un metro e settanta- JoJo Natson si contenderanno snap dovendosi accontentare però di un ruolo secondario.

È stato difficile, noioso e deprimente trasmettervi l’idea di quanto male giochi la linea d’attacco e dovervi ora parlare della difesa peggiora notevolmente lo spleen già abbondantemente presente nella mia vita, ma me la sono cercata.
Peggiorare rispetto alla scorsa stagione sembra impossibile: terzi in yards totali concesse- solo dietro ai Browns e 49ers- e secondi in yards di penalità con 1159, sono almeno stati capaci di uscire dalla top ten per punti concessi a partita, posizionandosi undicesimi con 24.5.
I volti nuovi arrivati con la free agency e con il draft non sembrano ancora darci motivi di guardare questo questo reparto con fiducia, anche se un migliorare non sarà poi così difficile: la linea difensiva beneficerà indubbiamente dell’aggiunta di Johnathan Hankins, reduce comunque da un 2016 piuttosto buio, mentre Henry AndersonHassan Ridgeway Al Woods dovranno riscattarsi dal disastro di cui sono stati in parte responsabili la scorsa stagione.
La speranza è che gli outside linebacker possano non far rimpiangere troppo il ritirato Robert Mathis, ed almeno qua c’è motivo per rimanere ottimisti: Jabaal Sheard John Simon vengono da buonissime stagioni con Patriots e Texans ed anche se non è lecito attendersi più di venti sacks va tenuto presente che stiamo parlando di due giocatori in grado di applicare costantemente pressione al quarterback avversario e, soprattutto Sheard, altrettanto competenti anche in pass coverage. Il cuore della difesa vedrà il rookie Anthony Walker competere con Antonio MorrisonEdwin JacksonJon Bostic per garantirsi un buon numero di snap: nessuno di questi giocatori al momento sembra godere di un particolare vantaggio sui compagni di reparto e saranno le ultime settimane di preseason a decidere il tutto.

Hooker avrà il complicato compito di rendere di nuovo rispettabile questa difesa.

La secondaria- la sesta peggiore lo scorso anno- sembra essere il reparto uscito più rinforzato dalla offseason: pensare a Malik Hooker ancora disponibile con la quindicesima scelta assoluta era pura utopia ma la corsa ai quarterback ha fatto scivolare uno dei migliori DB disponibili fra le incredule mani dei Colts che con questa scelta si sono assicurati un giocatore con un fiuto per il pallone ed un istinto già NFLready da accoppiare o con Darius Butler, anche se molti lo vedono ancora come slot corner, o con il sophomore Clayton Geathers pronto già da settembre a riscattarsi da una stagione problematica. Accanto al discontinuo, enigmatico ed a tratti fenomenale Vontae Davis per il momento c’è Rashaan Melvin che dopo aver cambiato quattro squadre in cinque anni sembra aver trovato la propria dimensione ai Colts, anche se dovrà stare attento al rookie Quincy Wilson a cui verrà data ogni possibilità per partire subito titolare.
Lo special team potrà ancora contare sul presto 45enne Adam Vinatieri che dopo due anni consecutivi sopra il 90% non ha saputo andare oltre all’87.1% mentre a sopperire alla gravissima la perdita Pat McAfee, ritiratosi per perseguire una carriera nel mondo dello spettacolo, ci sarà Jeff Locke reduce da quattro buone stagioni con i Vikings.
Il return game sembra essere cosa di Quan Bray anche se non escludo cambiamenti.

Come possono cambiare le cose in soli due anni, eh?
Le possibilità di andare ai playoff passano dalla salute di Luck che però dovrà essere al 100% per fronteggiare una division più competitiva che mai: giocare contro la difesa di Jacksonville non è più una passeggiata, battere Tennessee richiede un gran sforzo offensivo ed uscire integri da Houston è sempre un problema.
Ciò che appare, purtroppo, sicuro è che questi Colts non si meritano Andrew Luck: Pagano/Irsay/Grigson, you failed this city.

Post By Mattia Righetti (94 Posts)

Mattia, 21 anni.
Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. Ogni tanto credo di essere Julian Edelman.

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One thought on “Indianapolis Colts 2017 Preview

  1. Articolo che, purtroppo, fotografa alla perfezione l’attuale momento dei colts… non si è mai avuta, almeno personalmente, la sensazione di poter battere questi patriots ma la certezza di esserne i primi rivali nella AFC quello si… invece da quel 2015 siamo precipitati in un vortice senza fine… ci troviamo ora a rischiare di essere il fanalino di cosa della AFC south… il tutto avendo fra le mani uno dei migliori qb in circolazione. Vergognoso come un simile talento che può ricapitare fra 50 anni debba lanciare dietro a una delle linee più imbarazzanti mai viste… Irsay dovrebbe aver cacciato tutti a calci nel culo, pagano per primo. Dà questa stagione non mi aspetto nulla, non faremo i play off nemmeno quest’anno e luck va verso i 29…. spero per lui che non rimanga in questo gulag fino al termine del contratto o i rimpianti saranno davvero troppi.

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