La free agency si è aperta da poco, ma molti colpi sono già stati fatti. Abbiamo visto trade sorprendenti, giocatori che hanno cambiato casacca, qualcuno che invece è rimasto nella stessa franchigia anche contro ogni previsione. Come ogni anno i cambi sono stati tanti, e tutte le franchigie hanno in mente qualcosa. Tra quelli che di sicuro hanno messo in piedi un piano vincente e sorprendente ci sono i New England Patriots.

Ogni volta che scriviamo qualcosa sui Patriots, su Brady e Belichick siamo sempre lì a dire che ancora una volta si sono superati, che contro le aspettative hanno avuto ragione e che hanno raggiunto il top, non possono più migliorare e fare cose ancora più incredibili. E ogni volta invece ci dobbiamo ricredere e scrivere che si sono nuovamente migliorati dimostrando per l’ennesima volta di essere i numero uno in ogni aspetto del gioco, anche quello fuori dal campo delle strategie di mercato. Quest’anno come mai sono stati i mattatori della free agency con firme care, firme letteralmente rubate, trade vincenti e un piano preciso quanto soprendente con un obiettivo chiaro: back-to-back in quello che potrebbe essere l’ultimo anno di Brady in modo da consegnarlo ai posteri non solo per la storia del football ma per la storia dello sport mondiale.

A oggi i Patriots sono la squadra che più si è rinforzata e partivano già dall’essere la numero uno. Le mosse sul mercato hanno il chiaro obiettivo di essere incisivi da subito per essere ancora una volta i più forti e puntare da subito alla vittoria, consapevoli che Brady potrebbe smettere da un momento all’altro e che se anche non sembra minimamente sulla via del tramonto, non si può non guardare la sua carta d’identità che segnerà 40 a brevissimo.

Anche la dirigenza Pats guarda a quella carta d’identità e lo stesso Belichick, solitamente allergico a dare via scelte al draft e quindi alla possibilità di ringiovanire la rosa, quest’anno ha sacrificato tanto in cambio di giocatori. Ma visto che stiamo parlando di Belichick anche qui, su un territorio a lui “nuovo”, ha letteralmente stravinto su tutta la linea. Procediamo con ordine.

I Patriots hanno messo sotto contratto Stephon Gilmore dandogli la bellezza di 65 milioni in 5 anni. Un contrattone per un saccone di soldoni. La sorpresa salta all’occhio se si pensa che New England non ha mai pagato così tanto per un giocatore, soprattutto se unrestricted, e che ha scontentato un po’ il proprio CB n.1 Malcom Butler che, seppur cercato e stracercato da New Orleans, difficilmente lascerà il Massachusetts ora che Ryan ha preso la via di Nashville. È certo però che con Gilmore i Pats acquisiscono uno dei migliori nel suo ruolo disponibili sul mercato sottraendolo a una diretta concorrente in division. Dopo averlo affrontato due volte l’anno Belichick ha deciso di portarlo dentro per vedere cosa ha da offrire: un pedigree importante, delle abilità che gli hanno dato la prima convocazione al superbowl e gli stanno aprendo la strada per entrare nell’elite dei difensori e un talento fisico cristallino. Se sarà stato pagato troppo sarà solo la vittoria al Super Bowl a deciderlo. I soldi sono tanti, ma sappiamo che Belichick potrebbe rendere me un ottimo cornerback e io peso 120 kg per 190 di altezza e uno scatto sui 100 metri di 28 secondi, con Gilmore tra le mani la base di partenza è tutt’altro.

Altro ottimo colpo è la trade per Kony Ealy. E diventa un colpo ancora migliore se si pensa in cambio di cosa è stato portato dalle parti di Boston il defensive end di Carolina: una seconda e una terza scelta al draft. Sostanzialmente i Patriots sono scesi dalla 64° alla 72° scelta per avere in cambio di un giocatore che ha messo a segno 10 sacks nelle ultime due stagioni. Questo è quello che nel linguaggio del football viene definito uno steal, un furto. Non solo per la qualità sopraffina del giocatore che accanto a Flowers va a completare una coppia tra le più atletiche in mezzo agli uomini di linea, ma soprattutto perché in questo modo i Patriots possono evitare di rifirmare sia Long che Sheard, che, a ragione, richiedono contrattoni essendo campioni in carica. In più, e qui si vede la mano geniale di chi ha capito tutto del gioco e delle dinamiche economiche, la firma di Ealy permette ai Pats di impattare pochissimo il salary cap e avere quindi spazio per tante altre mosse. Ealy pesa sul cap per 900.000 dollari, mentre Sheard, a Indianapolis, pesa 10 milioni….

Prima di passare agli ultimi due grandi botti New England ha anche messo a segno alcuni piccoli colpi, ma non meno significativi: la firma di Lawrence Guy, defensive end, la trade per Dwayne Allen, Tigh end, e l’acquisizione di Burkhead, running back.

Guy non sarà titolare, ma assicura grande qualità nelle rotazioni di una linea che ha “perso” due titolari e anche qui è stato pagato “pochissimo”: 4 anni per 13 milioni.

Con Bennett intenzionato a testare la free agency, ai Pats serviva un TE. In Allen hanno trovato un degno sostituto da affiancare alla star Gronkowski. Dal punto di vista economico non hanno risparmiato granchè, ma, Allen è tre anni più giovane di Bennett, e questo non può che essere una garanzia. Inoltre, seppur lontano dai riflettori la sua stagione 2016, ai Colts, per numeri ed efficacia non è molto diversa da quella 2015 di Bennett a Chicago. L’acquisizione di Allen non è necessariamente un upgrade rispetto a Bennett, ma ha tre anni meno e può, potenzialmente, essere una scelta migliore.

Burkhead sembra essere il giocatore perfetto per New England. Coi Bengals ha giocato in vari ruoli, anche nelle slot e può essere l’arma ideale in mano a Brady per evitare che tutte le attenzioni cadano su Cooks dando al reparto di running backs una seria possibilità di rotazione.

E proprio Cooks è l’acquisizione più discussa di questa prima parte di free agency e ed una mossa perfetta per questi Pats. Negli ultimi anni accanto a Edelman sono girati diversi nomi, tutti incisivi il giusto e tutti sacrificabili. Con Cooks l’attacco di Brady fa un salto in avanti che nessun avversario avrebbe mai voluto vedere. Era dai tempi di Rendy Moss che a Brady non veniva dato un ricevitore tanto abile ed efficace. Da tifoso Saints non può che piangermi il cuore, ma è stata una mossa difficile e necessaria allo stesso tempo che non lascia scoperti i saints e gli da la possibilità di scegliere due volte al primo giro. Se per i Saints è una buona e dolorosa mossa, per i Patriots è stata una mossa ottima. Anche se il prezzo è stato alto, Cooks è uno dei migliori ricevitori in circolazione nel profondo e può dare da subito un’altra opzione affidabile a Brady che non si deve più limitare ai passaggi indietro o ai lanci corti e medi per Edelman e Gronk.

Ora l’attacco può allargarsi su tutto il campo e allungarsi in ogni angolo con buona pace per qualunque difesa. È forse la miglior mossa che I Patriots potevano fare nel breve periodo per essere competitivi da subito e pure tanto. Non è un’acquisizione sul lungo periodo perché Cooks, ancora nel contratto da rookie potrebbe rimane alla corte di Belichick per soli due anni, ma proprio per questo è la giusta scelta. Nulla fa pensare che un giocatore come lui che passa da Brees a Brady e che nel 2019 potrà chiedere parecchi soldi abbiamo intenzione di rimanere a New England quando Brady non ci sarà più e nel 2019 le possibilità che Tom sia ancora li a lanciare sono pochine… Questa trade è il manifesto perfetto del mercato finora condotto dai Patriots: massimizzare tutto e massimizzare in fretta.

Ultimo ma non meno importante, anzi la miglior mossa di free agency è l’aver rifirmato Dont’a Hightower. Era probabilmente il miglior giocatore libero sul mercato. Titans, Jets e Steelers hanno provato a metterlo sotto contratto, ma Dont’a alla fine ha scelto di tornare a “casa”. Con lui i Patriots mantengono il leader della difesa, l’eroe del Super Bowl (o uno dei) e la sua capacità di lettura e comunicazione ai propri compagni. Per questo è il primo pezzo di un puzzle che senza di lui potrebbe cadere perché senza il timone, la nave va a caso. Sostituirlo per i Pats sarebbe stato impossibile e sono contentissimi di non doverlo fare. Hightower è costato, ma visto quello che porta in campo, a ripensarci bene non è costato così tanto.

I Patriots erano i più forti e ora lo sono ancora di più. Il 2017 ha un chiaro punto di riferimento. I Patriots sono infatti più forti che mai grazie a una free agency che non gli fatto perdere molto e che gli ha portato tanto invece. Questo unito al fatto che avranno Brady a tempo pieno, vecchio sì, ma ancora letale, Gronkowski restaurato, la possibilità di guadagnare qualcosa al draft con una trade per Garoppolo e un calendario che dagli incroci di division non sembra tostissimo. La perfect season è dietro l’angolo, che sia proprio l’ultimo angolo da svoltare per Brady?

Post By Michele Comba (69 Posts)

Si avvicina agli sport americani grazie a un amico che nel periodo di Jordan e dei Bulls tifa invece per gli Charlotte Hornets. Gli Hornets si trasferiscono in Louisiana ed è amore a prima vista con la città di New Orleans e tutto quello che la circonda, Saints compresi, per i quali matura una venerazione a partire dal 2007 grazie soprattutto ai nomi di Brees e Bush. Da allora appartiene con orgoglio alla "Who Dat Nation".

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2 thoughts on “I Patriots sono pronti per la perfect season e il Super Bowl?

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