Un’altra finale, un’altra vittoria e un’altra gita verso il Super Bowl. Poteva andare diversamente e invece no. Nessuno nella storia Nfl ha più partecipazioni al Super Bowl del duo Brady & Belichick e se ancora non si fosse capito siamo di fronte non solo a un grande qb e un grande coach, ma al miglior qb e al miglior coach, probabilmente di sempre.

Il primo quarto, chiuso 10-0, con nessuna ricezione per Brown, alcuni snap in panchina per Bell, infortunato, e 25 yard di massimo guadagno per un singolo giocatore è stato da subito significativo di quanto i Patriots possono mettere in campo, dal punto di vista del gioco e della preparazione.

L’ingresso in campo di DeAngelo Williams, che porta un td su corsa per gli Steelers è indicativo di due cose: la prima è che l’attacco di Pittsburgh, anche se “B” dipendente può sorprendere e fare male, la seconda, ben più importante, dimostra come i Patriots le partite le vincano ancora prima di giocarle perché nessuno le prepara bene come Belichick. Fino all’ingresso di Williams infatti i Patriots avevano tenuto Brown a zero, Bell a poco e limitato le big play di Ben, a dimostrazione di quanto fossero scesi in campo preparati all’avversario di turno. E dopo lo scossone di Williams la difesa si è riorganizzata e ha ricominciato a fare quello che faceva: bloccare Pittsburgh sul più bello. Ancora una volta quindi la vera protagonista di questa squadra è stata la disciplina. I Patriots schierano solo giocatori che “sanno stare dentro”. Dentro il gioco, dentro gli schemi, dentro la condotta prima, durante e dopo la partita. In casa New England non sono tollerate sbavature. E anche le 0 flag subite sono indicative di quanta disciplina regoli il gioco dei Patriots.

La difesa a zona di Pittsburgh non ha capito nulla e non si è accorta che in campo c’era anche Hogan con il 15 sulle spalle, perché se ogni volta c’è un giocatore libero, e sempre lo stesso, c’è proprio qualcosa di grave che non va e non si riesce a sistemare. Hogan non è una stella, non è mai esploso per davvero e non si è consacrato con una sola maglia. E’ anche vero però che non è proprio un fulmine a ciel sereno, le sue 17,9 yard di media in stagione (su 38 ricezioni) sono un buon biglietto da visita e Pittsburgh non è che si è dimenticata della sua presenza, è che Hogan è l’esempio perfetto di come il sistema Patriots può sfruttare i giocatori di ruolo ed esaltarli quando mirati a sorpresa. Hogan è stato bravo a correre profondo, tagliare, prendere la palla e smarcarsi, ma il vero nodo della questione è la scelta di Belichick di puntare su di lui e sorprendere un po’ tutti.

La probabilità che Hogan diventi la superstar del Super Bowl e porti a casa la vittoria per i compagni è la stessa che diventi invece il giocatore da rotazione che entra in campo per una decina di snap. Qui sta la grande forza dei Patriots, gli avversari non sanno a cosa prepararsi, se non ad affrontare Brady ovviamente, e non possono davvero studiare a tavolino la partita, possono solo sperare che le cose vadano bene, o per lo meno non malissimo. L’organizzazione di Belichick è tanto semplice quanto vincente: tutti stanno al loro posto, senza fiatare, senza lamentarsi e pronti per quando vengono chiamati. Ne più né meno coach of the year, smentendomi su quanto pronosticato tre settimane fa, e coach of the history.

Se dal lato offensivo della palla i Patriots hanno messo in scena una partita pressochè perfetta secondo i loro schemi, anche dal lato difensivo la solita incredibile disciplina ha dominato l’attacco di Big Ben che non si può dire che non abbia fatto bene perché Big Ben ha avuto una ottima serata, lanciando corto e preciso. Ha distribuito palloni in tutti i piccoli spazi che gli hanno concesso e se non fosse per alcuni drop letali, Pittsburgh avrebbe racimolato di più. Purtroppo però non sono mai stati in controllo di niente e questo anche per merito di una difesa trascinata da Malcom Butler che ha annullato Brown quando doveva.

Il ricevitore di Pittsburgh ha preso 7 lanci, ma quasi tutti dalla portata insignificante e arrivati quando in gioco non c’era più la vittoria, ma solo il tabellino. Anche qui Butler, pur avendo dimostrato di essere in grado di contenere tutti i ricevitori, non è il tipo che li può azzerare, almeno da solo. Ieri è andata in scena una organizzazione perfetta con Butler costantemente aiutato dalle safety che potevano anche non occuparsi completamente di altri giocatori. Questo lusso tra due settimane non sarà lo stesso. Contro Jones, Ryan e compagni la difesa sarà molto più sotto pressione e su molto più spazio di campo. Con questo non voglio ridimensionare la prestazione di Butler e della difesa, ma solo spostare l’attenzione sulla quantità di armi a disposizione di Ryan e Dan Quinn.

Il Super Bowl sarà la disciplina dei Pats contro l’imprevedibilità delle mille opzioni d’attacco di casa Falcons. Non è solo uno scontro tra due squadre, sarà uno scontro tra due concetti.

Post By Michele Comba (75 Posts)

Si avvicina agli sport americani grazie a un amico che nel periodo di Jordan e dei Bulls tifa invece per gli Charlotte Hornets. Gli Hornets si trasferiscono in Louisiana ed è amore a prima vista con la città di New Orleans e tutto quello che la circonda, Saints compresi, per i quali matura una venerazione a partire dal 2007 grazie soprattutto ai nomi di Brees e Bush. Da allora appartiene con orgoglio alla “Who Dat Nation”.

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