La regular season è finita, facciamocene una ragione.

Dopo diciassette settimane di football, come sempre volate via troppo velocemente, le redazioni delle maggiori testate d’oltreoceano si riuniscono per discutere chi (e perché) dovrebbe vincere cosa. Nelle ultime stagioni una vera corsa all’MVP non c’è stata: il 2013 di Peyton Manning può essere visto come il miglior anno mai avuto da un quarterback, nel 2014 e 2015 il divario creato da Rodgers e Newton rispetto agli altri candidati era troppo enorme per avere della suspense.

Ciò non si può sicuramente dire per quanto riguarda il 2016: come ogni redazione che si rispetti abbiamo quindi deciso di esprimere le nostre preferenze e condividerle con voi lettori.
Quindi preparatevi, perchè, io, Mattia Righetti, Davide Lavarra, Cern e Michele Comba abbiamo istituito un piccolo brain trust e ciò che segue è il risultato delle nostre riflessioni.
Partiamo!

MOST VALUABLE PLAYER

Arriverà il terzo MVP per Brady? Siamo certi che comunque vada a finire, al numero 12 certamente interesserà di più conquistare il quinto anello.

Davide Lavarra: Tom Brady, QB, New England Patriots. Trentanove anni, un’efficienza da vero automa, una sola sconfitta in stagione e segno di onnipotenza manifestati per tutta la stagione. Dopo la squalifica è rientrato più cattivo di prima, ed ha sbagliato pochissime decisioni.
Cern: Tom Brady, QB, New England Patriots. Qualcosa nello scorrere del tempo deve essere andato storto con il bel Tom, che a 39 anni ha messo su una delle migliori stagioni della carriera orai giunta al 17° anno. I soli due intercetti a fronte di 28 TD sono stupefacenti, e non bisogna dimenticare che ha fatto tutto in sole 12 partite.
Michele Comba: Derek Carr, QB, Oakland Raiders. L’infortunio pesa tantissimo ma Oakland è 11-3 in una division davvero competitiva e se la tibia non avesse fatto crack, mi sarei giocato il gettone presenza al Super Bowl. Settimana dopo settimana Derek Carr ha dimostrato che i Raiders fanno sul serio.
Mattia Righetti: Aaron Rodgers, QB, Green Bay Packers. Dopo averne presi 42 dai Redskins ed essere piombati sul 4-6, in un’intervista oramai già leggendaria, Rodgers afferma: “I think we can run the table, I really do”. 15 TD, 0 intercetti, 6 vittorie e NFC North conquistata in rimonta. La definizione di “Valuable”.

OFFENSIVE PLAYER OF THE YEAR

Davide Lavarra: Matt Ryan, QB, Atlanta Falcons: la sua stagione migliore di carriera, una produzione offensiva di altissima qualità, pochi intercetti, comandante di un attacco impossibile da limitare e migliore NFL per QB rating.
Cern: David Johnson RB, Arizona Cardinals. La logica avrebbe detto Brady ma la mia intenzione è stata di premiare un giocatore che in questa stagione è stato l’anima di questi brutti Cardinals, anche più di Carson Palmer e Larry Fitzgerald. Al secondo anno in NFL Johnson ha prodotto tanto sia da WR che da RB, ponendo un rebus che pochi allenatori sono riusciti a decifrare.
Michele Comba: Derek Carr, QB, Oakland Raiders. E’ un premio che non ha senso, quado mai l’MVP non è stato anche offensive/defensive player of the year?
Mattia Righetti: Le’Veon Bell, RB, Pittsburgh Steelers. Premio abbastanza stupido: l’MVP va il quarterback, l’OPOY al miglior WR o RB, e nessun giocatore offensivo (nemmeno tu, David Johnson) è stato determinante quanto lo è stato Bell per gli Steelers, da lui trascinati ai playoff con 157 yards dallo scrimmage di media a partita. A partita. Ogni domenica, 157 yards.

DEFENSIVE PLAYER OF THE YEAR

Nel 2015 Newton vinse l’MVP a colpi di dab dance. Chissà se porterà fortuna pure Khalil Mack (numero 52), superstar a soli 25 anni.

Davide Lavarra: Von Miller, OLB, Denver Broncos. Un’altra annata dominante, di sicuro il nuovo contratto non l’ha fatto sedere comodamente sugli allori e la sua produzione non è diminuita, il più grande terrore che i quarterback di oggi conoscano.
Cern: Khalil Mack, DE, Oakland Raiders. Sono rimasto indeciso fino all’ultimo con Von Miller, che si è riconfermato a sua volta, ma Mack non ha intorno a sé la qualità dei Broncos e quindi vado con lui: presenza inarrestabile, sacks e fumble forzati come se piovesse, e pure un intercetto.
Michele Comba: Khalil Mack, DE, Oakland Raiders. Von Miller sarebbe la scelta più ovvia, ma se Oakland è così in alto è anche per merito suo e della difesa. Mack ha trascinato un reparto che ha ancora molto da migliorare ma che può portare questa squadra in alto.
Mattia Righetti: Landon Collins, SS, New York Giants. Anche se questo premio è oramai prerogativa dei pass rushers, mi sento bene ad andare con Collins, la cui esplosione ha fatto sbocciare la difesa dei Giants, probabilmente l’unità più migliorata nel corso dell’anno. Ah sì, 125 tackle, 5 intercetti, 4 sacks e 13 passaggi difesi: ha anche discreti numeri.

OFFENSIVE ROOKIE OF THE YEAR

Davide Lavarra: Ezekiel Elliott, RB, Dallas Cowboys: in una lega votata al gioco aereo Elliott ha portato guadagni consistenti con la sua capacità di lettura, la sua velocità e la sua potenza, un running back che nasce ogni quindici anni.
Cern: Ezekiel Elliott, RB, Dallas Cowboys. Il miracolo Dallas passa molto per le mani dell’ex Ohio State, miglior rookie RB dall’epoca di un certo Adrian Peterson: 1600 yards corse sono un enorme risultato, a cui ha aggiunto anche una interessante presenza fuori dal backfield.
Michele Comba: Ezekiel Elliott, RB, Dallas Cowboys. Scelta ovvia, praticamente da dopo la week 2. Elliot sta avendo una stagione che resterà negli annali, certo gli metterà addosso non poca pressione per il prossimo anno, ma oggi ha dei numeri pazzeschi che possono renderlo un serio candidato anche del premio di solito riservato ai più grandi.
Mattia Righetti: Ezekiel Elliott, RB, Dallas Cowboys. La superiorità è così schiacciante che non inizio nemmeno. Siamo tutti d’accordo.

DEFENSIVE ROOKIE OF THE YEAR

Ha 21 anni, ma Joey Bosa (numero 99) sembra già destinato a stagioni da 15+ sack negli anni a venire.

Davide Lavarra: Jatavis Brown, LB, San Diego Chargers. Si è inserito nella starting lineup senza più lasciarla, un linebacker completo in grado di difendere anche in fase di passaggio, miglior tackler dei Chargers.
Cern: Jalen Ramsey, CB, Jacksonville Jaguars. I Jaguars stanno costruendo bene e prima o poi arriveranno ad esplodere, e tra Ramsey e Myles Jack hanno pescato ottimamente anche nell’ultimo draft: l’ex Florida State ha portato tra i pro le stesse abilità in copertura viste al college, due intercetti e 14 passaggi deflettati sono un ottimo biglietto da visita.
Michele Comba: Joey Bosa, DE, San Diego Chargers. San Diego è molto in basso in classifica, ha vinto poco e buttato via partite, ma Joey Bosa ha messo sottopressione i QB come nessun rookie negli ultimi 10 anni. Pur con un record così basso non si può tenere Bosa lontano dal premio.
Mattia Righetti: Joey Bosa, DE, San Diego Chargers. Quando riesci a far passare per incompetente il tuo front office, contro il quale vinci il braccio di ferro sul contratto dopo una offseason di tensioni e guerra fredda, avrai sicuramente il mio voto. 10.5 sacks in 12 partite unite ad una costante presenza nel backfield avversario sono certamente d’aiuto.

COMEBACK PLAYER OF THE YEAR

Davide Lavarra: Jordy Nelson, WR, Green Bay Packers. E’ tornato decisivo dopo un anno di inattività, un ginocchio ricostruito ed una preseason senza nemmeno uno snap giocato. Se Rodgers e i Packers sono ancora in gioco devono tantissimo a lui.
Cern: Jordy Nelson, WR, Green Bay Packers. Dover fare a meno del numero 87 per tutto il 2015 è stato molto difficile per Aaron Rodgers e questo 2016 lo ha dimostrato: dopo un paio di partite per togliersi di dosso la ruggine Nelson ha fatto grandi numeri e le 6 vittorie consecutive per chiudere la stagione regolare e accedere ai playoff sono anche molto merito suo.
Michele Comba: Jimmy Graham, TE, Seattle Seahawks. Bisognerebbe andare su Luck o Nelson, ma il cuore mi porta a Graham che, da tifoso Saints, ho amato e odiato. Gli infortuni al tendine rotuleo sono molto difficili da superare e il rapido recupero, unito a uno stato di forma che fa segnare e vincere grossi scontri aerei mi fanno scegliere il TE di Seattle per questa onoreficenza.
Mattia Righetti: Eric Berry, SS, Kansas City Chiefs. La storia che sta scrivendo questo giocatore potrebbe tranquillamente uscire da una classica feel-good story da film americano. Quattro intercetti, di cui due pick-six, probabilmente ci ha regalato il momento più bello dell’anno quando firma il TD della vittoria contro i Falcons ad Atlanta, città in cui è nato.

COACH OF THE YEAR

Comunque vada a finire, straordinaria il lavoro del coach dei Raiders, che vince 5 partite in più rispetto lo scorso anno e riporta ai playoff una squadra assente dal 2002.

Davide Lavarra: Jack Del Rio, Oakland Raiders. Con il suo stile high risk high reward ha portato i Raiders ai playoff per la prima volta dal 2002, gestendo in maniera ottimale la squadra nei quarti periodi.
Cern: Jack Del Rio, Oakland Raiders. Premettendo che anche Jason Garrett avrebbe meritat, sono andato con Del Rio sia perché Oakland è storicamente piazza complicata e sollevarla dal 3-13 del 2014 non era facile sia perché nei suoi ultimi anni di Jacksonville era stato molto bistrattato, a volte ance per colpe non sue.
Michele Comba: Mike Zimmer, Minnesota Vikings. Scelta blasfema. Come è possibile avere qui un candidato che se va bene chiuderà la stagione con .500? Eppure Zimmer ha dovuto affrontare la perdita dei due migliori giocatori e la sua difesa ha mostrato una organizzazione come poche. Del Rio, vista la classifica, lo meriterebbe di più, ma il lavoro di Zimmer per quest’anno ha quasi del miracoloso.
Mattia Righetti: Bill Belichick, New England Patriots. Lo so, ne ha già tre. Però fermiamoci un attimo a riflettere sul surreale lavoro svolto dall’incappucciato: passa la squalifica di Brady sul 3-1, finisce la stagione sul 14-2 nonostante tutti i rumori e wannabe scandali che la stampa ha creato attorno a questa squadra. La sua superiorità non dovrebbe costargli la possibilità di vincere questo premio ogni anno.

E voi, cari lettori, che ne pensate?

Fatecelo sapere nei commenti, sotto.

Buoni playoff!

Post By Mattia Righetti (47 Posts)

Mattia, 21 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. Ogni tanto credo di essere Julian Edelman.

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10 thoughts on “NFL Awards, secondo noi

  1. Mvp: Tom Brady (quest’anno perfetto) o Matt Ryan (tanto per fare gli originali).
    Offensive: Aron Rodgers. Quando è in giornata (dipende dalla Munn) è nientemeno che un mago.
    Defensive: Kahlil Mack. Von Miller, sono d’accordo, ha compagni che lo aiutano.
    Offensive Rookie: pari merito Dak Prescott e Zeke Elliott. Annata epocale per il RB ma un QB così al primo anno mica lo ricordo.
    Defensive Rookie: Joey Bosa. Il nuovo JJ Watt, se non si rompe. Mostruoso.
    Coach: Del Rio. Storica qualifica Raiders, è pure un bell’uomo.
    Comeback: Jordy Nelson. Dall’ospedale a 14 touchdown, è un no-brainer.

    • Hai portato male a Jordy!
      Curioso che nessuno parli di Ryan, che al momento lo vedo come vero favorito.

  2. Scusate l’intromissione. So che per il titolo di coach non vincerà ma vorrei segnalare il nome di Dirk Koetter, esordiente come capo allenatore, che arriva ad un finalmente record positivo per Tampa.
    Grazie

  3. MVP, dico più rodgers che Brady ….Brady bravo, Rodgers mostruoso, mi spiace per Carr perché poteva sperarci ma l’infortunio fa la differenza,..anche giocare la post season avrebbe potuto migliorare le sue chance (e anche quelle dei radiders per cui l’altro ieri mi è dispiaciuto molto).

    OPY, anche io dico Bell, che ieri ha dato spettacolo. E penso ancora che ne vedremo delle Bell…e :D

    ORY, Elliott ovviamente….ma Prescott? proprio nada?

    DRY, Bosa tutta la vita

    Coach of the year…..bah se la giocano il caro vecchio zio Belichick e Del Rio. Scommetto una monetina su Belichick.

    In sostanza sono d’accordo con tutte le scelte di mattia, così per andare sul sicuro. ;)

  4. Premetto: sono un tifoso dei Chargers.

    Come Defensive Rookie of the Year il mio voto va a Deion “Debo” Jones, MLB degli Atlanta Falcons.

    Ciao a tutti.

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