Dov’eravamo rimasti? Ah sì, dev’essere sempre lo stesso punto di prima…l’avevamo certamente scritto ancora in qualche articolo passato e riguardante la franchigia di Orchard Park, ma giova comunque ripeterlo se non altro a seguito dell’ennesimo campionato concluso con l’amaro in bocca. Il momento è sempre lo stesso, ed è ben impresso nella mente dei fedelissimi fan dei Bills: Nashville, inverno del 2000, e qualificazione ai Divisional Playoff sostanzialmente intascata, e quindi miracolo a tempo scaduto confezionato da Frank Wycheck, Kevin Dyson e tutti i componenti degli special team dei Titans. Il resto è storia ben conosciuta, e The Music City Miracle resta anche quest’anno l’ultima circostanza in cui le parole Buffalo e playoff sono state poste all’interno del medesimo contesto.

L’attitudine spocchiosa di Rex Ryan e le sue promesse non hanno avuto un seguito concreto sul campo. Tra una garanzia e l’altra di ricucire uno strappo di postseason in piedi da ben diciassette anni, Ryan non è durato nemmeno due stagioni intere giungendo neanche a metà dell’accordo quinquennale siglato all’epoca, quando si sperava che fosse davvero lui la soluzione adatta per interrompere il digiuno. Ma i Bills non sono mai stati realmente competitivi nonostante fossero ancora in gioco nell’ultimo mese di campionato, e non hanno mai dimostrato di poter essere dei seri contendenti alla qualificazione playoff della Afc. Poco ha importato, difatti, costruire una striscia illusoria di quattro vittorie consecutive se poi, allargando l’inquadratura, la qualità delle vittorie risulta essere molto bassa. Non è battendo Cleveland, Jacksonville, San Francisco e Los Angeles che ci si trasforma in squadra vincente nei momenti che contano.

Il bilancio di Ryan è chiaramente insoddisfacente, sia dal punto di vista numerico che della sostanza. Due stagioni concluse a quota 15-16 (l’ultima gara di regular season l’ha allenata l’offensive coordinator Anthony Linn) senza aggiungere alcun che alle campagne più recenti di una squadra che non è mai stata disastrosa, ma ha spesso navigato tra le sei e le nove vittorie annuali, affogando in una mesta aura di mediocrità mancando costantemente il salto di qualità.

Il buon Rex avrebbe dovuto spazzare via questo tipo di cultura, ma ha fallito proprio nella sua specialità personale, la difesa.

Rispetto alla scorsa annata la difesa dei Bills non ha prodotto alcun progresso. Il reparto si è stabilito al diciannovesimo posto per yard totali concesse, posizionamento del tutto identico a quello di dodici mesi fa. L’opposizione contro le corse è stata disastrosa, portando gli avversari a spremere il proprio backfield a piacimento con risultati estremamente soddisfacenti, tradotti in 133 yard di media per gara al passivo. La lunga assenza di Marcell Dareus per squalifica ha certamente giocato un ruolo determinante, ma non può rappresentare una giustificazione per un reparto che ha completamente fallito nel proprio compito. Viene quindi da chiedersi se le ottime statistiche registrate dalla difesa contro i passaggi siano frutto della reale consistenza delle secondarie (occhio a Stephon Gilmore, che sarà free agent), o se siano solamente una conseguenza del fatto che, una volta intuite le debolezze dei Bills, i coordinatori avversari aggiustassero il proprio piano di gioco in modo da correre all over the place.

E’ un dubbio più che legittimo, che pone nella figura di capro espiatorio non solo il buontempone Rex, ma pure il gemello Rob, che aveva assunto in questa stagione il ruolo di defensive coordinator.

L’unica nota felice è giunta dall’esplosione dell’outside linebacker Lorenzo Alexander, autore di 12.5 sack dopo essere arrivato in città quale veterano pronto a migliorare la consistenza degli special team ed appropriatosi invece di un posto fisso in difesa, unico protagonista di una pass rush che ha visto Jerry Hughes impossibilitato nel tornare ai livelli di due anni fa e che sperava di trovare nuova linfa vitale tramite il contributo del rookie Shaq Lawson, nettamente insufficiente per rendimento se relazionato alla sua posizione di scelta nello scorso Draft, quando i Bills decisero di investire una prima scelta su di lui.

L’altra questione importante che il general manager Doug Whaley dovrà risolvere riguarderà la posizione di quarterback, un altro aspetto che si trascina oramai da troppi anni senza costrutto. La situazione attuale è una chiara conseguenza di errori manageriali lapalissiani, su tutti la selezione di E.J. Manuel quale sedicesimo giocatore assoluto al Draft del 2013 a causa della scarsa disponibilità di quarterback e della contemporanea alta richiesta coinvolgente parecchie franchigie Nfl, una sproporzione che ha fatto scendere in secondo piano il fatto che Manuel non avesse un resumé collegiale poi così esaltante e che probabilmente, come accaduto, non sarebbe mai diventato un franchise qb.

Ciò ha portato alla promozione a titolare di Tyrod Taylor, ex-riserva di Flacco a Baltimore, quale soluzione per il futuro con risultati ancora una volta non entusiasmanti. Il quarterback proveniente da Virginia Tech possiede di certo nel suo arsenale delle giocate elettrizzanti ed una capacità di utilizzare le proprie gambe non comune agli altri pari-ruolo (ha corso più di tutti gli altri quarterback quest’anno) ma la sua efficienza complessiva è assai lontana dai migliori passatori della Nfl, e la produzione del gioco di passaggi è risultata ancora una volta essere da bassifondi della Lega. Il che apre pure la pagina delle profonde lacune a roster esistenti nel ruolo di wide receiver, dato che se su Sammy Watkins persiste la scusante dei numerosi infortuni ce ne hanno debilitato non solo la presenza continuativa in campo ma pure la sua qualità principale, lo scatto in velocità, per il resto della composizione delle risorse non c’è nessun nome degno di essere nemmeno un wide receiver numero due.

Non resta quindi che ricostruire partendo dall’unica fonte sicura di produzione offensiva, il gioco di corse, sorretto dalle movenze elettriche di un LeSean McCoy in straordinario stato di forma e dal completamento fornito dal backup Mike Gillislee (le sue 5.7 yard per portata sono la miglior statistica Nfl), pur dovendo tuttavia considerare che Shady non è più un giovincello per le punizioni fisiche che il suo ruolo riceve costantemente (28 anni non sono pochi per un running back, con le dovute eccezioni) e comprendendo nella valutazione complessiva della situazione il fatto che il nuovo coaching staff dovrà far convivere la propria filosofia con le caratteristiche di chi oggi è presente a roster.

Tanti, troppi dubbi da sbrogliare prima di mettersi a tavolino e parlare di sfatare il tabù dei playoff. In questi giorni a Buffalo si sta decidendo l’organizzazione del futuro, prendendo in considerazione sia la promozione interna di Anthony Lynn a head coach e sia intervistando potenziali candidati come Sean McDermott (defensive coordinator dei Panthers) e pensando a fanta-soluzioni come Josh McDaniels, dal quale si potrebbero carpire alcuni segreti dei rivali Patriots, ma Whaley è un general manager molto ostinato nel non voler cedere il controllo delle cosiddette football operations e vuole fermamente avere l’ultima parola sulla composizione del roster, il che ci porta a due ragionamenti: il primo riguarda il fatto che un atteggiamento del genere potrebbe allontanare i grandi nomi dalla piazza, mentre il secondo mette la squadra nella posizione di poter essere nuovamente penalizzata dalle decisioni del GM, dato che di errori nell’allestimento dei giocatori Whaley ne ha già commessi a sufficienza.

Pare incredibile, ma l’onda d’entusiasmo generata dall’assunzione di Rex Ryan si è già infranta senza possibilità di ricomposizione. Nel frattempo a Buffalo si ricomincia tutto daccapo, un’altra volta, creando nuove speranze che sembrano non arrivare mai a soddisfare una fan base che meriterebbe molto di più, visto l’amore letterale che regala alla squadra ogni singolo anno.

 

Post By davelavarra (334 Posts)

Davide Lavarra, o Dave e basta se preferite, appassionato di Nfl ed Nba dal 1992, praticamente ossessionato dal football americano, che ho cominciato a seguire anche a livello di college dal 2005. Tifoso di Washington Redskins, Houston Rockets e Florida State Seminoles. Ho la fortuna di scrivere per questo bellissimo sito dal 2004.

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One thought on “Buffalo Bills, si ricomincia (di nuovo) da zero

  1. E come ogni gennaio, guardando gli altri giocare ancora, fiducioso aspetterò che gli dei del football faranno risplendere la mia franchigia!
    GO BILLS!!

    Giancky74

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