Nell’anno in cui la NFL tutta ha fatto un piccolo passo indietro, e i rating in tv sono scesi le sorprese in negativo sono state tante. Basti pensare ai vari Panthers, ai Cardinals, a Seattle e ai Saints, ma anche ai Packers e San Francisco. Il livello medio sembra essersi abbassato e gli esperti parlano di partite più brutte rispetto a prima. Visti i vertici raggiunti una piccola flessione è fisiologica e non deve preoccupare, ma dovremmo invece godere della classifica corta, dei tanti scontri diretti in previsione e delle partite combattute. Brutte e a punteggio basso, ma pur sempre combattute all’ultima yard.

In questo scenario per certi versi sorprendente, quello che non sorprende è la mediocrità della AFC South. Nascosta in un marasma generale quest’anno si nota meno, ma anche qui non si può non riscontrare una involuzione importante e progetti di costruzione che sembrano bruscamente interrotti. In questo momento a trascinare la division c’è Houston che ha appena messo in panchina il proprio qb titolare, dopo averlo portato via da Denver a suon di soldoni. Il vecchio Elway ci aveva visto giusto nel non dare a Osweiler quel che chiedeva.

Era ormai fin troppo scontato che Osweiler avrebbe perso il posto, quello che forse ha sorpreso è stata l’ovazione con cui il pubblico ha accolto la scelta di O’Brien. Savage può essere la soluzione per far dimenticare 72 milioni di errori, ma dirlo adesso è davvero prematuro. Di certo c’è che si merita di essere il qb titolare nell’immediato. Domenica ha raddrizzato la partita, vincendo uno scontro intra-divisionale che visto il testa a testa tra i Texans e Titans può essere decisivo. Houston ha messo in piedi una lenta e lunga crescita che l’ha portata a mettersi in mostra nei tempi recenti. La difesa guidata da un mostro come Watt è stata spesso decisiva e capace di soffocare molti attacchi, ma è indubbio che non mai trovato la quadra in quanto a qb. Non hanno mai avuto un franchise qb, non hanno avuto fortuna al draft e non da ultimo hanno provato a mettere sotto contratto diversi veterani che non hanno mai dato i risultati sperati.

La difesa però c’è ancora. Vedere Watt sempre acciaccato e costretto sulla sideline è una tristezza per gli occhi, ma Clowney, dopo essersi fatto attendere un po’ sta cominciando a fare la differenza e la difesa intera non si lascia prendere dal panico. Giornata dopo giornata hanno continuato a fare il proprio mestiere senza esaltarsi inutilmente e senza farsi abbattere dalle numerose sconfitte. Domenica hanno bloccato i Jags a sole 185 yard, quasi un record storico per la franchigia.

Con la difesa così e con Savage in cabina di regia Houston vincerà la division, portando a casa la win contro Cincinnati e vincendo lo scontro diretto con Tennessee. Ai playoff però le speranze sono poche, forse la wild card può giocarsela, ma già dal divisional i giochi si faranno davvero duri. Nessuno sorpresa che Houston non sia tra le favorite: non ci aspettiamo di vederla come contender, ma questo non vuol dire che queste ultime partite non siano importanti. Sarà molto interessante guardare Savage perché se il miglioramento rispetto a Osweiler è netto, in queste ultime poche partite Savage ha il duro compito di dimostrarsi il qb del futuro e togliere numerosi grattacapi a O’Brien e a Bob McNair.

Seria contender per la division c’è, un po’ a sorpresa, la Tennessee di Mariota. Il qb è e rimane un prospetto interessante. E’ un giocatore intorno a cui costruire un progetto, sapendo che bisogna lavorare molto per eliminare quella incostanza che ancora ci fa vedere questi Titans come un fragile equilibrio. La seconda partita di seguito senza passaggi per td di Mariota deve far pensare anche se il risultato in stagione, seppur mediocre per ora e che probabilmente si concluderà con un nulla di fatto, è comunque un passo avanti.

I Titans sono riusciti a tenere in piedi una stagione che rischiava di crollare, ma per farlo hanno dovuto fare diverse scommesse, vinte, ma dal respiro decisamente poco ampio. Su tutti i redivivi Murray e Orakpo. Il running back, fresco di nomination al Pro Bowl può tornare a sorridere dopo la difficile parentesi di Philadelphia. Sembra di rivedere quel rb dominante che a sprazzi abbiamo visto a Dallas. A Nashville è troppo poco il tempo trascorso per dire se Murray sia un campione ritrovato. E non bisogna neanche dimenticare la sua carta d’identità che recita 28 anni, che nel mondo dei running backs sono tanti…

In difesa Brian Orakpo, ancora un po’ più vecchietto di Murray, sta vivendo una seconda primavera dopo gli infortuni e i vorrei ma non posso delle ultime stagioni a Washington, portando a casa già 10,5 sacks in stagione, so far…

La free agency è stata sicuramente un successo, ma non si può pensare che giocatori così rimangano competitivi a lungo. Possono però rimanerlo giusto il tempo (ancora un annetto?) per permette a Mariota di finalmente sbocciare ed esplodere. Se nell’anno da rookie il qb lanciava e rischiava, commettendo molti turnover, lo si deve un po’ all’irruenza di giovane qb e un po’ a una mancanza di valide alternative. Adesso invece, con una validissima alternativa a disposizione, il prodotto di Oregon lancia un po’ troppo poco. Certo la paura di commettere ancora molti turnover lo trattiene di sicuro, ma proprio ora, all’orlo della sbocciatura è proprio questo il momento in cui dovrebbe ricominciare a lanciare, a rischiare, a divertirsi e a prendere in mano il gioco. Tutto senza commettere turnover. Facile no?

Tennessee si trova di fronte a un grande bivio. E’ ovvio che non può puntare sulla rosa attuale vista l’età anagrafica, ma ha ancora a disposizione due partite, e mi azzardo a dire non di più, per fare un pensiero profondo sul proprio qb e metterlo nelle condizioni di essere capitano e trascinatore come lo era al college. Non arrivare ai playoff, non dev’essere per forza un’insuccesso se se ne esce con un Mariota cresciuto e più sicuro dei suoi mezzi.

Alla terza piazza troviamo gli Indianapolis Colts di Luck che dopo le prime brillanti due stagioni con il nuovo qb non sono mai riusciti a fare un salto di qualità e imporsi come contender. E non è che non ci abbiano provato… in poco tempo da coach of the year ad Arians che sostituiva Pagano si è arrivati ad avere una squadra molle che vince bene una partita e poi butta all’aria l’altra pochi giorni dopo. L’ultima uscita di domenica ci fa domandare a gran voce dove mai saranno stati questi Colts finora? Una difesa enorme e un Luck precisissimo hanno fatto sfigurare il rientro di Peterson e dato una bella botta ai Vikings. Ma perché solo ora? Perchè non prima?

La domanda può avere solo una risposta. Il coaching staff. Quest’anno i Colts non sono stati preparati bene, Pagano non sta allenando bene e i risultati non arrivano nonostante un qb adulto e un roster di tutto rispetto. Il proprietario Irsay infatti non ha intenzione di svendere giocatori e rivoluzionare la rosa, né di congedare il capo allenatore e il GM con cui ha recentemente firmato un’estensione. E questa se vogliamo è una visione, un po’ rischiosa, ma è pur sempre una visione. Se paragoniamo questa squadra ai primi 5 anni di Manning non è che all’epoca ci fosse una squadra molto migliore che ha infatti registrato due losing season e nessuna vittoria ai playoff. Poi loro sono sbocciati, mentre qui sembra di vedere un percorso inverso. Subito ai playoff, subito Luck-winning e poi per due anni di seguito senza playoff. E’ giusto non far fuori subito Pagano e i suoi, ma con un 2016 non ancora condannato, ma seriamente pregiudicato bisogna già guardare al 2017 come a un ultimatum per Pagano e il suo progetto.

A chiudere la division troviamo i derelitti Jaguars. Il pozzo nero brucia talenti della NFL, peggio forse c’è solo Cleveland. Per ogni passo avanti, poi se ne fanno due indietro. Le scelte al draft, tante e alte non pagano mai. Le star portate a suon di milioni in free agency scompaiono molto in fretta, il qb sembra sempre sul punto di fare il salto di qualità, ma puntualmente ricade in errori gravi e viene anche messo in difficoltà con chiamate che lo obbligano a rischiare più di quello che dovrebbe. Se dopo tanto tempo e dopo tante nuove occasioni le cose ancora non girano c’è poco da puntare il dito se non contro la società stessa. I continui rumors di trasferimento a Londra non giovano a un gruppo che si vede costretto a vivere nella precarietà e dà a tutto lo spogliatoio un’idea che il football giocato sia poco importante, ma che contino molto di più i soldi. E con questa mentalità ogni tentativo è vano. Una stagione da dimenticare è quasi finita e bisogna nuovamente azzerare tutto per ricominciare di nuovo.

La Afc South è mediocre, ma ha anche dei punti di forza su cui far leva e provare a rialzarsi. Di sicuro però c’è da lavorare duro per scrollarsi di dosso quest’aura da cuscinetto che la division si è cucita addosso e che penetra nelle teste dei giocatori. Il compito è duro, e lungo, ma non impossibile. Luck, Mariota, Bortles e Savage dovranno rispondere presente.

Post By Michele Comba (73 Posts)

Si avvicina agli sport americani grazie a un amico che nel periodo di Jordan e dei Bulls tifa invece per gli Charlotte Hornets. Gli Hornets si trasferiscono in Louisiana ed è amore a prima vista con la città di New Orleans e tutto quello che la circonda, Saints compresi, per i quali matura una venerazione a partire dal 2007 grazie soprattutto ai nomi di Brees e Bush. Da allora appartiene con orgoglio alla "Who Dat Nation".

Website: →

Connect

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Commenta