Dopo i molti spunti offerti dalla prima domenica di partite, con la seconda settimana oramai alle spalle (Bears-Eagles giocano questa notte), possiamo tentare di trarre alcune risposte da ciò che il campo ci sta dicendo, anche se probabilmente è ancora troppo presto.

Se la più grande certezza poteva essere New Englandvittoriosa per 31-24 contro i Dolphins, l’infortunio di Garoppolo (brutta caduta sulla spalla destra) sembra relegare i Patriots nella posizione di sfavoriti per il Thursday Night Football contro i Texans: New England probabilmente farà a meno di un QB che anche se senza Gronkowski per la seconda settimana di fila, ha completato 18 passaggi su 27 tentati, lanciando per 234 yards con 3 TD. Tutto ciò, in meno di metà partita.

Il risultato finale è figlio di una furiosa comeback di Miami, favorita dall’ingresso in campo del rookie Brissett al posto di Garoppolo. Anche se giovedì notte i New England parte sfavorita, la sensazione è quella di aver trovato finalmente una risposta concreta al dopo-Brady, che a questo punto dovrà attendere solamente due partite prima di iniziare il suo nuovo revenge tour contro l’intera NFL.

Un’altra squadra che si sta rivelando estremamente solida ed efficiente, è appunto l’avversaria di giovedì notte dei Patriots, Houston, che imponendosi per 19 a 12 contro i Chiefs sta dimostrando che effettivamente è lei la squadra favorita nella poco chiara AFC South.

La vittoria è arrivata grazie ad una difesa estremamente aggressiva che ha limitato a 4 field goals Kansas, e che guidata da J.J. Watt (1.5 sacks per lui) è riuscita a vendicare la sconfitta patita lo scorso anno ai playoff non facendo mai entrare in ritmo Alex Smith, e altrettanto fondamentale per la vittoria è stato l’apporto di Hopkins e Fuller, che con più di 200 yards ricevute in due, sono riusciti a garantire quel tipo di big plays fondamentali per vincere una partita chiusa.

Carolina, reduce da un’amara sconfitta nell’opener contro Denver, è tornata in carreggiata battendo per 46-27 i 49ers, senza però creare qualche grattacapo a Rivera, che sa bene che concedere 27 punti ad un attacco come quello di San Francisco è un inquietante campanello d’allarme: i touchdown concessi a Smith e McDonald derivano da errori di comunicazione, che contro i 49ers possono essere messi in secondo piano dai 4 TD di Newton, ma che contro una squadra come i Vikings, prossima avversaria, possono risultare fatali.

I Vikings, per l’appunto, sono stati autori dell’upset della settimana, inaugurando il nuovo stadio con una vittoria, 17-14 contro i Packers: dopo l’infortunio di Bridgewater la NFC North sembrava già cosa dei Packers, ma ne siamo sicuri?

Minnesota può essere vista come “la Denver” della NFC, difesa asfissiante in grado di generare turnover con continuità, attacco impostato sulle corse, non chiedendo al quarterback di correre rischi.. peccato che per quanto riguarda l’attacco, questa notte non è andata proprio così: la vittoria è arrivata grazie ad un Bradford da 286 yards e 2 TD ed un Diggs capace di riceverne ben 181 di yards, accompagnate da un TD. Nonostante la grandissima vittoria, in casa Vikings c’è molta preoccupazione per Adrian Peterson, uscito per un infortunio al ginocchio destro che potrebbe tenerlo fuori per diverso tempo.

Dopo essere stati battuti dai Patriots 2.0, ci si attendeva una risposta da parte degli Arizona Cardinals: la risposta è arrivata nel modo più convincente possibile, tramite un 40 a 7 ai danni dei Buccaneers, che traditi da un Winston autore di 5 turnover, non sono mai stati realmente in partita.

L’attacco dei Cardinals, guidato dal sempre più forte Johnson e dalle mani sicure di Fitzgerald (touchdown pure ieri), ha performato ai livelli visti lo scorso anno, e la difesa è ritornata ad essere una delle unità più temute della lega grazie ad una straordinaria abilità nel generare turnover, come testimoniato dai 4 intercetti (di cui uno riportato in end zone) lanciati da Winston.

Nello scontro fra le due potenze della AFC North, Pittsburgh e Cincinnati, a spuntarla sono gli Steelers con il punteggio finale di 24 a 16 in una partita resa difficile anche dalla copiosa pioggia riversatasi sopra Heinz Field.

I due giocatori più attesi, i ricevitori Antonio Brown ed A.J. Green, sono stati limitati rispettivamente a 39 e 38 yards totali: a guidare Pittsburgh alla vittoria ci ha pensato ancora una volta DeAngelo Williams, che nonostante la non esaltante media di 2.9 yards a portata, ha ricevuto il touchdown della vittoria. E’ un peccato che al rientro di Bell fra due domeniche, un giocatore del genere venga relegato ad essere un runningback da 10-12 portate al massimo a partita.

La situazione nella NFC East, si sta facendo più chiara: i campioni in carica, i Redskins, si trovano già con le spalle al muro con uno 0-2 dovuto al blowout di lunedì scorso contro gli Steelers, e il 27-23 con cui i Cowboys si sono imposti sulla squadra della capitale.

Prima vittoria quindi di Prescott, che nonostante debba ancora lanciare un singolo touchdown, completando più del 70% dei passaggi tentati per quasi 300 yards e portando personalmente la palla in endzone, coadiuvato da un Elliott più incisivo rispetto a quello visto la scorsa settimana, nonostante i due fumble (di cui uno perso), sembra essere in grado di condurre Dallas alla vittoria con costanza.

I padroni della division, per ora, sono i New York Giants che vincendo 16-13 contro i Saints, si portano ad un perfetto 2-0, figlio di una partita decisamente strana: dato che lo scorso anno queste due squadre sono state in grado di segnare ben 101 punti durante lo scontro di week 8, quanti si potevano aspettare una partita con un punteggio così basso?

Manning nonostante le 368 yards lanciate, non è stato in grado di lanciare un singolo TD, delegando al rientrante Josh Brown il ruolo di mettere punti a tabellone, ed a Janoris Jenkins, che ha riportato in touchdown un field goal bloccato.

Vittorie in rimonta per Baltimore e Tennessee: i Ravens hanno saputo rimontare uno svantaggio di 20 punti, vincendo per 25-20 in casa dei Browns, mentre i Titans attraverso due touchdown lanciati da Mariota sono riusciti a ricucire lo strappo di 12 punti creato dai Lions nei primi 3 quarti, battendo Detroit di un solo punto, 16 a 15.

Se per i Titans i segnali non possono che essere positivi, la vittoria ottenuta da Baltimore non si può ritenere soddisfacente: prendere 20 punti in un quarto dai Cleveland Browns di oggi è estremamente preoccupante, anche se il 25-0 con cui Baltimore ha risalito la china nei successivi 3 quarti è prova di una grande forza mentale; a trascinare i Ravens alla vittoria ci ha pensato ancora una volta Mike Wallace, che con 2 touchdown ha dimostrato di non essere un giocatore finito.

Ritornando a Titans-Lions, credo che nessun addetto ai lavori riesca a capire effettivamente quale sia il problema di Detroit, squadra che in una NFC North più aperta di quanto possa sembrare, non riesce a vincere con costanza ed a chiudere le partite; a completare l’improbabile rimonta ci ha pensato il futuro hall of famer Andre Johnson, che ha ricevuto il touchdown decisivo a poco più di un minuto dal termine.

Se dovessi fare un power ranking per quanto riguarda la sfortuna, senza ombra di dubbio al primo posto metterei i San Diego Chargers, che nonostante l’ennesimo infortunio (questa volta Woodhead, si saprà di più in giornata) ad un giocatore chiave, sono riusciti ad annientare per 38 a 14 i Jacksonville Jaguars, trascinati da un favoloso Rivers da 4 TD.

Dopo essere stati proclamati come la squadra più migliorata durante l’offseason, i Jaguars hanno fatto vedere ben poco per confermare ciò: oltre ad una difesa estremamente porosa, l’attacco sta mostrando segnali di regressione testimoniati dai 3 turnover di un Bortles che sembra essere tornato rookie, e dal fatto che i 14 punti messi a tabellone siano arrivati in pienissimo garbage time.

La partita contro Baltimore la settimana prossima diviene quindi uno snodo cruciale per la stagione dei Jags, che in caso di sconfitta e quindi di 0-3, vedrebbero le loro possibilità di playoff svanire (salvo una streak alla Kansas City Chiefs 2015).

Buona vittoria invece per Atlanta, che è riuscita ad imporsi ad Oakland contro i Raiders con il punteggio di 35-28. Segnali incoraggianti sono stati forniti da Matt Ryan, autore di un’ottima prestazione da 3 touchdown e ben 396 yards lanciate. A costare la vittoria ad Oakland è stata la difesa, capace di subire più di 30 punti per la seconda partita consecutiva, e che visti i numerosi investimenti in free agency (Nelson, Smith, Irvin..) e scelte al draft, è lecito definirla perlomeno deludente, poichè se non si vincono le partite quando il proprio QB completa il 75% dei passaggi con 3 TD.. quando è che si vince?

Ho deciso di tenere in fondo due partite che per me sono state particolarmente significative, Colts-Broncos e Seahawks-Rams.

Partiamo dai campioni in carica. I dubbi su Trevor Siemian, si stanno velocemente dissipando: è vero che ha lanciato più intercetti (3) che touchdown (uno solo), ma l’esordiente QB dei Broncos sta dimostrando la solidità richiesta da Kubiak per gestire l’attacco di Denver, che appoggiandosi alla solita straordinaria difesa (pick six di Talib e 3 sack di Von Miller di cui uno strip sack riportato in touchdown da Ray) e su C.J. Anderson, non costringe il QB a prendersi enormi responsabilità.

Il 34-20 con cui i Broncos hanno sconfitto i Colts, deriva esattamente dai tre punti sopracitati: giocate solide dal QB, gioco di corse efficiente e difesa indemoniata. Luck e i Colts si trovano già sullo 0-2, e come per i Jaguars, la partita della settimana prossima rappresenterà il primo momento da dentro o fuori della stagione.

Il ritorno dei Rams a Los Angeles è stato celebrato nel migliore dei modi: battendo Seattle per 9 a 3. In una partita tutto fuorchè spettacolare, i Rams si sono confermati bestia nera di Wilson, che adesso si trova ad un record personale di 4-5 contro l’ex franchigia di Saint Louis; l’inizio di stagione per i ragazzi di Carroll è deludente a dir poco, come testimoniato dai soli 15 punti messi a referto in due partite e lo zero sotto la voce turnover, sottolineando quindi come i problemi di Seattle riguardino entrambi i lati della palla.

Certo, siamo abituati alle partenze di stagione con il freno a mano tirato da parte di Seattle, però i dati forniti in precedenza mettono in evidenza problemi piuttosto seri.

Per i Los Angeles, ottima la prestazione della difesa che ha messo pressione per tutti i 60 minuti a Wilson, e che ha costretto Thomas Rawls a -7 yards su 7 portate. In attesa di numeri migliori da parte di Gurley, 19 portate per sole 51 yards, Los Angeles può guardare alla prossima partita contro Tampa con più serenità e con la consapevolezza che con una difesa del genere, se la possono giocare contro tutti.

Questo week 2, ci ha messo davanti a fatti concreti, come il dominio dei Patriots o la solidità dei Texans, contrapposti a scenari poco nitidi come il caso di Seattle e i successi poco convincenti di Carolina, Baltimore e New York.

Ciò che pare sicuro, è che la NFL quest’anno sia più equilibrata che mai, e toccherà alle partite di week 3 il compito di chiarire, almeno a me, le idee su quanto possa accadere.

Post By Mattia Righetti (21 Posts)

Mattia, 20 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso.

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2 thoughts on “Week 2: la domenica delle incertezze

  1. Seattle ha perso per le mani di frolla dei ricevitori e del RB (che non è nemmeno il titolare), più una penalità-killer da 50 yd a due minuti dalla fine. Insomma, l’attacco fa schifo ma l’avrebbero potuta vincere; la difesa invece soffre sui lanci. No buono, visto che, Denver a parte, le altre powerhouse producono molto via aria. Difesa dei Rams pazzesca, in compenso.
    New Orleans oscena come sempre, può dire ciao ai playoff anche quest’anno.
    Per il resto, Steelers super, Packers in imbarazzo come al solito, Arizona stellare quando non conta (Fitzgerald è on-fire… terrà fino a febbraio?), Newton delizia e croce, intercetti a pioggia e infortunii a nastro: bisogna essere sani fra due mesi e con 8W in saccoccia. Ora come ora i Patriots sembrano più preparati…

    • Ciò che di Seattle più mi rende perplesso è la mancaza di killer instinct, cosa che ha permesso ai Seahawks di essere fra le squadre più forti negli ultimi 3-4 anni. L’anno scorso una partita del genere l’avrebbero probabilmente vinta, però non dimentichiamoci che nel 2014 sono partiti 3-3 e nel 2015 2-4. Da novembre probabilmente inizieranno a carburare, e come ogni anno, saranno lì.

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