Dopo aver vinto la division per due anni consecutivi (e per nove volte dal 2002, anno di fondazione della stessa) i Colts hanno abdicato a favore di Houston al termine di un 2015 faticoso e concluso con un record in pareggio: 8-8.

Gli infortuni si sono accaniti su alcuni degli elementi più rappresentativi della squadra e dopo una partenza 3-5 anche il QB Andrew Luck ha dovuto terminare la stagione in anticipo a causa di uno stiramento ad un muscolo addominale.

Da lì in poi la squadra ha avuto un moto d’orgoglio che l’ha riportata 6-5 ma le sconfitte consecutive contro Pittsburgh, Jacksonville e Texans nello scontro diretto hanno affossato ogni speranza di titolo divisionale e playoff, mancati solamente per la terza volta dal 1999.

In una AFC South che sta vedendo il talento medio crescere, però, i Colts non sembrano aver fatto quel passo in avanti nel migliorare la rosa: gli innesti sono stati pochi, alcuni elementi fondamentali della rosa hanno età considerevoli e sembrano avere il meglio alle loro spalle e in alcuni reparti la profondità pare essere risicata.

Nella offseason Luck ha firmato una ricchissima estensione con i Colts (139 milioni di dollari fino al 2021) che lo ha reso il giocatore più pagato della NFL e questo dovrà essere un ulteriore incentivo a rimbalzare dalla sua peggiore stagione tra i pro: anche quando sano il prodotto di Stanford ha avuto i suoi peggiori risultati in termini di percentuale di intercetti (4,1%), yards per passaggio (6,4), rating (74.9) e soprattutto ha diminuito di oltre sei punti la sua percentuale di passaggi completati, passando dal 61,7% al 55,3%.

Nell’ipotesi di infortuni al QB titolare i Colts avrebbero seri problemi, in quanto i backup rispondono ai nomi di Scott Tolzien (il quale ha giocato due partite con Green Bay nel 2013 come totale in NFL) e Stephen Morris (undrafted nel 2014 e mai visto in campo nei suoi stint a Jacksonville e Philadelphia).

Il 33enne Frank Gore sarà ancora il cavallo da tiro principale e quasi unico del backfield: l’ex 49ers non ha fatto male nella sua stagione d’esordio nello stato dell’Indiana, giocando tutte le partite ed evitando infortuni, ma ha realizzato la sua peggior stagione in carriera in termini di yards per portata (3,7 quando mai in carriera era sceso sotto le 4,1) e nulla fa pensare che con un anno in più le sue statistiche possano rimbalzare.

Per dare un po’ di riposo a Gore sono stati presi Robert Turbin (ultima stagione tra Dallas e Cleveland) e Jordan Todman, ma nessuno dei due ha mai corso più di 354 yards (Turbin nella sua stagione da rookie a Seattle, 2012) e quindi nessuno dei due pare essere qualcosa di più di un backup.

Si potrà quindi inserire nella contesa Josh Ferguson, RB non di grande stazza ma capace di buoni numeri ad Illinois, tanto che i Colts pensavano di selezionarlo intorno al quarto giro, salvo poi offrirgli un notevole signing bonus per un undrafted ed averlo a roster.

Con la perdita di Andre Johnson (passato ai rivali divisionali di Tennessee), Coby Fleener (New Orleans) e Griff Whalen (Miami) i Colts perdono una parte robusta del loro potenziale tra i ricevitori e la scelta di non investire sul reparto né in free agency né al draft lascia sia un certo senso di perplessità che molto vuoto dietro ai titolari nelle posizioni di WR e TE.

La qualità sarà ancora data da T.Y. Hilton, oramai certezza e per la terza stagione consecutiva oltre le 1000 yards ricevute, Donte Moncrief, che ha migliorato molto le sue statistiche della stagione da rookie, e Philip Dorsett, che esordiva tra i pro nel 2015 ma che ha lasciato intravedere buona qualità sebbene abbia avuto molto meno playing time rispetto ai due colleghi di reparto.

Dietro di loro c’è solo un gruppo di rookie undrafted che scalpiteranno per trovare il loro spazio e che include Tevaun Smith (Iowa), Chester Rogers (Grambling State), MeKale McKay (Cincinnati), Marcus Leak (Maryland) Danny Anthrop (Purdue) e Andrew Opoku (Delaware). Anche tra i TE sono tempi di magra in quanto dietro a Dwayne Allen c’è il nulla ed addirittura il favorito come backup pare essere uno tra Emil Igwenagu, il quale non è in un roster dal 2012 a Philadelphia, e Chase Coffman, che vanta 177 yards ricevute in 7 anni di carriera NFL in quattro squadre.

Il reparto offensivo su cui la dirigenza di Indianapolis ha maggiormente investito è stata la linea: delusa dalle prestazioni di Khaled Holmes (firmato poi da Chicago) e Jonotthan Harrison ha deciso di investire su un nuovo centro, draftando al primo giro (18° assoluto) Ryan Kelly, il cui curriculum è impeccabile: campione NCAA nel 2012 e nel 2015 con Alabama, 40 partite giocate e vincitore nell’ultimo anno del Remington Trophy (premio dato al miglior centro collegiale) dopo una stagione impeccabile nella quale ha commesso nessun holding, nessuna falsa partenza ed ha concesso nessun sack.

Questa mossa consente all’HC Chuck Pagano di spostare nuovamente il buon Jack Mewhort nella sua posizione naturale di LG, a fianco del LT Anthony Castonzo, e di schierare a destra Hugh Thornton a RG e Joe Reitz a RT, in quella che potenzialmente è una delle linee offensive più sicure che i Colts abbiano schierato nelle ultime stagioni.

Con l’arrivo di un nuovo DC, Ted Monachino (ex LB coach dei Baltimore Ravens), i Colts vogliono migliorare una pass rush che non ha dato molti risultati nel 2015 (24° nella nazione) e si spera che i giocatori a sua disposizione siano all’altezza del ruolo a cui sono chiamati. Di fianco al DT Zach Kerr ed al NT David Parry, onesti giocatori di linea (in particolare il secondo ha ben prodotto nella sua stagione da rookie) ci sarebbero 3 DE che possono dire la loro nel mettere pressione ai QB avversari ma solamente uno riuscirà ad iniziare regolarmente la stagione, Kendall Langford, mentre né Arthur Jones né Henry Anderson ne avranno la possibilità a causa rispettivamente di una sospensione di 4 partite per uso di PED e del recupero da un ACL patito a metà della scorsa stagione.

Dietro di essi il reparto LB perde innanzitutto uno dei suoi elementi più produttivi, Jerrell Freeman accasatosi a Chicago, ed al suo posto non è stato firmato nessuno: ciò potrebbe diventare un problema perché i giocatori che scenderanno ancora in campo iniziano ad avere delle età considerevoli e quindi potrebbero vedere la loro produttività calare.

I due esterni di partenza saranno Eric Walden (31 anni) e Robert Mathis (35), con alle loro spalle Trent Cole (34), i quali sono tutti elementi di valore (13 sacks in tre nel 2015), ed alle loro spalle potrà inserirsi con relativa calma Trevor Bates: il prodotto di Maine è stato scelto al 7° giro del draft 2016 dopo una stagione da 7.5 sacks e 14.5 TFL.

Al loro interno la linea dell’esperienza prosegue con D’Qwell Jackson (33 anni), al quale si affiancherà, in sostituzione di Freeman, Sio Moore (almeno lui ha 25 anni), che però nella passata stagione ha giocato in 12 partite con statistiche quasi nulle, o in alternativa Nate Irving.

Per rimediare a un 2015 difficile a livello di secondarie, la dirigenza Colts si è impegnata molto a migliorare il rendimento di queste, investendo sia a livello di free agency che di draft: nel primo modo è arrivato il CB Patrick Peterson che ha capitalizzato nel migliore dei modi la miglior stagione della sua carriera in quel di San Diego con un contratto da 3 anni e 13,5 milioni, mentre nel secondo modo è arrivata la S T.J. Green, draftato al secondo round dell’ultimo draft in uscita da Clemson, dove è stato grande protagonista nelle ultime stagioni di grande livello messe in atto dai Tigers.

Di conseguenza i due CB saranno Robinson e Vontae Davis, il quale ha tutto il potenziale per far dimenticare un 2015 giocato in maniera piuttosto anonima ed inferiore agli standard degli anni precedenti, mentre Green potrebbe alternarsi con Clayton Geathers (prodotto del draft 2015 che ha avuto una buona annata da rookie) di fianco a Mike Adams, anche lui alla ricerca di riscatto ma con un’età (36 anni) che potrebbe non permetterglielo più.

43 anni e non sentirli: Adam Vinatieri si presenta alla sua ventunesima stagione in NFL ancora come K titolare e dopo un 2015 in cui ha segnato più del 92% dei FG calciati ed un invidiabile 4/5 da oltre 50 yards. Pat McAfee sarà, invece, il P e cercherà un ultimo sforzo per diventare il migliore della lega nel suo ruolo, dopo che nella passata stagione con una media di 47,7 yards per punt è stato il secondo, solamente alle spalle del P di LA, Johnny Hekker. Il ritornatore di kickoff e punt sarà ancora Quan Bray, molto più efficiente sui primi che sui secondi.

Nonostante alcuni giocatori di qualità a roster è difficile, a mio modesto parere, concedere troppa fiducia a questi Colts: gli investimenti sono stati minimi in free agency e non si sono migliorati reparti che avevano bisogno sia di titolari (LB) che di profondità (WR, RB, OL).

Ciò porta ad una squadra che in qualche modo potrà risultare efficiente a livello di prime linee ma nel caso di infortuni o cali di rendimento (anche fisiologici, a causa dell’età molto alta di molti giocatori) il talento alle spalle dei titolari è poco e distribuito su una pletora di giovani ancora tutti da verificare.

Se si aggiunge, infine, il pesante investimento che Titans e Jaguars stanno facendo per colmare il gap che li separa dai migliori allora, con determinate condizioni, anche il quarto posto in AFC South per i Colts potrebbe non essere incubo così lontano.

 

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Andrea Cornaglia, classe '86, profonda provincia cuneese, si interessa al football dal 2006, prendendo poi un'imbarcata per il mondo dei college dal 2010: da lì in poi è un crescendo di attrazione, inversamente proporzionale al numero di ore dormite al sabato notte

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