Limitare la preview alla regular season, renderebbe questo mio articolo sui Cincinnati Bengals estremamente facile, in quanto dire che i Bengals andranno ai playoffs è diventato una formalità.

Però, circoscrivere la preview alla sola regular season, oltre che farmi fare una figura magra quanto Piero Fassino, avrebbe alcun senso, perchè quando si parla di Cinci, il problema è sempre lo stesso, riassumibile in una singola domanda: “Sì, ma una volta ai playoff, riusciranno finalmente a vincere una partita?”.

Faticate a trovare il senso di questa domanda? Nessun problema, vi vengo in aiuto con un semplice fatto: l’ultima vittoria nelle partite che contano, risale al lontano 1990. Doveva ancora nascere mio fratello, figuriamoci io.

Dal 2011 ad oggi, ovvero l’intera era Dalton-Green, la compagine di Lewis ha sempre raggiunto la postseason, salvo poi essere stata liquidata sempre al primo turno, portando il front office a chiedersi quale sia il problema di una squadra tremendamente talentosa e profonda con un organico certamente da Super Bowl.

Essere eliminata alle Wild Card ogni singolo anno non può essere accettabile, e la stagione 2016 sulla carta si presenta sotto brutti auspici: numerose partenze unite a troppi infortuni sembrano condannare Cincinnati allo stesso inevitabile destino che si sta ripetendo con una circolarità hegeliana.
Proverò a farvi capire di cosa sto parlando.

La più grave perdita sofferta in offseason è certamente quella di Hue Jackson, promosso al ruolo di capo allenatore ai Browns, coordinator offensivo capace di spingere Andy Dalton a giocare costantemente ad un livello tale da inserirlo spesso nelle conversazioni per l’MVP finale.

Il 2015 è stato un anno eccezionale per Red Rifle, capace di rispondere alle critiche piovute nella scorsa offseason dopo un imbarazzante 2014 con 25 TDs a fronte di soli 7 intercetti.

La brillantezza di Dalton ha suscitato molto entusiasmo negli addetti ai lavori, che hanno visto in Cincinnati una legittima candidata al Lombardi; l’entusiasmo si è magicamente dissolto nel momento in cui, tentando di compiere un tackle su Stephon Tuitt (dopo un intercetto), il suo pollice si è fratturato, mandando in frantumi le speranze di riuscire finalmente ad invertire il tanto inquietante trend sopracitato.

Ad essere onesti, il sostituto, il buon A.J. McCarron, ha dimostrato di poter essere un signal caller titolare in questa lega, e attraverso scelte nella maggior parte dei casi, è riuscito ad elevare il suo nome ad un livello tale per cui, si è iniziato a googlare di più il suo nome, che A.J. McCarron girlfriend. So che di sicuro non vi interesserà, ma sto parlando di Katherine Webb. Mi ringrazierete un giorno.

La più grande delusione della scorsa stagione è senza dubbio stata Jeremy Hill, dal quale, dopo una straordinaria rookie season, ci si aspettava una produzione da inserirlo nella discussione per il miglior RB della lega, produzione che invece è stata alquanto disastrosa.

Non tanto per il numero totale di touchdown, 12, ma per la qualità delle corse, altamente insufficienti: 3.6 yards a portata sono decisamente troppo poche per un tailback così talentuoso.

In questa offseason sta riuscendo a dimostrare come l’insuccesso dello scorso anno sia stato solo un incidente di percorso, giustificabile alla seconda stagione fra i professionisti. Nel caso Hill dovesse deludere ancora, il beneficiario sarà Giovani Bernard, fresco di rinnovo, che in una stagione che non vedrà ai cancelli di partenza i ricevitori Marvin Jones e Mohamed Sanu, persi in free agency, giocherà un ruolo fondamentale come pass catcher, confermando la propria reputazione di dual threat runningback.

E’ sensato aspettarsi un maggior uso di Bernard lontano dalla red zone, nella quale Hill ha dimostrato sempre di essere uno dei runningback più difficili da atterrare, come spiegano gli 11 touchdown della scorsa stagione.

Il corpo dei ricevitori è stato quello uscito peggio dalla offseason, per colpa delle già menzionate partenze di Jones e Sanu.

Il faro dell’attacco, dalle cui mani passeranno le speranze dei Bengals, sarà ancora una volta A.J. Green, la superstar più sottovalutata della NFL: quante volte discutendo su chi sia il miglior receiver della NFL, vicino ai vari Beckham, Jones e Brown, abbiamo menzionato l’ex Georgia Bulldog? Poche, vero?

Nelle 5 stagioni giocate, è sempre riuscito ad essere convocato per il Pro Bowl, ha sempre sorpassato la soglia delle 1000 yards di ricezione, diventando di una consistenza raramente riscontrabile nella storia della National Football League.

Il rookie Tyler Boyd, giocata spettacolare dopo giocata spettacolare in preseason, si sta candidando di prepotenza ad affiancarlo (solo nella depth chart) nel ruolo di titolare, grazie ad un’ottima tecnica e una notevole abilità nel correre ogni tipo di traccia.

La velocità non è quella di un Odell Beckham, però potrebbe sorprendere i più scettici. Per partire da titolare dovrà battere la concorrenza di Brandon “JoJo” LaFell reduce da una deludentissima stagione a Foxborough con la maglia dei Patriots: i troppi drop ed una frustrante inconsistenza hanno convinto Belichick a rilasciare un giocatore nel quale ha creduto molto, ma purtroppo tale fiducia non è stata ripagata.

Ha senso aspettarsi una stagione radicalmente diversa dalla passata, ma porre rimedio al problema dei drop sarà obbligatorio. Alle loro spalle non troviamo nomi particolarmente affermati, in quanto il quarto ricevitore nella depth chart risulta essere Brandon Tate, autore di una stagione che lo ha visto ricevere solamente due palloni. Due palloni in più di quanti ne ho ricevuti io, mica male?

Il 2015 è stato l’anno, fra gli altri, di Tyler Eifert, vera e propria touchdown machine con 13, numero che gli ha permesso di andare al primo Pro Bowl della carriera, e probabilmente ultimo, in quanto un infortunio alla caviglia rimediato durante la partita delle stelle (in ciabatte) probabilmente lo costringerà a saltare le prime partite dell’anno; il suo sostituto, il sophomore Tyler Kroft, sembra essere condannato allo stesso destino, per colpa di un infortunio al training camp che facilmente non gli permetterà di rimpiazzare il compagno.

Ma dunque, chi schiererà Marvin Lewis nel ruolo di tight end? Al momento C.J. Uzomah, che nella scorsa stagione ha totalizzato una ricezione per sole quattro yards. Sembra possibile che il front office cerchi nella free agency un sostituto, facilmente un veterano.

L’offensive line vedrà Andrew Whitworth, tentare di replicare la produzione tenuta la scorsa stagione, nel ruolo di left tackle, che lo ha portato ad essere inserito per la prima volta nella formazione all-pro, inserimento alquanto tardivo, poichè Whitworth si è sempre espresso a livelli altissimi.

Al suo fianco giocherà ancora una volta Clint Boling, solidissima e consistenza guardia. L’anello debole della linea sembra essere il centro, Russell Bodine, reduce da una difficile stagione in cui ha concesso ben 30 pressioni prima a Dalton e poi a McCarron, dato che visto il livello medio del talento che lo circonda, è abbastanza eloquente circa quanto detto poche righe fa.

Su Kevin Zeitler posso spendere parole simili a quelle usate per Boling, ovvero una guardia estremamente solida in grado di portare a termine con successo il proprio lavoro.

Cedric Ogbuehi parte probabilmente come favorito per il posto da right tackle, ma dopo una prima stagione costellata da infortuni, l’ennesimo acciacco sofferto durante il training camp non gli farà alcun favore nella competizione con il presidente della NFLPA (l’associazione dei giocatori NFL) Eric Winston, veterano capace di dare fornire stabilità quando chiamato in causa.

La difesa sembra essere ancora più talentosa dell’attacco, cosa che in una squadra con la tripletta Dalton- Hill(/Bernard)-Green sembra difficile da poter dire. Ma penso che fra un 700-800 parole, saprete trovare un senso a quanto ho appena affermato.

A differenza delle difese di Browns, Steelers e Ravens, esponenti di uno schieramento 3-4, i Bengals schierano quattro uomini nella defensive line, giocando quindi con una 4-3 defense.

La linea difensiva, può essere vista come uno dei reparti più ricchi di talento e dominanti dell’intera NFL: con due pro bowler come Dunlap e Atkins, come potrebbe essere altrimenti?

Il 2015 di Carlos Dunlap è stato a dir poco eccezionale, a tal punto da registrare 13.5 sacks, buoni per un posto nel tanto discusso Pro Bowl. L’impressione è che lo scorso anno sia stato solamente l’inizio dell’esplosione del gigante da Florida, che nonostante l’imponente stazza (quasi 2 metri di essere umano) riesce a vantare una velocità che può cogliere di sorpresa chiunque.

Sempre nel ruolo di defensive end troviamo un altro gigante, Michael Johnson, tornato lo scorso anno nella Queen City dopo un poco brillante anno a Tampa, ai Buccaneers.

Al centro della linea troviamo uno dei pass rusher più dominanti della lega, Geno Atkins, che dopo un anonimo 2014 figlio di un grave infortunio nel 2013, la scorsa stagione ha atterrato i QB avversari ben 11 volte, buone per un viaggio gratis alle Hawaii.

Il veterano Domata Peko inizierà l’undicesima stagione coi Bengals, e nonostante la sua produzione impallidisca di fronte a quella di Atkins, è un giocatore estremamente solido ed affidabile.

Nei linebackers troviamo una novità, per Cincinnati non di certo per la NFL, ovvero Karlos Dansby, che nonostante le 35 primavere il prossimo novembre, rimane uno dei linebacker più costanti e produttivi della NFL, basti pensare ai 108 tackles conditi da 3 intercetti fatti registrare la scorsa stagione.

Il ruolo di “mike” linebacker, ovvero quello di quarterback della difesa, sarà affidato a Rey Maualuga, veterano la cui carriera ha deluso le aspettative di Cincinnati, che nel 2009, anno in cui è stato draftato, sperava di aver pescato un perenne pro bowler. Ciò non è accaduto, ma comunque il contributo di Maualuga alla causa Bengals, rimane costante negli anni.

Il “will” sarà occupato da uno dei giocatori più talentuosi e controversi dell’intera lega: Vontaze Burfict. Per chi non lo sapesse, il will linebacker è schierato sul lato debole rispetto alla formazione d’attacco: ci troviamo di fronte quindi ad un ruolo in cui è richiesta una velocità sopra la media, che nel caso di Burfict è accompagnata pure da una fame di hard-hitter che lo ha portato ad essere definito come uno dei giocatori più scorretti della lega.

A provare ciò troviamo una sospensione che farà perdere al “violento” linebacker le prime 3 giornate della nuova stagione, sospensione causata dai tackle ai danni di Maxx Williams ed Antonio Brown, costringendo il secondo a saltare il divisional round degli scorsi playoff contro i Broncos. Al suo posto quindi troveremo Vincent Rey leading tackler della squadra nelle ultime due stagioni, fatto che gli ha contribuito a garantirgli un triennale da 11,5 milioni di dollari.

La secondaria quest’anno non conterà su Reggie Nelson, passato ad Oakland, che ha chiuso lo scorso anno con 8 intercetti, dato miglior della lega (insieme al rookie Marcus Peters).

A sostituirlo, nel ruolo di strong safety, ci sarà Shawn Williams, reduce da un 2015 che lo ha visto intercettare due passaggi. Sarebbe ingiusto aspettarsi da lui produzione tenuta da Nelson, ma arrivato al quarto anno fra i pro, Williams avrà finalmente l’occasione di dimostrare il suo vero valore.

Il free safety invece sarà un volto noto, George Iloka, assicurato per lo prossime 5 stagioni da un contratto di 30 milioni di dollari, giocatore che negli anni a venire sembra destinato a divenire uno dei leader di questa difesa.

Con la ventiquattresima scelta all’ultimo draft, Cincinnati ha scelto il cornerback William Jackson III, giocatore non ancora pronto per un ruolo da titolare “since day one”: tale possibilità è stata completamente annullata da un infortunio al training camp, che probabilmente lo costringerà fuori tutta la stagione, allungando i tempi del processo che lo vedrà diventare un lockdown corner.

O almeno così spera il presidente e GM Mike Brown. A contendere a Burfict il titolo di giocatore più controverso dei Bengals, troviamo il CB Adam Jones, dimostratosi uno dei migliori cornerback della lega, raggiungendo per la prima volta in carriera la convocazione al Pro Bowl.

Ciò che però la gente ricorderà meglio della sua stagione 2015, rimarrà purtroppo la decisiva penalità, unnecessary roughness, rimediata nell’ultimo drive della partita contro gli Steelers, penalty rivelatasi poi fondamentale per la vittoria di Pittsburgh, in quanto ha permesso ai ragazzi di Tomlin di avvicinarsi alla end zone e trasformare il field goal decisivo.

A suon di passaggi battuti a terra e di intercetti, far dimenticare questa sciagurata giocata sarà la sua missione quest’anno. Dre Kirkpatrick inizierà la stagione come titolare dall’altra parte del campo, ma sarà obbligato ad avere un miglioramento radicale nel rendimento. A coprire gli slot receiver, troveremo la scelta del primo giro nel 2014, Darqueze Dennard, in cerca di riscatto dopo due annate costellate da infortuni.

Mike Nugent sarà ancora una volta il kicker titolare, anche se sarà chiamato ad essere più accurato rispetto allo scorso anno, dove ha registrato una percentuale dell’82% circa.

Nel ruolo di punter, Kevin Huber vorrà confermare la buona media tenuta lo scorso anno, ovvero 45.8 yards per punt, e con Nugent, formerà ancora una volta uno degli special teams più esperti della lega. Adam Jones, probabilmente ricoprirà il ruolo di punt returner, lasciando così i kickoff return a Brandon Tate.

Come avrete notato, che una squadra del genere non riesca ad andare più avanti delle wild cards, appare veramente impossibile. La stagione 2016 sarà quindi fondamentale, in quanto la pazienza della città e di Mike Brown si sta esaurendo, anche perchè, con il Larry O’Brien trophy portato a Cleveland dai Cavaliers, la città con la “championship drought” più longeva, è proprio la Queen City, che non festeggia un titolo da 26 anni, il 1990, quando i Reds riuscirono a vincere le World Series.

Appare curioso come il 1990 rappresenti anche l’anno dell’ultima vittoria ai playoff dei Bengals, che a questo punto, non possono più fallire.

 

Post By Mattia Righetti (20 Posts)

Mattia, 20 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso.

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