È un mese abbondate che si parla di mossa azzardata da parte di Los Angeles e di Philadelphia per le trade fatte per arrivare ai due QB scelti nel draft.

Ci sono ovviamente pareri contrastanti come spesso accade, ma sembra che la maggior parte tenda ad appoggiare il fatto che non sia stata una buona scelta. L’obiettivo di questo articolo non vuol essere quello di determinare ciò che è giusto o sbagliato, ma si vuol cercare di condividere il motivo per cui si presume sia stata fatta una determinata scelta, dato che anche in futuro potremmo vedere molte di queste mosse.

È abbastanza oggettivo ammettere che in NFL ci siano più franchigie che QB di talento, e le poche squadre che hanno dei bravi giocatori in quel ruolo se li tengono molto stretti arrivando a pagare contratti con cifre esorbitanti.

Molti infatti criticano i Ravens per lo stipendio attuale di Joe Flacco, un fatto personalmente condivisibile ritenendolo inferiore ai vari Rodgers, Brady, Big Ben, c’è da dire però, in difesa dei Ravens, che se si vanno a vedere i quarterback liberi in free agency, di più forti di Flacco non ce ne sono, ed è per questo che molte squadre cercano quindi di investire nel Draft. Ed è qui che nascono i problemi.

Dopo anni in cui i QB non hanno affollato i primi giri del draft, negli ultimi due ne abbiamo trovati 2 nelle prime due scelte ed è una cosa che non succedeva da 18 anni con Manning e il povero Ryan Leaf nel 98 e Tim Couch e McNabb nel 99.

Da questi anni in poi abbiamo trovato particolare talento per tutti gli anni 2000 in particolare con la classe del 2004, che ha portato solo in un giro la scelta di quattro pro-bowler. Man mano che si arriva ai giorni nostri però, il talento sembra essere calato soprattutto nell’accuratezza nei passaggi o nella capacità di poter variare il proprio repertorio.

Se andiamo a vedere i vari QB Rating infatti, gli unici due draftati dopo il 2005 che abbiano il Rating superiore a 90 sono Matt Ryan e Russell Wilson, con quest’ultimo possessore tra l’altro di una carriera di soli 3 anni in NFL, con la probabilità che il suo 101.8 possa calare nei prossimi anni.

La colpa di questo va agli allenatori delle squadre dei college che purtroppo, per vincere, cercano di limitare i propri giocatori ad una solo tipologia di schema, contribuendo a creare lacune enormi, come la scarsa capacità di lettura, la tendenza a “scramblare” o a lanciare solo in shotgun formation.

Al posto di progredire e formare giocatori di talento sembra quasi che si stia tornando indietro alla “triple option” che ormai viene utilizzata solo da Navy, Army e Air Force.

A parere personale, è proprio questo che ha portato Los Angeles e Philadelphia all’azzardo e probabilmente questa tendenza si ripeterà spesso anche nei prossimi anni visto che i vari Brady, Manning, Big Ben, Rivers, Smith, Palmer sono prossimi alla pensione.

L’anno prossimo le franchigie potrebbero fare carte false per avere o Deshaun Watson o Brad Kaaya, con 49ers, Jets, Bills, Cowboys, Saints tra le più papabili per ambire a questi nomi. Se poi aggiungiamo le varie incognite del draft di quest’anno, della stagione che farà Osweiler, del fatto che i Lions hanno Stafford in scadenza nel 2018 come Arizona con Palmer, i Falcons con Ryan nel 2019 o la goccia che fa traboccare il vaso in città come Chicago o Miami dove i QB non sono mai stati completamente amati dal pubblico, il numero di pretendenti per le prime due posizioni del draft 2017 potrebbero aumentare.

Molta gente si chiede se si potrebbe risolvere questo “problema” ritornando a lavorare più sulle corse piuttosto che concentrarsi sui passaggi, e questa è una soluzione secondo me utilizzabile solo su Madden: ecco l’elenco i motivi per cui credo che questo possa essere considerato come utopia.

Il primo motivo, spesso citato anche in “Any Given Sunday” da Cameron Diaz, è una questione prettamente di soldi.

Non voglio soffermarmi molto su questo perché basta vedere la ricezione contro Dallas di OBJ per sapere che al pubblico “medio”, importa di più una giocata del genere rispetto a 10 corse “Beast Mode” di Lynch.

Questo lo ha capito l’NFL da parecchio tempo, togliendo regole che limitavano giocate del genere e introducendo la regola del “pass interference” che prima non c’era, o più recentemente creando il “targeting”.

In questo modo i ricevitori vivono una vita più serena rispetto ai loro antenati. Questo porta a delle conseguenze tecnico tattiche che non dobbiamo sottovalutare per poter capire a pieno l’importanza di un buon QB.

Il secondo motivo, è una questione di probabilità e indovinate un po? Ancora una volta di soldi.

Probabilità perché nelle corse, contrariamente ai lanci, abbiamo nell’azione, un coinvolgimento di un numero di giocatori molto più alto. Questo porta, per un discorso prettamente probabilistico, al fallimento.

I motivi sono molteplici. Più giocatori sono coinvolti infatti, più c’è il rischio che qualcuno possa sbagliare, e in situazioni come queste, basta un blocco sbagliato della guardia e tutto il lavoro fatto viene vanificato, aumentando in maniera esponenziale i vari rischi che l’azione può portare.

Nei lanci, invece, vengono coinvolte meno persone e se qualcuno sbaglia, le variabili che si possono creare, danno sulla carta meno problemi di una corsa non riuscita.

Il problema finanziario invece nasce perché il coinvolgimento di più giocatori, porta a numero più alto di infortuni che creano parecchi problemi alle entrate delle società.

Il terzo motivo è una questione tattica ed è una conseguenza del secondo punto.

A tutti piacerebbe avere un sistema collegiale tipo Oregon 2010 con Chip Kelly, ma nell’NFL è praticamente impossibile o comunque difficile da realizzare.

Come ho detto prima, le corse coinvolgono un numero più alto di persone nell’azione rispetto ai lanci, e nella filosofia di Kelly è risaputo che sia più importante l’accuratezza nell’esecuzione che lo schema in sé.

Questo porta ad un gioco più prevedibile, in quanto, per far sì che l’orologio funzioni, bisogna rendere più povero il play book concentrandosi su poche cose facendole alla perfezione.

Il problema è che in NFL non si trovano gli avversari che si trovano in NCAA e le squadre si adattano molto più facilmente. Lo abbiamo visto anche con Newton e Wilson ad esempio, dove dopo il primo anno di  “read-option” hanno dovuto un po allargare le loro menti.

Tutto questo però, non è solo una questione di attacco. Anche le difese hanno dovuto investire di più contro i passaggi che contro le corse. Ma di questo magari ne parleremo altrove.

Preparatevi quindi per le “mattanze” che assisteremo ai draft futuri. Ne vedremo delle belle!

 

3 thoughts on “Quarterback moderni: evoluzione o regressione?

  1. D’accordo su molte cose… però anche nel draft 2012 sono stati pescati due qb nelle due prime scelte (Luck e RG3)

  2. Concordo con quasi tutto, però c’è anche laltra parte della medaglia, riprendersi da trade del genere se non si indovina il QB è devastante. Capisco di più i Rams: Goff probabilmente è un QB per quale vale rischiare, gli Eagles li capisco meno, fondamentalmente un QB decente ce l’hanno (almeno per il loro sistema) e Wentz è davvero un biglietto della lotteria con molte più possibilità che si riveli un bust.
    Secondo meno aveva più senso che fossero i Cowboys a fare la trade (magari ci hanno pure provato) per prendersi Goff e non trovarsi nella situazione che hai ben descritto nei prossimi anni.
    Secondo me il miglior QB dopo Goff (in prospettiva, non adesso, per carità) è quello che hanno preso i Patriots e, indipendentemente che sia un boom o un bust, come filosofia è giusta: meglio cercare di anticipare sviluppando per qualche anno un discreto progetto che fare una scommessa al buio più avanti pagandola a caro prezzo se non va a buon fine.

  3. Si lo so, ma l’anno dopo non sono stati draftati 2 QB.
    Io parlavo di anni consecutivi in cui le prime 2 scelte sono stati QB.
    Nel 2013 infatti il primo assoluto è stato Fisher (OT), e nel 2011 come seconda assoluta appena dopo Newton, è stato preso Miller (LB)

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