blair-walsh-nfl-nfc-wild-card-seattle-seahawks-minnesota-vikings-850x560Blair Walsh se lo sognerà per tutta la vita, quel calcio sbagliato. Un kickoff da sole 27 yard, meno della trasformazione post td, dovrebbe essere cosa facile, ma se mancano 22 secondi alla fine allora i pali si restringono e se sai che siamo ai playoff ecco che si stringono ancora un po’ di più e se si aggiunge che stai per eliminare Seattle allora i pali diventano strettissimi.

Certo che però 27 yard sono davvero poche e quel calcio non può essere sbagliato. Un giocatore vive per questi momenti e dovrebbe mangiarsi il campo, non farsi influenzare e crollare sotto la pressione.

Walsh ha tanto da farsi perdonare, soprattutto perchè i suoi compagni hanno messo insieme una partita quasi perfetta ed erano a tanto così da eliminare la squadra più forte della NFL. Ciò detto però non bisgona mettere sulla graticola il kicker. L’errore è pesante, e lo sanno tutti, ma fa parte del gioco ed è proprio per questo che è bellissimo: niente è scontato finchè non accade.

Se quel calcio fosse entrato ora saremmo qui a raccontare un’altra storia, un’altra partita, ma quel calcio invece è uscito, Seattle va a Charlotte a giocarsi il divisional e non si deve giustificare.

Non è la prima volta che i Seahawks di Wilson sono i beneficiari di break di fortuna dell’ultimo secondo, e non è la prima volta che avanzano ai playoff nonostante siano stati superati nel gioco per la quasi totalità della partita.

Ma lasciando da parte i colpi di fortuna e la mano di Dio scomodata dalla Legion of Boom, tutto questo è niente in confronto alla magia che il qb Russell Wilson ha tirato fuori dal cilindro.

Tutti si aspettavano che i Seahawks passeggiassero sui Vikings come avevano fatto poco tempo prima e invece una in formissima difesa vichinga ha trasformato ogni down in una dura lotta.

gettyimages-504354688Wilson ha subito diversi sacks, è stato costantemente sotto pressione ed è stato obbligato a scramble disperati e lanci dell’ultimo secondo con i ricevitori (quasi) sempre ben coperti da una secondaria che ha davvero brillato.

Senza Lynch e con la linea offensiva che conosciamo era tutto sulle spalle di Wilson e dei suoi ricevitori, che hanno si sofferto, ma la difesa stellare di Seattle ha tenuto duro ed ha permesso al proprio Qb di fare la sua magia da quarto quarto: uno snap anticipato obbliga Wilson a improvvisare e sfrutta l’unico errore difensivo pescando un Lockett libero in mezzo al campo. Due snap dopo è touchdown.

Il freddo e le difesa hanno fatto registrare numerosi punt, ma Wilson ha fatto vedere ancora una volta di che pasta è fatto lasciando intravedere quanto caldi siano i Seahawks di quest’anno, tanto che non deve sorprendere che abbiano una seria chance di difendere il titolo di NFC champion.

Anche senza Graham e con la linea offensiva ancora più impoverita rispetto all’anno scorso, Seattle però schiera un Wilson sempre più maturo e sempre più in grado di svoltare le partite da solo. In più l’attacco ha la sua arma segreta in Darrell Bevell, l’offensive coordinator che chiama i giochi offensivi.

Non è una coincidenza che le migliori sei partite consecutive di Wilson coincidano con le migliori di Bevell mettendo in campo delle tracce pensate proprio per creare separazione dal difensore schierando i wr tutti dallo stesso lato o allargando tantissimo il campo.

Negli anni passati Seattle puntava moltissimo sull’isolamento, ora invece Wilson deve sempre guardare bene cosa sta succedendo prima dello snap e appena dopo. Un sistema di gioco efficace e ben studiato, ma che senza il giusto qb non potrebbe essere messo in atto.

Se questi Seahawks sono i migliori lo si deve anche alla difesa che non si sa come, continua a migliorare e migliorarsi. Sherman sembra ritornato a quello di tre anni fa, Chancellor, forte del suo nuovo contratto non appena è tornato in campo dopo sue sconfitte senza di lui sono subito arrivate altrettante vittorie proprio grazie a lui. Bennet è oramai il miglior uomo di linea difensiva dopo JJ Watt che fa classifica a parte, ma soprattutto è rientrato Jeremy Lane che ha preso il posto di un inconsistente Cary Williams de-attivato e poi rilasciato dopo soli otto giorni dal rientro di Lane.

Un reparto che non ha eguali, che suscita molte antipatie, ma che rovina ogni gioco avversario. Con una difesa migliorata e un attacco più forte che mai, questi Seahwaks sono meglio di due anni fa e sono i migliori. Se non arrivanno a giocare il terzo Superbowl consecutivo sarà solo perchè un qualche avversario della NFC ha
giocato la partita più che perfetta, perfettissima.

Minnesota è arrivata davvero vicino a giocarla, la partita perfetta. Walsh si prende la colpa, certo, perchè il calcio sbagliato pesa come un meteorite, però si vince e si perde da squadra e la colpa è di tutti i Vikings.

Che poi colpa è una parola grande, perdere succede, ma giocarsela con Seattle non è da tutti. I Vikings hanno giocato duro, forte, e la difesa ha fermato uno degli attacchi più spumeggianti della lega.

In un clima gelido, dove tutto diventa più difficile i padroni di casa non hanno sfigurato ed escono dal campo di casa sì sconfitti, ma a testa altissima.

Innanzitutto la linea difensiva ha volutamente corso largo, aggirando Wilson e costringendolo a stare nella tasca. Hanno egregiamente costretto Wilson a non uscire dalla protezione dei suoi, quando crea molti problemi agli avversari. Non a caso la vera giocata è arrivata proprio quando Wilson ha dovuto improvvisare lontano dalla linea di scrimmage.

01102016-baldwin01-1020x716 (1)La secondaria ha ridotto quasi a zero Baldwin e Lockett che sono usciti solo in un paio di occasioni, seppur fondamentali e l’attacco ha avuto la pazienza giusta di prendere quello che gli veniva concesso, di non andare in affanno e di capitalizzare le poche occasioni serie.

Alla fine Walsh si prende la colpa, ma il kicker è umano come tutti noi. I giocatori che fanno errori devastanti sono umani e i milioni di guadagno non ti mettono al riparo dalla pressione e dalla delusione.

Walsh era distutto, si è preso la colpa, il web lo ha massacrato e pure il suo allenatore non ha espresso grande appoggio, ahilui, ma se tutte le ire vanno contro il kicker forse ci dimentichiamo che Adrian Peterson si è scordato di timbrare il cartellino.

La sconfitta arrivata in maniera così rocambolesca ha però mostrato che bisogna ridurre il ruolo di Peterson ed espandere le possibilità di Bridgewater e il suo attacco aereo. È arrivato il momento di fare uno switch mentale e incentrare il gioco sul qb.

Certo il running back è fortissimo e un’arma potente, ma troppe volte è rimasto a secco quando tuttele attenzioni erano su di lui. Per il bene di entrambi e per il bene della squadra intera equilibrare i pesi è un atto per rifondare e ripartire più forti di prima.

Bisogna far scaldare il qb con dei passaggi semplici a inizio partita, testare un po’ la profondità e non appena la difesa si allunga piazzare la crosa che a quel punto risulta ancora più efficace perchè crea disequilibrio aiutando a sua volta ancora di più i lanci lunghi.

Teddy Bridgewater è migliorato tantissimo in tecnica, fisico e anche nel prendere le decisioni. Il 2016 sarà il suo vero momento di svolta e l’allenatore deve essere in grado di capirlo e farlo sbocciare.

Se i Vikings rimandano tutto di un anno, Seattle viaggia a Carolina a giocare contro i nuovi bulli. Seattle per me rimane la squadra da battere, ma questa partita è IL momento di Cam Newton.

Che le danze abbiano inizio.

Post By Michele Comba (63 Posts)

Si avvicina agli sport americani grazie a un amico che nel periodo di Jordan e dei Bulls tifa invece per gli Charlotte Hornets. Gli Hornets si trasferiscono in Louisiana ed è amore a prima vista con la città di New Orleans e tutto quello che la circonda, Saints compresi, per i quali matura una venerazione a partire dal 2007 grazie soprattutto ai nomi di Brees e Bush. Da allora appartiene con orgoglio alla "Who Dat Nation".

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8 thoughts on “Fortuna e magia di Wilson, Seattle accede al Divisional

  1. Ciao Michele,

    articolo interessante ma sul fondo non condivido questo entusiasmo per Seattle. Chancellor ha fatto due errori gravissimi nel finale, l’attacco senza quel colpo di fortuna (e di bravura certo) aveva prodotto zero in 45 minuti di football, il coaching staff ha preso decisioni cervellotiche (4° e 13 perchè?, 4° e 3 e intercetto…) e in difesa hanno giocato una partita che definirei normale.

    Parliamoci chiaro a Seattle sono dei sopravvissuti e anche senza tanto merito. Pure nel finale non sono stati capaci di chiudere quel paio di down che li avrebbe messi al sicuro, concedendo poi invece il comodo FG dalle 27.
    Insomma tanta roba a mio avviso, “troppa roba” per ritenerli “i più forti della NFL”.
    Sicuramente possono salire di livello, ma non sono favoriti contro Carolina, alla quale basterà una partita disciplinata a mio avviso. Di certo è il divisional più interessante.

    A mio avviso ad oggi se NE recupera bene gli infortunati sono ancora i favoriti numero 1. Certo è un grosso se….

  2. Condivido appieno quanto scritto nel commento qui sotto.

    Seattle è stata molto fortunata e mi sembra che ad oggi non sia assolutamente la più forte considerando chi è ancora in gara per il Superbowl. Forse solo gli Steelers sono inferiori, ma le restanti del lotto sono indubbiamente più attrezzate degli attuali Seahawks nonostante un Wilson eccellente quando sotto pressione e nonostante il blasone e gli ultimi due anni NFL.
    Ovviamente, infortuni permettendo per tute le squadre presenti al Divisional Round…

  3. Il culo serve sempre, per vincere. Solo che se avesse vinto Minnesota nessuno avrebbe avuto a che ridire dunque Seattle fortunata e non più forte (ci sta di giocar maluccio fuori casa a -6°C, però 10 punti dopo una serie da 30 di media fanno pensare).
    Contro Carolina devono eliminare Newton. Fuori lui l’attacco dei Panthers non esiste. E proteggere Wilson, sennò chi li mette punti sul tabellino?
    Graham è un danno: prima se ne liberano meglio è. Recuperare un buon ricevitore non sarebbe male. Meglio ancora un TE bloccatore dalle mani decenti.

  4. Michele grande articolo, sono daccordo su tutto quello che hai scritto sui vikings..peterson impegnato x l’ennesima volta così tanto ha agevolato la difesa avversaria che si è concentrata solo sulle corse, minnesota ha puntato ad un gioco facile in attacco per evitare intercetti ed errori sui lanci, puntando a far scorrere il tempo e a tenere wilson lontano dal gioco ma bridgewate meritava più fiducia visto che le ultime weeks lo avevano certificato come qb in grande spolvero e di maturità..i sehawks non mi sono piaciuti ma danno sempre l’idea di vincere non appena “accelerano”…secondo me coi panthers è un superbowl anticipato..

  5. I falchi rimangono i favoriti, saranno antipatici ma sono i piu’ forti nella NFC, gli unici che possono batterli, adesso, sono i Cardinals con la loro difesa e hanno il fattore campo, quando vinci non è solo fortuna, ma determinazione e ferocia, quando perdi cosi’ (Vikings), non è solo sfortuna.

  6. Mah, direi che la partita di ieri ha moqtrato chiaramente chi era più forte….
    Fatico a comprendere questa adorazione per Seattle.

    • Ciao Poli,
      innanzi tutto grazie mille per aver letto e commentato il mio articolo. Fa piacere avere un riscontro! Ti assicuro che non adoro Seattle, anzi! Sono tuttosommato contento che abbiano perso anche se non stravedo per Carolina… detto questo però la partita di ieri non è indicativa. Seattle ha iniziato con il freno a mano tirato perché boh… non lo so. E quei 5 minuti iniziali gli sono costati la partita intera! i miei ragionamenti sono astrusi, ma penso ancora che siano i più forti e credo soprattutto che siano i più forti Seahawks degli ultimi anni. Poi hanno perso, ma per fortuna non sono sempre i più forti a vincere! So perfettamente che è un’opinione personale ed è attaccabilissima!

      Buon football

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