In questo primo sabato di playoff è saltato il fattore campo. Dopo il dominio corsaro di Kansas City, anche Pittsburgh si impone nella difficile trasferta a Cincinnati.

A Big Ben & co. è bastata la pazienza o la fortuna li ha aiutati. Tutte e due sicuramente, ma soprattutto è una grandissima gestione dello stress che ha portato gli Steelers a vincere la guerra mentale.

La gestione del rientro di Roethlisberger dopo l’infortunio alla spalla ha dato il colpo di grazia a Cincinnati che era sulla strada per vincere. Non ho assolutamente la certezza di quello che dico, ma conoscendo Tomlin e i suoi giochetti/trucchetti azzardo un’ipotesi che credo vera.

Per esserne sicuri bisognerebbe essere dentro la testa dell’head coach, un po’ nello stile di Inside Out, ma la decisione di far rientrare il qb proprio in quel momento è stata la miglior scelta della serata.

Per capirne appieno il significato bisogna però fare un passo indietro. La partita si è svolta in sostanziale equilibrio, dominata dalla pioggia che ha reso ruvido il gioco e dalle difese che mettendoci il fisico hanno tenuto il punteggio molto basso.

La ruvidezza si è da subito accompagnata a un certo grado di agitazione e nervosismo, e le prime schermaglie non hanno dovuto attendere troppo per farsi notare. In questa situazione l’ago della bilancia pendeva leggermente verso Pittsburgh che forte di qualche calcio conduce per 9 zero. Che presto diventano 15.

Dall’altra parte un qb acerbo per un palco del genere non riesce a far girare l’attacco come dovrebbe e l’ago pende sempre di più in direzione giallo-nera. Fino AL sack, il momento di svolta.

Big Ben viene portato a terra, violentemente, e cade sulla spalla destra, quella usata per lanciare e già infortunata. Oltre alla forza dell’impatto si unisce all’atterraggio il peso di un giocatore che di soprannome fa “big” e la gravità imperdonabile fa dolorare quella spalla che già lo ha tenuto ai box per diverse partite in stagione.

L’ago della bilancia schizza. Pittsburgh perde il leader, AJ McCarron inizia a trovare i ricevitori, la difesa comincia a scricchiolare e Green sale in cattedra. Il qb di riserva Jones non riesce in nessun modo a trovare la quadra e l’attacco degli Steelers non gira.

Cincinnati si fa sotto, piazza intercetti e passa in vantaggio. L’ago della bilancia propende ora per i Benglas e mancano meno di due minuti al termine.

Cincinnati vede la storia di fronte a sé, Roethlisberger è tornato sulla sideline, ma resta in panchina perchè Pittsburgh non ha un terzo qb e serve un cambio a Jones in caso di bisogno. Ma non è in grado di giocare, ma in questa situazione arriva per gli Steeler il colpo di cu.. ehm, fortuna. Unito alla bravura della giocata di Shazier e unito soprattutto alla capacità di Tomlin di sfruttare la situazione.

Il colpo di fortuna è il fumble di Hill, aiutato dal grande gesto atletico di Shazier che gli strappa la palla di mano, ma il vero colpo avviene subito dopo: Tomlin rimanda in campo Big Ben. Cincinnati convinta di aver praticamente vinto si ritrova senza palla, e convinta che Roethlisberger non giocasse più se lo ritrova di nuovo in campo.

Certo forse la motivazione di Tomlin è stata che, essendo sotto, rimetti il qb titolare perchè tenti il tutto per tutto, ma, strategia o fortuna, Cincinnati perde la testa e questo è un dato di fatto. Tempo due snap e arrivano due personal foul che regalano 30 yard a Pittsburgh e gli danno la possibilità di un calcio facile che vale il vantaggio a 18 secondi dalla fine. Il resto è storia.

Gli episodi l’hanno fatta da padrone, ma la difesa finora diffamata ha tenuto in piedi la partita e la stagione degli Steelers. Se nelle scorse stagioni tutto il reparto era stato accusato di non farcela, di non arrivare a essere quello che avrebbe dovuto, di non riuscire a fare la differenza e di essere indisciplinato nei momenti salienti, in questo sabato piovoso ha invece messo a tacere tutte le critiche: ha messo in piedi un notevole vantaggio e ha forzato il turnover che ha permesso a Big Ben di prendersi la vittoria e gli applausi in un improbabile drive finale.

Su tutti, come detto prima, spicca la prestazione di Shazier che ha forzato due fumble e se Roethlisberger ha fatto l’eroe, il merito e anche della difesa che ha sigillato la vittoria.

Questo non è un gruppo perfetto, ma ha abbastanza carte per andare avanti e l’aggressività, nonché l’agonismo che Tomlin sa passare ai suoi giocatori li eleva al livello superiore e ieri sera i numeri messi a referto devono far riflettere tutti: tre sacks, almeno sei tackles con perdita di yard e quattro fumble forzati.

Ma soprattutto non hanno concesso nulla fino quasi alla fine quando la safety Allen ha commesso una pesantissima pass interference su Green e hanno saputo superare diverse penalità che mantenevano vivi i drive di Cincinnati, anche se un certo aiutino da un McCarron incapace di fare lanci basi si è fatto notare.

Accanto a una difesa rinata, la palla della partita è però per Martavis Bryant e il suo td da 10 yard. Potrebbe essere uno dei più atletici della storia NFL, quasi irreale. Ha risposto presente quando chiamato in causa e ha aiutato tutta Pittsburgh a passare il turno.

Certo però le speranze di andare avanti e di essere una seria contendente per il titolo passano dalla spalla del qb. L’infortunio sembra serio e non è esagerato dire che senza di lui gli Steelers erano un’altra squadra.

Con Jones in campo l’attacco è stato proprio fermo e brutto, e con il trauma cranico subito da Brown le mani e le spalle di Big Ben saranno fondamentali. Se Brown non riuscisse a scendere in campo tra 7 giorni verrebbe meno un buona percentuale dell’efficacia offensiva, ma se pure Roethlisberger non dovesse farcela, allora le cose si mettono davvero male. L’infermeria sarà il punto focale di questa settimana e solo poco prima della partita sapremo se e come scenderanno in campo le due stelle.

Cincinnati invece ha davvero tanto da rimpiangere. Nonostante un McCarron fuori partita, nonostante le pochissime yard guadgnate e i primi down raggiunti, nonostante tutto i Bengals l’avevano tenuta lì, erano ancora in partita, e sono andati sopra per buttare via tutto nel peggiore dei modi: sono implosi, hanno perso la testa e sragionando non si va da nessuna parte.

Tanto meno contro la storia che li ha sempre visti sconfitti in postseason quando erano in svantaggio in un qualsiasi momento della partita.

È arrivata così l’ennesima sconfitta ai playoff, ma questa brucia più di altre perchè potrebbe costare il lavoro all’head coach, essendo il primo coach della storia NFL a raggiungere il poco piacevole record di 0-7 ai playoff. In automatico questo significa hot seat.

Le figuracce di Vontaze Burfict e di Adam Jones hanno buttato via la partita, come anche la presenza dell’assistente in campo che gli varrà un multa. Queste teste calde però sono al comando di Lewis e in un modo o nell’altro sarà lui a prendersi la colpa.

Non è stato aiutato dal suo qb McCarron che si è scontrato contro un difesa rocciosa e non ha saputo trovare il modo di venirne a capo. Lewis l’ha messo in difficoltà chiedendogli di lanciare lungo con tanta pioggia e poca confidenza. Il risultato? Intercetto.

Bisogna però spezzare una lancia in loro favore. Nonostante la poco piacevole situazione lui e Lewis si prenderanno la colpa, è il ruolo pesante del loro lavoro, ma almeno sanno come comportarsi apparendo sempre calmi e posati ance nella difficoltà.

Comportamento molto più nobile di un Adam Jones qualsiasi che pur essendo il vero colpevole se ne esce facendo lo spaccone su Instagram e mostrando un livello davvero basso di maturità. Io credo che i Bengals debbano tenere duro così un’altra stagione e non farsi prendere dalla sconfitta. Questa partita l’hanno buttata al vento gli episodi e non ci si deve condizionare troppo da dei singoli episodi.

Certo però il record di 0-7 urla forte, ma la corsa contro la storia sembrava indirizzata nel verso giusto e mi sembra doveroso dare a Dalton, Lewis e questi Bengals un’altra occasione, stavolta però l’ultima per davvero.

Quella di ieri è stata per diversi aspetti una partita brutta, dura e ruvida. Gli episodi l’hanno resa ancora più brutta, ma gli Steelers l’hanno portata a casa davvero come squadra. A Denver però si ricomincia da zero, con diverse incognite nella lineup.

 

Post By Michele Comba (63 Posts)

Si avvicina agli sport americani grazie a un amico che nel periodo di Jordan e dei Bulls tifa invece per gli Charlotte Hornets. Gli Hornets si trasferiscono in Louisiana ed è amore a prima vista con la città di New Orleans e tutto quello che la circonda, Saints compresi, per i quali matura una venerazione a partire dal 2007 grazie soprattutto ai nomi di Brees e Bush. Da allora appartiene con orgoglio alla "Who Dat Nation".

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3 thoughts on “Cincinnati sprecona, Pittsburgh ne approfitta

  1. Big Ben, nonostante due SuperBowl in cascina da protagonista e nonostante le tante prestazioni eccellenti nel corso degli anni, non so perchè, ma ritengo sempre sia considerato un quarterback troppo sottovalutato per la qualità che mette in campo…è sempre stato injury prone, ma rimane ugualmente un franchise QB di tutto rispetto che è sicuramente meno pubblicizzato e meno inflazionato di altri.

      • Intendo Brees, intendo “Ice Man” Ryan, intendo Kaepernick, intendo Dalton, intendo Flacco, intendo Romo, intendo Stafford.

        Di certo non parlo dei fuori-categoria ovvero Brady, Manning, Rodgers, Newton, Wilson e compagnia cantante…

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