1024x1024Arrivati a dicembre è d’obbligo cominciare a interrogarsi sui playoff. Chi ci andrà, chi ci arriverà in forma e chi invece è destinato a fare una puntatina da one & done? Queste domande circolano a gran voce in quel di Houston, e a ragione. L’inizio di stagione ha visto momenti difficili, soprattutto a causa di grosse incertezze riguardo il ruolo di qb, un mese fa il record parlava chiaro: altra stagione difficile aperta con 1-4. L’inizio era difficile al punto che quando a cena un amico mi dice “hai visto che Houston a licenziato l’allenatore?” io ho subito pensato al povero O’Brien a pancia in su nell’acquario. Invece erano i Rockets a silurare il propio head coach, e per di più oggi siamo qui a parlare dei Texans e del loro 6-5, che vale il primato di division condiviso con Indianapolis. Questo perchè qualcosa di buono sta accadendo in Texas: un attacco che gira bene, TE decisivi, un Hopkins infermabile, ma soprattutto la difesa.

JJ Watt e compagni sono la principale ragione per cui Houston può essere considerata una seria candidata per i playoff. La squadra gioca bene tanto quanto altre difese considerate granitiche, soprattutto nella difesa dei passaggi e lo può testimoniare Drew Brees coi suoi Saints che dopo 54 partite consecutive con almeno un touchdown su passaggio si è trovato con la bocca all’asciutto. Attualmente la difesa di Houston è la sesta in totale e la terza sui passaggi, ma negli ultimi 4 incontri ha concesso solo 39 punti, dando così l’impressione che i numeri di media possano ancora salire. Ogni squadra che punta molto sul quarterback e sui passaggi, come Patriots o Bengals, avrà vita dura e sarà nei pasticci. A guidare la rinascita di una squadra che è stata la migliore in novembre c’è l’alieno JJ Watt la cui importanza va al di là delle giocate personali perchè Watt richiede un gameplan specifico.

jj-watt-handing-ballI libri con gli schemi di attacco cambiano radicalmente quando si arriva a Houston e poi anche vederlo giocare a ogni partita è una gioia anche per i palati più fini. E’ uno di quei giocatori che vanno oltre i numeri, ma le sue statistiche fanno strabuzzare gli occhi: finora ha registrato 13,5 sacks, 42 hits al quarterback e 23 placcaggi con perdita di yard. Arrivati alla week 12 ha più tackle, sacks, quarterback hits e tackle for loss che alla stessa week della stagione 2014, quella in cui è stato nominato all’unanimità (cosa che mai si era verificata prima) Defensive Player of the Year. Non è un segreto che Watt sia il difensore più dominante della NFL, la novità è che per la prima volta in questa stagione non è da solo. Su tutto spiccano l’ingresso di Vince Wilfork, il recupero di Jadeveon Clooney e la carica di Brian Cushing. Ci è voluto un po’ per far funzionare le cose ma i Texans adesso sono una di quelle squadre che gli altri non vogliono incrociare. Come quando vedi dei brutti ceffi sulla strada e vuoi solo cambiare marciapiede.

081515-NFL-Houston-Texans-quarterback-Brian-Hoyer-SS-PI.vadapt.620.high.93In aggiunta alla difesa da Championship, i Texans sembra che abbiano trovato qualcosa che funziona anche in attacco. Hoyer, diciamolo, non è niente di speciale, ma sta portando a casa il compitino senza buttare via le partite, limitando gli errori e puntando Hopkins che è uno di quelli a cui basta averla nella zona per prenderla. Non migliorerà e non gli si può chiedere niente di più, ma ora come ora è sufficiente per questi Texans, consapevole del proprio ruolo.

E poi, certo, avere un ricevitore d’elite come DeAndre Hopkins aiuta e non poco. Nell’uno contro uno vince sempre o quasi sempre. Vince in velocità, vince nella precisione delle tracce che corre e vince anche nelle prese a una sola mano. Hopkins non si ferma davanti a nessuno e non si fa rallentare da nessuno, neppure dal proprio qb che non brilla in precisione e rapidità di decisione e neppure dal cornerback numero uno Revis che ha concesso 98 yard solo a lui quanto in 11 partite ne aveva concesse 267 in totale. Quello che poi colpisce di questo giocatore è che non si lascia andare all’attenzione mediatica come può capitare a Dez Bryant o Odell Beckham. Si fa trovare pronto quando deve e trasforma in opportunità quasi ogni pallone che gli viene lanciato. Le sue prestazioni parlano per lui e stanno facendo salire i riflettori non poco. Il difficile viene ora. Con gli occhi di tutto il mondo puntati addosso è facile distrarsi, ma in casa c’è un esempio straordinario di dedizione al lavoro e il coach O’Brien avrà il complicato compito di proteggere il suo pupillo.

Le attenzioni su Hopkins però non sono solo mediatiche, tutti i difensori accendono i riflettori su di lui e il WR è diventato il pericolo numero 1. Le coperture sono tutte sue ed è marcato a vista. I Texans e il coach hanno però fatto tesoro di quello che Hopkins crea e coinvolgendo i tight end nel gioco aereo riescono alternativamente a trovare ricezioni e touchdown dei TE o evitare i raddoppi su Hopkins in modo da poter scatenare l’inferno nell’uno contro uno. Il game plan offensivo è davvero ben costruito, equilibrato e in grado di sfruttare le star come anche di tirare fuori il meglio da ognuno.

Ultima ma non meno importante ragione per temere Houston è che hanno davvero buone possibilità di vincere la division e che sia il primo, il secondo, il terzo o il quarto posto, in ogni caso significa vantaggio di casa, home field advantage, e viaggiare fino a Houston non è così semplice come sembra. Mancano 5 partite e le prossime tre, a Buffalo, contro New England e lo scontro diretto con Indianapolis su un campo dove non hanno mai vinto ci diranno di che pasta sono fatti questi Texans. Sopravvivere alle prossime 3 week significa arrivare alle ultime due (Jacksonville e Tennessee) con la tranquillità di chi sa di poter divorare qualunque avversario. A questo punto riuscire a mettere sotto contratto un buon qb o assicurarsi un buon prospetto è un’imperativo per il futuro, perchè se i Texans hanno serie possibilità di raggiungere i playoff, il Super bowl è ancora un lontano miraggio, ma gli elementi per portare il Lombardi Trophy in Texas ci sono tutti, tranne uno e va trovato.

Post By Michele Comba (63 Posts)

Si avvicina agli sport americani grazie a un amico che nel periodo di Jordan e dei Bulls tifa invece per gli Charlotte Hornets. Gli Hornets si trasferiscono in Louisiana ed è amore a prima vista con la città di New Orleans e tutto quello che la circonda, Saints compresi, per i quali matura una venerazione a partire dal 2007 grazie soprattutto ai nomi di Brees e Bush. Da allora appartiene con orgoglio alla "Who Dat Nation".

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