“I Lions offrono Stafford in sacrificio”: il titolo apparso sul Detroit Free Press il giorno dopo la sconfitta 28-19 contro i Vikings, come spesso succede per i giornali locali, è crudo ma allo stesso tempo in grado di arrivare al cuore del problema (e della sofferenza, nell’ottica del tifoso). Eppure durante l’estate era difficile pensare che già a fine ottobre Detroit si sarebbe trovata in questa situazione, ovvero con una sola vittoria dopo sette partite e una stagione sull’orlo del baratro. Per avere realisticamente qualche possibilità di playoff, infatti, Detroit dovrebbe infilare una striscia di vittorie consecutive da qui alla fine della regular season, o al limite un record di 8-1. Molto difficile, anche alla luce del gioco mostrato fino ad oggi dagli uomini di Jim Caldwell.

usp-nfl_-detroit-lions-at-new-england-patriotsTutti concordano, il problema è l’attacco. In questo senso la situazione è stata ben descritta dallo stesso Caldwell quando ha affermato che offensivamente i Lions sono stati incapaci. Non riuscivano a bloccare, non riuscivano a muoversi, non riuscivano a segnare. Non riuscivano a fare davvero niente di buono. Stiamo parlando di un attacco che secondo le statistiche di Football Outsiders era il 19esimo della NFL per efficienza nel 2013, ed era rimasto tale nel 2014 durante il primo anno di Joe Lombardi. Quest’anno, invece, è crollato fino al 25esimo posto. Per non parlare poi del gioco sulle corse, ultimo della lega al momento per numero di yards a partita.

Proprio il match di domenica scorsa con Minnesota è stato esemplificativo della stagione dei Lions. Dopo un primo quarto iniziato col piede giusto, due TD nei primi due drives e vantaggio di undici, Stafford e suoi sono naufragati sotto i blitz della difesa avversaria (sette sacks totali alla fine per Minnesota) per un totale di sette misere yards conquistate fra secondo e terzo quarto. Davvero troppo poco, nonostante non ci siano state palle perse.

La sorpresa nella sorpresa, però, è che nel flagellare da ogni lato l’attacco di Detroit il primo indiziato non sia stato Matthew Stafford, ovvero colui che era considerato l’incognita numero uno della stagione dei Lions. Con il 65% di completi, 12 TD e 9 intercetti, e un rating di 86,8 non può certo considerarsi inattaccabile, ma la maggior parte delle critiche sono state dirette alla linea offensiva, spesso non in grado di limitare la pressione sul proprio QB né di bloccare in maniera efficace sulle corse.

L’esonero di Joe Lombardi, il giorno dopo la sconfitta al Ford Field, ha rappresentato per prima cosa la conferma che tutto quello che hanno visto i tifosi dei Lions in queste prime sette giornate di regular season non è figlio di qualcosa di contingente ma scaturisce da problemi profondi e, a quanto pare, irrisolvibili. Caldwell si è affrettato a chiarire che non ci sono state pressioni dalla proprietà, e che la decisione è stata presa perché, in sostanza, le settimane passavano e le cose non miglioravano. Dando come buona questa motivazione, e prendendo atto che i giocatori non si sono dichiarati “sorpresi” dalla notizia, c’è da capire quale segnale abbia voluto dare alla squadra l’head coach ex Ravens (quelli dell’anello) e Colts (quelli di Payton Manning). Ha voluto dare, a stagione ancora in corso, un chiaro segnale che lui ci crede ancora? Oppure ha voluto togliere il paravento davanti a chi adesso non potrà più dare la colpa all’ex offensive coordinator?

bildeLombardi, trentaquattrenne, era arrivato dai Saints dove era allenatore dei quarterback (e quindi di Drew Brees). Questa era l’unica esperienza di rilievo che potesse giustificare l’incarico di offensive coordinator, ricevuto con l’intento di ricreare un attacco simile a quello di New Orleans. Adesso sarà sostituito da Jim Bob Cooter, uno con il curriculum corto almeno quanto quello di Lombardi. Con i suoi trentuno anni sarà il secondo più giovane offensive coordinator della lega (dietro a Sean McVay ai Redskins), e avrà a che fare con cinque giocatori in roster più “anziani” di lui. A parte l’età, e i suoi passati problemi con la giustizia (si contano già due arresti), può vantare un ruolo di assistente dell’attacco ai Broncos nel 2013, prima di essere allenatore dei quarterback a Detroit dalla scorsa stagione. Anche in questo caso non un uomo d’esperienza, insomma.

In mezzo a questo mare tempestoso, adesso i Lions sono attesi dalla sfida con i Kansas City Chiefs, al Wembley Stadium. Forse non ci saranno rivoluzioni, ma l’attenzione sarà rivolta allo spirito con cui Megatron e i suoi affronteranno l’appuntamento. La testa sarà già rivolta al futuro, oppure gli uomini di Caldwell scenderanno in campo col piglio da “ultima spiaggia”?

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