Il 2015 dei Dolphins sarà tutto proiettato a uscire dalla mediocrità. L’ultima stagione con record vincente risale al 2008 e da allora a Miami si è navigato nel mare delle 7, 8 vittorie a stagione. La terra di nessuno.

Il grosso punto di svolta nella stagione può e deve essere il qb Ryan Tannehill. Con una grande fiducia riposta in lui, che si è tradotta con un contrattone multimilionario, il qb si è spesso rivelato meritevole di tale fiducia e di tale contratto, dimostrandosi un franchise qb in grado di guidare la squadra per molto tempo, ma troppe volte è andato in confusione nelle partite finali, quelle decisive, lasciando i suoi Dolphins fuori dai playoff.

In questa offseason, spendacciona, la dirigenza ha aggiunto gli ultimi tasselli per essere competitivi e quest’anno è l’anno designato per raccogliere i primi frutti e non rimanere nella mediocrità della no-mans land.

Il killer instinct, necessario per chiudere le partite decisive, che finora è mancato potrebbe essere trovato nelle numerose armi a disposizione di Tannehill.

In poche mosse l’attacco ha costruito uno dei reparti ricevitori più giovani, completi, interesanti e forti della lega. I nuovi ingressi vedono in primis l’aggiunta di Kenny Stills, sacrificato da New Orleans dove già si era imposto come ricevitore numero 2 e in coppia con Brees si è costruito una nomea.

Anche a Miami Stills ha già cominciato a brillare e in coppia con la conferma di un sorprendente Jarvis Landry da a Tannehill diverse opzioni, tutte valide. A loro poi si aggiungono Greg Jennings e la scelta al primo giro DeVante Parker che sono pronti a portare qualità come terzi ricevitori. E non dobbiamo dimenticare il TE Jordan Cameron che arrivato al caldo della Florida spera di ristabilire il proprio corpo e tornare quel TE/WR che si è visto a Cleveland.

I Dolphins perdono il loro leader in ricezioni Wallace, ma la mossa, seppur per alcuni dolorosa, è una mossa giusta, perchè il WR non si è sposato benissimo con il modo di giocare di Tannehill, soprattutto a causa delle imperfezioni nei lanci lunghi.

Pur senza Wallce, con questo gruppo di ricevitori, la società ha voluto mettere a proprio agio il qb e aiutarlo a mascherare le sue difficoltà soprattutto nei lanci lunghi e in profondità. La media di lanci di Tannehill è infatti di sole 7 yard per tentivo, ma il ragazzo ha mostrato una costante crescita in ogni statistica di anno in anno: la percentuale di passaggi riusciti, il numero di pass TD messi a referto e anche il rating.

Quest’anno, con questi giocatori e un sistema di gioco in grado di esaltare tutti, ci si aspetta che i Dolphins escano dal guscio e inizio a vincere le partite decisive. Tannehill nella prima uscita ha fatto vedere delle belle cose. Certo era contro la difesa dei Bears, non proprio impenetrabile, ma ha convertito dei terzi down e anche un quarto. Proprio quelle situazioni solitamente difficili che spesso lo mettevano in difficoltà.

Oltre ai ricevitori Tannehill e compagni possono fare affidamento anche su un buon reparto di running backs. L’anno scorso Miller si è guadagnato il titolo di titolare e quest’anno, confermato numero 1, si potrà alternare con Jay Ajayi scelto al quinto giro di draft. Il prodotto di Boise State arriva con molte aspettative e le ginocchia doloranti, ma se riuscirà a risolvere i suoi problemi fisici potrà diventare ben di più che un backup per Miller.

Se l’attacco quindi appare decisamente migliorato in maniera oculata e intelligente, la difesa è migliorata nettamente, ma con l’investimento della vita. I dolphins hanno portato a termine un colpo grosso durante la off-season dando al DT Ndamukong Suh il contratto più grande mai dato a un giocatore difensivo: 114 milioni per 6 anni.

Suh stesso aveva dichiarato che per la scelta della squadra in cui giocare tutto sarebbe stato deciso dai soldi, e così è stato. L’agente del DT ha deciso che Miami andava bene, perchè pagava di più. Al di là della spesa però, Miami crede che Suh migliorerà la difesa sulle corse, 24° lo scorso anno, dato che l’ex Detroit Lions è stato il giocatore più decisivo nella sua posizione fin dal debutto in NFL nel 2010, portando sack, pressione e taclke come quasi nessun altro.

Al di là della prestazione personale però quello che Suh porta alla squadra è il cosiddetto “Suh effect”, roba che lui, Watt e pochi altri possono permettersi. Nella prima uscita in preseason infatti pur avendo giocato solo sette snaps e registrato zero tackles Suh ha in realtà aiutato tutta la squadra a vincere “semplicemente” con la sua presenza: è stato infatti raddoppiato in quasi ogni azione, ha forzato una falsa partenza di Kyle Long e ha permesso al proprio compagno Jenkins di correre libero verso un placcaggio.

Sul sack di Cameron Wake, Suh ha tenuto impegnati due blocker della linea dando così libero campo al proprio compagno. Questo è il vero valore di un giocatore del genere, quello di riuscire ad alzare il livello di qualità di un intero reparto anche solo grazie alla propria presenza.

Il rischio che un giocatore si spiaggi su una montagna di soldi è sempre alta, ma io credo che Suh, per ora, stia dimostrando di non voler smettere di giocare e soprattutto credo che si senta in competizione a distanza con JJ Watt, che ha dimostrato di valere ben oltre i milioni di milioni che gli danno, e per questo si prepara a un anno ancora sopra le aspettative.

Oltre a Suh la difesa in generale è di livello/medio alto, quindi l’inserimento di un giocatore di questo calibro può far far davvero un salto di qualità. In particolare per giovani outside linebackers Jelani Jenkins e Chris McCain si prospetta una stagione in ascesa.

Jenkins è partito titolare 14 volte nella scorsa stagione raccogliendo ben 110 tackles, mentre McCain ha avuto un sorprendente camp dopo aver passato la maggior parte del 2014 nello special team e ora è il nome principale per il ruolo da titolare dopo la partenza di Ellrbe.

Il miglioramento della linea difensiva e gli inserimenti in termini di qualità nel roster mostrano un miglioramento generale che sulla carta sembra essere decisivo. Poche altre squadre possono offrire una combinazione di pass rush efficace e pericolosa come Suh, Wake e Oliver Vernon.

Dal lato offensivo Tannehill è circondato di talenti e dal miglior gruppo con cui ha mai giocato finora, e la stagione potrà dirsi vincente solo se arriveranno anche i playoff, però la AFC East rimane una delle division più competitive della lega e i Pats hanno ancora la coppia Brady/Belichick, mentre sia i Bills che i Jets hanno fatto importanti passi avanti.

Agli avversari bisogna anche poi aggiungere le carenze di una linea offensiva che ha già lasciato a desiderate e per questo vedo difficile superare l’8-8, ma per fortuna Miami può permettersi ancora un solo anno di crescita per poi sbocciare definitivamente il prossimo anno. Bisogna portare pazienza.

Post By Michele Comba (75 Posts)

Si avvicina agli sport americani grazie a un amico che nel periodo di Jordan e dei Bulls tifa invece per gli Charlotte Hornets. Gli Hornets si trasferiscono in Louisiana ed è amore a prima vista con la città di New Orleans e tutto quello che la circonda, Saints compresi, per i quali matura una venerazione a partire dal 2007 grazie soprattutto ai nomi di Brees e Bush. Da allora appartiene con orgoglio alla “Who Dat Nation”.

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One thought on “Miami Dolphins 2015 Preview

  1. Mah speriamo bene, anche se la seconda metà di stagione offre un calendario proibitivo, inoltre nella division ci sono i campioni in carica e due squadre che si sono rafforzate MOLTO rispetto alla scorsa stagione… sono d’accordo che le aspettative sono alte, quest’anno, ma sinceramente prevedo l’ennesimo 8-8 per i delfini

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