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Il draft del 2014 è stato un po’ il draft dei quarterback interessanti ma forse non ancora affermati. Teddy Bridgwater è stato a lungo identificato come la prima scelta assoluta, come anche Manziel e Bortles a cui si prospettava una scelta molta alta, entro le prime 5. Poi però alle Combine iniziano i primi dubbi e circolano i primi interrogativi. Forse non sono ancora pronti, il talento c’è ma sapranno metterlo in campo da subito? Il draft vede quindi Bridgwater scendere alla numero 32 e Manziel alla 22, l’unico a rimanere in altro è Bortles, scelto con la numero 3 dai Jaguars alla ricerca disperata di identità e di un giocatore che possa fare la differenza. Per tutti è tre però la carriera non inizia nel migliore dei modi: durante il camp e la preseason i coach decidono di nominare titolari i “vecchi” Hoyer, Henne e Ponder. Sicuramente i tre rookie saranno i qb del futuro, ma per ora è ancora presto. Magari giocheranno qualche snap, si allenerrano molto e si faranno le ossa. Se poi tutto procede nel modo giusto prima o poi potremmo anche vederli titolari già quest’anno. Questo in teoria, perché nella pratica sta succedendo solo per Manziel: prima Henne e poi Ponder si sono infortunati e hanno dovuto alzare bandiera bianca. Volente o nolente, pronti o non pronti, Bortles e Bridgwater sono stati promossi al ruolo di titolari, e se non sono ancora pronti, dovranno esserlo per forza.

teddyA Minneapolis, per ora, Bridgewater ha fatto vedere cose buone, ma da lui ci si aspettava qualcosa di più. In realtà Minnesota non lancia molto e quando Bridgewater lancia lungo e profondo il risultato è quasi sempre un incompleto. Anche i suoi numeri non sono proprio buoni: un solo pass TD a fronte di 5 intercetti e i Vikings chiudono la division con il record di 2-5. I risultati ancora non sono stellari, ma la parola d’ordine deve essere una sola: attesa. Non bisogna mettere fretta né a Bridgewater né a tutta la squadra. Nessuno lo dice ad alta voce, ma tra coach e qb rookie, tra una difesa che ha perso Allen, che si è ringiovanita e sta crescendo, e tra un attacco che ha perso l’uomo a dir poco di punta, i Vikings sono in un anno di transizione. Per ora rimangono un gruppo di giovani e talentuosi giocatori a cui ancora manca un’amalgama che li renda davvero competitivi. Da Bridgewater, una volta nominato titolare, ci si aspettano prestazioni e buone giocate insieme a errori di valutazione e ingenuità come ogni rookie. Non può capitare a tutti di essere calato in una corazzata che ti semplifica il lavoro come è successo a Wilson coi Seahawks e giocare con una linea offensiva che non protegge quel secondo in più che servirebbe non fa che esasperare il lato inesperto del qb di Minnesota e lo ha fatto precipitare all’ultimo posto in quando a passer rating.  Qui però basta saper aspettare. I numeri sono pessimi è vero, però Bridgewater non gioca così male come sembra. Le sue capacità di capire il gioco e decidere cosa fare non sono mai state messe in discussione e il TD segnato dopo avere lanciato due intercetti di seguito lascia intendere quanto sia tenace e concentrato sul gioco. Inoltre non tutti gli intercetti sono colpa sua, a volte il ricevitore si muove male, a volte la difesa semplicemente fa un gran giocata. Come tutti quelli che non sono extra-terrestri Bridgewater ha bisogno di giocare, crescere e fare i muscoli, basta saper aspettare.

blakeDa Bortles forse ci si aspettava qualcosa in più vista anche la scelta alta con cui è stato chiamato da Jacksonville. Ma se è vero che per Bridgewater è difficile essere inserito in una squadra tutt’altro che fatta, allora lo è ancora di più per Bortles che si è trovato sulle spalle il peso non da poco di trascinare una squadra ai margini della lega da un po’ di tempo. L’inserimento del prodotto di UCF negli schemi di gioco dei Jaguars ha paradossalmente influito da subito sul gioco di corsa. Se nella scorsa stagione tutto passava dalle giocate del solo Jones-Drew, ora con Bortles in campo Jacksonville può puntare ad avere un efficace gioco aereo e costringe le difese avversarie a stare all’erta e concedere qualcosa sulle corse, seppur private del talento (calante) di Jones-Drew. La presenza di Bortles è quindi rivoluzionaria per Jacksonville perchè sposta l’equilibrio di tutta la squadra e modifica l’approccio degli avversari che sono consapevoli delle potenzialità di Bortles. Se questo è il lato buono della medaglia, il rovescio però vede che questa presenza sul campo e sugli equilibri si trasforma in molte responsabilità. Se le difese avversarie non si concentrano al 100% sulle corse perché si aspettano dei lanci, la stessa cosa accade a tutti: tutti si aspettano da Bortles grandi lanci e grandi numeri nonché vittorie, ma anche per Bortles la parola d’ordine è sapere aspettare. Bortles è forse fisicamente più pronto del compagno rookie Bridgewater: si muove bene, è rapido ed è forte fisicamente, ma anche su di lui si sente il peso della maglia da rookie: 12 intercetti in stagione pesano davvero parecchio e i due riportati in TD dalla difesa dei Dolphins sono come macigni. Agli intercetti si unisce poi una certa difficoltà di concretizzare le occasione in red zone e Jacksonville anche quest’anno naviga in fondo alla classifica. Quello che fa ben sperare i tifosi dei Jaguars è però la maturità con cui Bortles affronta i post partita. Gli errori commessi sono colpa sua, lo sa e si prende le responsabilità. Bortles è molto consapevole del difficile ruolo che ricopre a Jacksonville dove c’è fame di vittorie viste le numerose sconfitte, ma proprio questa fame rischia di essere controproducente. I compagni e il coach avranno il difficile lavoro di proteggere il loro qb dalle pressioni esterne e le dichiarazioni di fine partita, post brutta sconfitta a Miami, mostrano come lo scudo è stato alzato. In un clima così, e con la fiducia di tutta la squadra, anche Bortles potrà a breve dire la sua, perchè se il braccio e la mente ancora non sono NFL ready, l’atteggiamento e la maturità invece sì.

Non tutti i quarterback sono da subito fisicamente e mentalmente pronti a giocare in NFL come è accaduto per Luck, o atleticamente dominanti come Cam Newton. Loro sono delle fortunate eccezioni, mentre Bridgewater e Bortles sono dei talenti che hanno bisogno di tempo per crescere e diventare determinanti. Se son fiori fioriranno.

Post By Michele Comba (90 Posts)

Si avvicina agli sport americani grazie a un amico che nel periodo di Jordan e dei Bulls tifa invece per gli Charlotte Hornets. Gli Hornets si trasferiscono in Louisiana ed è amore a prima vista con la città di New Orleans e tutto quello che la circonda, Saints compresi, per i quali matura una venerazione a partire dal 2007 grazie soprattutto ai nomi di Brees e Bush. Da allora appartiene con orgoglio alla "Who Dat Nation".

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