La stagione regolare è ormai avviata, abbiamo già bruciato due settimane di football molto intenso dove sono emerse le prime impressioni riguardo le singole squadre, division e protagonisti. A catturare maggiormente le attenzione dei media e dei appassionati sono le prestazioni dei singoli giocatori perché si sa che chi ben comincia è già a metà dell’opera, quindi una buona partenza è sintomo di un’annata la quale potrebbe riservarsi ricca di emozioni o almeno dei buoni proposti per il futuro. E nessuno sfugge al vigile occhio degli appassionati, dal più vecchio al più giovane, tutti sotto la lente di ingrandimento al fine di capire cosa ci si possa aspettare in questa annata.

Se Peyton Manning ha iniziato una stagione dirottata al MetLife Stadium a inizio Febbraio, bisogna dire che il fenomeno Andrew Luck ha ripreso da dove aveva iniziato guidando i Colts ha due partite sempre combattute, e senza trascurare Tom Brady il quale, in quel di Boston, ha portato a casa due vittorie d’oro a cospetto di un attacco parecchio lontano dall’avere una meccanica vincente. E pure in Nfc le cose non sfuggono: Aaron Rodgers è probabilmente il Qb più affidabile della Lega, Cam Newton si sta confermando giocatore da Nfl in una squadra disordinata come i Panthers, e RG3 ha dimostrato che senza di lui al pieno della condizione Washington è pressoché nulla.

Se ci avete fatto caso ho riportato solo impressioni riguardo i quarterback, so che ci sono moltissimi altri nomi e ruoli ma in questo articolo ci concentreremo strettamente sui giovani registri distribuiti nei vari roster, analizzando il loro valore, impatto e prospettive nella lega più famosa del mondo dopo il loro ingresso tra i pro. Partiamo col dire che i ragazzi in questione partono tutti da un punto in comune: la loro chiamata al draft è avvenuta troppo presta rispetto al loro attuale valore.

Da qualche anno a questa parte si ha deciso di investire pick piuttosto alti su giocatori considerati un progetto da sviluppare perché al college avevano dimostrato ottime qualità ma con diversi aspetti da curare per costruire una solida carriera da professionista.  A compiere queste azioni sono state soprattutto team bisognosi di un regista, però traditi dal cieco desiderio di soddisfare tale need chiamando giocatori che ora rappresentano più un problema che una soluzione, ottenendo il rimorso di aver fatto passare prospetti di impatto certamente più sicuro e produttivo.

Al di la di un discorso legato alle statistiche e i risultati della squadra, ritengo di maggior importanza la crescita, l’atteggiamento e le giocate dei singoli per capire davvero se la loro carriera Nfl possa avere una svolta. E come analisi partirei dalla prima sera del draft 2009, una notte in cui Jets e Buccaneers sembravano poter sognare ed ora sono dirottati verso altri lidi.

Mark Sanchez

Mark Sanchez

Invece qualcosa è andato storto:  i New York Jets avevano deciso di salire parecchie posizioni per garantirsi i servigi di Mark Sanchez di Usc, università che produce talenti a quantità ma che poco concretizza specialmente nella posizione in questione. Eppure i primi due anni furono un vero e proprio abbaglio per i tifosi perché la squadra arrivò sempre al Championship Game nascondendo parecchi limiti del ragazzo, graziato da prestazioni in post season convincenti seppure aiutato da una difesa pressoché indistruttibile. Ma come dice il proverbio tutti i nodi vengono al pettine e siamo in una situazione ben lontana da quanto accaduto solo tre anni fa.

Sanchez è attualmente nella short injury list per colpa di un infortunio alla spalla patito nella terza esibizione di preseason e sembra esserci volontà da parte della dirigenza di lasciarcelo perché i tifosi non sembrano poterlo più vedere. Dopo un 2011 giocato a ritmi alternati, l’anno scorso il giocatore è capitato in un buio profondo rendendosi protagonista di giocate imbarazzanti come la corsa dritta sulla schiena della sua guardia. Lasciando perdere la commedia bisogna dire che Sanchez ha mostrato evidenti limiti nella tasca gestendo male il tempo, ha avuto più difficoltà a riconoscere blitz ed a leggere le difese, lacune troppo profonde per uno che dovrebbe essere nel suo miglior momento agonistico. Inoltre alcune sceneggiate lo hanno  messo sulla lista nera dei tifosi, sintomo che la fine della sua esperienza a New York sembra più vicina del previsto anche se c’è un piccolo dettaglio da risolvere: un quinquennale da sessanta milioni più venti di garantito, cifre da vero franchise quarterback.

Peccato che di quel franchise quarterback non sembrano essercene le tracce e presto il buon Mark potrebbe trovare un’altra casa, a meno che la società scacci una volta per tutte quel buffone di Rex Ryan dando al proprio numero 6 un coaching staff capace di rilanciarlo sempre che lo si voglia perché sul campo ora c’è Geno Smith, un altro del quale sentiremo parlare in qualche modo.

Situazione analoga sta capitando a Josh Freeman: il diciassettesimo pick assoluto dello stesso anno di Sanchez è entrato nel contract year e non sembra aver iniziato con il piede giusto per guadagnarsi un rinnovo. Ragazzo tranquillo, dotato di un fisico spaventoso e di un braccio potente, da quando gioca a Tampa Bay ha attraversato momenti troppo alterni fingendo di essere sulla via giusta per la crescita definitiva, seguendo poi con due anni determinati da un’involuzione preoccupante. Nonostante il talentuoso roster messo a segno dai Bucs manca ancora la certezza di avere una guida in attacco, motivo per cui l’anno in corso sarà l’ultima spiaggia per il prodotto di Kansas State.

I problemi maggiori stanno nelle letture: Freeman ha confermato molte doti ma le difficoltà con cui legge le difese sono preoccupanti, specie in una squadra munita di bersagli non da poco come Jackson e Williams. La produzione in se non manca, tuttavia rimane il pallino di un limite di crescita in questo aspetto e offrire un contratto a lungo termine a uno destinato a essere un medio Qb è poco consigliabile, specie ora che a Tampa hanno speso parecchio nelle due ultime sessioni di mercato. E forse non è da escludere l’eccessiva tranquillità con cui Josh morde la partita, troppo molle in certe occasioni le quali confermano pure le basse probabilità che diventi un leader vero e proprio. Di lui se ne riparlerà negli ultimi mesi d’inverno dato che le risposte gran parte passeranno da questa annata.

Blaine Gabbert(1)Altro caso disperato è quello di Jacksonville dove i Jaguars sembrano essere destinati a un’altra annata da dimenticare, anche se potrebbe essere la decisiva svolta per un futuro più roseo di quello che molti annuncino. Ci vorrà del tempo ma già le cose potrebbero migliorare se a gestire l’attacco non ci sarà più Blaine Gabbert, preso al decimo pick nel 2011 dopo una trade up con i Redskins. Il biondo del Missouri non ha mai convinto ne quando è stato chiamato in causa all’inizio e soprattutto ora dopo un’annata vissuta in mezzo a mille problemi e infortuni. E mai la franchigia è riuscita a beccarsi la prima assoluta la quale avrebbe potuto significare molto più talento a roster, ma questo potrebbe essere l’anno giusto.

Perché Gabbert in 26 partite giocate ha sempre evidenziato più difetti che pregi, costringendo l’attacco a basarsi esclusivamente sulle corse oppure a farsi bloccare immediatamente dalla difesa. Produrre una media di 5.5 yards a passaggio è qualcosa di ridicolo e non sembrano esserci  i presupposti per una crescita rassicurante in quanto Blaine ha scarsa precisione sul medio/lungo, letture ferme al livello del college e una presenza nella tasca inguardabile, in sintesi non ha attributi da QB Nfl. Ora il ragazzo è infortunato e la squadra è in mano a Chad Henne, altro fuoco di paglia a Miami, e quando Gabbert tornerà difficilmente sarà migliorato, quindi arduo sarà pure immaginare una carriera tra i Pro persino nel ruolo di back up.

Ora arriviamo a due ragazzi impegnatosi a duramente sul campo al fine di migliorarsi, tuttavia per un motivo o per l’altro la carriera tra i pro sembra abbastanza segnata. Parliamo di Brandon Weeden e Christian Ponder, ragazzi ammirabili per l’impegno ma che purtroppo sembrano essere destinati a finire nella gola delle panchine oppure nelle liste dei free agent quando scadrà il loro contratto. Partiamo da Branon Weeden, ventiduesima scelta del Nfl draft 2012 chiamato dai Browns con obiettivi non ancora del tutto chiari in quanto legati a una carta d’identità che segnava 28 anni. Sono proprio le primavere sulle spalle di Weeden ad aver fatto insorgere fin da subito le preoccupazioni visto che stiamo parlando di uno arrivato tardi al college di Oklahoma State per via di un passato nel baseball.  E quando Cleveland lo chiamò i musi lunghi non furono affatto pochi.

Al di la dell’età e della maturità, Weeden mancava di fondamentali perché un braccio forte e preciso non è tutto quindi sarebbero serviti alcuni anni su cui lavorare ma il livello del coaching staff non ha di certo aiutato seppure qualcosa ci abbia fatto vedere. L’arrivo di Rob Chudzinski e di Norv Turner sono stati sicuramente un upgrade rispetto al passato, ma purtroppo era solo questione di tempo prima che il tutto venisse deciso. Prima della week 3 in programma questa settimana il nuovo GM Michael Lombardi ha spedito a Indianapolis il running back Trent Richardson in cambio della prima scelta del 2014, e poi gli allenatori hanno comunicato che Weeden sarà retrocesso in panchina a favore di Brian Hoyer, uno formatosi alle spalle di Brady ma realmente di valore più basso rispetto all’ex Oklahoma State Cowboys.

Il messaggio sembra molto chiaro: piazza pulita, ripartiamo dal prossimo draft dove quasi sicuramente si avrà una scelta nelle prime cinque – meglio se la prima – e una probabilmente situata attorno alla ventesima situazione. E’ chiaro che sia GM sia allenatori non hanno voluto continuare con giocatori presi nella vecchia gestione, quindi molto probabilmente Weeden il suo tempo nell’Ohio lo ha già terminato. Poteva essere la fine maggiormente immaginabile in quella notte del Aprile 2012, se qualcuno aveva scommesso su due anni da titolare è costretto a bruciare la schedina in quanto di Brandon Weeden difficilmente ne risentiremo parlare positivamente in futuro.

Christian Ponder

Christian Ponder

E terminiamo la nostra analisi andando a pescare un quarterback capace di arrivare ai play off nel suo anno di sophomore dopo un esordio molto difficile: stiamo parlando di Christian Ponder dei Vikings, dodicesimo pick del draft 2011. Pure qui stiamo di un giocatore probabilmente sopravalutato in quanto era proiettato da gran parte degli analisti a inizio secondo giro, invece è stato chiamato appena dopo la Top 10 suscitando non poche critiche.

Dopo una maturazione a Florida State è stato lanciato in campo dai Vikings vicino a metà stagione dopo un breve periodo di adattamento dietro McNabb. Il primo anno lo ha chiuso con 11 partite in totale, 1,800 yards e un rapporto tra touchdown e intercetti perfettamente pari a 13. Nell’anno del 2012, quello della favolosa cavalcata ai playoff, ha migliorato le sue statistiche giocando tutte le partite da titolare, tuttavia non si può negare che quel record di vittorie è stato prodotto da Adrian Peterson, fermatosi a poche yards dal record e capace di trasformare una squadra al rientro da una delicata operazione al ginocchio. Ora che le difese sembrano poter limitare in qualche modo All Day, Ponder ha dovuto lanciare più volte e ha confermato di essere parecchio indietro rispetto agli standard di un terzo anno. Che problemi ci sono?

Ponder è un classico pocket QB, uno che nella tasca ci vive abbastanza bene e ha qualche volta la capacità di scappare fuori e strappare un importante first down. Però questo non basta, perché seppure abbia avuto poche volte un ricevitore degno di quel nome – Harvin erano più le volte che non c’era – non ho mai dato l’idea di avere un braccio capace di colpire sul profondo, limitandosi a lanci medi, e nelle letture ha ancora parecchi problemi specialmente durante lo svolgimento del gioco. Il dato più preoccupante però è un’apparente mancanza di potenziale: infatti Ponder più volte ha dato l’idea di essersi fermato nella crescita, pure quest’anno sta dando tale impressione e la sensazione è che si tratti di una crudele realtà.

Nel migliore dei casi Ponder diventerà un Jason Campbell, uno capace di fare un po’ tutto però senza mai dimostrare di avere i mezzi per guidare come titolare un attacco Nfl. La dirigenza e il coaching staff se ne stanno accorgendo, se si vuole andare in alto con la generazione All Day bisogna cambiare aria e in fretta, quindi se nella prossima off season dovesse capitare una ghiotta occasione probabilmente non si farà scappare. Chiudendo il tempo di Ponder sembra essere appeso a un filo, un’annata negativa sarà la motivazione giusta per farlo fuori perché non ci si può nascondere dietro a Peterson per sempre, prima o poi la difesa ti trova e se non sei all’altezza preparati a fare valige per un posto magari più caldo del Minnesota.

Il nocciolo del nostro discorso dopo i nomi sopra presentati è il seguente: vale ancora la pena di investire un primo giro su un quarterback considerato un progetto a lungo termine a posto di un qualsiasi altro giocatore che fin da subito può essere titolare nella squadra?  Domanda difficile, ci sono vari argomenti ma già dall’ultimo draft un’impronta qualcuno sembra avercela data.

Nell’ultimo draft sapendo che si stava parlando di progetti da costruire, i vari team hanno saggiamente atteso i pick più bassi ed escluso EJ Manuel, pure il favorito Geno Smith ha dovuto attendere il secondo giorno. C’erano team realmente bisognosi di un regista? Certamente si, ma Kansas City ha bussato per Alex Smith e i Niners hanno risposto, Jacksonville ha accettato un altro anno nelle tenebre e Cleveland, seppure il cambio di dirigenza, ha optato per altre strade.

Una risposta più ce lo darà certamente il prossimo draft dove a mio parere ci sono diversi prospetti interessanti, molti però ancora indietro prima di essere titolari in Nfl: a parte Teddy Bridgewater,Tajh Boyd e forse AJ McCarron gli altri sono ancora tutti da scoprire a livello superiore mentre questi tre sembrano essere pronti per essere titolari nel giro di un anno. Se le franchigie bisognose dovessero trovarsi sul loro pick un nome che non sia questo e farlo passare, si può dire che gli investimenti passati qualcosa hanno insegnato e che ora tutti i GM ne terranno conto.

Basti pensare a cosa fecero passare i Jets, Tampa Bay, Cleveland, Jacksonville e Minnesota per prendere le loro scommesse: Michael Crabtree, Percy Harvin nel 2009, JJ Watt, Robert Quinn nel 2011 e David DeCastro nel 2012 e chi più ne ha più ne metta, la sostanza non cambia. Queste squadre hanno giocato una loro prima scelta su un progetto mai concretizzatosi passando un altro giocatore più produttivo fino ad ora.

Perché il draft è strano, così come i progetti delle squadre, ma dal passato bisogna solo imparare e l’ultimo triennio ci ha confermato come la Nfl non sia per tutti. Probabilmente qualcuno ci cascherà di nuovo, bisogna avere un occhio speciale per questi giocatori altrimenti si resta fregati. Per conferma chiedere a chi, una notte, sognò di aver trovato il suo ragazzo prodigio salvo poi tramutarsi nel peggiore degli incubi.

6 thoughts on “Quarterback, basta progetti al primo round?

  1. Uno degli argomenti più spinosi del football, si potrebbe discutere per ore giungendo sempre alla stessa spiegazione: il fattore C. Puoi investire un’unica pick a colpo sicuro e passare da Manning a JaMarcus Russell, oppure puoi muoverti in FA come hanno fatto i Bears e punti su 3/4 anni di finestra invece che programmare sui 7/8. Poi alla fine ha ragione chi vince, quindi i miei cowboys hanno sempre torto.
    Comunque bell’articolo!

  2. Grazie roby90! L’argomento QB è sempre difficile: a meno che non ti passi un Andrew Luck o Peyton Manning è sempre una scommessa perché il salto tra Ncaa e Nfl è sempre duro da affrontare, quindi le possibilità che il potenziale di un giocatore non si concretizzi ci sono eccome, ma bisogna saper rischiare altrimenti rischi di trovarti allo stesso punto perché senza un QB non vinci, a meno che non ti chiami All Day!
    La soluzione FA purtroppo è difficile: i GM non lasciano andare via un QB a gratis nel momento di massima forma, cercano di scambiarlo come i Broncos fecero con i Bears, non sto più vedendo buoni QB liberarsi sulla FA. Puoi trovare un Matt Moore ma con esso non vincerai mai, quindi tutto secondo me parte dal draft o da un oneroso scambio che include sempre pick quindi sempre dal draft si riparte.
    Almeno così la vedo io.

  3. Avere il QB fresco di draft che sfonda e diventa uomo simbolo è il sogno…la realtá è che i giocatori si costruiscono e formano…i talenti sono rara eccezione… Bell’articolo!

  4. secondo a volte si tralascia una cosa importante,ovvero la voglia di giocare per una determinata squadra..metti sanchez in quel di san francisco e diventa da pro bowl come minimo (almeno secondo me) e nonostante il quinquennale ha deciso in cuor suo di voler cambiare aria

  5. Ma allora non accettavi il quinquennale! Se sei veramente conscio di quanto vale, lo accetti. Ma se sapeva di aver reso grazie a tutto il resto della squadra nascondendo dei suoi limiti, e lo ha accettato per poi cercare di andarsene non è un professionista. Solo perché la squadra sta attraversando un momento difficile con l’HC e non hai un target di livello? Potrei capirti se sei Peyton Manning, che sei anzianotto e vuoi vincere consapevole di poterlo fare, ma un Sanchez, che deve ancora entrare nel momento migliore della carriera di QB, non lo capisco, hai tutto il tempo per farlo.
    Poi sai a SF adesso ha un team forte, ma qualche anno era così, ma Alex Smith ha deciso di restare fino a quando non l’hanno fatto fuori, se sei una prima scelta è ovvio che la squadra investe su di te, quindi nel bene e nel male, soprattutto se accetti un contratto così, non fai di tutto per andare via.
    E’ un comportamento non da giocatore di football, ma se guardiamo a Cleveland cosa è appena successo, beh fa parte del gioco, ma stiamo parlando di un RB cmq forte e di un QB medio che non sembra poter diventare il fenomeno annunciato.

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