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L’ultimo istante di vita di Jovan Belcher, linebacker titolare dei Kansas City Chiefs, stride terribilmente con ciò che aveva compiuto, poco prima, nella sua villa in un tranquillo, se non tranquillissimo, quartiere di Kansas City: sconvolto, chiede che, tra gli altri, il general manager Scott Pioli e l’head coach Romeo Crennel scendano nel parcheggio del campo di allenamento della squadra perché ha delle cose da dire loro. Quando questi lo raggiungono, il numero 59 li ringrazia sentitamente per l’occasione ricevuta. Quasi a scusarsi, con la sua dirigenza, di non essere stato all’altezza, non dell’avversario sul campo, ma di quello più oscuro, nel quale, a volte, purtroppo ci si inciampa nella vita. Prima di farla finita.

Il mondo dello sport professionistico statunitense, quello del football in particolare (e non solo: visto che la notizia ha avuto un certo risalto anche da questa parte dell’Oceano con vette ineguagliabili raggiunte dal giornalismo nostrano nell’ambito geografico – “la squadra dei Kansas Chiefs” – e in quello numerico/giuridico – “Belcher ha compiuto una strage”) è stato sconvolto dalla notizia di sabato scorso, quando Jovan Belcher, uno che ce l’aveva fatta, che aveva faticosamente salito tutti i gradini, dalla gavetta fino al ruolo da titolare nel mezzo della difesa dei Chiefs, ha deciso di rivolgere la pistola verso Kassandra Perkins, la madre di suo figlio di soli tre mesi, ora affidato alla nonna materna, per poi sparare. Della fuga, con il tentativo, forse, di trovare rifugio tra le pareti dell’Arrowhead Stadium e della triste fine, abbiamo già detto.

E’ ingiusto, oltre che assolutamente voyeuristico e senza nessuna rilevanza, a tragedia compiuta, tentare di squarciare l’intimità della vita domestica indagando su eventuali turbolenze nel rapporto della coppia che avrebbe portato a un gesto così definitivo.

Certo che la memoria ha riportato in superficie il fantasma di Junior Seau, leggenda di questo gioco ed anch’esso linebacker, che la scorsa estate ha deciso di porre fine alla sua esistenza, sparandosi in pieno petto: in una vicenda ancora avvolta nel mistero, gli inquirenti avevano avanzato, come possibile motivazione del suicidio, le molteplici commozioni cerebrali subite dall’ex giocatore dei San Diego Chargers durante la carriera agonistica, che non gli avrebbero permesso di condurre una vita normale e lucida dopo il ritiro. Comunque questo non era probabilmente il caso di Belcher, che non poteva “vantare” un passato traumatico così esteso come quello di Seau, veterano da 19 stagioni tra i pro.

Joe Linta, il manager personale del linebacker dei Chiefs, ha voluto rendere omaggio alla memoria del suo assistito. Linta è diventato famoso e ricco grazie al suo fiuto con cui sceglie di rappresentare giovani promesse provenienti da college di poco prestigio, ma che grazie alla determinazione e alla dedizione, sbocciano e diventano appetibili per il mercato NFL. Non sembra difficile dire, come lo stesso procuratore ha ammesso, che l’identikit calzava a pennello a Jovan Belcher: dopo quattro anni all’Università del Maine, ignorato nel draft 2008, grazie alla suddetta determinazione e al sudore della fronte, si merita prima le attenzioni, poi la fiducia dei Chiefs, che nella figura di coach Crennel quest’anno lo lancia tra i titolari, dove totalizza 33 tackle fino alla settimana scorsa.

I suoi compagni ce l’hanno messa tutta per ricordarlo in maniera adeguata: così è stato nella vittoria contro i Carolina Panthers di domenica scorsa, con la comunità cittadina che è ritornata a stringersi intorno ai propri beniamini, nonostante l’enorme delusione per l’annata fallimentare, ora funestata anche da un terribile lutto. A fine match le lacrime di Bowe, lo sguardo perso nel vuoto di Crennel e il discorso ispirato di Brady Quinn non avevano bisogno di ulteriori spiegazioni.

Purtroppo però, ancora una volta, la società americana non riesce a fare autocritica sulla diffusione selvaggia delle armi da fuoco e sulla facilità dell’entrare in possesso delle stesse. La pistola con cui Belcher ha agito era regolarmente detenuta e registrata dall’atleta. La categoria, intesa come colleghi del suicida, ha avuto l’occasione per affrontare una questione irrisolta, almeno per porla come questione reale e non solo come argomento da propaganda politica quando più aggrada. Ancora una volta. Purtroppo anche questa occasione è andata perduta.

Il defensive end Shaun Smith ha dolorosamente (per chi ascolta) difeso la “cultura della pistola” che impera tra i professionisti dello sport americano:” Se sei nella NFL non fa differenza (rispetto alla vita normale)”, aggiungendo, “Non sai mai chi possa tentare di rubarti la roba…Dannazione, ci ho messo tanto per guadagnarmela. Sarei stupido se permettessi di farmela portar via da qualcuno. Punto.

La maggior parte della gente le possiede (le armi), soprattutto nei posti (Stati dell’Unione) dove è legale detenerne”, ha dichiarato candidamente il linebacker Brandon Siler, “La gente non esce per sparare agli altri. Hai mai sentito qualcuno che danneggia altri con una pistola? No.

Parole che suonano come un triste presagio per la prossima tragedia.

Post By Nicolò Bo (34 Posts)

Laureato in giurisprudenza. Grande appassionato di football americano, segue con insistenza il mondo del college football da cui è rimasto stregato. @nicolo_bo su twitter.

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9 thoughts on “Jovan Belcher, la tragedia-simbolo della controversia americana

  1. Lo sport è spesso specchio della cultura che lo crea, nel bene, ma in questi casi, anche nel male. La cultura dell’arma “noi” italiani (europei?) non ce l’abbiamo e rimaniamo sempre abbastanza esterefatti su certe dichiarazioni tipo quelle da te riportate, aggiungo anche giustamente esterefatti.

  2. diciamo chiaramente che il problema è mal riposto: la cultura sportiva americana è ECCEZZIONALE, quella europea è talmente deficitaria che pure in Olanda, nazione civilissima, un guardalinee è morto picchiato da tre bulli, teppisti, giocatori (si fa per dire). Quindi non è il problema delle armi in sè. se Belcher era in preda a un raptus uccideva la fidanzata anche con un coltello, da noi negli stadi (o nei campi sportivi) la violenza impera anche senza apparenti armi da fuoco “facili”. Non è il problema delle armi sì o no, è il problema della violenza in una società, e penso che l’Europa sia l’ultima a dover dare lezioni soprattutto in ambito sportivo…

    • Gli omicidi di guardalinee a mani nude in Europa per fortuna sono rari. Gli omicidi per armi da fuoco in America no. Nell’ultimo anno a New York c’è stato un drammatico (in senso positivo) calo degli omicidi. da molti collegato alla pratica della polizia di effettuare perquisizioni personali senza mandato allo scopo di sequestrare armi. Pratica discussa perché spesso attuata in base a racial profiling però, a quanto pare, brutalmente efficace. Non è affatto vero che avere una pistola o un pugnale non cambia niente, sono armi diverse non solo perché una è più letale dell’altra ma perché anche il coinvolgimento emotivo è diverso.

    • Concordo.
      Il problema della diffusione delle armi è noto e palese.
      Ma non credo che avrebbe evitato QUESTA tragedia, Sicuramente moltissime altre sì, ma questo è un caso di violenza domestica che temo non si sarebbe evitato comunque.

  3. basta andare nel SudItalia per vedere ogni giorni omicidi per arma da fuoco, … prendere l’omicidio-suicidio di Belcher e farne un esempio della violenza in America è fallace, più giusto analizzare il suo caso e capire cosa può portare alla sua tragica dinamica perchè non accada più…

    • Non è la stessa cosa: gli omicidi nel sud Italia sono legati alla malavita organizzata ( Mafia, camorra….). Negli Stati Uniti la fondamentale differenza e che la gente comune trova del tutto naturale possedere le armi come da noi si possiede una lavatrice. E’ perfettamente inutile pensare che un americano ragioni come un europeo, fa parte della loro storia poseedere armi da fuoco e, anche quando qualcuno fa una strage in un liceo, piangono per un pò ma ,poi, tutto ricomincia come prima fino alla prossima carneficina.
      Non stupiamoci di questo; siamo diversi punto e basta.

      • ma anche gli omcidi da arma da fuoco in America sono soprattutto da parte delle gang, non è un episodio tragico che poteva avvenire anche in altre modalità, come purtroppo capita ogni giorno nella stessa Italia, a dover farci puntare sul diritto di un americano di tenere armi in casa…

    • Ma cosa stai dicendo… ci sono state più sparatorie in strada a Milano negli ultimi due mesi che in tutta Italia. Ma falla finita con questi luoghi comuni…

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