Avremmo dovuto farci l’abitudine, direte voi. Non bastano due cavalcate playoffs straordinariamente concluse con il Vince Lombardi Trophy dopo altrettante regular season dove la squadra passava dall’essere imbarazzante ad esplosiva nel giro di una sola settimana, migliorando esponenzialmente man mano che la posta in palio si alzava?

Da Eli Manning si è visto qualche intercetto di troppo quest’anno.

Se c’è una compagine da prendere sempre con le molle, questi sono proprio i Big Blue, le cui risorse non sembrano finire mai, specialmente quando si trovano con le spalle al muro. Il fatto che siano così motivati a fare bene nonostante il loro diritto acquisito di favoriti se non altro in quanto campioni uscenti, risiede proprio in quella piccola voglia di rivalsa  psicologica che loro stessi si sono appiccicati addosso, in quanto all’attualità nessuno li sta considerando appetibili per il raggiungimento di un altro Super Bowl, anteponendo loro, per quanto riguarda la Nfc, squadre più attrezzate e continue come San Francisco, Atlanta e Chicago.

Due di queste tre sono casualmente le avversarie che New York eliminò nella postseason scorsa, e che probabilmente si ritroverà nuovamente davanti qualora si dovesse fare strada ancora una volta nel mese di gennaio.

I dubbi, nel presente campionato, sono sorti dopo una partenza interessante dove la squadra aveva ottenuto successo in 6 delle prime 8 gare, lasciando impressioni particolarmente positive nel dominio imposto proprio sui 49ers, schiacciati da un gioco di corse mai così efficiente. La fine del secondo mese completo di gioco aveva quindi portato vittorie molto più faticose del previsto contro le rivali divisionali di Dallas e Washington, ed un preoccupante calo nei numeri di Eli Manning era poi coinciso con due sconfitte consecutive contro Steelers e Bengals.  Ovviamente, si parla del medesimo team che ha dominato in lungo ed in largo i Green Bay Packers nell’ultimo Sunday Night, confermandosi quale bestia nera per Aaron Rodgers e compagni.

Il nome di Eli è stato spesso al centro dell’attenzione durante la pausa primaverile/estiva, in quanto il dibattito tra chi lo poneva definitivamente nella categoria degli Elite QB’s e chi lo continuava a ritenere semplicemente un ottimo quarterback destinato a rimanere per sempre inferiore al fratello Peyton ha tenuto banco fino alla ripresa delle operazioni. Da un certo punto in poi di questa stagione, Manning non è più sembrato efficiente come lo era stato in precedenza, ed erano tornate propensioni al turnover che sembravano appartenere alle stagioni passate, quando l’intesa con ricevitori giovani e nuovi non era ancora stata del tutto affinata.

Hakeem Nicks sta convivendo con una moltitudine di infortuni, ma potrebbe essere la carta vincente della seconda parte di stagione.

In ben tre partite consecutive (record 1-2) Eli non ha lanciato passaggi da touchdown, e solo in quattro occasioni è riuscito a completare una partita senza lanciare un intercetto, di conseguenza il rapporto 15/11 tra conclusioni scagliate positivamente in endzone e quelle dirette nelle mani sbagliate ha lasciato intendere che i meccanismi dell’attacco diretto da Kevin Gilbride, a tratti, non sono stati perfetti come nelle gare migliori del 2011.

I fatti dicono comunque che il roster offensivo ha dimostrato di essere sufficientemente profondo per rimpiazzare senza perdere terreno alcuni elementi importanti. Spicca su tutti l’infortunio che ha tenuto fuori Hakeem Nicks per quasi tutta la prima parte di campionato, in quanto l’ex ricevitore di North Carolina aveva già affrontato un veloce recupero da un’operazione in off-season, e dopo l’exploit nella gara miracolosamente rimontata contro Tampa Bay (199 yards ricevute ed una meta) si è dovuto arrendere ai fastidi al piede ed al ginocchio, peraltro non appartenenti alla stessa gamba, rientrando faticosamente e senza più toccare le 100 yards su ricezione. Tuttavia, potrebbe essere proprio lui la chiave di volta offensiva per quest’ultima e decisiva porzione di stagione.

Martellus Bennett, al momento, rappresenta una scommessa vinta.

Se Nicks sembra comunque un altro giocatore dopo il turno di riposo che i Giants hanno appena osservato ed i presupposti per tornare ad essere il principale bersaglio di Manning ci sono tutti, in sua assenza si sono visti passi avanti sia da Domenik Hixon e Ramses Barden, e la firma primaverile del tight end Martellus Bennett sta pagando interessanti dividendi in quanto l’ex Dallas è terzo per numero di ricezioni e sta ottenendo diversi elogi dal coaching staff per quanto concerne la sua continuità di rendimento in fase di bloccaggio.

Victor Cruz, dopo la fragorosa esplosione di un anno fa, non ha certo perduto le sue doti da playmaker, ma che in questo campionato non sia più uno sconosciuto lo dimostrano le maggiori attenzioni a lui riservate dai coach avversari, conseguite in sole 3 partite con almeno 100 yards ricevute contro le 7 del 2011, nonostante le 8 mete rappresentino un passo molto breve per riscrivere il record di carriera in singola stagione (9).

Il gioco di corse dei Giants non è recentemente mai stato tra i migliori della Nfl, anzi, tuttavia ci sono stati consistenti progressi nell’ultimo triennio e la scommessa di lasciare andar via uno spento Brandon Jacobs si è rivelata vincente. Ahmad Bradshaw ha alternato prove mediocri ad altre dove è stato semplicemente esplosivo (200 yards contro Cleveland) ed ha dimostrato durezza mentale in quelle cirocastanze dove ha commesso dei fumble, in seguito ai turnover ha difatti tirato fuori alcune delle sue migliori prestazioni. La rotazione che si pensava comprendesse anche il rookie David Wilson, presente in soli 39 snap offensivi in quanto ancora indietro con la comprensione degli schemi, ha invece posto alla ribalta le qualità del mai scelto Andre Brown, che ha passato i primi anni di carriera rimbalzando tra una practice squad e l’altra (ai Giants era peraltro già stato) prima di ritagliarsi un ruolo prominente nell’attacco durante questo campionato, nel quale si è preso di forza il ruolo di goal line back andando a segno in 8 occasioni.

Will Beatty è attualmente il miglior offensive lineman di New York.

Le statistiche dimostrano che la linea offensiva è molto solida nonostante l’inserimento di alcuni elementi che hanno raggiunto la loro maturazione dopo aver passato del tempo tra le riserve. Il lato sinistro è quello privilegiato dalle corse in quanto le statistiche non mentono, in quanto Kevin Boothe e Will Beatty (ottimo anche in fase di pass protection) hanno abbandonato il loro status di progetti e sono diventati dele assolute certezze. Inoltre, nelle gare in cui Manning entra facilmente in ritmo, è facile notare come siano numerose le situazioni in cui goda anche di quattro o cinque secondi per poter scansionare il campo, che all’interno di una tasca Nfl corrispondono ad un’eternità.

La difesa sta lavorando molto bene contro le corse, ed è esposta a guadagni troppo consistenti quando si tratta di bloccare le corsie aeree.

In trincea i Giants possiedono profondità e versatilità invidiabili, in quanto Jason Pierre-Paul e Justin Tuck non sono solamente artisti del sack, possiedono altresì rendimenti eccellenti anche nel bloccare il rushing game avversario.  Le statistiche nascoste accumulate da Linval Joseph e Chris Canty, due dei Giants maggiormente efficenti nel mettere pressione – attenzione: non nell’accumulare sack – al quarterback e la rapidità di un Osi Umenyora finalmente a posto fisicamente, nascondono il vero problema del reparto, che schiera un gruppo di linebacker incapace di arrivare a fare giocate dietro alla linea di scrimmage, e inadatto a difendere contro i passaggi, con la sola eccezione dello specialista Michael Boley.

Stevie Brown è stato il giocatore-rivelazione delle secondarie dei Giants dopo due anni trascorsi in diverse practice squad.

Nelle retrovie il veterano Corey Webster è sicuramente il defensive back che ha affrontato il maggior numero di problemi in stagione, in quanto dal suo lato e dal suo ricevitore è stata registrata una quantità sopra la media di big play concessi agli avversari. Prince Amukamara, anch’egli recuperato da tutte le noie fisiche dell’annata da rookie, ha reso senz’altro meglio meritandosi il posto di titolare sul lato opposto, mentre le lacune in fase di difesa sui passaggi di Antrell Rolle, fantastico invece contro le corse, sono state sopperite dall’ascesa di Stevie Brown, free agent letteralmente pescato dalla strada lo scorso aprile che ha finora raccolto 5 intercetti e ricoperto 2 fumble, e dalla sicurezza offerta da Kenny Philips, purtroppo cronicamente infastidito dagli infortuni e quindi assente in 6 gare. Le secondarie sono comunque soggette a troppe amnesie, e se i Giants vorranno avere successo questo aspetto andrà forzatamente migliorato.

Il prosieguo del cammino è di quantomai fondamentale importanza, in quanto la Nfc East si è dimostrata essere una division ballerina, e la corsa per i due posti disponibili per la Wild Card è a dir poco affollata. Senza vincere la division, le probabilità di qualificarsi con altri metodi sono drasticamente ridotte.

New York ha un calendario punitivo, con un Monday Night che propone i Redskins di Robert Griffin III, 8 passaggi da touchdown nelle ultime due partite divisionali, i Saints alla ricerca disperata di un posto ai playoffs, i semi-invincibili Falcons ed i sempre ostici Ravens, per poi chiudere contro i demotivati Eagles in casa, il prossimo 30 dicembre.

Qualunque indicazione avvenga durante questo viaggio ad alto grado di difficoltà, ricordatevi comunque sempre una cosa fondamentale: per quanto possano concedere difensivamente in singola partita, per quanti turnover riesca a commettere Manning, per quanto altalenanti possano sembrare le prestazioni di questa squadra, non contateli mai fuori da una profonda corsa durante il mese di gennaio.

Potreste pentirvene. Di nuovo.

 

Post By davelavarra (339 Posts)

Davide Lavarra, o Dave e basta se preferite, appassionato di Nfl ed Nba dal 1992, praticamente ossessionato dal football americano, che ho cominciato a seguire anche a livello di college dal 2005. Tifoso di Washington Redskins, Houston Rockets e Florida State Seminoles. Ho la fortuna di scrivere per questo bellissimo sito dal 2004.

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3 thoughts on “I soliti, incomprensibili, vincenti Giants

  1. In qualsiasi sport professionistico, non ho mai visto una squadra come i Giants delle ultime stagioni (per intenderci da quando Eli è al timone).
    Sono l’unica squadra su cui non scommetterei MAI, perché loro hanno sempre il 50% di possibilità di vincere. Sempre e contro chiunque!
    Con tutte le altre squadre esiste il concetto di pronostico: San Diego sai che vincerà solo se la partita non conta, I patriots asfalteranno qualsiasi mid-carder, ma avranno difficoltà contro le squadre di pari livello, Green Bay vince qualsiasi partita sotto la neve… e così via… Poi il bello dei pronostici è che possono essere smentiti!
    Ma a casa Giants c’è una particolare chimica di squadra e uno strano mix di talento di giocatori molto umorali, che possono portare a qualsiasi cosa: possono suicidarsi con Filadelfia quando vincono di 21 a 8 minuti dalla fine, possono far rientrare Dallas quando tutto sembra finito, possono perdere dai Bengals… però possono anche ridicolizzare squadre fortissime come GB e 49ers e vincere due superbowl in trasferta e farlo sembrare facile….
    La mia opinione è che se arrivano ai Playoff (dico se perché con loro non esistono pronostici per l’appunto, potrebbero anche perderle tutte o vincerle tutte indifferentemente) non vorrei MAI essere la squadra che gli affronterà!

  2. 1: non vorrei mai più sentire paragonare Eli a suo fratello…come giocatori sono imparagonabili, troppo Payton.
    2: non mi sono mai stati simpatici….però bisogna essere sinceri, questi hanno veramente i controcazzi…..ed il loro bello è che sono sempre GRANDI con le grandi….poi se ogni tanto perdi con qualche squadra di basso livello chi se ne frega, le partite per la storia sono altre. Vinceranno la loro division…..poi dopo il Wild car…..tutti li vorranno evitare.

  3. L’ultima frase del post da i brividi ad un tifoso dei Giants che negli ultimi tre anni si è messo a rischio tachicardia per minimo 10 minuti “ogni maledetta domenica” in cui giocavano i Big Blue.
    Il problema è che quest’anno, al fatto di essere un team indecifrabile, si aggiunge il problema di un calendario veramente bastardo, con un finale di stagione che non dava nessuna certezza neppure quando il record era apparentemente rassicurante (6-2 circa un mese fa). Tuttavia, se NY dovesse arrivare ai playoffs, questo finale ostico contro alcune delle più temibili squadre in circolazione potrebbe essere la carica che serve per cominciare un altra postseason promettente

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