Pete Carroll e Russell Wilson: il maestro e l’allievo

In NFL, analizzare le classifiche durante tutto il corso della stagione non è mai esercizio inutile. Serve per valutare lo stato di forma delle squadre e la loro posizione nella corsa ai Playoff, ma anche per valutare l’efficacia dei vari progetti tecnici costruiti da coach e dirigenze.

Scorrendo le standings delle varie Division che compongono la National Football Conference, non può non saltare all’occhio l’ottima posizione occupata al momento dai Seattle Seahawks. Secondi nella NFC West, dietro ai San Francisco 49ers e nettamente davanti ad Arizona e Saint Louis, con un record di 6 vinte e 4 perse che li vede più che mai in corsa per un posto nei Playoff dopo 4 stagioni perdenti.

In realtà, l’ultima apparizione in postseason non è poi così datata, visto che risale al 2010, primo e finora unico caso nella storia della NFL in cui una squadra con un record perdente si è qualificata ai Playoff, grazie alla debolezza generale della propria Division.

In quell’occasione si ritrovarono ai Playoff quasi per caso. Ma stavolta sarebbe diverso, sarebbe l’esito di un cammino di ricostruzione tecnica  avviato proprio in quel 2010 da Pete Carroll.

Una ricostruzione aggressiva, quasi spericolata, con passaggi discutibili, scelte controverse, scommesse assurde vinte e puntate sicure perse. Una ricostruzione forse non ancora completa, ma che già vede il team della Emerald City pronto per lottare oltre la soglia della sedicesima partita.

Il cammino è ancora lungo, tutto può succedere, gli avversari per una Wild card sono forti: i Vikings di un ritrovato Peterson, i Saints di rincorsa, una tra Packers e Bears. Ma ci sono almeno 4 buoni motivi per sperare di farcela.

E allora, andiamoli a vedere!

1) Big Balls Pete

Personaggio piuttosto strano, Pete Carroll. Una lunga gavetta in NFL negli anni ’80 come coach dei defensive backs, poi la promozione a defensive coordinator, fino ad arrivare alla sua prima (e unica) stagione da Head Coach, ai New York Jets.

Un’altra chance da Head Coach ai New England Patriots, durata tre stagioni, in cui però non è riuscito a riportare i Patriots al SuperBowl come il suo predecessore Bill Parcells, e come poi riuscirà, più volte, al suo successore Bill Belichick.

Porte della NFL chiuse, restava il panorama dei college. Qui, il matrimonio perfetto arriva: nel 2001 diviene Head Coach alla Università di Southern California. Sotto la sua guida, i Trojans diventano una macchina da guerra: 3 titoli nazionali consecutivi tra 2003 e 2005, un National Championship perso contro Texas, una striscia di 35 vittorie consecutive, un programma di football che versava in stato pietoso trasformato di colpo in uno dei più potenti e affermati.

USC era diventata la terra promessa di Carroll, il suo feudo, e probabilmente tale resterà ancora per molto, molto tempo. Lì si era guadagnato il soprannome di Big Balls Pete, per la sua tendenza a giocare alla mano i 4th down.

Nel 2010, il suo arrivo a Seattle equivalse ad un terremoto. Rivoltò la franchigia come un calzino. Solo nel suo primo anno, si contarono oltre 200 transazioni nel roster. Molti veterani che avevano portato i Seahawks nella mappa della gloria NFL furono via via tagliati e rimpiazzati con giovani promesse o assoluti sconosciuti pescati al Draft, o giocatori in cerca di riscatto, come Marshawn Lynch.

Tagli a volte necessari, come quello del MLB Lofa Tatupu, fortissimo ma infortunato cronico, o inspiegabili, come quando all’inizio della stagione 2011 spedì il Qb Matt Hasselbeck a Nashville e nominò Qb titolare Tarvaris Jackson, con esiti decisamente infelici. Tutto per costruire un roster giovane e affamato, da plasmare con la propria leadership e capacità motivazionale.

L’ultima perla della sua gestione si chiama Russell Wilson. Il rookie terza scelta da Wisconsin doveva essere la riserva della riserva, dietro l’ex titolare Jackson e il nuovo, costosissimo colpo di mercato, l’ex Packers Matt Flynn. Ma in preseason Wilson fa faville, Jackson viene spedito a Buffalo, e Flynn diventa il più costoso back up Qb della Lega.

La squadra però ha reagito bene a tutte queste scosse, e i progressi visti nella seconda parte della stagione 2011 sono stati solo l’anticipazione di quanto stiamo vedendo. Carroll è riuscito a plasmare i vari giovani e a costruire una difesa tra le più solide della Lega.

I Seahawks non sembrano avere una quantità di talento smisurata, eppure danno l’impressione di essere un blocco granitico e compatto, fuso in un tutto che supera la somma delle singole parti. Insomma, le scelte di Carroll hanno fatto discutere molti e storcere il naso a moltissimi, eppure al momento sembrano vincenti. E se continueranno a dimostrarsi tali anche le prossime, il futuro dei Seahawks non potrà che essere roseo.

2) No Fly Zone

E andiamola a vedere meglio, allora, questa difesa. Più che discreta sulle corse (è la 12a della Lega) dà il meglio di sé contro i passaggi: 196,2 yds concesse a partita, la quarta in assoluto. E’ difficilissimo sviluppare un buon attacco aereo contro i Seahawks.

Il merito? Va diviso a metà tra una secondaria giovanissima ma eccellente, formata dai CB Sherman e Browner e le S Chancellor ed Earl Thomas, e una linea di difesa capace di mettere tanta pressione sui Qb avversari. I DE Chris Clemons e Bruce Irvin hanno già messo a segno 7 sacks a testa, il reparto nel suo complesso ben 28. Chiedere ad esempio ad Aaron Rodgers, che si è ritrovato Clemons addosso per ben 4 volte nel solo primo tempo del Monday Night della week 3.

Ed a proposito di Irvin: Carroll è stato sommerso di critiche per averlo selezionato con la prima scelta, la 15a assoluta. Si diceva che non valeva una scelta così alta, ma Big Balls Pete per ora sembra aver azzeccata pure questa. Così come sembra aver azzeccato la scelta di schierare nel cuore della difesa il rookie da Utah State Bobby Wagner, che è già leader per placcaggi del team (ben 81), e forma con K.J. Wright e Leroy Hill un comparto LB da non sottovalutare per aggressività e velocità.

Una difesa contro cui non è semplice correre e difficilissimo lanciare. Se continua così, è un altro motivo per puntare i Playoff.

3) Money in the Bank

Purtroppo il gioco offensivo è per ora il vero tallone d’Achille del team. Russell Wilson non sta facendo sfracelli come in preseason, alterna cose buone ad altre pessime, e il passing game ne risente al punto tale da essere, semplicemente, il peggiore della Lega, nonostante la buona stagione dei Wr Rice e Tate. Ma allora come fanno i Seahawks ad avere un record positivo? Forse grazie ad un certo Marshawn Lynch.

Finito a Seattle nel corso della stagione 2010, dopo una esperienza ai Bills positiva ma macchiata da problemi con la legge, ha trovato sotto la guida di Pete Carroll la consacrazione come uno dei migliori Rb della Lega. 100,5 yds di media a partita, ha già superato le 1000 yds corse, ha una media a portata di 4,7 yds (quindi eccellente) e ha perso un solo pallone.

Rb fisico, potente, è entrato nel cuore dei tifosi quando, nel Wild Card Game del 2010, spezzò la partita con una corsa di 67 yds che si concluse in meta dopo aver rotto la bellezza di 9 tentativi di placcaggio. Quest’anno, solo il Viking Adrian Peterson ha fatto meglio di Lynch. Le possibilità di Seattle di qualificarsi ai Playoff passano senza dubbio dai progressi del gioco aereo, ma intanto le 100 yds sicure a partita di Lynch costituiscono un bel capitale immobilizzato per rincorrere la Wild Card.

4) Il dodicesimo uomo

Chiunque segue il football con passione da qualche anno sa che a Seattle si celebra il mito del “dodicesimo uomo”, ovvero il rumoroso pubblico che gremisce gli spalti del Century Link Field. Uno stadio costruito apposta per esaltare il riverbero delle onde sonore, che manda spesso in tilt gli automatismi e i timing degli attacchi avversari.

Tra realtà e leggenda (siam pur sempre in America, dove le esagerazioni sono di casa) resta il fatto che vincere al Century Link Field è difficilissimo. Quest’anno i Seahawks sono ancora imbattuti in casa (5-0), e gli scontri divisionali rimasti in calendario sono tutti tra le mura amiche. Delle 6 sfide rimaste, solo 2 sono veramente difficili: la trasferta a Chicago e il rematch coi 49ers.

Poi le trasferte a Miami e Buffalo non sono proibitive, e Cardinals e Rams in casa non fanno paura. Insomma, un record finale di 10-6 è alla portata di questi Seahawks, e quindi una Wild Card è possibile, considerando anche la vittoria nello scontro diretto coi Vikings.

Andrà veramente così? Nessuno può saperlo. Non esiste un campionato meno prevedibile dell’NFL. Però nella Emerald City, tra una pioggia e l’altra, qualche buon motivo per crederci c’è.

Post By Gerrki (65 Posts)

Folgorato dal football Usa all’età di 11 anni (era il lontano 1992), tifoso di 2 diversi tipi di Dolphins (quelli di Miami e quelli di Ancona), ha iniziato a scrivere su Play.it nel 2012. Appassionato di sport a 360°, di quelli che durante le Olimpiadi trasferiscono la propria residenza davanti alla Tv, considera il football lo sport di squadra per eccellenza, e una straordinaria fucina di storie di eroi ed antieroi. Che ogni tanto prova a raccontare!

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3 thoughts on “Seahawks: 4 buoni motivi per inseguire i Playoffs

  1. Bell’articolo, completo, che riassume quanto ha fatto Pete Carroll per rendere i Seahawks competitivi per i playoffs nonostante gli scetticismi. Ha preso delle decisioni un pò controcorrente, per il momento ha ragione lui.

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