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I Broncos stanno abituando i tifosi alle rimonte nei secondi tempi…

Che non sarebbe stata una stagione normale a Denver, Colorado, era noto a tutti. Del resto, quando si affida la guida del team a uno dei più grandi Qb di tutti i tempi, che torna in campo dopo un anno di inattività per mettersi al dito l’ultimo anello della sua carriera, beh, è inevitabile che i riflettori siano tutti puntati lì.

In fondo, anche la stagione 2011 era stata tutto fuorchè “ordinaria”. Anno primo dell’era John Fox dopo i disastri della gestione McDaniels, i Broncos, partiti con un record di 1-4 (con Kyle Orton in regia) si sono ritrovati clamorosamente in postseason (con Tim Tebow starter).

Prima la controversia sulla titolarità del ruolo di Qb, poi una serie di 6 vittorie consecutive, ottenute grazie a delle spesso incredibili rimonte orchestrate da “sua santità” Tebow, che magari per 3 quarti non azzeccava un lancio che uno, ma nell’ultimo quarto, quando si trattava di pescare il ricevitore sul profondo, diventava infallibile.

Quindi una regular season chiusa con tre sconfitte che stavano per costare i playoff, ottenuti con un modesto record di 8-8, quindi una spettacolare vittoria in Wild Card contro Pittsburgh nell’overtime più veloce della storia ( uno snap!), prima di essere letteralmente demoliti a Foxboro da Brady e compagni. Roba da batticuore!

In realtà, forse più che a Tebow, cui comunque va riconosciuto un carisma e una leadership impressionante, il merito di tale cavalcata andava diviso a metà tra un grosso salto di qualità della difesa (e non a caso il DC Dennis Allen è ora Head Coach a Oakland, con scarsa fortuna), e al più efficace running game della Lega (164,5 yds a partita), guidato da un redivivo Willis McGahee. Ma vallo a spiegare ai mass media….

Ma il 20 Marzo 2012 si cambia pagina. Si firma Peyton Manning, e poco dopo, Tebow viene tradato ai Jets. L’intento è chiaro: costruire intorno al n°18 una squadra capace di tornare ai Playoff senza patemi, e, una voltà lì, battersela per un posto al Grande Ballo. Il tutto però nel giro di 2-3 stagioni, perché Peyton di anni ne ha 36, e non c’è tempo da perdere.

La free agency è stata di quelle importanti, sia per quantità che per qualità. Sono arrivati alcuni fedelissimi di Manning ai Colts, come il TE Tamme e il veteranissimo Wr Brandon Stockley. E poi il Cb Tracy Porter, nemesi di Peyton al SB XLIV, il TE Dreessen, il DT Justin Bannan, la S Jim Leonhard.

Obiettivi ambiziosi, dunque. E altissime aspettative. Considerati i favoriti d’obbligo per il titolo dell’Afc West, i Broncos, nei pronostici d’inizio stagione, erano considerati gli outsider di lusso della Afc, dietro le corazzate New England, Baltimore e Houston. Ma che Broncos ci hanno consegnato queste prime 6 settimane di football?

Una squadra con un record in pareggio, 3 vinte e 3 perse, in testa alla Division a pari merito coi Chargers ma in vantaggio su di loro grazie all’incredibile vittoria nell’ultimo Monday Night. Ma soprattutto una squadra dai due volti, incapace di giocare 60 minuti di football di pari qualità, e che è uscita piuttosto ridimensionata dagli scontri diretti fin qui avuti con le principali candidate al titolo.

La schedule dei Broncos, infatti, è finora stata forse la più difficile in assoluto tra tutte le 32 franchigie, eredità del titolo divisionale 2011. Pittsburgh, Atlanta, Houston, New England, gli scontri divisionali con Oakland e San Diego. E per ora i dati ci dicono che contro le 3 avversarie sulla carta più forti (Atlanta, Houston, New England) sono arrivate 3 sconfitte più nette di quanto ci dica il punteggio finale.

Eh sì, perché questi Broncos di inizio stagione ci hanno abituati ad un costante ritornello: partenza lenta, lentissima, e disperato tentativo di rimonta, talvolta sfiorata o riuscita, nel secondo tempo. Ma se contro squadre sulla carta inferiori puoi anche permettertelo, contro delle vere contender il giochino rischia di trasformarsi in puro masochismo.

I dati numerici sono impietosi. Se sommiamo i punteggi ottenuti solo nei primi 2 quarti, il saldo è: Denver 42 – Avversari 98! Poi i Broncos si aggiustano, mettono in atto un gameplan più aggressivo, le difese avversarie si preoccupano per lo più di difendere sul profondo ed evitare grossi guadagni e big plays, e il loro attacco diventa più conservativo. La somma dei punteggi nel 3° e 4° quarto dice: Denver 128- Avversari 40!

Se analizziamo tali dati da un punto di vista qualitativo, notiamo che i Broncos erano sotto 13-7 e in grossa difficoltà nell’opening contro Pittsburgh a metà del 3° quarto, ed erano sotto 27-7 ad Atlanta a fine 3° quarto.

Erano sotto di 10 all’halftime contro Texans e Patriots, e nell’unica partita fin qui stravinta, contro Oakland (37-6) il loro vantaggio all’intervallo era solo di 4 punti. Fino ad arrivare al capolavoro al contrario nei primi 30 minuti a San Diego: 0-24, tra un intercetto riportato in meta, penalità sciocche che hanno tenuto in vita l’attacco avversario, chiamate offensive poco convincenti e un Eric Decker lanciato verso la endzone con una prateria davanti che si fa placcare da un filo d’erba!

Dunque partenze lente, troppo lente. Cosa strana, in fondo, se si considera che lo zoccolo duro del team è composto da veterani di mille battaglie e che il coaching staff non è certo composto da novellini. Eppure l’attacco stenta ad ingranare, e la difesa impiega troppo tempo a trovare le contromisure per arginare gli attacchi altrui.

Una prima risposta possiamo trovarla in una statistica.
Si diceva del running game, l’anno scorso il primo della Lega. Ebbene, per ora è molto al di sotto delle aspettative. Dalle 165 yds a partita del 2011 è sceso a 93.8 yds, il 24° della Lega. E se la media a portata di McGahee non è scesa in maniera significativa (da 4.8 a 4.3), è venuto a mancare l’apporto degli altri Rb (Moreno e Ball).

E’ vero che sulla statistica 2011 incideva, e non poco, l’apporto di Tebow, che spesso preferiva correre piuttosto che lanciare, ma tale dato dovrebbe essere bilanciato quest’anno da un attacco aereo che, con Manning è ora molto più credibile, e dovrebbe costringere le secondarie a starsene più lontane dalla linea di scrimmage.

Del resto, Manning sta facendo una stagione più che buona, considerando anche l’anno di inattività. Lancia una media di 300 yds a partita, 68% di completi, con 14 Td e 4 Int (di cui 3 nello sciagurato 1° quarto ad Atlanta). Paga forse un comparto di Wr non ancora all’altezza, dove il giovane Demaryius Thomas ha commesso qualche fumble di troppo e Decker deve ancora migliorare nel correre le tracce e separarsi dal marcatore.

Grande invece per ora la risposta del veteranissimo Stockley, che si è fatto apprezzare anche per alcune prese spettacolari, e dei due TE Tamme e Dreessen. Ma il reparto deve nel complesso ancora crescere per non caricare tutto il peso sul solo Manning.

La difesa, statisticamente, è migliorata rispetto al 2011, ma va notato che l’anno scorso si è via via aggiustata in corso d’opera e le cifre finali non rispecchiano l’effettivo livello raggiunto nella parte finale di stagione. Eppure, di strada da fare per arrivare ad essere una top defense c’è n’è ancora tanta.

Quella arancione è per il momento l’undicesima difesa per yds totali, e solo la 20a contro le corse. Si paga l’assenza di un DT di livello e di un MLB più efficace, soprattutto in termini di regia difensiva, di Joe Mays. Soprattutto però spicca una notevole difficoltà a difendere sui terzi down, specie nei primi tempi, colpa forse dei troppi uomini mandati in blitz dal neo DC (ed ex HC di lungo corso dei Jaguars) Jack Del Rio?

Come si può vedere, si tratta per ora di dettagli, cose su cui si può lavorare per migliorare strada facendo, come nel 2011. Ma se contro i Raiders puoi permettertele, contro le corazzate rischiano di essere fatali, perché ad alti livelli sono proprio i dettagli a fare la differenza.

In definitiva, questi Broncos sono da SuperBowl?
Da quanto fatto vedere finora, specie negli scontri diretti con altre contender, sembrerebbe ancora mancare qualcosa. L’impresa di San Diego ha spianato la strada verso il titolo di Division, e la schedule rimasta è più abbordabile.

Su 10 sfide, solo 4 sulla carta sono da cerchiare in rosso: i Saints e il rematch coi Chargers in casa e le trasferte a Baltimore e Cincinnati. Gli altri impegni, anche a causa della debolezza della Division, non sembrano insormontabili.

Broncos da Playoff, quindi. E con alcuni motivi per provare ad essere ottimisti:
1) Il tempo. Mancano 2 mesi e mezzo alla postseason, e i Broncos possono solo crescere in questo lasso di tempo, come condizione, mentalità e fiducia. L’hanno già fatto nel 2011…
2) Le ultime stagioni ci hanno insegnato che ai PO l’importante è arrivarci. Poi può succedere di tutto. E non c’è dubbio che i Broncos possano rivelarsi una gran brutta gatta da pelare per tutti.
3) Anche le rivali più accreditate hanno i loro problemi. Baltimore ha già perso pezzi importanti, New England per ora non decolla e mostra una inedita mancanza di killer istinct, i Texans sembravano invincibili fino a domenica sera, quando i Packers hanno mostrato a tutti quanto siano sì temibili, ma vulnerabili.

Occhio ai Broncos quindi, sempre e comunque. Con buona pace delle coronarie dei loro tifosi, a cui il bye week probabilmente serve più che ai giocatori stessi!

Post By Gerrki (65 Posts)

Folgorato dal football Usa all’età di 11 anni (era il lontano 1992), tifoso di 2 diversi tipi di Dolphins (quelli di Miami e quelli di Ancona), ha iniziato a scrivere su Play.it nel 2012. Appassionato di sport a 360°, di quelli che durante le Olimpiadi trasferiscono la propria residenza davanti alla Tv, considera il football lo sport di squadra per eccellenza, e una straordinaria fucina di storie di eroi ed antieroi. Che ogni tanto prova a raccontare!

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4 thoughts on “Denver Broncos: le discese ardite e le risalite

  1. premetto che non sono un tifoso dei Broncos, però la stima ed il rispetto che nutro nei confronti di Peyton Manning è a dir poco smisurata, l’ultimo Monday Night dopo i primi 2 quarti stavo davvero per smettere di vedere la partita, nonostante Manning stesse comunque macinando yard, poi mi sono detto “vabbhè dai sono i Broncos, magari ricuciono un poco lo strappo” ed invece sono andati a vincere, il mio consiglio è infatti proprio quello di seguire qualche partita di questi Broncos perchè di certo non ci si annoia mai!

  2. Bell’articolo e analisi corretta.
    Il problema principale che noto anche io è sul running game. Ma non sottovaluterei l’apporto che l’hanno scorso dava Tebow. Nelle statistiche molte yards erano sue sulle corse. McGahee non sta giocando benissimo e gli altri running back non contribuiscono. Lance Ball è uno da situazione e non fa la differenza, il rookie Hillman non si è ancora dimostrato in grado di incidere e Moreno si siede regolarmente in “tribuna”.
    Per dare una svolta alla stagione serve migliorare questo aspetto in modo da poter rendere ancora più letale l’attacco sui passaggi di Manning.
    In difesa ci sono troppi passaggi a vuoto e si spera che con il prossimo rientro di DJ Williams qualcosa possa migliorare. Secondo me i Broncos devono arrivare ai playoff altrimenti è un fallimento. La division in cui giocano è una delle più deboli e ne devono approffittare. A quel punto poi l’esperienza di Manning può essere la carta in più.

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