Andre Johnson, scelto nel draft 2003, è il giocatore più rappresentativo dei Texans.

Da quando il football professionistico è tornato a Houston dieci anni fa, le soddisfazioni non sono state poi molte e la strada per arrivare a costruire una squadra rispettabile è stata lunga e tortuosa da percorrere. Si sbagliava difatti chi aveva pensato che la rinascita del football Nfl in città, di esso orfana da quando gli Oilers furono spostati a Nashville e trasformati nei Tennessee Titans, si sarebbe tramutata in un successo quasi immediato che seguisse il modello aziendale (passateci il termine, ma le franchigie Nfl sono gestite come aziende) di Carolina Panthers e Jacksonville Jaguars, ovvero i due expansion team che dopo solo un anno dal loro esordio nella lega si qualificarono per il Championship delle rispettive conference.

A Houston è toccato il ruolo più tradizionale della squadra di allargamento, c’è voluto tanto tempo per digerire scelte sbagliate al draft, una conduzione tecnica della squadra non sempre impeccabile, tante, tantissime sconfitte, fino ad intravedere un barlume di speranza mano a mano che i piccoli ma sensibili progressi arrivavano a farsi sentire. Prima le stagioni vicine al 50% di vittorie, poi due stagioni consecutive con il record in pareggio, quindi un 9-7 che nel 2009 aveva comunque lasciato i Texans fuori dalla loro prima qualificazione ai playoff, traguardo raggiunto con merito durante una stagione 2011 tribolata soprattutto dal punto di vista degli infortuni alle stelle della squadra, la quale ha reagito dimostrando che ogni suo pezzo può essere sostituibile senza far perdere qualità all’insieme.

Quell’edizione dei Texans aveva giocato a lungo senza Andre Jonhson, colonna che resiste dai tempi più bui della franchigia, ed aveva perso Matt Schaub, il quarterback titolare, per tutta la stagione trovandosi privata immediatamente pure del suo backup, Matt Leinart. Houston, grazie alla difesa ed al gioco di corse, ha fatto buon viso a cattiva sorte sapendo di rimanere in ogni caso una buonissima squadra, ha affidato la guida dell’attacco al terzo quarterback T.J. Yates, l’anno scorso un rookie appena uscito da North Carolina, ed ha ottenuto la prima vittoria di post-season (vittime i Bengals) della sua storia al primo tentativo, uscendo una settimana dopo contro Baltimore in una gara dove i Texans hanno sciupato in più occasioni la possibilità di segnare il touchdown del pareggio.

Coach Gary kubiak è in sella dalla stagione 2006.

Alla luce degli ottimi risultati e delle caratteristiche su cui il team è stato impostato, non era difficile prevedere una stagione molto positiva per la squadra di Gary Kubiak, che dopo essere arrivato sei anni fa per dare una svolta alla storia della franchigia ha saputo tener duro nei momenti in cui ci si aspettava di più a livello di risultati, trasformando la costante amarezza percepita in città (le 6 vittorie della stagione 2010 misero dei legittimi dubbi sull’operato dell’head coach) in consapevolezza di possedere ora la maturità per giocarsela con tutte le potenze della Afc.

Nel corso della presente stagione Houston sembra aver compiuto ulteriori passi in avanti,  e la considerazione nasce non tanto dal record di 3-0 che pone i Texans come miglior team Afc in questo momento, ma dal tipo di gioco espresso e dalle molteplici modalità con cui gli uomini di Kubiak hanno saputo volgere gli esiti delle partite a loro favore. E’ un discorso che parte a monte, dall’organizzazione e dal management, che passa per un coaching staff assemblato con cognizione di causa, e finisce con l’esecuzione in campo. Non sarebbe corretto giudicare questo inizio, il migliore nella storia della franchigia, solamente dai numeri e da un’imbattibilità che, viste le esperienze fatte da altre squadre negli anni, sembrerebbe più dannosa che altro vista l’eccessiva attenzione che catalizza su chi, nel prosieguo del campionato, cerca di battere a tutti i costi chi non ha mai perso. D’altro canto il mese di settembre non ha mai dato indicazioni sul vero valore di una compagine e mai lo darà, specialmente in un’era dove più titoli Nfl sono stati vinti dalla squadra più in forma nel finale di campionato, spesso entrata nei playoff dalla porta di servizio.

Arian Foster, passato dall’anonimato all’essere il miglior running back della Nfl.

Kubiak propone una filosofia offensiva maturata durante gli anni di militanza sotto Mike Shanahan, per il quale a Denver gestì il ruolo di offensive coordinator per sette stagioni. Non a caso i Texans applicano un sistema di bloccaggi offensivi a zona che producono grandi statistiche per i loro running back trasformando sconosciuti in superstars – chiedere conferma ad Arian Foster, che non ha mai sentito chiamare il suo nome al draft – ed utilizzano un tipo di quarterback che deve effettuare la play-action alla perfezione e saper uscire in bootleg con i giusti tempi per colpire le zone lasciate scoperte dalla difesa, caratteristica che ha reso molto produttivo un attacco il quale ama far ricevere il tight end di turno nei cuscinetti lasciati tra linebacker e secondarie, e realizzare giochi a lunga gittata che terminano spesso in meta.

Quello che Kubiak sta realizzando in questa stagione è il saper diversificare il proprio approccio alla partita a seconda delle debolezze dell’avversario, vera chiave vincente per quanto fatto vedere dai Texans fino a questo momento.

Houston ha dominato i Dolphins senza soffrire per le 3 yards di media per portata ottenuta da Arian Foster, creando continuità nei drive offensivi soprattutto grazie a metodici guadagni arrivati da un gioco passaggi privo di big play spettacolari, restituendo palla e fiducia a Foster medesimo una volta varcata la linea delle ultime 20 yards, zona dalla quale il fenomenale running back è andato a segno due volte.

Nella vittoria contro Jacksonville l’attacco di Houston è stato in campo per ben 83 giochi ed ha sapientemente alternato Foster al backup Ben Tate – sostanzialmente inutilizzato all’esordio contro Miami – scegliendo di porre la gara sulla gestione del cronometro e sul puntuale sfiancamento della difesa avversaria, facendo accumulare al suo letale tandem di corridori 174 yards e 3 mete. In pochi avrebbero pensato di veder vincere questa squadra con Andre Johnson cercato per sole 3 volte per 21 yards.

Nella recente vittoria a Denver, Schaub si è invece scatenato usufruendo della play-action come meglio non poteva, lanciando 4 passaggi da touchdown, tra i quali due di 60 e 52 rispettivamente per Johnson e Walter.

J.J. Watt, un’autentica forza della natura.

Tutto questo blasone non sarebbe stato ottenuto senza l’enorme contributo di una difesa che dalla sera alla mattina, sotto le direttive dell’esperto Wade Phillips, è passata dall’essere una delle peggiori al costituire una delle migliori unità della Nfl. Phillips ha portato in città tutta la sua esperienza ottenendo risultati eclatanti, predisponendo la sua classica 3-4 e plasmandone i pezzi attraverso un’accurata selezione al draft ed in free agency di giocatori in grado di contribuire da subito, e sfruttando la versatilità schematica di altri membri già presenti a roster.

Houston ha costruito un fronte a tre che sta diventando dominante grazie all’espolosione di J.J. Watt (5.5 sack in 3 partite), prima scelta 2011 e giocatore che sta riscrivendo il ruolo di end da 3-4, che notoriamente avrebbe dei compiti di creazione di spazi per le giocate dei linebacker, ma che le giocate le sta eseguendo di persona arrivando al quarterback con estrema facilità. Dall’altra parte Antonio Smith offre tutta la sua esperienza dopo aver fatto parte di quell’edizione dei Cardinals arrivata fino al Super Bowl giocando nello stesso schema, mentre gli outside linebacker, Brooks Reed e Connor Barwin, hanno giocato così bene da rendere spendibile in free agency il signor Mario Williams. Per completare il reparto linebackers, nel quale Brian Cushing si è adattato alla perfezione al nuovo schema passando all’interno, Phillips si è rivolto ad una vecchia conoscenza dei tempi di Dallas, Bradie James, e fino a questo momento il sacrificio di DeMeco Ryans, ritenuto più idoneo per una 4-3 e scambiato con Philadelphia, non ha sortito alcun danno.

Le acquisizioni di Jonathan Joseph e Danieal Manning hanno stabilizzato sensibilmente le secondarie, così come la crescita del giovane talento  Kareem Jackson e la capacità di Glover Quin di passare da cornerback a safety, e dietro la rotazione è ampia e gli elementi che la compongono tutti molto giovani e freschi di gambe.

Il reparto ha dato il peggior benvenuto possibile in Nfl a Ryan Tannehill, distrutto i Jaguars con una serie impressionante di 3 & out, nonchè impedito a Peyton Manning ed al suo attacco di combinare qualcosa di buono per tre quarti di partita, prima di subire una rimonta poi scongiurata da un provvidenziale primo down giunto da una breve ricezione di Johnson.

Matt Schaub è il quarterback ideale per il tipo di schema offensivo utilizzato dai Texans.

Gli Houston Texans hanno raggiunto tanti piccoli traguardi, ma ora è giunto il momento di puntare in alto. L’anno scorso si sono tolti la soddisfazione della qualificazione ai playoff e l’hanno onorata al meglio, dimostrando di poterla affrontare nonostante le numerose avversità a loro occorse. Quest’anno hanno sfatato un mito battendo per la prima volta Manning- loro giustiziere storico nella Afc South – fuori dalle mura amiche del Reliant Stadium, hanno ottenuto un successo in trasferta a Denver, luogo che mai in precedenza erano riusciti a violare, ed hanno registrato, come già detto in precedenza, la loro miglior partenza di campionato di sempre.

Tuttavia, questi sono esattamente i discorsi che lasciano il tempo che trovano. L’obbiettivo finale è mantenere la forma fino al momento topico della stagione, giocare dei grandi playoff, e rendere giustizia nei confronti di quel torto che vide la città spogliata della sua franchigia professionistica di football, una squadra che dopo i gloriosi anni nella Afl andò vicina a vincere tante volte, chiudendo sempre con un nulla di fatto.

Di strada ce n’è ancora tanta, ma il radar è puntato verso New Orleans.

Post By davelavarra (339 Posts)

Davide Lavarra, o Dave e basta se preferite, appassionato di Nfl ed Nba dal 1992, praticamente ossessionato dal football americano, che ho cominciato a seguire anche a livello di college dal 2005. Tifoso di Washington Redskins, Houston Rockets e Florida State Seminoles. Ho la fortuna di scrivere per questo bellissimo sito dal 2004.

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2 thoughts on “Houston Texans, l’ora della verità

  1. Il mio pronostico l’ho fatto ad inizio settembre: Superbowl: HOUSTON-PHILADELPHIA. Su una sono tranquillo, su l’altra un pochino meno ahahahahahahah

  2. bellissima analisi! solo un appunto..ok che la linea effettua uno zone-blocking perfetto pero’ Foster sarebbe fenomenale con qualsiasi linea..ha una capacita’ di trovare spazi e di seminare i difensori unica..il miglior RB della lega!

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