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Ninete cuffie per Sean Payton quest’anno…

Quanto è importante l’head coach in una squadra NFL?

Sicuramente moltissimo. Dirige uno staff di circa 20 persone tra assistenti e preparatori, gestisce uno spogliatoio di 53 giocatori, studia gli schemi, spesso li chiama in prima persona, dà l’impronta alla squadra, ha l’ultima parola su tutto, ed è il responsabile di ciò che si vede in campo. Fare l’head coach nella NFL è probabilmente la cosa più simile all’essere il generale di un esercito su un campo di battaglia.

Ma nessuno finora aveva mai cercato di quantificare l’impatto di un head coach in termini di numero di vittorie, come stanno ora cercando di fare i tifosi dei Saints, unica squadra della Nfc ad essere ancora senza vittorie dopo 2 partite.

Ma andiamo con ordine. Che sarebbe stata una stagione particolare per i black & gold si era capito presto, molto presto. Era da poco andato in archivio il SuperBowl XLVI, quando il “Bounty Scandal” esplode in tutto il suo fragore e travolge i Saints. Se ne è scritto e parlato tanto, mi limito a riassumerlo in breve per chi avesse seguito la cosa con poca attenzione.

Da una lunga indagine della Lega, sarebbe emerso che il coaching staff dei Saints, in particolare il DC Gregg Williams, avrebbe messo in atto, nelle stagioni ’09 -‘11, un programma di premi in denaro non solo per determinate prestazioni individuali (cosa in realtà piuttosto diffusa in NFL), ma anche per coloro che in qualche modo fossero riusciti a far uscire dal campo infortunati i giocatori chiave degli attacchi avversari.

Jonathan Vilma, uno degli indagati del Bounty Scandal.

In un periodo in cui la Lega è nell’occhio del ciclone per le questioni legate alla sicurezza e all’incolumità dei giocatori, la reazione dello “sceriffo” Roger Goodell non poteva che essere severissima: Williams sospeso a tempo indeterminato, l’HC Sean Payton sospeso per tutta la stagione 2012 per non aver fermato tale programma, il GM Loomis 8 giornate per lo stesso motivo. Squalificati anche 4 giocatori, tra cui spicca il Mlb e capitano della difesa Jonathan Vilma, out per tutto il 2012 (sentenze d’appello permettendo). A questo si aggiungono 500,000 $ di multa e una pesante limitazione di scelte alte al Draft.

Situazione senza precedenti, di cui nessuno, dirigenza Saints inclusa, era in grado di prevederne gli effetti in termini sportivi.

A livello di roster, la dirigenza, realizzata l’impossibilità di rafforzarsi immediatamente attraverso il Draft, si è mossa in maniera molto aggressiva in free agency. Del resto l’ossatura di squadra era forte (nelle ultime 3 stagioni record complessivo di 37-11!), c’era un SuperBowl da organizzare nell’amato SuperDome, e di conseguenza il sogno di essere la prima squadra a disputare la finalissima tra le mura amiche.

A sostituire Vilma è arrivato dai Falcons il solido Curtis Lofton, mentre per sostituire la guardia Carl Nicks è arrivato dai Ravens il più che affidabile Ben Grubbs. A loro si sono aggiunti il LB David Hawthorne e il DT Broderick Bunkley, per blindare un reparto che era sempre stato il tallone d’achille del team.

Ma come sostituire l’head coach? Uno del calibro di Sean Payton, poi. L’uomo che aveva preso una squadra alla sbando nel 2006, dopo i disastri di Katrina fuori dal campo e i disastri lasciati dalle fallimentari gestioni precedenti sul campo.

Payton aveva avuto coraggio, all’epoca. E lo aveva trasmesso a squadra, dirigenza e tifosi. Con un gioco aereo spumeggiante, bellissimo da vedere, e una difesa aggressiva che rischiava tanto, concedeva tanto, ma spesso riusciva a trovare quella big play che girava il match. Fu Championship quell’anno, fu apoteosi 3 anni dopo, con la sfilata in Canal Street a mostrare il primo Vince Lombardi Trophy della storia black & gold. Non era un semplice HC, Sean Payton. Era un simbolo.

Aaron Kromer, coach della OL, è alla guida della squadra fino al termine della squalifica di Joe Vitt.

A sostituirlo è stato promosso il coach dei LB Joe Vitt. Peccato però che anche lui si era beccato 6 giornate per il Bounty Scandal. Quindi, come supplente del supplente è stato promosso HC per le prime 6 partite il coach della OL Aaron Kromer.

Soluzione interna quindi, nella speranza che ci fosse piena continuità con il lavoro di Payton. Un roster già forte che sembrava comunque in grado di dire la sua. Proclami del tipo:”Le difficoltà non ci abbattono, anzi ci esaltano”. Una belva ferita in cerca di vendetta, questo sembravano i Saints.

Ma il campionato per ora ha detto cose molto diverse: sconfitta casalinga per 40-32 contro i Washington Redskins, e sconfitta per 35-27 sul campo dei Carolina Panthers. Ma soprattutto, al di là delle sconfitte, la sensazione che il giocattolo Saints non giri più come un tempo.

Nelle due partite fin qui giocate i Saints sono stati praticamente sempre sotto nel punteggio, hanno subito in media 37.5 punti e non hanno mai dato la seria impressione di poter rimontare. L’ormai proverbiale passing game sembra un po’ meno inarrestabile, la difesa sembra ancora più vulnerabile, e l’attacco in generale sembra aver perso ritmo, varietà e fantasia.

Le statistiche di Brees dicono molto: nelle prime 2 partite del 2011 (contro Packers e Bears) ha lanciato per 689 yards, con 6 Td pass e nessun intercetto. La sua percentuale di completi a fine stagione fu del 70,2%. In queste prime due partite del 2012 ha lanciato poche meno yards (664), ma solo 4 Td e ben 4 intercetti! Segno che pure Brees è costretto a forzare e rischiare oltre modo.

La splendida offense black & gold non è più così fluida. La linea, una delle migliori della Lega negli ultimi anni, per ora non è riuscita a fornire a Brees il tempo necessario per scandagliare a dovere le difese avversarie. Le chiamate dalla sideline sono più prevedibili, più convenzionali rispetto a quelle a volte anche “estreme” di Payton. Colston, il leading receiver, ha finora mostrato un atteggiamento in campo quasi irritante, con drop che per una superstar del suo calibro sono inspiegabili. Il Rb Pierre Thomas fa per ora il suo dovere, come Sproles. Che però è solo utilizzato per ricevere, come del resto Mark Ingram è finora usato solo per correre dritto e forte. Ed è logico che utilizzare in modo monodimensionale i giocatori è un bel vantaggio per le difese avversarie. Il risultato? Un attacco che continua a segnare parecchio, ma con più fatica, e soprattutto più errori, che gli impediscono di compensare le magagne di una difesa che invece di ridimensionarsi, si sono ingigantite.

Drew Brees sta lanciando con tutt’altra efficienza rispetto ai suoi soliti standard.

Non bisogna essere infatti esperti di football per capire che se concedi all’avversario 37 punti, non ti può sempre riuscire di farne 38. I problemi difensivi si sono presentati finora in tutti i comparti. Nella linea difensiva è stato finora nullo l’apporto dei DT, sia come pass rush che come run blocking (96 yds concesse al rookie Alfred Morris dei Redskins, 150 yds totali al duo Williams-Newton dei Panthers). I LB sembrano del tutto spaesati e fuori timing. Manca la capacità di lettura del gioco e il “playmaking” di Vilma. Del resto Lofton non era un playmaker difensivo, e non può diventarlo adesso. La secondaria risente della perdita di Tracy Porter, volato a Denver, e per ora sembra il burro.

Tanti problemi dunque, anche alla luce del fatto che New Orleans non ha certo affrontato dei top team. Un calendario estremamente complicato: incrocio con la Nfc East, sfide con Green Bay, San Francisco, Denver, sfide interne ad una Division che pare molto competitiva, con Atlanta già in palla, Carolina in risalita e una Tampa Bay che ha già fatto vedere passi avanti decisi dall’anno scorso.

Di tempo davanti ce n’è. In fondo, siamo solo alla week 2. Ma è chiaro che serve una scossa, che coinvolga giocatori e staff tecnico, perché i Saints possiedono tutte le qualità per risollevarsi e raddrizzare la stagione. E dovrà essere proprio Aaron Kromer a darla, perché non si può aspettare che alla settima giornata torni Joe Vitt. E Payton non tornerà se non nel 2013.

Domenica al Superdome arrivano i Chiefs, altra squadra senza vittorie e con problemi che paiono ben più grossi di quelli black & gold. Occasione migliore per sbloccarsi non poteva esserci. Sapranno approfittarne i Saints?

 

 

Post By Gerrki (65 Posts)

Folgorato dal football Usa all’età di 11 anni (era il lontano 1992), tifoso di 2 diversi tipi di Dolphins (quelli di Miami e quelli di Ancona), ha iniziato a scrivere su Play.it nel 2012. Appassionato di sport a 360°, di quelli che durante le Olimpiadi trasferiscono la propria residenza davanti alla Tv, considera il football lo sport di squadra per eccellenza, e una straordinaria fucina di storie di eroi ed antieroi. Che ogni tanto prova a raccontare!

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One thought on “I Saints e l’Head Coach che non c’è

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