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La giocata della partita: Jacquian Williams sradica la palla all'omonimo Kyle

La NFC ha scelto chi la rappresenterà al Superbowl fra due settimane: saranno i New York Giants a mettere piede sul manto del Lucas Oil Stadium di Indianapolis, conseguenza di una vittoria sudatissima (20-17 il punteggio finale, in over time) contro i San Francisco 49ers, sorpresa stagionale della lega ma squadra che fino in fondo ha dimostrato di meritarsi ogni singolo secondo di postseason, e che con un paio di inserimenti nei giusti reparti può essere squadra competitiva anche nel prossimo anno.

I Giants affronteranno i New England Patriots, usciti anch’essi vincitori da una dura bataglia punto a punto con i Baltimore Ravens: stiamo quindi parlando di una riedizione del Superbowl numero 42, quello del 2008, dove a vincere infine furono gli stessi Giants, che misero fine anche alla fin lì perfect season dei bostoniani, per 17-14.

Non mi concentrerò particolarmente sulla cronologia della partita, vista da molti e comunque rintracciabile in ogni parte. Gli avvenimenti saranno spunto per delle riflessioni personali sui fattori che hanno influito sulla vittoria o sulla sconfitta di un o dell’altra squadra nella partita, disputatasi sotto una pioggia fittissima che molte volte ha messo in difficoltà i giocatori in campo.

1° quarto

L’inizio della partita ha visto i Giants protagonisti di lunghi drive però inconcludenti (in particolare un 4° e 1 non convertito all’interno del territorio avversario), mentre San Francisco, nell’unico possesso di una certa importanza, riesce a mettere a segno il TD del vantaggio, con Vernon Davis, il quale sfrutta un bel lancio di Smith sull’estrema destra, supera cornerback e safety per entrare in endzone per un TD pass da 73 yards. Già qui si possono notare due particolari: prima di tutto gli arbitri vedono ottimamente il fatto che Davis non metta i piedi fuori dal terreno di gioco nella sua corsa, prendendo la prima di alcune ottime decisioni, che eviteranno alla partita di prendere una brutta piega; dall’altra Davis si prende una penalità per condotta antisportiva andando a salire sul piedistallo di un cameraman, e replicherà poco dopo prendendosi un’altra flag per esere saltato senza motivo sulle spalle di un avversario a gioco fermo.

2° quarto

Ovvero ove i Giants iniziano a costuire il loro successo, mettendo a referto 10 punti contro 0 dei padroni di casa. Ciò grazie a due fattori distinti: innanzi tutto la difesa è salita di livello confermando ciò che di ottimo s’era visto contro Falcons e Packers, con Pierre-Paul e Blackburn vere e proprie macchine da pressione su Smith, il quale è riuscito raramente ad avere qualche secondo per cercare dei ricevitori liberi e si è spesso affidato alle corse, anche quelle personali che tanto successo avevano avuto nella sfida contro i Saints della settimana scorsa. In più si aggiunge la performance dell’attacco, non solo grazie ai soliti noti Nicks e Cruz (in particolare quest’ultimo vero e proprio irrisolvibile rebus per la difesa Niners nei primi trenta minuti) ma anche grazie alla profondità del reparto ricevitori, dove in evidenza ci sono anche Mario Manningham, il fullback Hynoski ed i tight-end Beckum e Pascoe: in particolare gli ultimi due hanno fatto dimenticare i problemi fisici del titolare Ballard, poco in campo e mai protagonista. Esemplare quindi che proprio Pascoe sia stato il bersaglio di Manning sull’azione del TD del pareggio NY.

3° quarto

Poco da segnalare inizialmente, poi su un buon drive dei Niners portato avanti da Gore, ancora Davis si fa trovare pronto alla ricezione profonda, questa volta a sinistra, e riporta avanti i suoi: 14-10. Due riflessioni anche qui: se da una parte non si può negare l’importanza del tight end nel gioco di San Francisco, non si può allo stesso tempo non sostenere che ai campioni della NFC West manchino bersagli che Smith possa colpire, considerando che sui dodici lanci completi del QB, 5 sono andati ai TE (appunto Davis e Walker), 6 al RB (Gore) e uno (UNO) a dei ricevitori di ruolo, una cosina da tre yards su Crabtree. Si vede quindi necessario, in offseason tramite draft e/o free agency, intervenire nel reparto. La fine del terzo quarto, infine, vede l’inizio della trama che si rivelerà poi quella principale della partita:

4° quarto

L’inizio del quarto quarto vede l’inizio della trama che si rivelerà poi quella principale della partita: su un innocuo punt di Weatherford, Kyle Williams lascia rimbalzare il pallone, salvo poi avvicinarsi per toccarlo con il ginocchio e renderlo così preda degli special teams di NY: dalle 27 yards avversarie è facile per Manning imbastire un drive conclusosi con un passaggio da 17 yards in endzone per il sopracitato Manningham e portare i suoi in vantaggio per 17-14. Lasciando stare per il momento la parte relativa a San Francisco, svilupperei una tematica che poi troverà (o non troverà, a seconda dell’esito) riscontro anche nel Superbowl, e cioè l’assoluta incapacità dei Giants di imbastire un convincente e costante gioco di corse: nonostante la presenza di runningback di livello e ben assortiti come Bradshaw e Jacobs, questi non riescono a guadagnare yards con continuità, forse per (de)merito anche della offensive line, incapace di creare buchi percorribili partendo dal backfield. I dati parlano di 85 yards conquistate a fronte di 26 portate, con una media di 3.3 yards.

Overtime

Ovvero la boiata alla potenza, il secondo errore di Williams Kyle, che si fa strappare il pallone da Jacquian Williams su un altro ritorno di punt dopo che un paio di attacchi di entrambe le squadre erano andati a vuoto: facile per i Giants mantenere il pallone nel raggio del field goal, prima che Tynes dia la vittoria ai suoi con un calcio da 31 yards. Particolare, nonchè ironico secondo me, notare che proprio gli special teams, che fin qui erano stati l’arma risolutrice di tante situazioni complicate per i Niners, siano stati la causa della sconfitta di San Francisco: in particolare l’assenza di Ted Ginn jr. (e chi l’avrebbe mai detto…) è stata fatale per la franchigia della baia.

Per contro, i Giants si preparano al Super Bowl con le certezze ed i dubbi sopra elencati: i Patriots sono squadra superba in attacco e non irresistibile in difesa, ed io prevedo una partita ad alto punteggio. Quattro anni fa i Giants si presentavano da sfavoriti (ed anche nettamente), per poi fare il miracolo: ora le parti sembrano quasi inverse, ed è garantito che i Pats avranno sete di rivincita.

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Andrea Cornaglia, classe ’86, profonda provincia cuneese, si interessa al football dal 2006, prendendo poi un’imbarcata per il mondo dei college dal 2010: da lì in poi è un crescendo di attrazione, inversamente proporzionale al numero di ore dormite al sabato notte

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7 thoughts on “Ad un Kyle dalla meta: Giants al Superbowl

  1. Alla fine la colpa sarà di Kyle. Ovviamente a mente lucida si potrà constatare che i Niners salvo due big palys e un paio di corse importanti sono stati ingabbiati dai Giants. La forza di NY è stata limitare i danni dove erano palesemente in difficoltà: nelle corse e nella protezione del QB. Alla fine hanno concesso 6 sacks ma hanno dato la possibilità a Eli di vivisezionare l’attacco che ha prodotto tantissimo se pensiamo contro quale difesa giocavano.

    Tornando a Kyle, il ragazzo ha commesso degli errori ma forse e dico forse dopo il primo, il coach poteva agire di conseguenza. Senza dimenticare che perdere un pallone in quei frangenti non è improbabile.

    La gara si poteva decidere solo in due modi: tournover e big play. Potevano farlo entrambi, salvo che i Giants rispetto agli ottimi Niners avevano un vantaggio nell’esperienza accumulata negli anni negli uomini chiave. Alla fine quel fatore ha fatto la differenza.

    Superball
    Non so chi parte favorito. Dire Giants mi sembra una forzatura. Prevedo una gara equilibrata. Anche i numeri che contano il giusto li vedono sostanzialmente uguali. Dal mio punto di vista i Patriots devono pressare Eli ed impedire a lui di sfruttare i ricevitori e possibilmente forzare i Giants a lanciare più del dovuto. Dall’altra parte i Giants devono mettere la museruola a Welker vero motore del team e forzare Brady ad uscire dalla tasca. Poi può accadere che a fronte di una gara equilibrata la vittoria vada a chi sfrutterà al meglio gli errori altrui.

  2. Sulla partita ….

    …grande intensità e grandi giocate.
    Condivido chi ricorda che non è giusto gettare la croce solo addosso a Kyle.
    Non solo perché il gioco offensivo non è stato (a parte le due giocate di Davis) brillante.
    Ma soprattutto perché lasciare in campo un ritornatore che era evidentemente non all’altezza della situazione e voleva solo strafare è prima di tutto una grossolana colpa della sideline dei Niners.
    Williams ha fatto prima quel numero inutile della ricezione in tuffo che gli è andata bene per miracolo, poi il muff generato da evidente incomprensione della situazione, poi quel ritorno da 30y palesemente esagerato per cercare di “sdebitarsi” dall’errore precedente….
    Ma come si fa a non capire che uno così in un championship lo devi solo togliere e (se non hai niente di meglio) mettere uno che la palla si limita a guardarla e chiamare il catch?
    Ha vinto la squadra non più forte (si sono equivalse) ma quella più esperta in campo e sulla sideline… e l’esperienza nelle partite che contano è un fattore….

    Sul Grande Ballo.
    Temo proprio conterà la cabala.
    Si equivarranno e alla fine vinceranno i Pats con un calcio all’ultimo secondo.
    Non perché più forti ma solo perché in credito col Grande Ballo precedente.

  3. San Francisco e Baltimore non sono assolutamente squadre da Superbowl e neanche da Championship e credo che se sono arrivate fino a lì è solo grazie a difese rognose, che poi hanno reso anche le partite a basso punteggio e non tanto spettacolari(decise da special team).
    Alcuni potranno dire con le difese si vincono i SB e che con gli attacchi si vendono i biglietti. Ok, ma se hai dei QB come Smith e Flacco, ovvero QB mediocri ad esser gentili, non c’è molta strada. DIco questo perchè sono troppo troppo alterni, e quando sono in giornata di grazia i compagni paiono non esserlo.
    Per quanto riguarda la finalissima, beh dico Giants. Da quella partita con i Jets sono entrati in una condizione psico- fisica ottimale, che alla fine potrebbe fare la differenza. Hanno poi tante alternative sia sulle corse che sui lanci ed una difesa molto aggressiva. Dico un’ultima cosa: Eli Manning se vince questo SB diventa di diritto il fratello più forte,Peyton quando il gioco si fa duro si squaglia. E’ stato sempre troppo sottovalutato. ATTENZIONE AI BIG BLUE

  4. Non mi sembra sia mai stato segnalato che il primo errore di Williams sia venuto dopo 6 (dico SEI!!!) three and out consecutivi del Giants.
    Questo sta a significare che i niners avevano in pugno la gara, almeno dal punto di vista difensivo, e quell’errore ha proprio cambiato l’inerzia del match.
    Dare quindi un po’ di colpa al povero Kyle non mi sembra così peregrino…

    Per il Superbowl spero Patriots: Brady è il vero successore di Montana!

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