Arian Foster entra in endzone: sono i punti del 30-10

TOP 3

Arian Foster

La prima partita dei playoff  nella storia dei Texans offriva molti spunti interessanti, sia perchè si affrontavano due rookie QB (Dalton e Yates, draftati ad inizio anno con progetti molto diversi ma di fronte in questa sfida) sia perchè spiccavano come potenziali protagonisti atleti dalle infinite doti che in ogni momento potevano spaccare in due la partita.

In particolare destava curiosità la presenza di Andre Johnson, WR dei Texans colpito da due gravi infortuni in stagione e al ritorno a tempo pieno  dopo i pochi snap giocati nella week 17. Dall’altra, invece, Benson e A.J. Green, altro rookie maravilla, erano i due principali indiziati per sostenere l’attacco Bengals, il quale però contro squadre dal record positivo mai aveva vinto in stagione.

Ed il trend è continuato, con i Texans che vincono 31-10 ed accedono al divisional (ovviamente la prima della loro storia), cosa che senza Schaub sembrava impossibile ai più. Invece, Andre Johnson si è ben comportato (5 ricezioni per 90 yards e 1 TD), ed è stato anche superato in termini di impatto sulla partita da Arian Foster, il RB, il quale ha messo a referto 153 yards e 2 TD in 24 portate, di cui una nel quarto quarto da 42 yards che ha chiuso il discorso della partita, che tra l’altro aveva tenuto aperta con un paio di fumbles ad inizio partita. Ora i Texans si regalano un viaggio a Baltimore, dove affronteranno i Ravens: la prova è decisamente più ostica, alla luce della solida difesa che potranno schierare i padroni di casa e delle difficoltà che potrà avere a sua volta la difesa di Houston nel fermare giocatori come Ray Rice o Torrey Smith magari imbeccati da un Flacco in giornata di grazia. A mio avviso, in ogni caso la partita sarà combattuta e decisa dalle singole giocate, con le due squadre sempre a contatto in una partita a basso punteggio.

Drew Brees

Poteva forse aleggiare qualche fantasma nell’aria di New Orleans, alla vigilia di questa wild card: come lo scorso anno contro Seattle, i Saints si presentavano favoriti alla Wild Card, guidati da un Brees spettacolare e dominante. A differenza dei passati playoff, però, la franchigia della Louisiana ha saputo mantenere i favori del pronostico (aiutata anche dal fatto di giocare in casa), con una sonante vittoria per 45-28: Brees ha messo su la solita prestazione dominante, chiudendo con 33/43, per 466 yards e 3 TD pass.  A differenza di molte partite in stagione, i Saints hanno trovato un buon supporto anche dalle corse, con Thomas e Sproles in grado di fornire valide alternative ai passaggi, nonchè 3 TD, con in particolare il primo di Sproles che ha permesso ai Saints di raggiungere i Lions che erano scappati con la prima segnatura della partita. Di fronte ad una difesa come quella dei Lions, a volte porosa e poco efficace, l’attacco Saints è risultato esplosivo: sarà interessante vedere cosa sarà in grado di offrire nella prossima sfida, contro una franchigia di stile diametralmente opposto come i 49ers.

Come sicuramente non ci sarebbe bisogno di ripetere, i Niners sono squadra che basa i suoi successi su una difesa solida e quadrata, capace di mettere molta pressione sul QB nonchè di azzerare le corse e di creare molti turnover che poi offrono anche posizioni buone per l’attacco di Alex Smith: restando molto sul retorico è la sfida tra due filosofie, quella spumeggiante di Sean Payton e quella arcigna di Jim Harbaugh. Sarà inoltre interessante vedere come si comporteranno i Saints su un campo che non sia un Dome: questo in quanto al chiuso il record è di 10-1, mentre negli stadi questo scende a 3-2 (sconfitte a St. Louis e Tampa Bay). Dall’altra, anche la difesa di New Orleans, reparto meno performante della squadra, avrà il dovere di guadagnarsi lo stipendio contro giocatori forse non dominanti ma che possono essere problematici, come Gore, Vernon Davis e Crabtree. Io vedo i Saints favoriti ed anche abbastanza nettamene: la condizione è quella di mantenere una costanza di rendimento lungo tutta la partita, e non mostrare il fianco ai pericoli che porterà la difesa dei purple and gold.

T-T

Acronimo di Tim Tebow, ma non solo: una T certamente sta per il buon Tim, ma l’altra indica altrettanto senza dubbio Demaryus Thomas, altro brillantissimo protagonista della sfida di Denver, con la ricezione nel primo gioco del supplementare che si è trasformata nel TD che ha consegnato la vittoria ai padroni di casa per 29-23, in quello che è stato l’unico pronostico “scoppiato” della vigilia, a mio personale parere. anche prima, comunque, il prodotto di Georgia Tech (università storicamente da triple option, quindi corse, ma che offre puntualmente brillanti ricevitori, come anche Calvin Johnson) aveva dato il suo contributo, con 3 ricezioni per 124 yards. Passando a Tebow, invece, il prescelto era stato sfidato dagli Steelers a passare, con continue chiamate difensive “cover 0” (schema che prevede marcatura singola sui ricevitori e safety molto vicine alla linea di scrimmage), che hanno funzionato per controllare le corse (131 yards per i Broncos non sono un grosso risultato).

La difesa di Pittsburgh è però uscita sconfitta da questa tattica, in quanto il numero 15 ha dimostrato di essere molto in palla ed ha ripetutamente trovato sul profondo i suoi ricevitori, fossero essi lo stesso Thomas, Daniel Fells o Eddie Royal, punendo ripetutamente i gialloneri, anche con il contributo del solito Prater, puntuale nei field goal. I Broncos si guadagnano così il diritto di andare ad affrontare, sabato notte alle 2.00, i New England Patriots a Boston, in una partita che li vede molto sfavoriti, sia perchè i Patriots hanno già “pettinato per bene” Denver in regular season (week 15, Denver – New England 23-41), sia perchè in ogni caso si gioca a Foxboro e quindi ancor di più in situazione avversa per Tebow e compagni. L’unica via di uscita, a mio modo di vedere, è riproporre il tema tattico di questa Wild Card, con la sfida alle secondarie di New England (in stagione le peggiori della lega, se si esclude Green Bay), snaturando il gioco di corse che in questa stagione è stato la base portante per la franchigia del Colorado.

Menzione d’onore

Calvin Johnson

L’ultimo ad arrendersi per i Lions, il WR da Georgia Tech (vedi sopra) dimostra di essere, al momento, uno dei migliori tre se non il migliore ricevitore della lega, immarcabile quando decide di prendere la palla e capace di ricezioni straordinarie lungo tutta la stagione: anche il questa sfida contro i Saints, Johnson ha chiuso con12 ricezioni per 211 yards e 2 TD. Il feeling con Stafford è cresciuto lungo tutta la stagione e sono personalmente convinto che con un paio di innesti Detroit possa essere una contender a molto breve termine: il tutto passa per il recupero di Jahvid Best, RB finito in IR dopo poche settimane e per un rafforzamento delle secondarie, vero e proprio problema della difesa Lions, considerando che con l’innesto di Suh il front 7 è migliorato non di poco. Sarà il GM Martin Mayhew a dover lavorare alacremente in questa offseason, con il fine ultimo di creare una fine diversa alla NFC North.

Hakeem Nicks

In quella che forse era la partita forse meno “motivante” dell’intero weekend per i temi che esprimeva, i Giants hanno dominato 24-2 i Falcons ed andranno ad affrontare i Packers nella partita di domenica alle 22.30. La partita non è stata in pratica mai in discussione, e dopo i due punti concessi da Manning con un intentional grounding in endzone, ci sono stati solo più i padroni di casa in campo, con Nicks in grande spolvero ed autore di due dei tre TD che hanno consentito ai padroni di casa di portare a casa la partita. Anche Eli Manning non ha dovuto strafare e/o rischiare esageratamente, chiudendo con 23/32, per 277 yards e 3 TD. La sfida contro Green Bay è senza dubbio durissima, ma i Giants sono la mina vagante fra le restanti squadre di NFC e potrebbero anche fare un colpaccio, partendo dal presupposto che la difesa dei Packers è molto debole sui passaggi e che invece quella di New York è in ascesa, guidata da Pierre-Paul.

WORST 2

Mike Mularkey

Chi è costui? L’offensive coordinator degli Atlanta Falcons. E già qui si potrebbe dubitare dell’esistenza di questo individuo in quanto non è esistito l’attacco dei Falcons nella partita di domenica, di cui abbiamo già anche parlato sopra, dal punto di vista opposto. Le cifre: due punti segnati (venuti fuori per un’ingenuità di Manning, quindi quando in campo c’era la difesa), appena 64 yards di corsa e 199 derivanti da passaggio, forse il reparto che si avvicina leggermente di più degli altri alla sufficienza. Il demerito di Mularkey è stato il preparare un piano offensivo non consono alla partita, ed ancor di più il non trovare contromisure all’altezza quando le corse centrali di Turner non trovavano sbocco ed i ricevitori erano ben controllati dalle secondarie avversarie: a memoria non ricordo di aver visto, per quanto riguarda lo stesso Turner, una corsa esterna o qualche cosa che potesse confondere   i LB avversari, che concedevano anche spazio a Tony Gonzales, il quale poteva essere una grande arma ma che praticamente mai è stato messo in partita da Ryan.

Proprio Ryan è sotto accusa con il suo OC, colpevole di rischiare molto poco quando necessario, e con la perla dei due 4° & 1 giocati con una QB sneak, puntualmente schiantatasi contro il muro Giants. A livello generale, i Falcons hanno pagato la scelta di svenarsi per prendere Julio Jones (ottimo ricevitore, e non lo metto in dubbio, ma forse non indispensabile ai fini della resa di un reparto che già vantava Roddy White, lo stesso Gonzales e Harry Douglas, tanto per citarne qualcuno) invece di concentrarsi sulla difesa, che si è rivelata vero anello debole della squadra: la colpa del GM Dimitroff che probabilmente dovrà spiegare alle più alte sfere è l’aver rovinato due draft (lo scorso ed il prossimo venturo) per prendere un ottimo complemento ma non un vero need per la squadra. Nell’immediato diverse teste sembrano rischiare: forse non Dimitroff, ma la poltrona di Mularkey scotta, e ci vorrà un serio lavoro per evitare il licenziamento.

Pittsburgh Steelers

Pochi si aspettavano di vedere una sconfitta degli Steelers a cospetto dei Broncos, e nonostante questa sia accaduta, non mi sento di colpevolizzare eccessivamente Pittsburgh, giunta in Coloradocon moltissimi giocatori inattivi o incerottati per stare in campo. Il primo della lista è Ben Roethlisberger, ancora alle prese con la caviglia in disordine e che ha fatto tutto il possibile per concludere la partita, nonostante il suo apporto si sia rivelato limitato: in particolare gli è mancata quella mobilità che gli permetteva di prendere tempo prima di lanciare, in attesa che un ricevitore si liberasse. Ma anche il recente infortunio di Mendenhall è stato deleterio in quanto il suo sostituto, Redman, si è ben comportato (121 yards in 17 portate) però non è stato coadiuvato da altri, in quanto come riserve aveva due carneadi della practice squad, presenza poco più che di mera rappresentanza.

Ma anche Hampton, Pouncey, Starks, tutte pedine indispensabili dello scacchiere tattico degli Steelers, tutti giocatori che non hannopotuto dare il contributo atteso in questa partita. L’impressione generale è quella di una squadra che ormai ha già dato il meglio, con giocatori di età ormai agonisticamente avanzata che hanno fatto il loro tempo. Che sia tempo di rinnovamento in Pennsylvania?


Post By Cern (182 Posts)

Andrea Cornaglia, classe ’86, profonda provincia cuneese, si interessa al football dal 2006, prendendo poi un’imbarcata per il mondo dei college dal 2010: da lì in poi è un crescendo di attrazione, inversamente proporzionale al numero di ore dormite al sabato notte

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2 thoughts on “NFL Wild Card – Top & Worst

  1. Vorrei ringraziare tutti i redattori.
    Sono un vecchio appassionato di football americano: tanto per darvi un’idea, la prima stagione che ho seguito risale al 1982 (non vi dico l’età, ma fatevi un po’ i conti), da allora è stato amore a prima vista per questo sport e (inevitabilmente) per gli inarrivabili 49ers di Joe Montana, cui sono rimasto fedele in tutti questi anni, passando per Steve Young (facile) Jerry Rice (ancora più facile) fino a … Mike Singletary!!! (questa è stata un pochino più dura, per fortuna ora va moooooolto meglio).
    Gli amici (tutti rigorosamente calciofili) mi guardano come se fossi un marziano, la mia compagna mi ama e qualche volta accetta di passare una serata accanto a me a guardare uno sport per lei incomprensibile (ha apprezzato molto Tom Brady, però).
    Poi un anno fa’ ho scoperto PLAYITUSA… e mi sono sentito molto meno solo.
    Grazie ragazzi, per la passione, per la competenza tecnica, per la puntualità dei post, per l’obiettività dei commenti, per la bellissima grafica e la cura dei particolari.
    … E se San Francisco torna al Superbowl pago da bere a tutti!!!

  2. Mi associo anch’io nei ringraziamenti alla redazione e a tutti coloro che leggono e commentano gli articoli. Continuate-continuiamo così, evitando soprattutto toni ed atteggiamenti tipici di “altri sport”, dimostrando il nostro amore e la passione per questo fantastico sport tipicamente “made in USA”, e trasmettendo il nostro incoraggiamento ai redattori-appassionati per continuare ad informarci e stimolarci con discussioni, articoli e notizie “calde”. Anche io ha conosciuto il football con Marino, Montana e soci, e seppur a corrente alternata, ho sempre cercato di seguirlo. Ora con SportItalia 2 e Sky, finalmente, ho tutta l’informazione che mi serve, ma appena posso mi collego a PLAYIT USA per trovare news e soprattutto opinioni e commenti.
    Continuate così ragazzi, gustiamoci il finale di stagione e buon football a tutti!

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