TOP 3

12 e 85, numeri vincenti sulla ruota di Denver

New England Patriots

L’hype creato dalla sfida con l’eletto Tebow era forse eccessivo se andiamo ad analizzare la forza delle squadre che si affrontavano in questa sfida domenicale, ma in ogni caso i Patriots sono riusciti a superare anche l’ostacolo Broncos, pure molto bene, e a conquistare il titolo della AFC East, approfittando anche dell’inopinata sconfitta dei Jets in quel di Philadelpia che avremo modo di vedere in seguito.

I Patriots sono stati in grado di arginare e ribattere progressivamente all’inizio arrembante dei Broncos, arrivando ad una vittoria, come detto facile, per 41.23. Tra i migliori, oltre a Brady, si può segnalare il TE Aaron Hernandez, ottimo giocatore proveniente dallo scorso draft che in questa stagione era stato messo un po’ in ombra dall’esplosione dell’altro TE, Rob Gronkowski. Ora i playoff: i Patriots, a mio modesto avviso e nonostante la difesa ancora molto rivedibile, possono essere i favoriti.

Kansas City Chiefs

La settimana precedente la sfida contro i Packers era stata molto travagliata in quel di Kansas City, dove i Chiefs avevano cacciato l’head coach Todd Haley, sostituendolo con il defensive coordinator Romeo Crennel. Con pochi giorni per lavorare con tutta la squadra e con Green Bay a fungere da battesimo del fuoco, quasi nessuno credeva che i Chiefs avrebbero anche solo potuto combattere quasi ad armi pari con i quotatissimi rivali, che oltretutto si presentavano con il record di 13-0.

Ed invece il campo ci ha raccontato una storia diversa: dobbiamo essere sinceri e dire che molto del demerito va ai Packers, che hanno offerto una brutta prestazione con un Rodgers impreciso ed i ricevitori molto fallosi. In ogni caso siamo a commentare la vittoria 19-14 dei Chiefs, per merito dei quattro field goal di Ryan Succop e soprattutto del TD su corsa realizzato da Jackie Battle. Un lampo in una stagione piuttosto pallida.

Aldon e Justin Smith

Menzione anche la coppia di difensori di San Francisco, principali mal di testa della storta serata di Roethlisberger e soci nel Monday Night. Il rookie riesce a mettere le mani su Big Ben per tre volte e porta il suo totale di sacks stagionali a 13, e c’è qualcuno che sostiene possa anche insidiare il ruolo di favorito appartenete a Von Miller per la corsa al defensive rookie of the year. Justin, invece, ha il merito di recuperare il fumble forzato proprio da Aldon e di dare il via alla trionfale cavalcata notturna dei Niners.

Ancora una volta, in questo modo, proprio la difesa si dimostra vero e proprio punto di forza dei 49ers, i quali si issano a 11-3 ed hanno forse superato l’ostacolo più duro per la corsa al seed numero 2, per cui sono in lotta con i Saints del sempre più lanciato Brees. Ciò che conta forse di più per San Francisco, oltre alla vittoria, è la certezza che la squadra ha reagito bene alle difficoltà delle ultime settimane culminate nella sconfitta contro i Cardinals, e che ai playof si presenteranno non solo per onor di firma.

MENZIONE D’ONORE

Indianapolis Colts

Significherà poco, ma I Colts riescono ad evitare la perfect season al contrario sconfiggendo I Titans e conquistare la prima vittoria stagionale. Vittoria che poteva anche essere nell’aria, considerando le ultime buone prestazioni, in primis quella contro i Patriots della scorsa settimana. Non credo si tratti di un caso che questo aumento di livello sia coinciso con l’ingresso in campo di Dan Orlowsky come QB al posto di Curtis Painter nelle ultime partite, il quale non era riuscito a dare alla squadra il sostegno per conquistare una W.

Philadelphia Eagles

Si davano gli Eagles oramai spacciati per la lotta nella NFC East, ed invece ci troviamo a parlare della franchigia di Philadelphia come di una squadra ancora in piena corsa, dopo la grande vittoria contro I Jets per 45-19 ed un record dopo molto tempo quasi di nuovo in parità (6-8). Inoltre c’è l’allettante prospettiva di affrontare i leader divisionali nella prossima giornata, quindi i Cowboys, al momento davanti di sole due partite ed ampiamente alla portata di Vick e compagni.

WORST 3

New York Giants

Abbiamo appena parlato della NFC East, e proprio in questa division troviamo il primo flop di giornata: stiamo chiaramente parlando dei Giants, I quali avevano sulla carta un compito più che abbordabile, contro i Redskins di Grossman, sulla carta avversari battibili ma arrivati a NY combattivi e pronti a rendere difficile la sfida: missione infine portata a termine, con Washington che conquista la vittoria per 23-10, anche qui, come nel caso dei Chies, molto a sorpresa.

Si tratta di una sanguinosa sconfitta per i Giants, i quali avevano appena conquistato la vetta della division attraverso la vittoria sui Cowboys della settimana scorsa e se Eli Manning proprio in quell’occasione era stato uno dei migliori, questa settimana è uno dei maggiori responsabili della sconfitta, chiudendo con 23/40 e tre intercetti.  E qui si riscontra il trend principale della franchigia che definirei, usando la definizione di Matteo Colibazzi, costantemente altalenante,  cosa purtroppo dimostrata anche in quest’ultima week.

Caleb Henie

Possiamo decidere di essere cattivi o di non esserlo con il buon Hanie, che sicuramente farà tutto ciò che è nelle sue possibilità per fare delle buone prestazioni. Il problema è che non ci è ancora riuscito e la striscia di sconfitte e di intercetti che lascia dietro di sé (9 finora) è eloquente. L’ultima sfida, quella contro i Seahawks, poteva essere l’occasione di rilancio per Hanie ma l’esito è stato nuovamente poco simpatico con altri 3 intercetti lanciati ed una netta sconfitta per 38-14.

Gli infortuni di Matt Forte e, in maggior misura, di Jay Cutler, sono stati mortiferi per le ambizioni dei Bears di inizio stagione, i quali partivano come seconda forza della NFC North dietro ai Packers ma comunque con un organico competitivo per provare a dare la caccia ai playoff, oramai quasi fuori portata con un record di 7-7 La sconfitta con Seattle ha infine segnato la fine dell’esperimento Hanie: l’head coach Lovie Smith ha infatti annunciato che dalla prossima partita lo starter sarà Josh McCown.

Baltimore ‘n Pittsburgh

Ovvero Ravens ‘n Steelers, ovvero la fiera delle occasioni sprecate della AFC North. E’ toccato prima ai Ravens, impegnati nel Sunday Night contro i Chargers, squadra in ripresa ma forse più povera di talento. A causa di un Flacco poco ispirato e da una gestione dell’attacco discutibile da parte del coaching staff che ha approfittato poco della buona vena di Ray Rice in inizio di partita e delle croniche problematiche delle secondarie di San Diego (Cason chi?), ottenendo una netta sconfitta per 34-14.

Gli Steelers avevano così l’occasione per prendere la vetta solitaria della division e in occasione del Monday Night decidevano di rischiare anche Roethlisberger, con una caviglia in disordine per un brutto colpo subito dieci giorni prima nella sfida contro i Browns. Il QB ha dimostrato però seri problemi di mobilità e nel puntare il piede sinistro per lanciare, venendo intercettato tre volte e non riuscendo a giocare con la solita elusività nei confronti dei difensori. Il risultato, come già detto, è stata una sconfitta per 20-3, con il probabile addio al titolo divisionale.

DAMNATIO MEMORIAE

Mark Sanchez

Lo sostenevo poche settimane fa e purtroppo per i Jets la situazione non è molto migliorata. La pesantissima sconfitta con i Philadelphia Eagles, come già visto un 45-19 che non lascia attenuanti, vede in primo luogo colpevole la difesa , che ha avuto un inatteso e preoccupante. Ma anche Sanchez a mio modo di vedere non è da meno: confuso e lento, ha dato una conferma (l’ennesima) che per puntare al titolo i Jets devono lavorare molto sulla squadra ma anche puntare su un QB diverso dal numero 6.

Tennessee Titans

Oltre ad essere, in questa giornata, uno degli zimbelli della lega per aver concesso, come già visto, la prima vittoria stagionale ai Colts (che comunque non perdono il diritto alla prima scelta al draft e quindi ad Andrew Luck), I Titans peggiorano il loro record, andando in pareggio a 7-7, e compromettendo in modo serio le speranze playoff che si erano conquistati con delle buone prestazioni sotto l’egida di Matt Hasselback e nonostante la scarsa vena di Chris Johnson.

Post By Cern (182 Posts)

Andrea Cornaglia, classe ’86, profonda provincia cuneese, si interessa al football dal 2006, prendendo poi un’imbarcata per il mondo dei college dal 2010: da lì in poi è un crescendo di attrazione, inversamente proporzionale al numero di ore dormite al sabato notte

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