A Denver di questi tempi si respira entusiasmo. Quello che sta succedendo ha dell’incredibile.

Partiti nel peggiore dei modi, con un Kyle Orton spaesato e impresentabile, i Broncos erano sotto 1-4 al loro bye week. Il coach John Fox ha deciso allora di inserire Tim Tebow, più per valutarlo in proiezione futura, che non per dare una reale svolta alla stagione che sembrava ormai perduta. Tanto peggio di così non si poteva fare.

Cinque settimane dopo, i Broncos si ritrovano con un record di 5-5, in piena lotta per la vittoria nella division. Il ragazzo della Florida è riuscito a ridare entusiasmo e carica a un ambiente che sembrava rassegnato all’ennesima stagione deludente ed è riuscito a confezionare 4 vittorie una più strana dell’altra.

In queste apparizioni ha dato ragione a tutti i suoi critici: non ha una buona tecnica, non sa leggere le difese, non sa centrare un ricevitore in campo aperto coi suoi passaggi pesanti come macigni.

Allo stesso tempo ha dato ragione ai suoi fan: sa vincere. Non importa come, non interessa lo stile, non conta la teoria su come dovrebbe essere un quarterback da NFL, son saltati tutti i parametri di riferimento, l’unica cosa che conta è che lui sa vincere.

Due delle sue vittorie sono arrivate in quello che è già stato definito il “Tebow Time”, gli ultimi 5 minuti di football. Contro Miami e contro i New York Jets, dopo 55 minuti di football deprimente e di passaggi sbagliati, è riuscito con le sue gambe, con la sua lucidità sotto pressione e con la sua aurea di miracolato, a costruire due rimonte incredibili che sono già nella storia per lo meno di quest’annata, portando i Broncos alla vittoria.

Se già è difficile credere ai miracoli, è impossibile pensare che questi si ripetano tutte le domeniche. Eppure qualcosa sta succedendo.

Gli spavaldi Jets avevano parlato tanto in settimana, come spesso accade alla compagine newyorchese, la stella Revis aveva detto che sarebbe stato difficile non addormentarsi giocando contro l’attacco dei Broncos orchestrato da Tim Tebow.

Si è dovuto ricredere e alla fine le sue dichiarazione sono state “mi ha sorpreso e sono certo che non ha sorpreso solo me”.

Certo, nonostante la vittorie, le sue prestazioni tutto cuore e grinta, non hanno ancora convinto i critici, sempre più pungenti nel sottolineare che queste sono arrivate per demerito degli avversari e non per merito di questo quarterback e del suo attacco. Ma se c’è una cosa che non piega l’autostima di Tim Tebow sono proprio le critiche. E ora sembra che anche i compagni, inizialmente un po’ restii a dare fiducia al nuovo sistema di gioco, siano finalmente convinti che con questa squadra e questa regia qualche soddisfazione se la possano togliere.

Tebow ha ricevuto la benedizione anche dei veterani, da Champ Bailey a Bryan Dawkins, tutti parlano in maniera entusiasta di lui e tutti sono convinti che con lui al timone, devono solo pensare a fare il loro dovere, che poi per la vittoria ci pensa Tim.

L’attenzione è tutta per lui quindi, e se vogliamo questo è un bene, perché passano inosservati altri grossi miglioramenti che questi Broncos hanno compiuto in queste settimane, ribaltando il loro record da 1-4 a 5-5.

I progressi in attacco sono dovuti anche ad una linea offensiva finalmente concreta, che ha trovato in questo nuovo sistema tutto incentrato sulle corse, con read-option stile college, il modo migliore per esprimere il proprio potenziale. Il rookie tackle Orlando Franklin, ad esempio, in difficoltà a inizio stagione nella protezione del quarterback, con il nuovo sistema può sfoderare la sua migliore qualità, quella di bloccatore per le corse. E così anche il resto della linea. E tutto funziona alla perfezione.

La rinascita del running back Willis McGahee poi, capace di collezionare partite da 100 yards uno in fila all’altro prima dell’infortunio domenica scorsa, ha tolto peso e pressione a Tim Tebow e ha reso le difese avversarie più attente, aprendo spazi proprio per quei giochi in option che contro Oakland sono stati determinanti.

Eric Decker poi, ricevitore ormai unico “go to guy”, è capace di bloccare per tutta la partita, e poi di farsi trovare pronto per quei pochi palloni che Tim Tebow lancia durante il match. Sta vivendo una stagione eccezionale e costringe le secondarie avversarie a stare oneste anche sul profondo. A tutto vantaggio di Tebow, che può quindi decidere di correre con più campo aperto quando meglio crede. E lui in questo è un maestro.

Ma la vera svolta della stagione dei Broncos, a mio parere, sta arrivando dalla difesa. Il rookie Von Miller ha già collezionato 9.5 sacks ed è il candidato numero uno al premio di defensive rookie of the year. Insieme al finalmente ritrovato Elvis Dumervil, 3.5 sacks nelle ultime 4 partite, formano una coppia che fa paura ai quarterback avversari (chiedere a Cassel e Sanchez, entrambi colpiti più volte dai due) e questo va a tutto vantaggio del resto della difesa.

I defensive tackle poi, che dovevano essere il tallone d’Achille di questa squadra si stanno dimostrando la vera rivelazione. Partita dopo partita Brodrick Bunkley, Marcus Thomas e Ryan McBean mettono a segno giocate importanti, bloccando le corse avversarie e costringendo così i qb avversari a lanciare. Il loro rendimento è davvero notevole.

Le secondarie possono così, con la loro esperienza, cercare di tenere la posizione migliore e di concedere il meno possibile e il gioco sta riuscendo.

Tutto avvantaggiato dal fatto che la difesa gioca quasi sempre molto riposata, perchè il sistema di attacco installato, quando funziona, consuma molto tempo e lascia in campo l’attacco. Per giocatori di classe ma non più giovanissimi come Bailey, Dawkins e Goodman, che sono ultra veterani, poter giocare meno snap e quindi essere più riposati diventa un fattore determinante. Lo riprova il fatto che Dawkins sta giocando su livelli nettamente migliore dell’anno passato.

Ed è questa difesa che concede poco e che tiene in partita i Broncos, che permette poi quelle rimonte incredibili nel finale. Con la difesa dell’anno scorso, si arriverebbe nell’ultimo quarto già sotto di 20 punti, e li anche il miglior quarterback avrebbe grossi problemi a vincere.

Insomma a Denver sembra essersi creata la ricetta giusta, dove tutti gli ingredienti sono dosati in maniera corretta e ben proporzionata. Mancherebbe la ciliegina sulla torta, e cioè che Tim Tebow migliorasse il gioco di passaggi, a quel punto per gli avversari sarebbero davvero dolori. Ma già così, per i tifosi di Denver, i motivi per sperare ci sono.

In cinque partite sono passati dall’ultimo al secondo posto nella AFC West e i playoff non sono così lontani come poteva sembrare solo qualche domenica fa.

La division si sta dimostrando una delle più deboli della NFL e questo non è nemmeno così una sorpresa, tutte le rivali stanno avendo risultati molto altalenanti e la division è aperta a tutte le contendenti.

A questo punto Kansas City sembra quella messa peggio, arriva da pesanti sconfitte e in molti stanno mettendo in dubbio la permanenza di coach Haley per l’anno prossimo. I tanti infortuni e la brutta stagione di Matt Cassel hanno messo i Chiefs in una pessima posizione.

I Chargers, quelli che sulla carta sembrano ancora i più forti, stanno vivendo la peggior stagione di Philip Rivers da quando è in NFL, con errori davvero determinanti e per lui strani. Ma proprio per la qualità del roster hanno anche tutte le possibilità di riprendersi.

I Raiders del nuovo quarterback Carson Palmer possono fare bene, talento ne hanno soprattutto in attacco, serve solo una maggiore continuità.

Insomma una division davvero combattuta, con i Broncos che sono tornati a pari con le altre e potranno dire la loro, non più solamente guardare dal basso le altre squadre contendersi i playoff. Con un Tebow così al comando.

Post By zio111 (5 Posts)

Tifoso dei Broncos da quando ha saputo dell’esistenza del football, seguo da 15 anni circa la NFL.
Autore del blog Mile High Country su Playitusa.com
http://broncos.playitusa.com

Website: →

Connect

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

7 thoughts on “Tim Tebow e i Broncos: stagione riaperta?

  1. Ottima analisi. Credo tu abbia ragione: WonderTim NON è un quarterback da NFL (11/38 nelle ultime due partite è una percentuale un tantinello imbarazzante). Tuttavia, è un ragazzo che sa essere vincente, ha un carattere d’acciaio. Lo dimostra la sua storia personale, lo dimostra la sua carriera universitaria a Florida e lo sta dimostrando in questo momento anche fortunato: benché sommerso da una tempesta di critiche, ha saputo caricarsi la squadra sulle spalle negli ultimi istanti del match e condurla alla vittoria contro i celebrati (ma anche autocelebrati) Jets.
    Solo su un particolare non sono completamente d’accordo con te: sul fatto che non sappia leggere le difese. Rivedendo al replay l’azione che ha portato alla corsa in TD per ill sorpasso conclusivo, direi che Tebow – forse per puro istinto – ha letto magnificamente il blitz della difesa. Secondo me, ha invece sbagliato la chiamata il DC di New York. Sapendo che Tebow non è un passatore fenomenale, io lo avrei aspettato. Oppure avrei blitzato, sì, ma sul suo lato cieco. Che ne dici?

  2. Io credo che Pettine (o Ryan stesso) abbia fatto quella chiamata perché in una situazione di 3&4 a pochi minuti dalla fine Tebow, vedendosi arrivare addosso tutta quella gente, avrebbe lanciato (senza prendere nessuno) o si sarebbe mosso verso l’esterno e quindi bloccato. Tebow è, in questi casi, molto bravo, convinto dei propri mezzi (cioè di poter scappare dalla pressione), non fa mai la scelta sbagliata, e leggendo bene (in questo caso) la difesa, accellera e scappa. Quoto, dunque Gianni.

    Sono d’accordo con zio sul fatto che però in situazioni normali, di pocket-passer, non riesca ancora a interpretare bene le difese….oppure, semplicemente, non si ricordi perfettamente tutto il playbook, chi lo sa, ricordiamoci che non era starter e che non lo fanno mai lanciare….

    Cmq a me piace tantissimo come giocatore, una ciofeca di lanciatore ma una determinazione enorme.

  3. Grazie per i commenti a entrambi. Sono d’accordo con tutti e due. Quello che intendevo dire nell’articolo è che non è abile nel leggere le difese sui giochi di passaggio, anche quando ha molto tempo fatica ad anticipare i movimenti dei suoi ricevitori in relazione alla posizione dei difensori e spesso quindi deve interrompere il gioco iniziale per ricorrere alla corsa d’emergenza. Forse, come dice Marco è solo poca dimestichezza col playbook.
    D’altro canto, è abilissimo invece a intuire da dove arriverà la pressione e quali sono gli spazi migliori dove correre con la palla in mano, dove ha un istinto naturale. Nel drive vincente contro i Jets, almeno un altro paio di volte è riuscito correndo a indovinare il corridoio giusto e chiudere il primo down, dando nuova vita al drive.
    Detto questo resto convinto che i suoi meriti vadano almeno divisi con quelli della difesa, vera forza di queste ultime giornate dei Broncos.

  4. Per quanto riguarda l’ultima chiamata, credo sia stato un azzardo, bastava coprire bene i ricevitori e lasciare in spy almeno un linebacker. Inoltre credo ci sia stato anche un errore di esecuzione da parte della safety (#33) dei Jets, che ha blitzata praticamente andando a scontrarsi col suo linebacker in due contro il tackle Ryan Clady, che in un colpo solo ha così eliminato due avversari. Se avesse blitzato con una traiettoria più esterna avrebbe avuto in faccia proprio Tim Tebow.
    Per non parlare dei due CB che sono stati 10 secondi inchiodati ai ricevitori in endzone, senza nemmeno tentare di liberarsi e andare a chiudere la strada al numero 15.

  5. A mio avviso per ora Non sarà un gran qb e forse non diventerà uno da 60% di completi, però ha il cuore e la voglia di andare oltre l’ostacolo (critiche e diffidenza) e questo esempio i compagni lo vedono e lo sentono e anche loro vengono spinti, nel loro subconscio, a dare sempre il supermassimo….mai sottovalutere l’aspetto psicologico negli sport di squadra.

  6. Ottimo articolo, in altro post discutevo di Tebow e mi trovo concorde al 100% quando dici che

    “Quello che intendevo dire nell’articolo è che non è abile nel leggere le difese sui giochi di passaggio, anche quando ha molto tempo fatica ad anticipare i movimenti dei suoi ricevitori in relazione alla posizione dei difensori e spesso quindi deve interrompere il gioco iniziale per ricorrere alla corsa d’emergenza.”

    Troppo presto per stroncarlo e dire che non sa lanciare, al momento è questo l’elemento su cui lavorare, sempre che Fox e compagnia vogliano davvero farlo.
    Allo staff di Denver riconosco il merito di aver dato fiducia a Willis McGahee, giocatore ottimo purtroppo chiuso a Baltimore, molto contento per lui.
    Però non riesco a convincermi che riescano a lasciarsi dietro Chargers (contento per la stione flop di Rivers) e Raiders

Commenta