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Fino ad un paio di stagioni fa la Nfc East poteva essere consierata la division più tosta della National Football League. Nel frattempo molte cose sono cambiate, e solo i Philadephia Eagles sono riusciti a mantenere la costanza che da un decennio li contraddistingue, pur senza ancora essere riusciti a vincere il Super Bowl.

Proprio la squadra di Andy Reid parte da chiara favorita non solo per il grande mercato condotto, ma soprattutto per il ritorno in postazione di tutti i princiapli elementi di un attacco esplosivo, che oggi di non vive più dell’incertezza della competizione tra Kolb e Vick.

A seguire i New York Giants, spesso indecifrabili ed incostanti nell’ottenere risultati che sarebbero alla portata del loro talento, ma che con un paio di aggiustamenti possono tranquillamente dire la loro una volta terminato il campionato, grazie al bilanciamento offensivo ed a una difesa molto aggressiva davanti.

Dallas e Washington sono due ex grandi alla ricerca di loro stesse, con i Cowboys avvantaggiati di mezzo passo se non altro per i progressi mostrati nel passaggio tra Phillips e Garrett, in un’annata decisiva per Tony Romo ed il suo futuro in Texas. Da seguire il lavoro di Mike Shanahan ai Redskins, con un bel repulisti dello spogliatoio ed una squadra costruita finalmente con criterio, ma non pronta a vincere tanto e subito.

DALLAS COWBOYS

Per Tony Romo sarà la stagione della verità

I Dallas Cowboys sono sinonimo di aspettative alte, altissime, esattamente come lo sono le pretese del magnate Jerry Jones nei confronti della squadra su cui ha investito tantissimo, vincendo tre Super Bowl negli anni ’90 ma incappando in un percorso sinistro che ha visto la sua amata franchigia vincere una sola partita di playoffs dal 1996 ad oggi.

Figuriamoci cosa deve aver pensato Jones dopo il disastro allucinante del 2010, quando i Cowboys sono partiti perdendo sette delle prime otto partite prima di decidersi a licenziare Wade Phillips, sul quale da tempo immemore aleggiavano dubbi sulla capacità di svolgere il lavoro di head coach quando per lui pareva più consono un ruolo di coordinatore difensivo (lo farà a Houston, non molto distante), facendo posto all’offensive coordinator Jason Garrett, ex quarterback di riserva e mente creativa nel chiamare i giochi specialmente aerei, con il quale la squadra ha chiuso un anno già perduto irrimediabilmente con uno speranzoso 5-3.

Non appena la fine del lockout l’ha consentito il management, ovvero Jones stesso, non ha esitato a liberarsi di un paio di pesi morti in attacco, dando il via ad un’operazione di pulizia mettendo in chiaro di essere stanco di, con la sola eccezione del 2010, fare bella figura in regular season e uscire subito dai playoffs, in quanto i Cowboys pre-infortunio di Tony Romo erano proprio questo tipo di compagine.

Il rientro di Romo è l’evento attorno al quale girano le speranze dei Cowboys di tornare presto alla postseason, con il 31enne chiamato a fugare una volta per tutte i dubbi sulla sua continuità di rendimento mano a mano che la posta in palio si alza. Di certo nel 2010, prima di fratturarsi irrimediabilmente la clavicola, non stava dimostrando di aver fatto progressi, anzi, l’involuzione di un ragazzo considerato tra i migliori registi della Nfl stava addirittura divenendo preoccupante sotto il punto di vista delle cifre, con un record di 1-4 da giustificare, e 7 intercetti in 5 gare che andavano a costituire un numero decisamente inconsueto per un quarterback che avevasaputo gestire molto bene quel tipo di sistema offensivo.

Per il resto del campionato, con risultati positivamente sorprendenti, ha giocato Jon Kitna, che si è rivelato un ottimo backup pure a 37 anni, mentre l’inesperto Stephen McGee, anche lui confermato, ha fatto vedere qualcosa nell’ultima di regular season, ma se Romo dovesse fallire ancora, di certo la soluzione alternativa non è presente a roster in questo momento.

La pulizia eseguita da Jones ha tolto di mezzo una delusione colossale, Roy Williams, talento sprecato che era tornato nel Texas, dove aveva scritto pagine importanti di college football, per fare il passo successivo in una carriera che ai derelitti Lions dell’epoca sembrava non decollare mai.

A Chicago, la sua nuova destinazione, si è trasferito pure Marion Barber III, il candidato principale alle numerose critiche giunte riguardo il gioco di corse, molto meno incisivo di quello aereo, che è stato tagliato dopo un’altra stagione sotto il par, nella quale le colpe erano da ditribuire tra chiamate, condizioni fisiche ed inefficenza della linea.

Largo quindi definitivamente a Dez Bryant – 6 mete da rookie – enigmatico talento al secondo anno che andrà gestito con le molle per via di un caratterino molto propenso a cacciarsi nei guai, e a Felix Jones, che attendeva l’occasione di fare suo il posto di running back titolare da tempo, e che era genericamente meglio visto rispetto a Barber soprattutto per la capacità di effettuare giochi a lunga gittata in accelerazione. Il backfield, sempre ricco di alternative, propone ancora Tashard Choice e la sua capacità di cambiare il ritmo offensivo quale giocatore complementare, mentre dal draft è giunto DeMarco Murray, ex Oklahoma, corridore tosto che può avere una possibilità futura di lasciare il segno.

Uno dei protagonisti principali dell’attacco, nonché il ricevitore primario designato, è comunque Miles Austin – 1.041 yards, 7 mete – che ritroverà l’intesa con Romo , in collaborazione con il quale aveva costruito un 2009 a dir poco stellare, con numeri inevitabilmente scesi nello scorso campionato soprattutto a causa del cambio in regia. Jason Witten, uno dei migliori tight ends della lega per via delle mani educatissime, per la capacità di segnare prontamente nelle ultime 10 yards, e per la consistenza nei blocchi, farà parte di un tandem in cui verrà spesso schierato in contemporanea assieme al maturato Martellus Bennett, come da preferenza degli schemi notoriamente giocati da Garrett.

La linea offensiva ha visto piacevolmente confermarsi l’esperimento chiamato Doug Free, che ha gestito come meglio non poteva un ruolo delicato come quello di left tackle per un anno intero meritandosi un rinnovo fresco di firma, mentre il resto della linea avrà, al contrario, diverse cosette da provare. Kyle Kosier, la guardia sinistra, è stato confermato per altri tre anni, ed è l’unico giocatore oltre al centro Andre Gurode, avanti però con l’età, ad avere praticità estesa con il sistema. Tyrone Smith, prima scelta 2011, giocherà da subito come right tackle, dopo un ingresso in lineup facilitato dal taglio di Marc Colombo, vecchio e perennemente infortunato. Leonard Davis, guardia, è stato tagliato per motivi legati al salary cap.

Curioso sarà vedere all’opera Rob Ryan, il gemello del Rex dei Jets, in un contesto nettamente superiore a quello delle sue ultime due occupazioni, che lo hanno visto defensive coordinator ad Oakland e a Cleveland più di recente. Lo stile di Ryan è perfetto per le idee di Garrett, ad entrambi piace attaccare aggressivamente i blocchi e portare pressione in qualsiasi situazione di risultato.

Nonostante il cambio coordinativo, la difesa giocherà ancora con la 3-4 installata da Phillips: il fronte sarà composto da Jay Ratliff, nose tackle rapido e bravo nel portare scompiglio nel backfield con le sue penetrazioni dall’interno, e dagli ends Igor Olshansky e Marcus Spears, fresco di rinnovo per via delle poche alternative sul mercato, ambedue incapaci di portare pressione al quarterback, senz’altro più adatti ad un ruolo di contenimento ed occupazione di uomini per favorire le giocate di altri, ma come detto di poco impatto a livello di giocate determinanti.

Quelle sono invece state eseguite con la solita puntualità da uno dei migliori linebackers della lega, DeMarcus Ware, che ha guidato la Nfl con 15.5 sacks facendosi un baffo sia dei raddoppi che dei piani partita che i coordinatori oramai studiano basandosi prima si di lui, e poi sul resto della difesa. E’ mancato un deciso apporto dalla controparte, Anthony Spencer, atteso alla consacrazione definitiva proprio per via delle attenzioni catalizzate da Ware e che invece ha fatto un paio di passi indietro, finendo per incidere pochino, solo 5 sacks, circa metà della produzione in doppia cifra che lo staff si aspettava da lui.

Lo schieramento a quattro è completato dal tosto Bradie James, che ha fermato tantissime situazioni di corsa grazie ad intuito ed abilità di lettura, e dal navigato Keith Brooking, che sembra però oramai pronto a cedere il passo al secondo anno Sean Lee, altro stantuffo contro il rushing game che dovrà rifarsi da un campionato costellato di infortuni.

Le secondarie sono state molto colpite da un inizio difficoltoso, nel quale la grande rivelazione del 2009, Mike Jenkins, ha vissuto un regresso quasi inspiegabile e dovrà lavorare sodo per dimostrare di essere un cornerback costante, in grado di non farsi affliggere dalle numerose chiamate a sfavore che gli sono state comminate all’inizio dello scorso campionato. Jenkins sarà comunque nuovamente titolare, assieme a Terrence Newman, veterano autore di 5 intercetti nel 2010, dietro ai quali si schiereranno Orlando Scandrick, l’unico che abbia fatto vedere dei progressi sostanziosi, e Alan Ball, per il quale l’esperimento da strong safety è terminato. Al suo posto è arrivato da free agent Abram Elam, che Ryan conosce da Cleveland, mentre il free safety sarà ancora Gerald Sensabaugh, cui è stato rinnovato di recente il contratto, che non ha tuttavia fatto vedere molte giocate decisive.

Negli special teams, se Matt McBriar ha confermato – casomai ve ne fosse ancora bisogno – di essere uno dei migliori punters della Nfl, maggiori dubbi persostono sul kicker, con David Buehler oggetto di numerose critiche dopo il 24/32 dello scorso campionato, con statistiche non soddisfacenti tra le 30 e le 40 yards.

Nonostante la buona chiusura della stagione scorsa, su Jason Garrett gravita parecchia pressione per far tornare i Cowboys una squadra vincente. Il fatto che l’ex coordinatore offensivo abbia apportato significative modifiche nel modo di atteggiarsi dei giocatori eliminando il clima eccessivamente rilassato che si sentiva sotto Phillips è già un buon inizio, ma a Jerry Jones serve vincere qualcosa, possibilmente nel giro del più breve tempo possibile.

Molto dipende dalla maturità agonistica raggiunta da Romo, giunto probabilmente all’ultima possibilità di far vedere qualcosa a livello di vittorie che contano, e dai miglioramenti di una difesa che disporrà di un coordinatore tosto e sfrontato, forse la ricetta giusta per ricominciare a cercare il percorso corretto per raddrizzare la nave.

NEW YORK GIANTS

Eli Manning è un quarterback migliorato e preparato, nonostante i 25 intercetti del 2010

Strana squadra da decifrare, i New York Giants. Dopo aver vinto il Super Bowl sono praticamente tornati al punto di partenza, che nell’era Tom Coughlinsi è manifestato genericamente attraverso stagioni fatte di troppi alti e bassi, di belle partenze di campionato ma figuracce rimediate in post-season o nel campionato regolare.

Proprio come accaduto il giorno di Santo Stefano scorso, quando con un vantaggio discreto sui Green Bay Packers e la possibilità di far terminare la rimonta con una vittoria nello scontro diretto i Giants si sono fatti sconfiggere per 45-17 facendosi umiliare da un avversario che ci credeva di più, e che in quel momento era ancora il lontano parente della squadra che sarebbe poi andata fino in fondo. Mancanza di forze e di volontà nel momento topico dell’annata agonistica, ed i numerosissimi palloni persi per strada attraverso i fumbles dei running backs e gli intercetti di un Eli Manning inusualmente impreciso (ben 25, massimo in carriera) rappresentano tutto quello che Coughlin deve sistemare per godere di una maggiore continuità, e per arrivare a toccare ancora quei risultati che il telento presente nel suo roster ha dimostrato di poter ambire.

Eli Manning viene da una stagione strana, dove il suo grande talento è stato affossato da numerose occasioni nel quale ci sono state incomprensioni con i ricevitori, oppure semplicemente palloni alzati che hanno consegnato l’ovale direttamente nelle mani della difesa avversaria. Il piccolo Manning, che comunque conta un numero di anelli al dito pari a quello del più blasonato Peyton, si sta dimostrando un giocatore molto longevo e tatticamente adeguato per gestire un attacco complicato come quello studiato dal coordinator Kevin Gilbride, che da tempo gli ha lasciato l’opportunità di cambiare le chiamate nel caso non vedesse tutte le cose a posto, segno di una maturazione oramai inequivocabile a discapito dell’insistenza mediatica secondo la quale il non essere eccessivamente vocali significa non essere leader, affermazione precaria e pressapochista.

Nonostante l’alto numero di intercetti Manning ha, statisticamente e tatticamente, giocato una delle migliori stagioni della sua carriera, e con le numerose lezioni imparate dallo studio dei filmati delle gare del 2010 abbinata ad una crescita di una batteria di wide receivers molto giovane soprattutto a livello intellettivo, l’attacco dei Giants pare destinato a mantenere la sua consistenza, forte del grande equilibrio regnante tra situazioni di passaggio e chiamate di corsa.

L’esplosione di Hakeem Nicks, secondo anno da North Carolina destinato a fare presenza fissa tra i migliori della Nfl nel suo ruolo, è stata semplicemente dilagante, in quanto non solo è diventato il punto di riferimento per Manning all’interno di una varietà di opzioni molto consistente, ma ha anche scritto cifre quali 79 ricezioni per 1.052 yards ed 11 mete pur saltando tre gare per infortunio, mostrando una continuità che ha pienamente soddisfatto lo staff. A causa dell’infortunio patito da Steve Smith, accasatosi a Philadelphia togliendo ad Eli il suo bersaglio preferito nei terzi downs, sono usciti maggiori spazi per Mario Manningham, ragazzo al quarto anno di esperienza che ha migliorato le proprie statistiche di stagione in stagione, e che si è meritato un posto al sole grazie ad un campionato mai così produttivo, terminato con 944 yards e 9 touchdowns, con ben 15.7 yards di media per ricezione.

Il ruolo che apparteneva a Smith è oggi a portata di Domenik Hixon, che nel 2009 aveva fatto intuire di avere del potenziale salvo cadere vittima di infortunio terminale nello scorso campionato, mentre si attendono (ancora) notizie dal gigante Ramses Barden, che ha passato più tempo in infermeria che non in campo, ed avrebbe la possibilità di fare la differenza in redzone, il che non guasterebbe vista la perdita di un bersaglio importante come il tight end Kevin Boss, che ha firmato un contratto con i Raiders.

Il backfield ha visto la battaglia tra Ahmad Bradshaw e Brandon Jacobs vinta dal primo nel camp di un anno fa, con Bradshaw a registrare in seguito i migliori numeri di carriera con 1.235 yards ed 8 mete, i quali gli sono valsi la riconferma proprio di recente. Se inizialmente Jacobs, running back di pura potenza con la tendenza al turnover, non aveva accettato di buon grado la retrocessione a backup, con il tempo ha capito che una condivisione così strutturata sarebbe andata a beneficio della squadra, e che una maggiore presenza in campo di Bradshaw, molto più abile di lui in fase di ricezione dal backfield, sarebbe stata ampiamente giustificata.

Una linea offensiva che un tempo era stata giudicata come la migliore di tutta la Nfl è stata parzialmente smantellata ed il motivo è semplice, gli acciacchi hanno semplicemente distrutto la continuità dell’attacco ed i numerosi spostamenti sono stati di conseguenza duri da digerire.

Solo tre di quei cinque fortissimi giocatori sono rimasti al loro posto, con Shaun O’Hara e Rich Seubert che hanno visto terminati i loro contratti. Il nuovo allineamento conferma Kareem McKenzie come right tackle, il fisico Chris Snee come guardia destra, ed il versatile David Diehl come guardia sinistra, mentre le due novità sono costituite da William Beatty, left tackle e dal free agent David Baas, ex 49ers, che sarà il centro al posto di O’Hara.

Una delle notizie della offseason una volta riprese le operazioni è stata la contesa tra Osi Umenyora e la dirigenza, con il defensive end a chiedere la trade in seguito ad una mancata promessa da parte del GM Floyd Reese in merito all’adeguamento del suo contratto. Pareva che Osi dovesse andarsene da un momento all’altro ed alla fine non se n’è fatto nulla, ed il giocatore si è regolarmente presentato al training camp dopo alcuni controlli medici. Buon per New York, che con lui e Justin Tuck possiede una terrificante coppia di defensive ends capace di 11.5 sacks ciascuno, con penetrazioni sistematiche battendo l’uomo di forza o di agilità, fondamentali per il buon funzionamento degli ideali aggressivi del defensive coordinator Perry Fewell, al suo secondo anno nella Grande Mela.

Alle certezze fornite dal duo è doveroso aggiungere il contributo del secondo anno Jason Pierre-Paul, che con 4.5 sacks partendo da backup ha confermato il valore della scelta al primo giro che i Giants avevano speso per lui, fugando i dubbi su chi lo voleva troppo grezzo per dare impatto da subito. La rotazione dei defensive tackle ha perduto Barry Cofield, al posto del quale si spera emerga il giovane Linval Joseph, mentre dall’altro lato rientra Chris Canty, che nel suo primo anno a New York si è distinto per la discontinuità nel rendimento. Un posto, prima o poi, è destinato pure a ritagliarselo la seconda scelta 2011 Marvin Austin, talento costretto fermarsi durante l’ultimo anno di college per problemi fuori dal campo, e nonostante questo preso molto in alto pervia del naturale talento a sua disposizione.

Jonathan Goff è il linebacker più consistente di un gruppo che costituisce senz’altro il punto debole dell’intera difesa. Mathias Kiwanuka giocherà da strongside linebacker titolare al rientro dall’ennesimo infortunio con Clint Sintim pronto a dargli battaglia, mentre Michael Boley agirà dal lato opposto, con possibilità di presenza anche per i rookies Greg Jones, macchina da placcaggi di Michigan State, e l’ex Boston College Mark Herzlich, preso come undrafted free agent, a patto che riesca a rimanere nel roster finale.

Le secondarie hanno perso il rookie Prince Amukamara per i primi due mesi di azione per un infortunio ad un piede che richiederà l’intervento del chirurgo, ma anche se fosse rimasto in salute sarebbe dovuto rimanere in attesa dietro a Corey Webster e Terrell Thomas, una delle coppie di cornerbacks più consistenti della lega, che ha totalizzato in combinata 11 intercetti. Il pacchetto nickel sarà completato da Aaron Ross, ripresosi bene dai problemi fisici di due anni fa, mentre il tandem di safety sarà composto da Antrell Rolle, che nel 2010 ha giocato molto bene avvicinandosi al box, e da Kenny Phillips, i cui infortuni passati hanno tolto qualcosa in termini di velocità pura e raggio d’azione.

Lawrence Tynes sarà di nuovo il kicker titolare, 19/23 per lui nel 2010, ed il punter Matt Dodge, al suo secondo anno, dovrà dimostrare di aver superato mentalmente tutti gli errori commessi l’anno passato, compreso il clamoroso ritorno concesso a DeSean Jackson nella penultima di campionato con la qualificazione ai playoffs in gioco.

I Giants possono senz’altro essere considerati come i principali avversari degli Eagles nella corsa alla vetta della Nfc East, in quanto in possesso di un quarterback di grande valore, di un gruppo di ricevitori dinamico e produttivo, e di una combinazione di pass rushers terrificante.

Tra i Big Blue ed il successo restano soprattutto da fugare i dubbi sulla consistenza della nuova linea offensiva, che ha perso l’intelligenza tattica di O’Hara, e sul reparto linebackers, cui manca il playmaker in grado di fare la differenza. I Giants sono attrezzati per fare bene a patto che non cadano ancora nella trappola degli improvvisi cali di rendimento nell’ultimo mese di campionato, senza il quale sarebbero un’ospite fissa ai playoffs, e difficilmente peggioreranno le buie statistiche raccolte sui palloni persi, considerato il miglior rapporto che Manning potrà avere con i suoi ricevitori con un anno di amalgama alle spalle.

PHILADELPHIA EAGLES

Uno dei motivi del successo degli Eagles è senza dubbio Michael Vick, tornato ad essere elettrizzante

C’era una volta Washington, che vinceva in continuazione il titolo, peraltro completamente inutile, di reginetta del mercato primaverile prendendo i free agents più ambiti che la freea gency potesse offrire.

Gli Eagles, condotti saggiamente e con una lungimiranza invidiabile dall’80% del resto delle franchigie Nfl, non hanno mai allargato più di tanto i cordoni del borsone per investire su veterani di richiamo, preferendo uno stile di costruzione del roster basato sullo sviluppo delle scelte al draft, ottenendo in cambio quattro partecipazioni al Championship della Nfc ed una costanza a dir poco esemplare.

Il fatto che non si sia mai arrivati a vincere il Super Bowl – vi si è solo partecipato a Jacksonville, perdendo contro i Patriots – ha probabilmente fatto scattare un campanello d’allarme nella dirigenza e del più che longevo coach Andy Reid, con la conseguenza che da qualche anno a questa parte si è preferito un approccio più diretto a ciò che il mercato ha da offrire, facendo intuire una certa premura nel portare finalmente a casa qualcosa.

Negli ultimi due anni Philadelphia ha tagliato i ponti con un pezzo di storia, Donovan McNabb, vincendo la scommessa poco rischiosa giocata puntando su Michael Vick, trasformatosi da ex-galeotto senza più prospettive di football di alto livello a semi-Mvp della lega, e nel rapido mercato di quest’anno ha preso quasi tutti i pezzi migliori che fossero disponibili.

Il pezzo più pregiato del raid degli Eagles è stato senza dubbio Nnamdi Asomugha, cornerback dominante che migliora istantaneamente delle secondarie di dubbia efficienza, ma rumore hanno fatto anche le acquisizioni di Vince Young, ripudiato dai Titans, di Jason Babin e Cullen Jenkins, i nuovi protagonisti della linea difensiva, di Dominique Rodgers-Cromartie, ex prima scelta dei Cardinals giunto come contraccambio di Kevin Kolb, e Steve Smith, “rubato” ai Giants, che su di lui non avevano ancora deciso dopo il grave problema al ginocchio patito lo scorso anno.

Dodici mesi fa, si scriveva dell’attacco degli Eagles pronto a mantenere gli alti standard della sua West Coast Offense anche senza l’apporto di McNabb, vista la presenza di uno studente come Kolb, che aveva tenuto in mano la lavagnetta sulla sideline per il giusto periodo, in attesa di dimostrare il suo valore per una stagione intera. Per motivi di infortunio, ma soprattutto per la ragione che ad Andy Reid non era piaciuto moltissimo ciò che aveva visto in campo dall’ex quarterback di Houston University, l’arrivo di Michael Vick nella lineup da titolare ha destato la curiosità di molti, perchè se nel 2009 gli era stato ritagliato un ruolo apposito nella modaiola Wildcat Offense, l’anno passato si sarebbe invece dovuto misurare su lunga distanza, senza conoscerne con certezza la positività delle conseguenze.

Michael ed il suo braccio bionico, accompagnati da un paio di piedi che hanno dimostrato di non aver perso un millesimo della rapidità che avevano in passato, si sono invece rivelati la cosa migliore che potesse capitare a Reid, tanto da farne il miglior giocatore assoluto della prima parte di campionato, prima che un infortunio alle costole interrompesse per brevissimo tempo il suo exploit.

Vick avrebbe difatti in seguito scritto la pagina più bella della sua carriera Nfl, in un Monday Night contro i Redskins e McNabb, umiliati sotto 59 punti nati soprattutto dal suo 71% di completi per 333 yards e 4 mete, andando ad aggiungere altre 2 segnature su corsa, terminando una splendida annata composta da 30 mete tra passaggi e corse, e 676 yards terrene che andavano definitivamente a fugare ogni dubbio sul recupero della sua agilità. Il suo backup sarà Vince Young, che non ha mai rispettato le attese dal suo approdo nella Nfl, ed ha dimsotrato di essere non troppo volenteroso nel volersi migliorare studiando gli aspetti del gioco.

L’altra star dell’attacco è stata senza dubbio DeSean Jackson, un asso nel farsi trovare libero in profondità grazie ad un reparto di finte misto a velocità inarrestabile con cui ha seminato chiunque, qualità che lo hanno aiutato ancora una volta a superare le 1.000 yards stagionali, 210 delle quali inflitte in singola partita ai rivali di Dallas, senza contare il sempre prezioso apporto sui ritorni di calcio.

Un’altra arma per Vick sarà ancora Jeremy Maclin, altro giocatore in grado di produrre guadagni a lunga gittata, che ha tuttavia saltato il training camp per motivi personali e potrebbe non essere pronto a scendere in campo subito, ragion per cui gli Eagles hanno offerto un contratto a Steve Smith, ex Giants, l’uomo che Eli Manning utilizzava per convertire ogni terzo down di cui aveva bisogno e ricevitore molto preciso nel correre le tracce. Il reparto, profondissimo, propone anche Jason Avant, che si è impadronito definitivamente della posizione in slot, ed il giovane Riley Cooper, bersaglio di stazza che può contribuire molto al suo secondo anno nella lega. Questo senza contare il fido tight end Brent Celek, che ha perso un po’ di chiamate in ricezione essendo stato utilizzato per proteggere il quarterback, ma pur sempre dotato di amni eccellenti.

Il gioco offensivo degli Eagles non potrebbe essere questo se LeSean McCoy non fosse stato l’ideale sostituto di Brian Westbrook, un’ottima scelta effettuata dagli Eagles che ha pagato dazio con 1.080 yards ed il miglior contributo per numero di ricezioni di squadra, 78, dimostrando ampiamente di essere un running back più che completo.

In suo supporto, visto che il numero di portate era alto ed è meglio preservargli il fisico per evitare una fine alla Westbrook, gli Eagles hanno firmato il free agent Ronnie Brown, ex Miami, corridore molto produttivo quando non soggetto ad infortuni, che potrà alternarsi e fornire una componente di potenza all’attacco. Leonard Weaver non è stato confermato per aprire la strada ai rushers, quindi il nuovo fullback titolare sarà Owen Schmitt, che competerà per il posto con l’ex Usc Stanley Havili.

La linea offensiva è stata al centro delle attenzioni in fase di draft, gli esperimenti dello scorso campionato non sono andati sempre benissimo e c’era profondo bisogno di aggiungere alternative ad un roster che ha subìto parecchi infortuni. La novità della starting lineup sarà Danny Watkins, un rookie di 26 anni che prenderà il posto di guardia destra, e nel caso Jamaal Jackson, il centro, patisse altri problemi fisici duraturi è stato preso come polizza assicurativa Jason Kelce, pari-ruolo giunto dall’università di Cincinnati.

Il giocatore più forte resta il tackle sinistro Jason Peters, tornato ad esprimersi ad alti livelli dopo le incertezze iniziali fatte vedere subito dopo la trade che da Buffalo lo portò a Philly, che andrà a formare un lato molto forte accoppiandosi alla guardia sinistra Todd Herremans, da 6 stagioni agli Eagles. Howard Mudd, il nuovo coordinatore della linea offensiva, ha inoltre implementato delle tecniche differenti per bloccare i difensori, molto più aggressive soprattutto in fase di protezione del quarterback.

Dalla linea offensiva viene curiosamente anche il nuovo defensive coordinator, Juan Castillo, cui si è aggiunto il rinomato coach della linea difensiva, Jim Washburn (Titans), per un reparto che ha deluso le attese sotto Sean McDermott, licenziato dopo solamente un anno da coordinatore. La front line è spaventosa, e propone tantissima profondità con numerosi giocatori che possono incidere in fase di pass rush, e se i titolari al momento paiono essere Juqua Parker, 6 sacks, ed il poderoso Trent Cole, 57 sacks in 6 stagioni a Philadelphia, la rotazione prevede il nuovo acquisto Jason Babin, che dovrà far vedere di valere di più dei 12.5 sacks messi a segno ai Titans per dimostrare che questi non erano frutto della missione di cercare un contratto più lucrativo e basta, e Darryl Tapp, altro elemento in grado di mettere le mani addosso al quarterback. Ciò in attesa del rientro di Brandon Graham, secondo anno che non sarà pronto per la prima di campionato dopo un intervento al legamento crociato anteriore.

La rotazione dei defensive tackles è altresì molto interessante, e vede l’emergere di Antonio Dixon, autore di 3 sacks dopo essersi preso il posto dell’infortunato Broderick Bunkley (mandato a Denver per una scleta futura), mentre Mike Patterson è al momento sotto le cure dei medici per via di un attacco che, al training camp, ha determinato, dopo gli esami, una malformazione nelle vene e nelle arterie che gli provocava l’intreccio di vasi sanguigni nelle vicinanze del cervello, ed è attualmente in condizioni stabili. Non mancano comunque le opzioni, visto che Cullen Jenkins tornerà al suo ruolo naturale dopo aver giocato da end nella 3-4 di Green Bay, e che Trevor Laws, al suo terzo anno, ha voglia di dimostrare di valere molto.

Tra i linebackers vi sono le maggiori incertezze, in quanto non c’è un giocatore di gran talento in grado di fare la differenza, ma un’unità formata dalla sorpresa Jamar Chaney, impadronitosi del ruolo nel mezzo pur essendo stato preso al settimo giro, ed una competizione che vede Moise Fokou impegnato a tenere distanti i rookies Brian Rolle e Casey Matthews, anche se quest’ultimo sembra candidato a partite in mezzo, formando quindi un allineamento nuovo per due terzi (sono stati salutati Ernie Sims e Stewart Bradley) e tutto da testare.

Problema che non riguarda affatto le secondarie, che hanno goduto dell’aggiunta di Nnamdi Asomugha, il pezzo pregiato del mercato, che andrà a fare coppia con Dominique Rodgers-Cromartie ed Asante Samuel, il quale ha espresso la preferenza di restare nonostante la competizione per il ruolo di cornerback, andando a comporre una nickel defense semplicemente spettacolare. Nate Allen, secondo anno, è certo titolare di uno dei due ruoli di safety, area di forte preoccupazione specialmente in copertura, ed il posto di Quentin Mikell sarà preso presumibilmente da Kurt Coleman, in attesa dello sviluppo della seconda scelta Jaiquawn Jarrett.

Gli specialisti saranno facce completamente nuove, in quanto gli Eagles hanno tagliato lo storico kicker David Akers, sul quale pesavano due costosi errori nei playoffs, ed il punter Sav Rocca, che verranno rispettivamente sostituiti dal kicker Alex Henery, scelto addirittura al quarto giro, e da Chas Henry, privo di esperienza Nfl.

Gli Eagles, ovvero una delle squadre più consistenti della Nfc degli ultimi 10 anni, hanno una seria possibilità di andare avanti nei playoffs vendicando l’uscita alla Wild Card di un anno fa, dopo una stagione dove hanno raccolto molte certezze in mezzo ai dubbi che gli altri ponevano su di loro, proponendo un mix tra giocatori recuperati, veterani di talento e giovani che hanno saputo inserirsi da subito nei meccanismi di squadra che ha permesso alla franchigia di non perdere la continuità a livello di vittorie nonostante delle svolte molto importanti, su tutte il passaggio da McNabb ad un altro regista. Quest’anno, se la difesa aggiusta qualche problema in fase di copertura sui passaggi e se Vick ed i suoi numerosi giocattoli mantengono alto il livello delle loro prestazioni, si può fare decisamente più strada.

WASHINGTON REDSKINS

London Fletcher, leader indiscusso della difesa e 36enne di lusso

Anno secondo della gestione di Mike Shanahan e Bruce Allen, seconda offseason quindi trascorsa dalla dirigenza per capire dove poter intervenire per meglio compiacere lo stile tattico dell’head coach chiamato a risollevare i Pellerossa, e conferma del fatto che le grandi forme del passato sono solamente un ricordo, e che la gestione oculata del draft è stata finalmente posta nella posizione di rilevanza che meritava.

I Redskins hanno resistito alle sirene tentatrici di un mercato reso velocissimo dal lockout, sono stati intenzionalmente o meno abbinati ai nomi più prestigiosi della free agency forse più per abitudine che per vera volontà di sommare altre firme dannose o inutili, ed hanno effettuato un convinto repulisti dello spogliatoio eliminando i due problemi più chiacchierati della scorsa stagione, Albert Haynesworth e Donovan McNabb.

Due situazioni diverse, che si sono rincorse per tutto l’anno se non altro per la sinistra similitudine che le accompagnavano, dal momento che se Haynesworth faceva ancora parte degli sperperi suicidi della gestione Cerrato (e Snyder), il quarterback ottenuto dagli Eagles era stato preso per una seconda scelta al draft e gestito dagli Shanahan (papà e figlio, quest’ultimo l’offensive coordinator) in maniera non esattamente costruttiva né tantomeno elegante, nonostante Donovan chiaramente non rispondesse alle esigenze tattiche di un attacco aereo che non ha mai trovato continuità.

Via entrambi per un pugno di mosche, scelte molto basse, ma di contro ecco giungere una nuova aria negli spogliatoi, non più concentrata sui capricci di un milionario che non voleva vergognosamente saperne di giocare un ruolo piuttosto di un altro, e sulla gestione di quello che dovrebbe essere il leader della squadra, il quarterback, più volte messo in discussione con conseguenze negative per il gruppo. Si dice che quando gli schemi cambiano così radicalmente l’anno più importnate sia il secondo, e che il primo non possa essere mai del tutto veritiero, perché manca il personale adatto ai tatticismi medesimi, e per trovarlo una sola offseason non basta. Il lavoro in free agency ed in un draft ricchissimo (12 scelte) è andato esattamente verso questa direzione.

Per tutta la primavera non si è fatto altro che parlare del curioso fatto che John Beck, quarterback al quinto anno assolutamente privo di esperienza e curriculum tali da condurre in alto una squadra con obbiettivi di rinascita come Washington, fosse l’unica soluzione percorribile per prendere le redini di regista e traghettare la franchigia ad un campionato dignitoso, in attesa di prendere il ragazzo del futuro dalla tornata di scelte del 2012.

Lasciando stare inutili gossip e dichiarazione buone solo a riempire i siti internet in attesa di una risoluzione del lockout, la realtà è che la competizione è aperta e che Rex Grossman sembra nettamente favorito per riprendersi il posto di titolare con cui i Redskins avevano chiuso l’ultima parte di regular season 2010, peraltro giocando con migliori risultati 884 yards, 7 mete, 4 intercetti) rispetto a quanto fatto da McNabb.

Il fatto che la squadra stia per essere totalmente plasmata secondo i dettami di Shanahan è testimoniato dal maquillage che ha subito il backfield, modellato secondo l’anonimato da sempre preferito dall’head coach e plasmato secondo i consueti bloccaggi a zona con cui dovrà funzionare la linea offensiva. Lasciato andare Clinton Portis senza troppi rimpianti considerate le poche presenze che i numerosi infortuni e gli anni di sovra-utilizzo nel power rushing degli anni di Joe Gibbs gli avevano elargito, si è arrivati a Tim Hightower attraverso una trade con i Cardinals, portando a Washington il probabile starter del ruolo per i prossimi anni, un giocatore interessante per come riesce a trovare la endzone grazie ad istinti superiori alla media, ed affermatosi in Arizona come specialista delle ultime 20 yards scavalcando la delusione Beanie Wells.

Se il suo problema principale, i fumble persi per strada, verrà risolto da una migliore tecnica nella protezione del pallone, Hightower potrà divenire il protagonista semi-anonimo principale di un settore che propone quali alternative Ryan Torain, ripescato dal nulla da Shanahan che ben lo conosceva a Denver per produrre 4.5 yards a portata assolutamente inaspettate, e quel Keiland Williams preso tra i rifiuti del draft 2010, quando in uscita da Lsu non aveva trovato squadre pronte a credere in lui. Dal draft di quest’anno è invece giunto Roy Helu Jr., che a Nebraska si è costruito numeri di tutto rispetto correndo fisicamente e rompendo placcaggi per lunghi guadagni, un giocatore tosto ma abituato alla giocata d’effetto, cui si è aggiunto pure l’ex Penn State Evan Royster.

Un reparto ricevitori costantemente poco produttivo ha visto l’opportuna conferma di Santana Moss con un meritato quinquennale, che avrà il significato duplice di premiare un superstite di una delle peggiori ere sui passaggi nella storia della franchigia, e di renderlo utile per chiunque si schiererà da quarterback nel prossimo biennio facendo contemporaneamente da riferimento per i ricevitori più giovani, che sono tanti ed in attesa di essere sviluppati.

Anthony Armstrong, 3 mete, si è guadagnato l’altro posto da titolare durante il 2010 ma dovrà difenderlo con i denti dall’attacco di Jabar Gaffney, che si è ritagliato una carriera più che discreta di ricevitore secondario sia a New England che a Denver, mentre ci si attende tanto dalla seconda scelta 2011 Leonard Hankerson, giocatore di statura adatto alle giocate in profondità, che nei piani degli Skins deve diventare ciò che Devin Thomas e Malcolm Kelly (in odore di taglio, è ancora infortunato), non furono mai sotto Jim Zorn.

E’ inoltre prevista una maggiore presenza del doppio tight end in campo, con l’asso Chris Cooley chiamato a gonfiare i numeri in endzone ed il giovane Fred Davis a fargli da specchio grazie alle ottime mani ed alla maggiore fluidità di movimenti rispetto al collega. La linea offensiva ha sovente fatto acqua anche l’anno passato, e per il prossimo campionato è attesa una maggiore solidità derivante dalla chimica che si spera nasca tra i nuovi componenti del fronte.

Il punto fermo è praticamente il giocatore meno esperto, quel Trent Williams scelto da quarto assoluto che ha vissuto un esordio con alti e bassi ma che si è discretamente comportato quale responsabile del lato cieco del quarterback, ed una conferma importante potrebbe essere quella di Jammal Brown sul lato destro, a patto che riesca a restare in salute per una stagione intera. Per questo è stato preso Sean Locklear, che a Seattle era titolare, quale polizza assicurativa. La parte interiore della linea è tutta nuova, con l’ex Ravens Chris Chester a giocare da centro al posto di Casey Rabach, tagliato, e la coppia di guardie formata da Kory Lichensteiger (buonissimo bloccatore a zona) e Will Montgomery, con il duttile Artis Hicks pronto ad entrare in caso di bisogno.

Sparito l’incubo Haynesworth il defensive coordinator Jim Haslett potrà lavorare con più costrutto e minori distrazioni, proprio come i suoi giocatori. Il personale adatto alla 3-4 è stato raccolto nel giro di due anni di mercato, ed il draft è andato incontro già al primo giro alle esigenze di una difesa che dovrebbe sensibilmente migliorare dalla scarsa prestazione corale fornita nel 2010. La prima linea fonda anch’essa i propri presupposti sull’esibire giocatori adatti alla situazione anche se non muniti dei nomi di richiamo che spesso fungono da spreco per le casse delle squadre: si è cercata una maggiore profondità soprattutto nel delicato ruolo di nose tackle, forse il più importante per la 3-4 perché libera tanto spazio per le giocate dei linebackers, ed il titolare sarà un giocatore che prima giocava in una 4-3, quella dei rivali divisionali New York Giants, ovvero quel Barry Cofield che per alcuni ha già passato il test con soddisfacente disinvoltura.

A fargli da supporto ed a farlo rifiatare senza perdere efficacia ci penseranno una schiera di alternative comprendenti il rookie Jarvis Jenkins, seconda scelta da Clemson che ha giocato molto bene al camp, e Chris Neild, altro rookie che giocava un’identica posizione a West Virginia. Adam Carriker sarà al secondo anno di esperienza a Washington dopo una carriera segnata da gravi infortuni (ha giocato tutte e 16 le gare dello scorso campionato, buona notizia), mentre l’altro spot di defensive end sarà dell’ex Dallas Stephen Bowen, che già praticava una 3-4 e che sarà supportato dall’alternanza con Kendrick Golston, giunto al sesto anno di esperienza con i Redskins.

Il reparto linebackers è stato solo ritoccato, con il ritorno della macchina da placcaggi chiamata London Fletcher, che ha 36 anni e pare solo migliorare con il passare del tempo, e la recente riconferma di Rocky McIntosh, cui è stato dato un nuovo contratto e che completerà il tandem interno. Ai lati la star è Brian Orakpo, una delle scelte migliori degli ultimi anni da parte della dirigenza, un giocatore che ha registrato 19.5 sacks in due anni di professionismo e che ha mantenuto tantissime delle aspettative manifestatesi al momento della sua uscita da Texas.

La novità in sostituzione di un Andre Carter tagliato in quanto completamente inadatto allo schema, sarà la prima scelta Ryan Kerrigan, giovane ex defensive end che a Purdue non ha fatto solo numeri ma ha fatto costruire interi piani di gioco su di lui, abituato com’era a mettere in difficoltà le difese ad ogni azione anche senza registrare necessariamente una statistica, sulla cui capacità di generare pass rush sul lato opposto ad Orakpo si conta moltissimo.

Le secondarie propongono un nuovo elemento, Josh Wilson, inspiegabilmente passato sotto il radar di tante squadre Nfl nella free agency di quest’anno e firmato a cifre più che oneste (contrariamente al passato), fornendo lo schieramento di un altro giocatore consistente che dovrà aumentare il numero di intercetti registrato da chiunque non si chiami DeAngelo Hall (finalmente straordinario con 6 intercetti ed una meta), statistica per la quale le mani di legno di Carlos Rogers, trasferitosi ai 49ers, erano più che inadatte.

Il playmaker delle retrovie, tornato a brillare dopo il felice spostamento nella posizione di strong safety, sarà ancora LaRon Landry, difensore dal raggio d’azione pressoché illimitato, autore di tante giocate in supporto contro le corse e colpitore feroce che non si tira indietro davanti a nulla. La presenza del nuovo acquisto O.J. Atogwe come ultima linea difensiva non potrà che migliorare una situazione che negli ultimi anni è stata instabile e deficitaria.

Gli special teams hanno visto la battaglia al camp tra Graham Gano e Shayne Graham, con il vecchio starter a vincere il posto. Il ruolo di punter, che da anni non trova un protagonista fisso, sarà occupato da Sav Rocca, australiano già agli Eagles.

Difficile predire dove andranno i Washington Redskins, che hanno costruito con senso un roster interessante per il futuro, ma che nell’immediato dovrà ancora passare attraverso forzati momenti di transizione. La mano di Shanahan si sente sempre di più, e se i cambiamenti verranno digeriti velocemente dai giocatori riuscendo contemporaneamente ad unirsi sotto la volontà di cambiare una volta per tutte la cultura colma di facilonerie e superficialità che ha contraddistinto l’era spendi e spandi che tutti ricordano, la squadra potrebbe essere finalmente sulla strada giusta.

C’è tanto da provare: in difesa, per risorgere dalla 25ma posizione di lega per efficienza, ed in attacco, dove la linea appare insicura e dove molti giovani, soprattutto tra i running backs e tra i ricevitori, devono dimostrare sul campo di valere tanto. La situazione quarterback appare inoltre delicata, per quanto l’esperienza di Grossman possa contribuire alla causa, e sembra essere una soluzione provvisoria in attesa di pescare il jolly nel prossimo mese di aprile.

 

Post By davelavarra (377 Posts)

Davide Lavarra, o Dave e basta se preferite, appassionato di Nfl ed Nba dal 1992, praticamente ossessionato dal football americano, che ho cominciato a seguire anche a livello di college dal 2005. Tifoso di Washington Redskins, Houston Rockets, L.A. Dodgers e Florida State Seminoles. Ho la fortuna di scrivere per questo bellissimo sito dal 2004.

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3 thoughts on “NFC East 2011: Preview

  1. Sicuramente gli Eagles partono favoriti grazie anche alla spaventosa campagna acquisti di quest’anno che ha impressionato moltissima gente ma non sono completamente d’accordo sul rendimento di alcuni giocatori; ad esempio Jason Babin ha fatto una stagione da grandi numeri solo l’anno scorso mentre dal 2004 al 2009 è stato improduttivo a mio parere. Anche Ronnie Brown,vera stella dei Dolphins fino al 2009 l’anno scorso ha passato più tempo ai box che sul campo ed è da valutare il suo stato di forma.
    Inoltre hanno problemi in difesa nel reparto dei LB che non assicura lo stesso rendimento della defensive lineman e di back il che è preoccupante perchè la presenza di un leader nei LB è importantissima per tutta la difesa.
    Ma nonostante questo problema ritengo gli Eagles la squadra più accreditata per la vittoria nella divisione. Dalle altre 3 franchigie mi aspetto progressi ma secondo la mia opinione non sono ancora pronte per affrontare una stagione al massimo dell’intensità per raggiungere i playoff.

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