Miami Heat – Philadelphia 76ers 119 – 108

Oklahoma City Thunder v Houston Rockets

James Harden sta facendo la differenza a Houston, lotterà per il titolo di MVP?

Con Bosh fuori per il resto della stagione e l’arrivo di Goran Dragic cambiano inevitabilmente gli equilibri di Miami che si trova a dover basare ora il proprio gioco quasi interamente sugli esterni. Contro Phila, non certo una super potenza, la squadra ha girato bene, con un Wade che ha lasciato spazio al duo Dragic – Deng che hanno combinato per 52 punti totali. Goran ha chiuso con 23 punti e 10 assist, mentre l’ex Bulls ha messo a referto 29 punti. Per Phila buco nero ormai e la speranza che la ricostruzione sia più veloce di quello che appare.

Chicago Bulls – Milwaukee Bucks 87 – 71

Chicago torna a difendere sul serio e concede poco ai giovani Bucks. Milwaukee è una squadra sicuramente fresca, con delle potenzialità immense, ma sicuramente ancora non pronta per poter giocare un ruolo importante nel prosieguo stagionale. I Bulls trovano l’uomo che non ti aspetti, infatti con un Rose da 1-13 dal campo, si aggrappano a Tony Snell che con 20 punti (4-6 dalla lunga) trascina Chicago alla 36esima vittoria stagionale.

Houston Rockets – Minnesota Timberwolves 113 – 102

I T-Wolves stanno solo aspettando il ritorno del figliol prodigo, e c’è da dire che tutto l’ambiente è elettrizzato per lo sbarco, in data odierna, di KG. Questo effetto però non basta per battere Houston che, con un Harden sempre più stellare (31 punti, 10 assist e 11 rimbalzi), vince per la 38esima volta in stagione. A Minnesota non bastano i 30 punti di Wiggins per arginare la corazzata dei Rockets. Staremo a vedere se l’innesto di KG porterà energie e qualche vittoria in più.

New Orleans Pellicans – Toronto Raptors 100 – 97

Toronto getta una partita in cui è stata avanti anche di 18 punti. Con Davis fuori per infortunio i Pellicans trovano nella squadra e nelle rotazioni la forza per rimettere in piedi una partita che sembrava finita. Babbit (18 punti, 4-5 dalla lunga), Ajinca (16 punti) e Cole (15 punti) trascinano N.O. ad una rimonta incredibile. Toronto si spegne di colpo e non riesce più a trovare il bandolo della matassa.

Denver Nuggets – Brooklyn Nets 82 – 110

Allora, diciamo che non è stata la partita del secolo. Due squadre in un momento non splendido, ma la nota positiva c’è e si chiama Danilo Gallinari. Il Gallo stanotte è tornato davvero, e ne ha messi 22 degli 82 finali di squadra. Più del 25% della produzione offensiva di Denver proviene da lui. Purtroppo non basta a portare a casa la vittoria che alla fine.

Phoenix Suns – Boston Celtics 110 – 115

Boston espugna l’US Airways Center di Phoenix e lo fa grazie all’ottima prestazione di Avery Bradley. La point guard chiude la propria partita con 23 punti all’attivo. Ottimo impatto di Isaiah Thomas che ne mette a segno 21 in 27 minuti. Ai Suns non basta la quasi tripla doppia di Eric Bledsoe (21 punti, 10 assist e 7 rimbalzi) ad arginare i Celtics.

Utah Jazz – San Antonio Spurs 90 – 81

Altro KO per gli Spurs che perdono in trasferta a Salt Lake City. 22 palle perse ed un misero 57,1% ai liberi servono solo in parte a spiegare la scarsa vena realizzativa di San Antonio, che in questo periodo sembra appannata e stanca. I Jazz approfittano del momento no dei Texani per vincere la loro 21esima partita stagionale grazie ad un Trey Burke da 23 punti in 28 minuti giocati.

Los Angeles Clippers – Memphis Grizzlies 87 – 90

Partita bellissima, che si conclude solo negli ultimi secondi. Sul 87-88 Memphis, CP3 ha in mano la palla del sorpasso a pochi secondi dalla fine, ma Conley piazza la rubata che manda i titoli di coda alla partita. Nonostante la palla persa, per Paul una partita sugli scudi con 30 punti, 10 assist e 4 rimbalzi. Per i Grizzlies oltre a Conley (18 punti), la solita prova sontuosa di Marc Gasol (14 punti, 4 assist e 6 rimbalzi).

Post By Guido Bergamo (16 Posts)

Guido Bergamo è un avvocato. Grandissimo appassionato di basket fin da bambino. Segue la NBA da quando gattonava. Inoltre è stato un cestista anche a livello semi-professionistico, dove ha giocato come play-guardia. Ora gioca per puro divertimento ed amore per la palla spicchi. Ma quella per l’NBA è una vera malattia!

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