San Antonio Spurs @ Charlotte Bobcats 104–100

Nonostante il roster rimaneggiato, gli Spurs riescono a strappare il successo in trasferta contro i Bobcats. Partita equilibrata alla Time Warner, con i padroni di casa decisi ad approfittare delle assenze dei texani: è Al Jefferson, come spesso accade, a rendersi protagonista con 12 dei suoi 26 punti realizzati nel solo primo quarto. San Antonio riesce però a rispondere, con Duncan che inizia a costruire la sua doppia doppia da 16 punti e 13 rimbalzi. Charlotte è avanti di un punto all’intervallo, e il match resta incanalato sui binari di un equilibrio assoluto: Walker (16 punti e 8 assist) tiene avanti i suoi con un canestro in acrobazia allo scadere del terzo quarto, ma nel quarto periodo sono due uomini a sorpresa a indirizzare il successo sulla strada di San Antonio. De Colo chiude con 15 punti, Mills risponde con 32 punti in 25 minuti di gioco, con un fantastico 10-13 col quale rimane soltanto due punti sotto al massimo in carriera regalando comunque la vittoria alla squadra di coach Popovich.

Memphis Grizzlies @ Atlanta Hawks 79–76

I Grizzlies proseguono la loro risalita in classifica, riscattando le due sconfitte consecutive e andando a vincere in trasferta sul parquet della Philips Arena di Atlanta. Non è un match per palati fini: il punteggio resta bassissimo, con l’incredibile dato relativo ai tiri liberi degli ospiti: Memphis va in lunetta una sola volta in tutta la partita, con un libero concesso per una violazione dei tre secondi difensivi. Korver si mette subito apposto e va ben presto a segnare la sua proverbiale tripla per la 118esima partita consecutiva; Randolph e Lee rispondono, con Z-Bo (20 punti) protagonista nel pitturato e Courtney (14) che va a bersaglio dall’arco. I canestri del duo permettono agli ospiti di costruire un tesoretto di vantaggio nel terzo periodo, chiuso avanti di sette punti. I Grizzlies sembrano avere il match in pugno, sempre avanti di 7 a una manciata di secondi dalla fine: è Millsap, da vero All Star, a caricarsi i suoi sulle spalle con un canestro di pura caparbietà e una tripla dalla punta che portano i suoi sul -3. Atlanta ha in mano anche il pallone del pareggio, ma la tripla di Williams finisce sul ferro, per il ritorno al successo di Memphis.

Denver Nuggets @ Detroit Pistons 109–126

Detroit prova a scuotersi e a girare una stagione fin qui molto inferiore alle aspettative, battendo in casa i Nuggets in una partita nella quale gli attacchi l’hanno fatta da padrone. Partono forte gli ospiti, che restano avanti per larghi tratti del primo tempo grazie a un Hickson da doppia doppia (15 punti e 16 rimbalzi) e dalla grande prova balisitica di Foye (25 punti con 5-12 dall’arco). Detroit però rimane in scia grazie all’ottima prova del duo Smith-Jennings, ed è proprio una tripla del play ex Milwaukee a mandare i Pistons al riposo in vantaggio di 4 lunghezze. I Pistons scappano nel terzo quarto, con Jennings ancora un fire (6-11 da tre, per un totale di 35 punti e 12 assist) e Smith che sfiora la tripla doppia mettendo insieme numeri da giocatore importante quale dovrebbe essere nei piani della dirigenza della Motown (30 punti, 10 rimbalzi, 8 assist e 4 rubate). Quando il successo sembra ormai al sicuro si svegliano però i Nuggets, che dal -16 accorciano fino al -6 con un jumper di Fournier. Ci pensa Drummond a rimettere le cose apposto, con una rubata e un canestro in contropiede da guardia più che da centro di 2.13. Detroit accorcia sull’ottavo posto dei Bobcats, Denver accusa il peso dei tanti infortuni e scivola ancora in classifica.

Portland Trail Blazers @ Minnesota Timberwolves 117–110

I Blazers pareggiano il conto tra vittorie e sconfitte del loro tour da quattro trasferte consecutive, con un successo contro i rimaneggiatissimi Timberwolves. Minnesota è infatti priva di Love, Pekovic e Marti, ma non per questo si rassegna e rinuncia a giocarsela contro i forti avversari. I T’Wolves infatti, dopo una partenza a rilento riescono a mettersi in moto, con un Rubio che, in assenza dei bersagli preferiti da armare con i suoi assist, si vede costretto a inventarsi realizzatore come testimonia il suo career high da 25 punti. Portland risponde affidandosi alla sua polizza vita, quel LaMarcus Aldridge che prosegue la sua grandissima stagione e martella anche la retina del Target Cebter (16 punti e 11 rimbalzi per lui). I Blazers sono avanti di uno all’intervallo, ma i padroni di casa non mollano e riescono a trovare il pareggio grazie a una schiacciata a rimbalzo di Cunnigham, che apparecchia la tavola per un quarto periodo tutto da giocare. Portland però riesce a indovinare la fuga giusta, grazie a Lillard che, in una pessima serata al tiro, serve praticamente tutti i suoi 4 assist nei minuti finali. L’ottimo Brewer (26 punti) ci prova fino in fondo, ma è Matthews (21 punti) a chiudere i conti con un gioco da tre punti.

Houston Rockets @ Milwaukee Bucks 101–95

I Rockets completano la più lunga striscia di vittorie stagionale, battendo in trasferta non senza qualche brivido i Milwaukee Bucks. I Rockets indirizzano la partita già nel primo tempo, chiuso avanti di 11 lunghezze grazie a un buon Harden (22 punti totali) e ai voli sopra il ferro di Howard (27 punti e 13 rimbalzi per Dwight). I Bucks però non mollano, e rimontano punto dopo punto soprattutto nel quarto periodo: Knight conferma il suo valore per l’ennesima partita da trascinatore, chiusa con 23 punti, seguito da Middleton che ne mette 20 consentendo ai Bucks di arrivare al possesso finale sotto di soli tre punti. È proprio Knight a cercare il gioco da tre punti in penetrazione, ma dopo aver battuto la difesa avversaria il suo layup viene sputato dal ferro, sancendo così il successo ospite.

Golden State Warriors @ Phoenix Suns 109–122

I Suns girano il remake de “Il Sorpasso”, battendo in maniera convincente gli Warriors e superandoli al sesto posto della Western Conference. Phoenix continua a stupire, in quella che doveva essere una semplice stagione di transizione scandita dalla corsa alla prima scelta assoluta del prossimo Draft: i ragazzi di coach Hornacek restano al comando per tutta la gara, rispedendo al mittente ogni tentativo di aggancio operato da Steph Curry (28 punti e 9 assist) e compagni (Barnes su tutti coi suoi 23 punti). L’uomo copertina della serata è un volto che sta diventando sempre più noto: dopo un Europeo da protagonista, Dragic prosegue sull’onda lunga di un momento magico, siglando la settima partita consecutiva con più di 23 punti all’attivo. È career hgih per lo sloveno, con 34 punti arricchiati da 10 assist che si rivelano decisivi anche nel quarto periodo, quando l’ultimo tentativo di rimonta degli ospiti viene domato dai suoi canestri. Ben sei giocatori in doppia cifra per i Suns, con Green che ne mette 25 volando come sempre ad alta quota e Tucker che chiude in doppia doppia registrando 16 punti e 15 rimbalzi. I soli sono sempre più brillanti nel deserto dell’Arizona

Miami Heat @ Utah Jazz 89–94

La sorpresissima della notte arriva da Salt Lake City, dove i padroni di casa battono gli Heat al termine di una partita dal risultato davvero contro ogni pronostico. La brutta serata dei campioni in carica coincide con la pessima luna di LeBron: il numero 6 non ingrana, come testimonia il suo inusuale tabellino che parla di soli 13 punti con un pessimo 4-13 dal campo e ben 5 palle perse. Gli Heat sono già sotto di due all’intervallo, nonostante un buon Wade (19 punti, top scorer dei suoi), uno scarto che resta tale anche all’alba del quarto periodo. Utah scappa sul +7 grazie a una tripla clamorosa segnata da Marvin Williams allo scadere dei 24 secondi, ma Ray Allen riporta i suoi sotto di due con la bomba dall’angolo. Tocca così al rookie Trey Burke (reduce da un fitto conciliabolo a bordo campo con lo stesso Allen durante il riscaldamento) prendersi il palcoscenico, con il tiro dal palleggio allo scadere dell’azione che vale il definitivo +4 ai padroni di casa e la sconfitta degli uomini di South Beach.

Post By Filippo Ferraioli (96 Posts)

Studente in giurisprudenza, amo ogni genere di sport e il suo lato più romantico. Seguace di Federico Buffa, l’Avvocato per eccellenza, perché se non vi piacciono le finali NBA non voglio nemmeno conoscervi.
“Ricordati di osare sempre”.

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