New Orleans 15 at Seattle 23

Non solo la pioggia nella Seattle conosciuta come Rain City, ma anche il vento a far da cornice al Divisional Playoffs tra Seahawks e Saints, con i primi che per lunghi tratti del match hanno sfruttato l’elemento naturale a loro favore, rendendo ancora più difficile la gestione dell’attacco da parte di Drew Brees, autore di una delle sue peggiori prestazioni di sempre nel primo tempo, chiuso con appena 34 yards lanciate, costretto a cercare altri target vista la marcatura pressante con cui Richard Sherman ha escluso dalla partita il suo terminale preferito Jimmy Graham.

LynchLinee di passaggio chiuse e running game tenuto a bada dal reparto arretrato dei padroni di casa, che dopo aver infilato 2 field goal con Steven Hauschka, 38 e 49 yards, riescono a trovare la via dell’endzone forzando un fumble a Marc Ingram, che lascia la palla agl’avversari sulle proprie 24 yards, aprendogli la porta dell’area di meta; a raggiungerla Marshawn Lynch due giochi più tardi, con una corsa centrale da 15 yards che fissa il parziale sul 13-0.

Un risultato provvisorio destinato nuovamente a cambiare prima dell’intervallo, grazie ad un altro calcio infilato dal kicker dei Seahawks, a segno da 26 yds, per altri 3 punti che non lasciano scampo ai Saints, costretti a chiudere con uno shutout all’halftime per la terza volta nel corso della gestione Payton, ingabbiati da un gioco difensivo di Seattle di altissimo livello, studiato nei minimi particolari per limitare le sbracciate di Brees.

Trend che viene confermato anche nel secondo tempo, tant’è che prima che New Orleans riesca a trovare i canali giusti per reagire allo svantaggio accumulato passa un altro quarto, e servono ancora dei minuti del periodo finale per consentire agli ospiti di raggiungere finalmente l’endzone; a farlo è Khiry Robinson, che chiude un buon drive orchestrato dall’attacco con una corsa da 1 yd, alla quale si somma, pochi secondi più tardi, la portata di Ingram che vale la two-point conversion vincente e il distacco diminuito fino ad una segnatura.

Score che i Saints trovano solo nel finale, quando ormai la partita è già stata decisa da un’altra invenzione di Lynch, che vola in touchdown con una corsa da 31 yards, a 2:40 dal termine, che cancella ogni residua speranza di rimonta degl’avversari, a segno solo per l’orgoglio con una ricezione da 9 yards di Marques Colston, miglior receiver del team a fine match con 144 yds in 11 prese; nel drive arriva anche l’unico completo per Graham, che riesce finalmente a toccare il pallone dopo esserne stato tenuto lontano per l’intera durata della sfida.

 

Indianapolis 22 at New England 43

Match senza storia a Foxboro, dove i Patriots comandano le operazioni dall’inzio alla fine concedendo pochissimo ai Colts, partiti già malissimo con l’intercetto lanciato da Andrew Luck nel primo drive della sfida;  a pizzicarlo Alonzo Dennard, che farà poi il bis anche nell’ultimo periodo, chiudendo, di fatto, sia la partite che l’ultima serie giocata da Indianapolis, alla ricerca, anche nel quarto finale, di qualche punto per rendere meno amara la sconfitta.

BlountScatenatissimo LeGarrette Blount, vero e proprio mattatore della serata con 166 yards e 4 touchdowns all’attivo che gli sono serviti per superare il vecchio record di segnature ai playoffs dei Pats detenuto da Curtis Martin; l’ex Buccaneers ha inaugurato il box score con una corsa da 2 yards successiva al ritorno dello stesso Dennard, replicando prima della fine del quarto con un’altra portata da 2 yds che regala il doppio vantaggio ai padroni di casa.

Show che il runningback riprende dopo la pausa sancita da LeVonn Brazill, a segno su passaggio da 38 yards di Luck, firmando un altro touchdowns con la terza corsa da 2 yards della partita, utile per tenere Indianapolis a distanza di sicurezza dopo le segnature che arrivano prima dell’intervallo, firmate da Adam Vinatieri, su field goal da 38 yards, e su un fumble uscito dall’endzone dopo un errore del punter di Boston Ryan Allen, che si infortuna ad una spalla nell’azione ed è costretto a lasciare il campo, facendosi sostituire nei punt dal kicker Stephen Gostkowski.

Al rientro in campo ancora il veterano specialista dei Colts va a segno dalle 21 yards, ma 3 punti non bastano per raggiungere i Patriots, che allungano nuovamente con una corsa, questa volta ad opera di Stevan Ridley, a segno prima da 3 yards, e poi con una portata sulla sinistra che vale una conversione da 2 punti per i padroni di casa, abilissimi a tenere sotto controllo il match e mantenere una buona distanza nel punteggio nonostante una nuova ricezione di Brazill, 35 yds, con la quale gli ospiti provano a rifarsi sotto.

Il touchdown, arrivato quando mancano ancora 5 minuti al termine del terzo quarto, sarà l’ultimo sussulto della partita da parte di Indianapolis, che poi vede i suoi disperati arrembaggi infrangersi sul muro difensivo avversario, che costringe l’attacco a due three&out prima di mettere a segno i 2 intercetti che incidono pesantemente sulla prestazione di Luck; oltre al già citato Dennard, partecipa alla debaclè del prodotto di Stanford anche Jamie Collins, che lo pizzica in apertura di ultimo quarto dando il via al drive che permette a Ridley di segnare il suo secondo TD della serata, su run da 1 yard.

La realizzazione del runningback da Louisiana State, ultima della partita per i Patriots, segue di pochissimo il quarto touchdown del match di Blount, andato a segno nel primo drive offensivo di New England dell’ultimo quarto con una galoppata da 73 yards che impreziosisce  ancor di più la sua prova, rendendo il suo Divisional Playoff indimenticabile e aprendo le porte del Championship AFC alla franchigia bostoniana, per una volta capace di vincere senza sfruttare, più di tanto, le qualità di Tom Brady, che chiude senza TD pass, con 198 yds completate in 13 passaggi.

Post By Andrea Cresta (367 Posts)

Folgorato sulla via del football dai vecchi Guerin Sportivo negli anni ’80, ho riscoperto la NFL nel mio sperduto angolo tra le Langhe piemontesi tramite Telepiù, prima, e SKY, poi; fans dei Minnesota Vikings e della gloriosa Notre Dame ho conosciuto il mondo di Playitusa, con cui ho l’onore di collaborare dal 2004, in un freddo giorno dell’inverno 2003. Da allora non faccio altro che ringraziare Max GIordan…

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