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– OKLAHOMA-TEXAS TECH

Già la week era partita venerdì sera con la bella sfida tra Oregon e Cal, finita 52-49 per i secondi dopo 2 OT, che ci ha insegnato che Davis Webb non scherza e che forse i Ducks devono smettere di prendere QB in giro perché il talento ce l’hanno già in casa, ed era proseguita con i 5 OT tra UTEP e UTSA, con i Miners vincenti per 52-49. Il meglio, però, doveva ancora arrivare con la sfida tra Oklahoma e Texas Tech, giocata in quel di Lubbock, casa dei Red Raiders, chiusasi 66-59 per gli ospiti, che ha rotto diversi record FBS su singola partita. Iniziando dalle statistiche totali, le due squadre hanno prodotto 1708 yards totali, equamente divise (854 per squadra) e 78 primi down. Passando ai singoli, il più è ottenuto da Patrick Mahomes II, QB di Texas Tech, che ha chiuso con 52/88 per 734 yards, 5 TD e 1 intercetto: le 734 yards pareggiano esattamente il record precedente che apparteneva a Connor Halliday, arrivando però a superarlo nelle yards totali, avendoci aggiunto 85 yards su corsa ed arrivando al pazzesco numero di 819 yards totali. Dall’altra parte il QB di Oklahoma Baker Mayfield ha chiuso con “sole” 545 yards e 7 TD, ed Oklahoma è stata la prima squadra a vantare in partita singola un QB da 500 yards, un RB da 200 yards e un ricevitore da 200 yards. Joe Mixon, infine, è il primo Sooner della storia ad aver corso per più di 200 yards e ricevuto per più di 100.

– HAWAI’I RAINBOW WARRIORS

Data da tutti come una delle squadre meno quotate dell’intero panorama FBS e con un HC, Nick Rolovich, alla prima esperienza da capo allenatore, la squadra delle isole sta vivendo una stagione ben al di sopra delle aspettative, che la vede con un record di 4-4 ed una seconda posizione solitaria nella MW West, dietro la tritatutto San Diego State: l’ultima perla in ordine di tempo è la vittoria, 34-27, sull’ostico campo di Air Force, squadra che in teoria vantava un tasso di talentoo molto più superiore. Nonostante i più di 37 punti subiti siano uno dei peggiori dati a livello nazionale, i Rainbow Warriors riescono a rimediare con un buon attacco che in questa stagione sta trovando buoni interpreti: si parte dal QB Dru Brown, sophomore che ha giocato la scorsa stagione in un college nel suo stato di origine, la California, che ha soppiantato il più esperto Ikaika Woolsey nelle gerarchie ed ha vinto 3 delle ultime 4 partite, si passa verso la coppia di RB composta dal piccolo Diocemy Saint Juste che prende le yards e dal più grosso Steven Lakalaka che segna i TD (già 9 in stagione) e si finisce con marcus Kemp, longilineo WR dello Utah che è già a quasi 800 yards ricevute. Intanto questa è la miglior stagione dal 2011 e pareggia o supera ogni singolo anno di Norm Chow, lo scorso HC: detto che all’orizzonte ci sono Boise State e San Diego State, ci sono ancora New Mexico, Fresno State e UMass, quindi sognare un invito ad un Bowl potrebbe non essere assolutamente utopia.

– CHARLOTTE 49ers

Il tema di oggi è un po’ il ricorrere di queste piccole Cenerentole che vanno oltre le loro possibilità e quindi l’esempio dei 49ers calza in maniera ottima: sembrava che l’unico motivo per cui avremmo ricordato Charlotte in questa sua seconda stagione a tempo pieno nel sistema FBS sarebbero stati i 70 punti presi da Louisville e che la sconfitta contro Eastern Michigan (altra squadra presunta peregrina che invece si sta togliendo soddisfazioni) fosse stata l’occasione persa per vincere contro una squadra non di FCS ed invece nelle ultime tre settimane sono arrivate una vittoria con Florida Atlantic (la prima della storia in C-USA), una sconfitta di un solo punto con Florida International e la vittoria (altra prima volta, trasferta di conference) contro Marshall. Il tutto è accaduto, anche qui, quando un nuovo QB è salito in plancia di comando: il giovane Hasaan Klugh ha infatti rimpiazzato l’ex partente Kevin Olsen e dato una nuova dimensione di dual threat alla squadra, che ha abbondantemente il suo punto forte nelle corse, anche per la presenza di Khalif Phillips, RB senior che è stato uno dei traghettatori della squadra dal sistema FBS alla serie principale. E se vogliamo in calendario c’è ancora Rice, che con il suo record di 0-4 in conference può essere la quarta vittoria stagionale, il doppio del 2015.

 

WORST

– OHIO STATE BUCKEYES

Upset #1, E che upset! I Buckeyes perdono da Penn State in una partita non bella e mettono in dubbio la loro presenza ai playoff: per i Nittany Lions, invece, nella loro “All White Night” un successo che riporta ad epoche lontane più nella testa che sui calendari, in quanto non vincevano contro Ohio State dal 2011, contro una top 5 dal 1999 (Arizona) e una top 2 dal 1990 (Notre Dame). Ohio State paga con la sconfitta tante piccole cose, pur avendo vinto nettamente i confronti su yards totali (413-276), turnover (0-1), primi down (19-13) e tempo di possesso (37-23), e soprattutto paga  degli special teams che prima sbagliano un XP e soprattutto concedono la segnatura decisiva, un ritorno in TD di 60 yards di un FG bloccato (su due) che ha fissato il punteggio sul finale 24-21. Si può anche discutere di un paio di penalità dell’ultimo quarto che gli arbitri non hanno erroneamente chiamato a favore degli ospiti possono far aumentare i rimpianti ma una squadra che aspira(va) candidamente ai playoff non può arrivare a doversi giocare nell’ultimo quarto la partita contro un’avversaria che poco aveva dimostrato in stagione. In questo modo Penn State raggiunge Ohio State al secondo posto della Big 10 East con un record di 3-1 alle spalle di Michigan con cui però ha già perso. Se i Buckeyes andassero a vincere contro Michigan si potrebbe un arrivo a tre a pari merito e la classifica avulsa direbbe 1-1 per tutte: in questo caso si andrebbe a guardare il record in division e poi a scendere.

– ARKANSAS RAZORBACKS

Quesiti esistenziali spuntato dopo partite come questa: Auburn-Arkansas sembrava poter essere una partita equilibrata o quasi, con i Tigers che partivano con i favori del pronostico ma con i Razorbacks che avevano appena battuto Ole Miss e fatto penare Alabama più di quanto tanti altri avevano (e recentemente hanno) fatto. Dopo un 56-3 a favore dei padroni di casa ci si interroga però su meriti e demeriti: è merito della squadra che corre 543 yards o è demerito della squadra che si fa correre in faccia una tale quantità di yards?  E a parti inverse quando Arkansas produce 25 sole yards su corsa dov’è il limite tra il bene della difesa ed il male dell’attacco? I Razorbacks dimostrano di essere squadra su cui non si può fare affidamento (come da alcuni anni a questa parte) mentre dall’altra continua l’ottima stagione di Auburn, che rimane con le migliori nella SEC West con un record di 3-1 in conference e si è lasciata alle spalle tutte le avversarie più dure ad esclusione di Alabama.

– HOUSTON COUGARS

Upset#2. Qui non stiamo parlando di un upset come quello di Ohio State, che poteva succedere come no in una partita dal punteggio molto ravvicinato: qua ballano 22 punti di differenza tra una squadra che era alla #11 del ranking ed una che era 2-4 con vittorie ottenute solamente contro una squadra FCS e North Texas. Eppure SMU ha dato una ripassata storica a Houston, limitando a 16 punti una squadra che normalmente ne fa all’incirca 40 a partita e molto credito va dato allo stupendo castello difensivo costruito dal DC dei Mustangs, Van Malone: la difesa di SMU ha concesso qualcosa sui passaggi a Greg Ward Jr. ma ha totalmente cancellato le sue possibilità di lavorare sulle corse, altra grande arma del QB dei Cougars, limitandolo a sole 3 yards in 17 portate, anche grazie anche a 7 sacks. Pure il RB di Houston, Duke Catalon, è incappato in una giornata nera con sole 54 yards in 17 portate. Dall’altra parte SMU ringrazia sentitamente la giornata di grazia del QB Ben Hicks, redshirt freshman capace di 3 TD su passaggio e 1 su corsa, senza gli intercetti che hanno caratterizzato le sue prime uscite nel mondo collegiale. Houston in questo modo perde molte speranze anche solamente di vincere la AAC: Navy ha un invitto record di 4-0 mentre i Cougars sono ormai staccati a 3-2.

Post By Cern (148 Posts)

Andrea Cornaglia, classe '86, profonda provincia cuneese, si interessa al football dal 2006, prendendo poi un'imbarcata per il mondo dei college dal 2010: da lì in poi è un crescendo di attrazione, inversamente proporzionale al numero di ore dormite al sabato notte

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