TOP

– WASHINGTON HUSKIES

Signature win

 

– CLEMSON TIGERS

C’era hype, molto hype, in quel di Clemson prima della sfida con Louisville: una partita tra due squadre nella top 5 dei ranking, tra due giocatori tra i più forti della nazione e 83362 spettatori pronti ad assistere a qualcosa di eccezionale. Lo spettacolo, infine, non è mancato: vantaggi, sorpassi, controsorpassi, fughe, controfughe e giocate spettacolari. Alla fine a spuntarla sono stati i padroni di casa dei Tigers, non senza patemi: dopo un primo quarto da 0-0 Louisville segnava per prima (7-0) ma subiva poi il primo sorpasso con allungo di Clemson che andava 28-10 all’intervallo. Gli ospiti però, guidati da un Lamar Jackson comunque ottimo, segnavano 26 punti consecutivi fra il terzo quarto e la prima metà del quarto (anche a causa di un paio di intercetti subiti da Deshaun Watson) e si portavano sul 36-28, prima che Clemson desse l’ultimo strattone alla gara con due TD che fissavano il punteggio sul 42-36 a 3 minuti dalla fine. Partita finita? Neanche per sogno: Louisville imbastiva un ultimo drive ed arrivava a giocarsi un 4° & 12 sulle 14 yards di Clemson a 40 secondi dalla fine ma il WR James Quick veniva fermato ad una sola yard dal completamento dei down, sulle 3 dei Tigers, chiudendo qui le speranze dei Cardinals di rimanere imbattuti. I padroni di casa, quindi, per la gioia del pubblico rimangono invitti e, soprattutto, superano il primo dei due grandi ostacoli per la conquista della ACC Atlantic: il secondo è (o forse era) Florida State, che però è invischiata in enormi problemi di difesa che l’hanno portata a perdere 38-35 contro North Carolina.

– HOUSTON COUGARS

Il fenomeno Louisville (non ancora tramontato, sia ben chiaro, ma solamente un attimo rallentato) aveva senza dubbio messo in ombra quella che è l’altra squadra non propriamente “heavyweight” ad essere nelle prime posizioni del ranking, vale a dire la Houston di Tom Herman. I Cougars, infatti, avevano fatto scalpore alla prima giornata quando erano andati a sconfiggere Oklahoma (all’epoca candidata ai playoff, col senno di poi quantomeno ridimensionata) per poi iniziare un dominio contro Lamar (FCS), Cincinnati, Texas State e Connecticut con vittorie con scarto medio di 38.75 punti. In particolare l’ultima vittoria, contro gli Huskies, ha un qualcosa di simbolico perché vendica l’onta che Houston ha subito nella passata stagione, quando con la sconfitta rimediata dettero addio alla possibilità di stagione perfetta e (magari) playoff. Prima di questa settimana il calendario che attendeva i Cougars poteva sembrare più complicato, ma le sconfitte di Louisville e Navy (la prossima avversaria, che era imbattuta ma ha perso 28-14 contro air Force) rendono più verosimile la corsa al 13-0.

– NICK MULLENS (QB, SOUTHERN MISS)

Prestazione offensive assolutamente rimarcabile per il QB di Southern Miss, nella vittoria 44-28 contro Rice: il senior di Hoover, Alabama, ha chiuso con 25 passaggi completati su 36 tentativi per 591 yards, 4 TD e 1 intercetto. A dire la verità Mullens dovrebbe spartirsi il merito con le secondarie degli Owls, in quanto hanno concesso molto agli avversari, così che 3 TD pass da lui lanciati sono stati rispettivamente di 75, 81 e 93 yards (totale 249 yards in tre passaggi). Ne consegue che la giornata di gloria è caduta anche sui WR, ed in particolare su Allenzae Staggers, junior, che ha chiuso con 6 ricezioni, 292 yards e 3 TD, e sono stati battuti diversi record di università. Se si esclude una brutta sconfitta con Troy (che però sta avendo una stagione veramente ottima) i Golden Eagles stanno avendo la buona stagione che ci si aspettava, con un record di 4-1 e la leadership solitaria della C-USA West. Per quanto riguarda la East, invece, ancora 4 squadre non hanno ancora sconfitte in conference: Middle Tennessee, Old Dominion (2-0 il loro record), Florida International e Western Kentucky.

 

WORST

– SAN DIEGO STATE AZTECS

Non aspettiamo il terzo indizio per avere la prova, i primi due sono più che sufficienti: gli Aztecs patiscono molto i Jaguars. Nel 2015, nella prima delle due partite della serie home-and-away, San Diego State (che ancora non era la potenza della Mountain West che abbiamo apprezzato a partire dalla seconda metà dello corso anno) perse in casa contro South Alabama, 34-27 all’overtime, per poi perdere ancora con Penn State. Da lì in poi un filotto di 13 partite consecutive vinte, 10 nella scorsa stagione e 3 in questa, fino alla sconfitta del weekend, ovviamente contro South Alabama, la quale a questo punto pare avere un certo talento nel vincere contro avversari di livello (Mississippi State alla week 1, oltre a SDSU) e perdere contro avversari più abbordabili (Louisiana-Lafayette e Georgia Southern). In questa sconfitta anche piuttosto netta, 42-24, gli Aztecs hanno lavorato bene sulle corse sia in attacco, con il sempre notevole Donnel Pumphrey, che in difesa (sole 89 yards subite) ma hanno perso 2 fumble, di cui uno ritornato dai Jaguars in TD per 80 yards e subito 3 TD pass. Se dopo la sconfitta verranno altre 13 vittorie consecutive non sarà ovviamente male per San Diego State, che però si avvicina al calendario di Mountain West con qualche dubbio in più: sia ringraziato il cielo che esista la West division.

– GEORGIA BULLDOGS

Polli, polli, polli. Con che altro aggettivo si possono definire i Bulldogs per il finale di partita contro Tennessee? Già Georgia non era partita splendidamente in stagione, con solo la vittoria contro North Carolina (che da lì in poi si è ripresa in maniera ottima) alla week 1 a cui erano seguite le vittorie faticosissime contro Nicholls (squadra FCS, 26-24) e Missouri (28-27) e la disfatta contro Ole Miss, 45-14; se poi si aggiunge una sconfitta così brutale nei modi come quella ottenuta contro i Vols, allora le ambizioni dei Bulldogs spariscono in un battibaleno. Riepilogo: dopo essere stati avanti 17-0 e 24-14 durante la partita, i Bulldogs subivano il sorpasso degli avversari (24-28) a meno di 3 minuti dalla fine, nel drive successivo venivano intercettati, ma riuscivano a forzare un punt ed imbastire un ultimo drive, che li portava in endzone a 10 secondi dalla fine con un bel lancio sul profondo (47 yards) del QB Jacob Eason per il WR Riley Ridley. 31-28. Partita finita? Neanche per sogno: kickoff corto e ritornato da Tennessee, penalità contro Georgia e gli ospiti si trovavano con ancora una possibilità, un unico lancio da 43 yards per tentare il controsorpasso. Quando una stagione è destinata a non funzionare c’è poco da fare e quindi l’hail mary lanciato da Joshua Dobbs finiva docilmente ed inevitabilmente nelle mani del WR Jauan Jennings per la vittoria dei Volunteers. L’idillio di coach Kirby Smart è già finito: l’ex OC di Alabama deve aver capito cosa vuol dire lavorare in una squadra che non siano i Crimson Tide di questo periodo, ma sicuramente ha le carte in regola per riuscire anche in questa opera di ricostruzione.

– MICHIGAN STATE SPARTANS

Sembrava, sembrava davvero. Che Michigan State potesse competere ancora ai piani alti della Big 10 dopo la vittoria contro Notre Dame. Poi Notre Dame si è rivelata quello che è. E Michigan State pure. La sconfitta contro Wisconsin, seppure nella sua ampiezza e per certi tratti brutalità, sembrava poter essere un (grave) scivolone temporaneo a cui si poteva porre rimedio, una partita in cui la squadra non ci aveva capito nulla ma da cui ci si poteva tirare fuori e la partita contro Indiana, seppure in trasferta, sembrava essere il trampolino ideale per un rimbalzo. La partita era pure iniziata bene: sotto l’attenta regia del QB Tyler O’Connor e con una solida difesa, ad un minuto dalla fine del terzo quarto gli Spartans conducevano 14-0. E poi la luce si è spenta: in 3 possessi gli Hoosiers mettevano a segno 21 punti e sorpassavano gli Spartans, i quali però avevano un sussulto di orgoglio e col terzo TD pass di O’Connor impattavano a quota 21 a 11 secondi dalla fine. Overtime. Gli Spartans con il primo sbagliavano il loro FG con il K Michael Geiger (secondo errore di giornata su due tentativi) e consegnavano la palla ad Indiana, la quale a sua volta non sfondava e sbagliava il FG dalle 34 yards. Il calcio però era da rifare: un giocatore di Michigan State aveva commesso una rara penalità di leaping, saltando per bloccare il FG partendo con rincorsa da più di 1 yard dalla linea di scrimmage. Risultato: FG dalle 26 a segno e festa Indiana. Con l’andare delle settimane i rapporti di forza si delineano con maggiore chiarezza e per la squadra di coach D’Antonio, ormai 0-2 in Big 10, non c’è spazio: l’unico risultato ancora alla portata della squadra di East Lansing è fare lo sgambetto a qualche potenza della conference, qualcosa che renda onore alla stagione e, magari, escluda le avversarie dai playoff.

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Andrea Cornaglia, classe '86, profonda provincia cuneese, si interessa al football dal 2006, prendendo poi un'imbarcata per il mondo dei college dal 2010: da lì in poi è un crescendo di attrazione, inversamente proporzionale al numero di ore dormite al sabato notte

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