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– BIG 10 EAST

Eravamo ben abituati con le Big 3 della division East e dobbiamo ammettere che nemmeno quest’anno pare che nessuna di esse voglia ritornare nella mediocrità: Ohio State domina in trasferta Oklahoma, stritolandola sia in attacco (con l’asse J.T. Barrett – Noah Brown ai limiti dell’illegale) che in difesa (sole 226 yards concesse a Baker Mayfield e controllo assoluto su Samaje Perine, di nuovo deludente, e Joe Mixon) e Michigan sconfigge una pimpante Colorado dopo essere stata sotto 14-0 e 21-7 nel primo quarto (ringraziando anche sentitamente gli ST dei Buffaloes che tanto hanno concesso).

La perla di giornata è però di Michigan State, che da sfavorita va a vincere in trasferta contro Notre Dame, con una prestazione da 36 punti segnati, ottenendo tanto dalle corse ma anche da un QB, Tyler O’Connor, che non sarà Connor Cook ma dimostra di tenere bene il campo con una onesta prestazione da 19/26 per 226 yards, 2 TD e 1 intercetto.

Anche la difesa ha fatto il suo, dimostrando quello che ci si attendeva, e cioè che il front 7 è nuovamente tostissimo (2.3 yards di media degli Irish sulle corse) e che le secondarie rischiano di subire di più (344 yards lanciate da Kizer anche se c’è da dire che con gli Spartans in vantaggio di tanto Notre Dame ha dovuto chiaramente essere poco conservativa per provare a recuperare).

Non si parli, però, solo di queste tre, in quanto altre due squadre della division sono ancora senza sconfitte: Maryland si è mantenuta imbattuta con una vittoria mozzafiato al secondo OT contro Central Florida, con il QB di riserva al primo (e unico) snap della sua partita che corre per 24 yards e segna il TD decisivo, mentre Indiana sta 2-0 dopo le vittorie tranquille contro Ball State e Florida International.

A completare il quadro, anche Penn State e Rutgers sono 2-1. Non si tratta certo della West division, dove Iowa ha subito l’upset dai 5 volte campioni FCS di North Dakota State, Wisconsin quasi ha perso dalla poco temibile Georgia State, Purdue ha i cronici problemi di talento, Illinois ha preso una sonora batosta da Western Michigan, Northwestern ha un brutto attacco e Minnesota e Nebraska paiono essere le uniche due squadre serie.

– TROY TROJANS

Dopo che i Trojans avevano perso di soli sei punti, la scorsa settimana, contro Clemson, l’impressione generale era che il risultato fosse solo frutto di una cattiva giornata dei Tigers, che effettivamente tra errori di superficialità ed eccessiva tranquillità avevano tenuto in gara gli avversari per tutta la partita.

Troy, università dell’Alabama situata nei pressi della capitale Montgomery, ha però dimostrato di non essersi trovata solamente per caso al centro di questa partita solo come oggetto, ed in questa settimana è andata ad imporsi in trasferta contro Southern Mississippi, una delle principali squadre al di fuori delle Power 5 conference e candidata al trono della C-USA, 37-31.

Avanti 24-10 dopo quasi due quarti, i Trojans sono stati recuperati dai Golden Eagles fino al pareggio, ma sono stati in grado di ritornare avanti e vincere grazie al K Kris Kay ed alla sua prestazione da 13 punti. È molto presto per dirlo ma in una Sun Belt in cui solo tre squadre hanno un record positivo (Troy, Louisiana Lafayette e Georgia Southern) e alcune delle candidate protagoniste (Appalachian State e Arkansas State) stanno avendo problemi, chissà se ci sarà spazio per outsiders e chissà se i Trojans potranno essere uno di questi.

– CHRISTIAN McCAFFREY (RB, STANFORD)

Smells like Pac 12 spirit. Basta sentire aria di conference e troviamo tra i top subito uno dei protagonisti più attesi della stagione: il RB dei Cardinal, infatti, è il principale responsabile della vittoria 27-10 contro USC, che dopo la scoppola presa da Alabama alla week 1 si conferma squadra non tra le principali contendenti a traguardi ambiziosi. McCaffrey ha chiuso con le solite statistiche mostruose (30 corse, 165 yards 1 TD; 4 ricezioni, 73 yards, 1 TD) ma soprattutto ha realizzato le prime due segnature della partita, favorendo così un primo tempo chiuso 17-3 a favore dei Cardinal.

Con la prestazione di McCaffrey e le buone indicazioni ottenute dal nuovo QB Ryan Burns, senior che aveva giocato praticamente nulla dietro a Kevin Hogan, Stanford si candida fortemente al trono della Pac 12 conquistato per tre volte nelle ultime quattro stagioni. La strada è, però, tutt’altro che facile: le prossime 4 partite diranno molto a proposito dei Cardinal, in quanto affronteranno Washington State in casa e soprattutto un trittico di trasferte complicate contro UCLA, Washington e Notre Dame.

WORST

– BIG 12

Stiamo seriamente rischiando che la Big 12 sia già senza contendenti per i playoff alla week 3: con la malaugurata sconfitta di Texas contro Cal (che comunque è finita tra le proteste, giuste, dopo una chiamata piuttosto dubbia degli arbitri che non hanno ritenuto che un fumble ricoperto dai Longhorns 3 secondi dopo che questo era accaduto fosse “immediate continuing action”) nessuna delle principali favorite alla conference è ancora imbattuta, ed in generale 8 squadre su 10 hanno almeno una sconfitta.

Oklahoma ha già due sconfitte, TCU ha perso contro Arkansas e Oklahoma State contro Central Michigan. Le uniche squadre ancora senza sconfitte sono West Virginia (2-0, tra cui una solida vittoria contro Missouri) e Baylor (3-0, però contro avversari di basso livello).

I Mountaineers sembrano già poter rischiare di cadere questa settimana contro BYU ma in generale non paiono avere un roster tale da rimanere imbattuti fino a dicembre, mentre qualche speranza in più hanno i Bears, che con un nuovo HC, con l’asse Seth Russell-KD Cannon e e con un backfield con già 3 giocatori oltre le 200 yards stanno cercando di concentrarsi solamente sul campo, evitando gli scandali che hanno toccato da vicino la squadra nel recente passato.

– NOTRE DAME FIGHTING IRISH

Già toccati di striscio nelle faccende di Big 10, i Fighting Irish sono una delle delusioni più vive di questo primo quarto di stagione. La squadra era relativamente esperta e con un tasso di talento alto, come sempre si conviene a una squadra di Notre Dame, ma diversi problemi comportamentali e arresti di vario tipo hanno decimato le secondarie e favorito la vittoria di Texas all’opener.

Il tutto sembrava molto più frutto della ritrovata competitività dei Longhorns e comunque i nostri si ritrovavano con una certezza nel ruolo di QB, ove DeShone Kizer si dimostrava molto meglio di Malik Zaire e si guadagnava i gradi di starter unico, e la vittoria contro Nevada sembrava certificare l’immediato riscatto.

In quest’ultima settimana è invece giunta la seconda sconfitta stagionale, contro una Michigan State in discreta ricostruzione e che partiva sfavorita di 7 punti nel confronto. Ciò che preoccupa maggiormente sono i 36 punti che Notre Dame ha subito consecutivamente tra secondo e terzo quarto e non sono certamente i 3 TD finali che hanno addolcito la pillola a migliorare la situazione. Due sconfitte non escludono automaticamente dai playoff, ma quasi, e le sfide contro Stanford e Miami rischiano seriamente di mettere la pietra tombale sugli Irish di questa stagione.

– DALVIN COOK (RB, FLORIDA STATE)

54 yards, 16 portate, 3,4 yards a portata, si fa presto a fare il calcolo. Non è certo questa la prestazione che ci si aspetta da uno dei migliori RB della nazione in una delle partite, se non la partita più importante della stagione della propria squadra contro un’avversaria direttissima per un sacco di cose (ranking, division, conference, playoff…), per di più contro un avversario direttissimo per la corsa ad un eventuale Heisman Trophy.

Della prestazione di Lamar Jackson si è già scritto molto, dei 63 punti segnati, delle statistiche impressionati di tutta squadra pure, ma anche la difesa ha fatto eccezionalmente il suo, mettendo in luce le pecche dell’attacco dei Seminoles: il QB Deondre Francois è riuscito a completare solamente 7 passaggi in tutta la partita, finendo molto spesso sotto pressione per una OL molto porosa ed ha subito 5 sack, mentre del running game abbiamo detto in precedenza. In una division in cui Louisville e Clemson paiono volare è difficile che ci sia ulteriore spazio per i Seminoles.

Post By Cern (148 Posts)

Andrea Cornaglia, classe '86, profonda provincia cuneese, si interessa al football dal 2006, prendendo poi un'imbarcata per il mondo dei college dal 2010: da lì in poi è un crescendo di attrazione, inversamente proporzionale al numero di ore dormite al sabato notte

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