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– OKLAHOMA STATE COWBOYS

In una Big 12 che pronosticava ad inizio stagione un dualismo tra TCU e Baylor stiamo assistendo all’apparire di un terzo incomodo, ancora imbattuto e con lo stesso record 7-0 delle due più pubblicizzate rivali. I Cowboys hanno infatti sconfitto 58-10 Kansas, in una giornata triste e funesta per tutto il popolo di Stillwater: nella parata che precedeva la partita, infatti, una donna è piombata con la sua automobile sulla folla, uccidendo 4 persone e ferendone 47, secondo i bilanci più recenti. Tornando al football giocato, è da segnalare l’ottima prestazione dei due QB dei Cowboys maggiormente impiegati nella partita, il titolare Mason Rudolph ed il backup J.W. Walsh, che vanta dei numeri simpaticissimi in quanto su 14 passaggi completati in stagione ha messo a referto 7 TD, a cui ha aggiunto anche 6 TD su corsa. C’è da dire, in ogni caso, che le vittorie sono arrivate contro Kansas, ansas State, Texas e West Virginia, tutte squadre che languono nei bassifondi della classifica della conference: le prossime sfide contro Texas Tech e TCU saranno sicuramente un banco di prova più valido per le ambizioni Cowboys.

– APPALACHIAN STATE MOUTAINEERS

Lo scontro al vertice della Sun Belt vedeva di fronte i Moutaineers e Georgia Southern, due università che duellano da decenni e che hanno condiviso la gloria nel sistema FCS prima di muovere verso i piani più alti: le due università, infatti, hanno vinto ben 9 titoli (6 gli Eagles, 3 i Mountaineers) dell’ex I-AA ed hanno condiviso anche il periodo di transizione verso la Sun Belt, concluso lo scorso anno, che Georgia Southern ha già vinto lo scorso anno. Appalachian State non ha intenzione di essere da meno, e con la vittoria ottenuta sugli Eagles giovedì, 31-13 il punteggio, mantengono l’imbattibilità in conference, alla pari con Arkansas State (altra favorita di inizio stagione), che affronteranno tra due settimane. Non ci sono particolari individualità nell’attacco dei Mountaineers, guidato da un QB solido come Taylor Lamb e dal RB Marcus Cox, che però è solamente uno dei quattro giocatori di ruolo (più due QB) ad aver corso più di 100 yards finora, con molto merito ad una linea offensiva che ha anche concesso soli 3 sack finora. La difesa è però la parte notevole della squadra: quinta nella nazione per punti subiti, nona per le yards concesse e quattordicesima per turnover provocati.

– DAK PRESCOTT (QB, MISSISSIPPI STATE)

Nella (ormai inutile?) vittoria dei Bulldogs su Kentucky per 42-16, il senior QB della Louisiana mette a referto la miglior prestazione stagionale, chiudendo con 25 passaggi completati su 35 tentativi e 3 TD pass, più 117 yards corse in 13 portate con altri 3 TD. Si tratta dell’ennesima buona prestazione stagionale del giocatore, il quale non ha mai fatto mancare il suo apporto alla squadra nemmeno nelle due sconfitte LSU e Texas A&M, le quali sono responsabili del poco brillante record di Mississippi State in SEC, 2-2. Fermo restando un improbabile accesso al Championship, molte cose sono ancora da fare per Prescott prima del suo addio ai Bulldogs: vincere contro Ole Miss, magari portare la squadra ad un Bowl importante e dimostrare che può meritarsi una chiamata dalla NFL. Molti scout non lo vedono come prospetto importante e si vede qualche paragone con Tim Tebow, ma i suoi miglioramenti nell’ultimo anno sono importanti: un solo intercetto in 8 partite ed una percentuale di completi salita dal 58% al 66% dal 2013 a oggi.

WORST

– MIAMI HURRICANES

Peggior sconfitta della storia dell’università, 58-0 (la precedente era un 70-14 subito da Texas A&M nel 1944), 146 yards totali, 3 turnover, soli 6 primi down: questi sono i numeri dell’imbarazzo per gli Hurricanes, spazzati via da Clemson, in casa per di più, in una sfida che sulla carta prometteva, se non di essere combattuta, almeno qualche sprazzo di equilibrio. Nessuno si salva in casa Canes, dal QB Brad Kaaya, sostituito dopo pochi drive con il suo backup Malik Rosier, alla linea offensiva, alla difesa, e qualcuno doveva pagarne le conseguenze. Lunedì, di conseguenza, è stato licenziato l’head coach Al Golden, sulla sideline di Miami dalla stagione 2011 dopo la bella avventura a Temple, il quale mai è sembrato in grado di riportare la squadra ai fasti di vent’anni fa, cosa che la dirigenza vuole fortemente. Al suo posto , momentaneamente, è stato nominato HC Larry Scott, allenatore dei TE. Dramma in Florida #1.

– UTAH UTES & FLORIDA STATE SEMINOLES

La caduta delle grandi, che perdono la loro imbattibilità (ne restano comunque 12 a zero sconfitte) e, con ogni probabilità, il loro sogno playoff. Nutrono qualche speranza in più gli Utes, sconfitti a sorpresa ma non troppo da USC, 42-24, i quali restano ancora in testa da soli alla PAC 12 South, ma che vedono il loro margine ridursi sulle inseguitrici dirette. Guardando in ottica playoff, però, è possibile credere che Utah rimedi ancora una sconfitta tra UCLA, Arizona e Championship, e una squadra con due sconfitte ai playoff non ci va. Discorso peggiore per i Seminoles, i quali hanno perso veramente a sorpresa contro una Georgia Tech reduce da 5 sconfitte consecutive e misteriosamente risorta nell’occasione. Tralasciando la bellezza della segnatura che ha dato la vittoria agli Yellow Jackets e che ha interrotto la striscia di 28 vittorie in ACC degli avversari, a FSU basterebbe sconfiggere Clemson nello scontro diretto fra due settimane per arrivare a giocarsi l’ACC Championship e sperare in un posto nelle fantastiche 4: ma vedendo quanto fatto dalle due squadre in stagione l’eventualità sembra avbbastanza improbabile. Dramma in Florida #3.

– UCF KNIGHTS

Altro lato della barricata sono le squadre che sono ancora senza sconfitte dopo 8 settimane, e ne abbiamo esattamente 4: New Mexico State (che però prende i milioni per farsi massacrare dalle grandi a domicillio), North Texas di cui abbiamo già parlato, Kansas e Central Florida: questi ultimi, però, sono quelli che fanno più rumore in quanto pochissimi anni fa erano sulla cresta dell’onda e mietevano successi su successi. E ad orchestrare questi successi c’era George O’Leary, sulla sideline degli Knights dal 2004, dimessosi dopo l’umiliante sconfitta, 59-10 contro Houston e ritiratosi dal football. Tra i numeri di O’Leary si annoverano 4 stagioni da 10 o più vittorie, 4 titoli di conference (due C-USA, 2 AAC) e tre vittorie ai Bowl in 7 partecipazioni, tra cui il Fiesta Bowl relativo alla stagione 2013, in cui UCF sconfisse Baylor e firmò una stagione da 12-1, solamente due anni fa. Il presente però parla ad alta voce dell’ultimo posto nella nazione per yards corse a partita e del penultimo per punti realizzati. Al posto di O’Leary è arrivato Danny Barrett, nello staff di UCF dal 2011 con varie mansioni.

Post By Cern (148 Posts)

Andrea Cornaglia, classe '86, profonda provincia cuneese, si interessa al football dal 2006, prendendo poi un'imbarcata per il mondo dei college dal 2010: da lì in poi è un crescendo di attrazione, inversamente proporzionale al numero di ore dormite al sabato notte

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