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OHIO STATE

Trovare un punto debole a questi Buckeyes risulta davvero difficile, ed è indubbio che saranno ancora loro la squadra da battere nella corsa che porterà ai secondi College Football Playoffs della storia; cosa che sa benissimo anche coach Urban Meyer, che ha già vissuto una situazione simile in passato, quando con i Gators di Tebow, Hernandez e Pouncey aveva raggiunto un predominio tale, sia a livello di Conference, sia a livello nazionale, che nessun avversario sembrava essere in grado di fermarli.

Come finì quella stagione, e cosa fece quel team, più o meno tutti se lo ricordano, mentre è ancora un’incognita la season 2015 di Ohio State, che parte comunque con i favori del pronostico, soprattutto dopo quanto fatto nel rush finale dello scorso torneo, quando è esploso, in tutta la sua grandezza, uno dei più grandi talenti attualmente presenti in NCAA, il runningback Ezekiel Elliott, capace di correre per quasi 700 yards, 696, nelle tre partite di postseason disputate l’anno passato.

Veloce, elusivo, potente, il runner alla terza season in NCAA ha dimostrato di essere un giocatore completo, 1,878 yds, 18 touchdowns, in grado di reggere da solo il peso di un backfield che dispone però di parecchie opzioni, e, stando a quanto trapelato da Columbus, intende utilizzarle tutte nelle stagione alle porte, più che altro per consentire alla sua star di presentarsi ancora fresco alla partenza della postseason 2015; Curtis Samuel, 383 yards, 6 TD, e Mike Weber, freshman sbarcato ad Ohio State in primaver, potrebbero essere due valide alternative da sfruttare nel running game, che, come successo anche l’anno passato, sarà comunque supportato dalle giocate del quarterback.

Una posizione piuttosto delicata per i Buckeyes, che sono praticamente l’unico team della NCAA a poter annoverare, tra le loro fila, almeno due giocatori, se non tre, in grado di ricoprire, con successo, il ruolo di strater e, allo stesso tempo, concorrere per l’ambitissimo Heisman Trophy; i due titolari alternatisi lo scorso anno, J.T. Barrett, 2,834 yds, 34 touchdowns, 10 intercetti, e Cardale Jones, 860 yards, 7 TD pass, 2 INT, sono i nomi da cui uscirà il futuro starting QB di OSU, che coach Meyer, in pieno accordo con l’OC Ed Warinner, annuncerà probabilmente solo a pochi giorni dalla partenza della regular season.

In vantaggio, l’eroe del National Championship, che sembra aver conquistato i favori del coaching staff nelle ultime settimane, sfoderando delle prestazioni di buon livello durante le sedute di allenamento; dalla lotta, che fino a pochi mesi fa riguardava addirittura tre prospetti, si è tirato fuori Braxton Miller, titolare nel 2013, assente per infortunio nel 2014, che ha deciso di optare per cambio di ruolo, passando a quello di wide receiver, in cui dovrebbe trovare parecchio spazio dopo l’addio di due dei principali target della passata stagione, Devin Smith e Evan Spencer.

Ezekiel Elliott

Ezekiel Elliott

Grandissimo atleta, che all’evenienza potrebbe essere spesso utilizzato come H-back, sarà con Jalin Marshall, 499 yards, 6 TD, Corey Smith e Michael Thomas, che si è comportato molto bene da sophomore, ricevendo per 799 yds e 9 touchdowns, una delle opzioni più utilizzate per lo sviluppo del gioco aereo dei Buckeyes, che potrà anche fare affidamento su Noah Brown, Dontre Wilson, e due validi tight end, quali Nick Vannett, 220 yards, 5 TD, e Marcus Baugh.

Esperta, e pronta a lottare con ogni mezzo per svolgere fino in fondo il proprio dovere, la linea offensiva, che recupera buona parte dei suoi starter, con un’unica defezione sul lato destro, dove sarà rilanciato il tackle Chase Farris, nuovo collega di uno dei migliori giocatori del team, il LT Taylor Decker; al suo fianco la guardia sinistra Billy Pince, che ha accumulato esperienza nel corso della freshman season, seguendo i preziosi consigli di un lineman navigato come il RG Pat Elflein e del centro Jacoby Boren.

In mezzo alla linea opposta continuerà a farla da padrone Adolphus Washington, 10.5 tackles for loss, 4.0 sacks, che sarà affiancato dal senior Tommy Schutt, liberando spazio all’esterno per le giocate di una coppia di end decisamente produttiva, e pronta a seminare il panico in tutte le offense avversarie; a formarla, il sophomore Tyquan Lewis, talento in rampa di lancio, e il formidabile Joey Bosa, uno dei pass rusher più dominanti e produttivi dell’intero panorama universitario, come dimostrano i 50 placcaggi, i 21.0 tackles for loss e i 13.5 sacks messi a segno nel 2014.

Subito dietro, un trio di linebacker che dona ancora maggiore solidità al reparto arretrato, composto da Darron Lee, 81 tackles, 7.5 sacks, 2 intercetti, Joshua Perry, leading tackler della scorsa regular season con 124 placcaggi, 8.5 tackles for loss, 3.0 sacks all’attivo, e la new entry Raekwon McMillan, talento strappato alla SEC che è atteso ad una stagione giocata ad altissimi livelli quest’anno, dopo aver totalizzato 54 stops e 2.5 sacks nell’anno d’esordio in NCAA.

Rivedibili le sideline, dove Eli Apple, 3 intercetti, e Gareon Conley, entrambi sophomore, cercheranno di non far rimpiangere i loro predecessori, continuano invece a fornire ottime garanzie le safety, Tyvis Powell, 76 placcaggi, e Vonn Bell

, autore di 92 tackles e 6 INT nel 2014, risultati già spesso decisivi lo scorso anno; importante, e spesso fondamentale, anche il contributo del punter Cameron Johnston, tra i più efficenti della nazione con 45.1 yds di media a punt, che completa gli special team con il sophomore kicker Sean Nernberger.

Solidi, all’apparenza indistruttibili, inattaccabili, imbattibili, i Buckeyes partono con l’idea e l’intenzione di centrare un back-to-back che sarebbe, di fatto, già storico, se non addirittura leggendario; per farlo, ovviamente, dovranno superare alcuni scogli che si troveranno dinnanzi con l’avanzare della stagione, che potrebbero complicare non poco il loro cammino; per loro fortuna, i clienti peggiori, verranno affrontati al termine della regular season, quando Ohio State, nel giro di sette giorni, tra il 21 e il 28 Novembre, incontrerà prima Michigan State e poi Michigan.

MICHIGAN STATE

Con Mark Dantonio al timone, gli Spartans stanno vivendo la loro età dell’oro, e dopo ventiquattro vittorie ottenute in due stagioni, impreziosite dalle affermazioni nel Rose Bowl, e nel Cotton Bowl, a East Lansing sono pronti a puntare ancora più in alto, ed arrivare a contendere il titolo della Division a Ohio State, la regina indiscussa della passata stagione.

Per farlo, ovviamente, Michigan State punterà sul suo talento migliore, il quarterback Connor Cook, che ha rinunciato ad essere una provabilissima prima scelta del Draft 2015 per ritornare e disputare l’ultima stagione universitaria nel college che gli ha permesso di entrare, di diritto, tra i più grandi di sempre della NCAA; protagonista delle cavalcate vincenti degl’ultimi anni, ha lanciato per 3,215 yards, 24 TD pass e 8 INT lo scorso anno, confermandosi uno dei passer più talentuosi e dotati dell’intera nazione.

Nonostante la perdita di due armi offensive del calibro di Jeremy Langford e Tony Lippett, il ragazzo è convinto di avere a disposizione tutto il materiale necessario per migliorarsi e migliorare i suoi amati Spartans, potendo contare su un reparto receiver che, nonostante la limitata esperienza di campo, mostra parecchie individualità interessanti, a partire dal terzetto che dovrebbe occupare gli spot primari della depth chart, Aaron Burbridge, 358 yds, 1 touchdown, Monty Madaris e R.J. Shelton, 173 yards, 2 TD.

Alle loro spalle un gruppo esperto e profondo guidato dai senior A.J. Troup, 113 yds, 2 segnature, e DeAnthony Arnett, già coinvolti nel passing game durante lo scorso torneo e pronti a ricoprire un ruolo sempre più importante, aprendo il campo per consentire a Cook di servire anche l’ottima coppia di tight end, formata da Jamal Lyles e, soprattutto, Josiah Price, talento che potremo vedere presto all’opera in NFL e che ha chiuso la sophomore season con 374 yards e 6 TD all’attivo.

Piuttosto ben assortito anche il backfield, che cercherà di sfruttare tutte le armi in suo possesso per sopperire alla partenza di un runningback che, da solo, aveva conquistato 1,522 yds, e realizzato 22 touchdown, la stagione passata; a sostituirlo, nel ruolo di back #1, l’interessantissimo true freshman Madre London, che dopo essersi messo in luce con la divisa della famosissima St. Thomas Aquinas a livello di High School, ha stupito tutti nello spring game, sbaragliando la concorrenza con 43 portate per 217 yards e 2 TD.

Connor Cook

Connor Cook

A dargli manforte e, allo stesso tempo, permettergli di prendere le misure al football universitario, ci saranno Gerald Holmes, sophomore che ha messo insieme qualche corsa già nell’anno da matricola, e il redshirt freshman T.J. Harrell, che ha vinto la battaglia con un altro giovane arrivato a East Lansing in primavera, L.J. Scott, tra i migliori prospetti liceali dell’Ohio; ad aprirgli la strada, una linea solida ed esperta, costruita intorno ai due senior rimasti a Michigan State, il centro Jack Allen e il RG Donavon Clark, e ad un junior che ha già dimostrato di saper giocare come un veterano, il tackle sinistro Jack Conklin, una sicurezza sul lato opposto a Kodi Kiedler.

Estremamente valida e produttiva la linea opposta, dominata dal talento inossidabile di Shilique Calhoun, pass rusher formidabile che ha messo a segno 12.5 tackles for loss e 7.0 sacks nel 2014, confermandosi uno dei migliori end della Conference e, più in generale, dell’intera nazione; lui e Lawrence Thomas, 3.0 sacks, forniranno ottime garanzie all’esterno del fronte quattro, lasciando l’esperto Joel Heath, 5.0 tackles for loss, e il giovane sophomore Malik McDowell, ad occuparsi delle corsie centrali.

In mediana attesa l’esplosione definitiva di Riley Bullough, che si è guadagnato sul campo, totalizzando 29 tackles, 3.0 sacks, 2 intercetti, il ruolo di erede di Taiwan Jones nella poszione di middle, da dove coordinerà un terzetto completato dai senior Darien Harris, 48 placcaggi, e Ed Davis, 58 stops, 12.0 tackles for loss, 7.0 sacks, partendo titolare come strongside; più indietro, altri due protagonisti della rushing defense che ha chiuso al primo posto della NCAA nel 2014, le safety Montae Nicholson, 31 placcaggi, e R.J. Williamson, 59 tackles, 3 INT, giocatori esperti e versatili che hanno saputo chiudere ogni spazio nel back-end.

Diametralmente opposta, invece, la situazione che riguarda le sideline, dove la nuova coppia di defensive coordinator che ha sostituito Pat Narduzzi, Harlon Barnett e Mike Tressell, dovrà trovare due nuovi starter, dopo la dipartita di un altro first rounder NFL del calibro di Trae Waynes; i maggiori candidati ad occupare i due spot sono Demetrius Cox, 2.0 tackles for loss, 2 broken pass, e Darian Hicks, junior che in primavera si sono fatti preferire a Vayant Copeland e al senior Arjen Colquhoun, 1 intercetto.

Silurato il kicker Michael Geiger, 14 field goal realizzati su 22 tentati, che sarà rimpiazzato da Kevin Cronin, andando a completare completamente volto agli special team, che inseriranno in depth chart anche un nuovo punter, Jake Hartbarger e il già citato Holmes come returner. Un’ultima occhiata, infine, alla schedule degli Spartans, che dopo il derby con Western Michigan saranno costretti a giocarsi un pezzo importante del loro futuro contro Oregon, una settimana più tardi, mettendoli già alla prova in vista di un programma che si farà decisamente più complicato da metà Ottobre in avanti, quando, nel giro di un mesetto, si giocheranno il tutto per tutto con i cugini di Michigan e le rivali Nebraska e Ohio State.

MICHIGAN

Dopo quasi vent’anni Jim Harbaugh ha fatto ritorno presso la sua alma mater, ed ha e ad Ann Arbor è stato accolto come un eroe, come l’unica persona in grado di rilanciare un programma che ha vissuto uno dei periodi peggiori della sua ultracentenaria storia sotto la guida di Brian Hoke, messo alla porta al termine di una stagione deludente che ha escluso i Wolverines dalla corsa verso la postseason ed un Bowl, traguardo che aveva salvato, parzialmente, l’HC nel biennio precedente.

L’avvento dell’ex capo allenatore dei 49ers ha portato una ventata di entusiasmo che da queste parti non si respirava da tempo immemore, e che ha dato fiducia anche ai fans più attempati del team, pronti ad appoggiare appieno il nuovo corso, che avrà come primo obiettivo quello di riportare Michigan ai vertici del College Football, consentendogli di recuperare quell’aurea vincente che gli aveva permesso di diventare uno dei migliori cinque programmi di sempre della NCAA.

A destare più preoccupazione, in vista di quella che sarà la prima stagione di Harbaugh alla guida dei Wolverines, è l’attacco, reparto che l’anno scorso non ha mai reso come ci si aspettava e ha chiuso al centododicesimo posto del ranking nazionale, faticando a produrre soprattutto per via aerea, con l’ex starting QB Devin Gardner che ha concluso la propria carriera universitaria lanciando per 1,896 yards, 10 TD pass e 15 intercetti; numeri che il nuovo coaching staff non vuole assolutamente più vedere nel foglio delle statistiche, sia per scelta, con l’introduzione di una Pro-Style offense, sia perché è intenzionato a puntare sul passer migliore tra quelli rimasti a roster.

In quest’ottica, di fondamentale importanza è stato il trasferimento di Jack Rudock, che ha deciso di lasciare Iowa per diventare un giocatore dei Wolverines, entrando in competizione con il backup del 2014 Shane Morris e i redshirt freshman Alex Malzone, Wilton Speight, per lo starting spot; una lotta a quattro destinata a protrarsi per tutta l’estate, che, probabilmente, sancirà il vincitore solo a ridosso della partenza della regular season, quando andrà giocoforza deciso a chi affidare le chiavi dell’attacco.

Viste le premesse e l’esperienza maturata sul campo, probabile che a spuntarla, alla fine, sia proprio l’ex Hawkeyes, che in carriera ha lanciato 4,891 yds, 34 touchdowns e 18 INT, risultando addirittura il secondo passer più preciso della Conference, con il 61.7 % di completi, al termine della passata stagione, numero che non dovrebbe passare affatto inosservato davanti agl’occhi di Harbaugh e del suo più stretto collaboratore, l’offensive coordinator Tim Drevno.

Da ex allenatore di linea offensiva, quest’ultimo, dovrà curare con attenzione il quintetto base dei Wolverines, che non è stato affatto irreprensibile lo scorso anno e che recupera ben quattro starter in vista della regular season alle porte; Ben Braden, Graham Glasgow, Kyle Kalis, gli elementi più esperti di un gruppo che annovera anche il sophomore Mason Cole, già promosso titolare da matricola, e il volto nuovo Erik Magnuson, che ha accumulato un discreto minutaggio in rotazione.

Profondo, e anche piuttosto produttivo, il reparto runningback, che può contare su quattro papabili starter, Ty Isaac, De’Veon Smith, 519 yards, 3 TD, Drake Johnson, 4 segnature, e Derrick Green, 471 yds e 3 touchdowns; di tutti questi, il primo è stato l’unico a non essere sceso in campo nel 2014, ma potrebbe essere il preferito di Harbaugh perché è il solo ad aver mostrato una certa confidenza con l’ovale quando deve proporsi per riceverla fuori dal backfield, azione necessaria per una squadra che non dispone di un reparto ricevitori affidabile.

Senza Devin Funchess, passato in NFL, Michigan non sembra avere target all’altezza per sviluppare in maniera adeguata il nuovo sistema, tanto che il coaching staff potrebbe decidere di gettare nella mischia il true freshman Brian Cole II, atleta pazzesco che era considerato il miglior talento dello Stato nell’ultimo recruit; ad aiutarlo, in quello che sarà il suo anno d’esordio in NCAA, ci saranno i senior Amara Darboh, 473 yards, 2 TD, e Jehu Chesson, 14 per 154 yards, tra i pochi, oltre a Bo Dever, ad aver accumulato esperienza sul terreno di gioco.

JabrillPeppers

Jabrill Peppers

Caratteristica, quest’ultima, che invece non manca in quasi tutto il reparto difensivo, ancorato intorno ad un linebacker corp di altissimo livello, in grado di sopperire, senza alcun problema, alla perdita del loro leader, Jake Ryan; l’attuale giocatore dei Packers sarà sostituito da Desmond Morgan, che andrà a completare un terzetto composto da Joe Bolden, secondo nel team con 102 tackles e 2.0 sacks messi a segno nel 2014, e James Ross, giunto all’ultimo anno di una carriera universitaria in cui ha collezionato 153 placcaggi e 11.0 tackles for loss.

Davanti a loro, una linea che si mantiene completamente intatta sul lato destro, dove ritornano sia l’end Chris Wormley, 5.0 tackles for loss, 3.0 sacks, sia il tackle Willie Henry, 3.0 sacks, 1 intrecetto, che sarà affiancato al centro dal second year Bryan Mone, con il senior Mario Ojemudia impiegato all’estremità opposta, dopo aver vinto, almeno momentaneamente, la position battle con il junior Taco Charlton, autore di 5.5 tackles for loss e 3.0 sacks nel 2014.

Esperte e solide le secondarie, in cui dovrebbe trovare spazio, come cornerback, il transfer da Stanford Wayne Lyons, entrato in competizione con Blake Countess, 3 pass defended, e Channing Stribling, per assicurarsi lo spot non occupato da Jourdan Lewis, il miglior ballhawking del team con 2 intercetti messi a segno lo scorso autunno; sul profondo, il confermato Jarrod Wilson, 50 stops, sarà affiancato dalla nuova star dei Wolverines, Jabrill Peppers, talento in grado di ricoprire più ruoli che riprende il suo posto nel back-end dopo l’infortunio che lo ha costretto a terminare in anticipo la freshman season.

Lui e il sophomore receiver Freddy Canteen saranno poi i principali protagonisti nei kickoff e nei punt return, nel tentativo di alzare il livello degli special team, clamorosamente trascurati da Hoke e dal suo coaching staff, ma minuziosamente ricostruiti dal suo successore, che ha puntato su una matricola nel ruolo di kicker, il promettente David Andrew; ad allenarlo, uno dei migliori coach d’America, John Baxter, che completa il gruppo, di altissimo livello, al servizio di Harbaugh, del quale fa parte, come DC, anche l’ex di Florida D.J., Durkin, a maggior dimostrazione di come, ad Ann Arbor, stiano facendo davvero le cose in grande.

La mission, nemmeno troppo scontata, è quella di arrivare, il prima possibile, a contendere la leadership della Big East alla corazzata Ohio State, che i Wolverines incroceranno, tra le mura amiche del Michigan Stadium, nell’ultimo weekend di regular season, il 28 Novembre.

PENN STATE

Il primo anno di James Franklin a Penn State non si può dire che sia stato negativo, anzi, ma certamente poteva essere ancora migliore, soprattutto in considerazione del fatto che i Nittany Lions possono annoverare, tra le loro fila, uno dei migliori talenti dell’intero panorama del football universitario, il quarterback Christian Hackenberg, NFL caliber giunto alla sua terza stagione in NCAA, che, per la verità, lo scoro anno ha subito una leggera flessione rispetto al grandissimo esordio del 2013, quando, da freshman, aveva cambiato completamente volto al team.

Le cause di una season in cui non ha convinto appieno, chiusa addirittura con un saldo negativo tra TD pass, 12, e intercetti, 15, vanno ricercate in parte in una maturazione non ancora del tutto completata, e in parte in una linea offensiva che non ha saputo proteggerlo in maniera adeguata, sottoponendolo, quasi sempre, ad una pressione esagerata da parte dei pass rusher avversarie e costringendolo, molto spesso, a liberarsi dell’ovale in maniera frettolosa.

Un mix di fattori che hanno permesso si ad Hackenberg di mettere in aria diversi palloni, 270 completi su 484 per 2,977 yards totali, ma non gli hanno concesso di migliorare la percentuale di passaggi completati, regredendo da un 58 percento abbondante ad un 55.6 %; risultato che ha comunque dato indicazioni importanti al coaching staff, convinto che il ragazzo possa crescere ulteriormente e riscattarsi nel corso della junior season, quando potrà altresì contare su una OL che ha un anno di esperienza in più alle spalle, rinforzata, tra l’altro, da un innesto importante sul lato sinistro.

Nella zona più delicata della linea partirà infatti titolare il JUCO transfer Paris Palmer, da molti considerato il miglior prospetto NJCAA nella posizione di tackle, che ha rinunciato alle offerte di top program come Ohio State, Baylor, Arizona State, Miami, per vestire la divisa dei Nittany Lions, dove andrà a completare un reparto che ha ritrovato i quattro starter della passata stagione negl’altri ruoli, il centro Angelo Mangiro, le guardie Brian Gaia, Brendan Mahon, e il RT Andrew Nelson.

Christian Hackenberg

Christian Hackenberg

Convincente ed attrezzato, il reparto ricevitori, guidato da DaeSean Hamilton, target primario della passata stagione con 899 yds e 2 touchdowns all’attivo; al suo fianco, in depth chart, Geno Lewis, 751 yards, 2 TD, Greg Garrity, al rientro da un infortunio, e il tight end Kyle Carter, primo backup di Jesse James lo scorso anno, in cui ha completato 16 prese per 153 yds e 1 segnatura; alle loro spalle, dei rincalzi che possono rappresentare delle opzioni importanti per Hackenberg, tra i quali spiccano il TE di riserva Adam Breneman e il WR Chris Goodwin, 338 yards, 2 TD, e a cui si aggiunge il runningback Akeel Lynch, 678 yds, 4 touchdowns, spesso utilizzato come ricevitore aggiunto fuori dal backfield.

Sul lato opposto della palla, nonostante la sostituzione dei due defensive end, ruolo che vedrà Carl Nassib e Garrett Stickels rimpiazzare D.J. Barnes e C.J. Olanyan, rimane di assoluto valore la linea difensiva, ancorata intorno ad una coppia di DT in grado di dominare la Conference, composta da Austin Johnson, 6.0 tackles for loss, e Anthony Zettel, leader assoluto del reparto arretrato dopo le prestazioni di altissimo livello sfoderate lo scorso autunno, che lo hanno portato a chiudere la junior season con 42 placcaggi, 17.0 tackles for loss, 8.0 sacks e 3 intercetti all’attivo.

Aggressivo, potente, tecnico, sarà la guida per un front seven che si presenta ai nastri di partenza con una mediana piuttosto produttiva, affidata al junior Nyeem Wartman, scelto come nuovo MLB, al posto di Mike Null, dopo i 75 tackles messi a segno la scorsa stagione; ai lati, il confermato Brandon Bell, 47 placcaggi, 2.0 sacks, e il sophomore Jason Cabinda, che in primavera ha battuto la concorrenza dei redshirt freshman Troy Reeder e Koa Farmer.

Nelle secondarie, mossa interessante quella che ha riguardato Jordan Lucas, 58 stops, 9 broken pass, passato dal ruolo di cornerback a quello di safety per sigillare ulteriormente un back-end in cui si era già comportato molto bene Marcus Allen nel corso della freshman season; la rivelazione del torneo 2014, autore di 58 tackles, è il prospetto più intrigante di un reparto che lancerà un altro sophomore sulla sideline, Grant Haley, promosso starter per affiancare il senior Trevor Williams, 2 intercetti, nella posizione di CB.

Proprio Haley, messosi in luce l’anno passato come returner, ruolo in cui ha accumulato 659 yards in 32 ritorni, cercherà di aiutare degli special team che potrebbero rappresentare il punto debole di Penn State, costretta a ripartire dai giovani Daniel Pasquariello e Joey Julius negli spot di punter e kicker; inesperienza che i Nittany Lions rischiano di pagare a caro prezzo soprattutto nelle partite più combattute, quando un punto può fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta. E vincere, quando sei nella stessa Division di Ohio State, Michigan e Michigan State, è fondamentale.

MARYLAND

Esordio positivo anche per i Terrapins in Big Ten, dove hanno, anche un po’ a sorpresa, chiuso con 7 vittorie e 6 sconfitte la loro prima stagione in una delle migliori Conference della NCAA, dando continuità alle buone cose fatte nell’ultimo anno di permanenza nella ACC, coinciso con il terzo sotto la guida di Randy Edsall, che ha iniziato, proprio nel 2013, a raccogliere i primi frutti di un lavoro iniziato ventiquattro mesi prima.

Certo, ripetersi all’interno di una East Division che sembra aver ulteriormente alzato l’asticella della competitività non sarà affatto facile, ancor più trovandosi di fronte ad un profondo rinnovamento del roster, sia offensivo che difensivo, ma non tutti i cambiamenti sembrano essere così sfavorevoli a Maryland, che su entrambi i lati della palla ha diversi motivi per affrontare la stagione alle porte in maniera positiva.

Partiti i principali leader offensivi, il quarterback C.J. Brown e il WR Stephon Diggs, i Terps ripartiranno con l’ex backup Caleb Rowe nella posizione principe dell’attacco, un ragazzo che ha dimostrato di possedere buone qualità di passer e che non è ancora riuscito ad esplodere a causa dei continui infortuni che lo hanno limitato nei suoi primi tre anni di permanenza a College Park; se ancora una volta i problemi fisici dovessero frenarlo, cercherà di farsi trovare pronto Perry Hills, già sceso in campo la scorsa stagione, e passato dallo spot di third-string QB a quello di backup.

Chiunque di loro si sistemerà alle spalle del centro titolare, il senior Stephen Grommer, sarà protetto da una linea piuttosto esperta all’interno, ancorata intorno alle guardie Ryan Doyle e Andrew Zeller, entrambi giunti al capolinea della loro carriera universitaria, e completata da due interessantissimi prospetti quali Damian Prince e Derwin Gray, freshman che preannunciano un roseo futuro per il reparto dei Terps.

Nel backfield atteso un miglioramento deciso da parte dei runningback Wes Brown, 356 yards, 6 TD, e Brandon Ross, 419 yds, 4 touchdowns, che l’anno passato non sono riusciti ad incidere più di tanto, contribuendo alle prestazioni negative di un running game che ha prodotto appena 3,7 yards di media a portata, chiudendo all’ultimo posto della Big Ten e nei bassifondi del ranking nazionale.

Situazione leggermente diversa per quanto riguarda, invece, il gioco aereo, che con Rowe al timone dovrebbe crescere ulteriormente, sfruttando appieno un reparto receiver piuttosto ben assortito e guidato dal junior Amba Etta-Tawo, promosso a targer primario dopo l’allontanamento, per questioni personali, del senior Marcus Leak, miglior elemento di un gruppo che può ancora contare su Levern Jacobs, Malcom Culmer, Tevon Jacobs, il TE Andrew Isaacs e l’interessantissimo freshman WR D.J. Moore.

Yannick Ngakoue

Yannick Ngakoue

In difesa, fondamentale, per donare a Maryland una maggiore reattività contro le corse, il passaggio dalla 3-4 alla 4-3, fortemente voluto dal nuovo DC Keith Dudzinski, che ha optato per un uomo in più sulla linea per contrastare al meglio gli attacchi palla a terra della Big Ten; mossa probabilmente utile ad esaltare le doti di pass rusher di Yannick Ngakoue, che a messo a segno 13.5 tackles for loss e 6.0 sacks giocando come outside linebacker.

Il junior dovrebbe essere spostato nel front four, dove andrà ad occupare la posizione di DE sul lato opposto a Roman Braglio, 2.5 sacks, a sua volta promosso in depth chart per consentire a Quinton Jefferson, il giocatore più esperto del gruppo, di slittare al centro, ed occupare lo slot di DT al fianco del sophomore David Shaw; alle loro spalle, altri due giocatori al secondo anno in NCAA, Jermaine Carter Jr. e Jalen Brooks, e un junior che ha le qualità per diventare uno dei nuovi leader del reparto, Abner Logan, già visto saltuariamente all’opera lo scorso autunno.

Decisamente più solide e navigate le secondarie, che nel back-end si presenteranno al via con Anthony Nixon, 62 placcaggi, 1 INT, e A.J. Hendy, inserito come safety per consentire al collega Sean Davis, 115 tackles, 8 pass defended, 1 forced fumble, di spostarsi sulla sideline per formare una coppia inossidabile e produttiva con il cornerback all’ultimo anno William Likely, leader del team con 8 intercetti, 2 dei quali riportati in endzone, all’attivo.

Quest’ultimo sarà poi parte integrante degli special team, vero e proprio punto di forza dei Terrapins, che possono annoverare, tra le loro fila, il miglior kicker della NCAA, ovvero l’australiano Brad Craddock, vincitore del Lou Groza Award al termine di una stagione conclusa senza alcun errore, con 44 field goal infilati tra i pali in altrettanti tentativi.

La sua gamba e la precisione del suo calcio saranno essenziali per permettere a Maryland di strappare la vittoria nelle partite più combattute, quelle che, durante la regular season, faranno la differenza nella corsa verso un Bowl di fine stagione; traguardo che i ragazzi di coach Edsall sperano di riuscire nuovamente a raggiungere, sfruttando una schedule positiva che li vedrà affrontare, nell’ordine, Richmond, Bowling Green, South Florida e West Virginia prima dell’esordio intradivisionale con Michigan, il prossimo 3 Ottobre.

RUTGERS

Vincere otto partite nell’anno di esordio nella Big Ten è stato del tutto inaspettato per i Scarlet Knights, che ora si trovano nella difficilissima situazione del doversi ripetere, mantenendo un livello piuttosto alto che non era stato assolutamente previsto prima della partenza della passata regular season; per provare a centrare un obiettivo che pare poco praticabile, coach Kyle Flood potrà contare sul ritorno della stella più splendente di Rutgers, il receiver Leonte Carroo, che ha scelto di rimandare il suo ingresso nel mondo del football professionistico per portare a termine il suo percorso universitario con l’università che lo ha reso celebre.

Giocatore esperto e completo, capace come pochi altri a far danni in campo aperto, il senior ha chiuso il suo terzo anno in New Jersey con 55 ricezioni, 1,086 yards e 10 TD, ed è pronto a ricoprire nuovamente il ruolo di target primario, guidando un reparto che ha perso uno dei suoi terminali migliori, il tight end Tyler Kroft, sostituito in depth dal sophomore Nick Arcidiacono, che con Carlton Agudosi, Janarion Grant e Andre Patton, 223 yds e 3 touchdowns, formerà il gruppo a disposizione del nuovo starting quarterback, probabilmente nominato solo in prossimità della partenza della regular season, al termine della position battle tra il sophomore Chris Laviano e il transfer da Louisiana State Hayden Rettig.

Il vincitore si disporrà dietro ad una linea che recupera due starter, il RG Chris Muller e, soprattutto, il left tackle Keith Lumpkin, tra i migliori della Conference e ideale per guidare sul campo il giovane che lo affiancherà nel ruolo di LG, Dorian Miller, il meno esperto del quintetto di cui fanno anche parte Derrick Nelson, centro, e J.J. Denman, RT, entrambi junior.

Leonte Carroo

Leonte Carroo

Ben strutturato il backfield, che può fare affidamento su due validi runningback, spesso utilizzati in combo ed in grado di garantire una buona produzione ai Scarlet Knights, che alterneranno le portate del second year Robert Martin, 434 yards, 7 TD, a quelle del senior Paul James, 363 yds, 5 segnature, ai quali aprirà la strada il potente fullback Sam Bergen, altro uomo d’esperienza a disposizione di coach Flood.

Solida e difficilmente superabile la coppia di defensive tackle composta da Sebastian Joseph, già sceso in campo da matricola, e Darius Hamilton, con 11.5 tackles for loss e 6.0 sacks nel 2014, che saranno attorniati da un terzetto di DE già ampiamente utilizzati in rotazione lo scorso torneo, con il Freshman of the Year Kemoko Turay, 7.5 sacks all’attivo, pronto ad affrontare l’ultimo step di crescita e diventare uno dei punti fermi del reparto arretrato, nonché un pass rusher tra i più temuti della Conference.

A concorrere per l’altro spot esterno Quanzell Lambert e Dwany Mera, che si posizioneranno davanti a due linebacker esterni molto produttivi, Steve Longa e Quentin Gause, che hanno chiuso ai primi due posti tra i colpitori del team mettendo a segno, rispettivamente, 102 tackles e 72 stops nello scorso torneo; rapidi, istintivi, e sempre attenti allo sviluppo del gioco, saranno certamente d’aiuto al nuovo MLB Kaiwan Lewis, uno dei tanti esordienti nella defense di Rutgers, che ha cambiato completamente volto alle sue secondarie, gettando nella mischia quattro nuovi starter.

Tra questi quello maggiormente dotato sembra essere il freshman Blessuan Austin, presentatosi già a Gennaio a Piscataway per prendere confidenza con il programma e giocarsi le sue chance durante le sedute primaverili, quando è riuscito a sbaragliare la concorrenza e diventare la prima scelta a fianco del sophomore Dre Boggs, chiamato a difendere l’altra sideline; sul profondo, invece, probabilissimo l’impiego dell’altra matricola Kly Hester e dell’unico giocatore con un po’di minuti in NCAA alle spalle, il FS Delon Stephenson, 33 placcaggi e 3 pass defended lo scorso anno.

Confermati Kyle Federico come kicker e Tim Gleeson nel ruolo di punter, entrambi giunti al loro ultimo anno di carriera universitaria, Rutgers si propone come una delle mine vaganti all’interno della Big East, nonostante le tante incognite facciano propendere per una stagione da lacrime, sudore e sangue per i Scarlet Knight, alle prese con un ricambio piuttosto ampio su ambedue i lati della palla, oltretutto in ruoli centrali del team.
Servirà ovviamente del tempo a Flood e ai suoi collaboratori per mantenere la squadra al vertice della Big Ten, ma le ottime cose fatte dall’ateneo del New Jersey nell’era Greg Schiano hanno dimostrato che a queste latitudini, sono abituati a soffrire e costruire qualcosa di serio e continuativo, cosa ampiamente dimostrata dai nove bowl disputati, sei dei quali vinti, nelle ultime dieci season.

INDIANA

Fanalino di coda della Big Ten da ormai diversi anni, gli Hoosiers vorrebbero almeno riuscire a tornare ad un Bowl dopo sette anni passati a guardarli comodamente seduti sul divano di casa; impresa non impossibile, se sei considera che l’ultima volta che ci riuscirono, nel 2007, chiusero la regular season con 6 vittori e 6 sconfitte, e decisamente più praticabile di quella di condurre in porto una stagione vincente, traguardo che l’università di Bloomington non taglia dal lontano 1994, nei sussulti finali dell’era dorata targata Bill Mallory.

Da allora Indiana è crollata inesorabilmente, e coach Kevin Wilson, che ne ha assunto la guida nel 2011, sta cercando, finora inutilmente, di rilanciare il programma di football e renderlo nuovamente competitivo; una missione delicata, e probabilmente resa ancora più difficoltosa quest’anno, con la squadra costretta a ripartire senza il trascinatore indiscusso dello scorso torneo, il runningback Tevin Coleman, che ha lasciato al termine della junior season per tentare il grande salto nel football professionistico.

Per fortuna, e soprattutto per il coaching staff degli Hoosiers, a Bloomington è giunta anche qualche notizia positiva in primavera, in primis il recupero, a quanto pare definitivo, del QB Nate Sudfeld, uscito di scena anzitempo nel 2014 a causa di un infortunio, il secondo della carriera, subito al braccio che non utilizza per lanciare, ma pronto a riprendere il suo posto alle spalle del centro il prossimo autunno, e rimettersi alla guida di un attacco che, con lui al timone, ha dimostrato di poter cambiare completamente volto.

Nate Sudfeld

Nate Sudfeld

Purtroppo non saranno al suo fianco, a settembre, i migliori target della passata stagione, ma potrà comunque contare su un sophomore che ha già fatto intravedere ottime cose nell’anno d’esordio, J-Shun Harris, piccolo e scattante WR che ha completato 18 ricezioni per 168 yards e 2 TD da freshman, e che sembra essere in procinto di vestire i panni di nuovo receiver #1 di un reparto profondamente rinnovato, nel quale troveranno spazio Simmie Cobbs, Ricky Jones e Anthony Corsaro, tight end utilizzabile anche come bloccatore, in supporto ad una linea di per sé già molto solida, ancorata intorno al junior RG Dan Feeney.

Pass protector esperto, sarà affiancato dal collega Dimitric Camiel, dal centro Jake Reed, e dai tackle Ralston Evans e Jason Spriggs, senior che si sono già rivelati fondamentali per il career high di Coleman e che dovranno cercare di ripetersi per permettere al nuovo arrivato, Jordan Howard, transfer da UAB, di dare continuità ai numeri fatti registrare dal suo predecessore; buon runner, che con la divisa dei Blazers ha corso per 1,587 yds e 13 touchdowns nel 2014, sarà il nuovo workhorse del reparto davanti al redshirt freshman Tommy Mister.

Nessuna variazione nella linea difensiva, dove il DE Darius Latham,5.5 tackles for loss, 1.5 sacks, guiderà un front three completato dal pari ruolo Nick Mangieri, 2.0 sacks, e dal tackle Adarius Rayner, altro elemento piuttosto esperto nel roster degli Hoosiers, costretti a cambiare parecchio, e schierare un nutrito numero di underclassemen, nel reparto arretrato.

Tra questi, merita una certa attenzione Tegray Scales, interessantissimo linebacker sophomore che è cresciuto tantissimo in offseason e potrebbe diventare uno dei punti di forza indiscussi di questo team, nel quale ha già trovato ampio spazio da matricola, chiudendo con 46 placcaggi, 4.5 tackles for loss e 3 intercetti; a lui, e al valido T,J, Simmons, 72 tackles, 2.0 sacks, toccherà difendere la porzione centrale del campo, lasciando curare ai due OLB, Clyde Newton e Zack Shaw, le corsie esterne.

Zona in cui opereranno anche due volti decisamente nuovi degli Hoosiers, Rashard Fant, 5 pass defended, e Noel Padmore, giocatori al secondo anno in NCAA che sono stati promossi starter quest’anno in secondarie che faranno affidamento su quello che, molto probabilmente, è il miglior talento presente nel roster difensivo di Indiana, il FS Antonio Allen, leader indiscusso del team con 74 placcaggi, 3.5 tackles for loss, 1.0 sack, e 2 intercetti all’attivo nel 2014.

Veloce, istintivo, sempre pronto a metterci una pezza, si farà aiutare nel back-end da Chase Dutra, altro DB piuttosto produttivo che ha chiuso la freshman season con 34 tackles e 3 INT in bacheca; proprio sul profondo, il team allenato da coach Wilson è chiamato a dare risposte importanti, visto che il rinnovamento quasi totale del reparto, potrebbe creare non pochi problemi ad una defense che ha chiuso nei bassifondi del ranking, concedendo, spesso, parecchie yards agl’avversari.

Cosa che dalle parti di Bloomington vorrebbero evitare a tutti i costi, iniziando a inanellare vittorie già nel prossimo mese di Settembre, quando, probabilmente, tra il match casalingo con Southern Illinois e la trasferta di Wake Forest, si deciderà il destino di questi Hoosiers.

Post By Andrea Cresta (367 Posts)

Folgorato sulla via del football dai vecchi Guerin Sportivo negli anni '80, ho riscoperto la NFL nel mio sperduto angolo tra le Langhe piemontesi tramite Telepiù, prima, e SKY, poi; fans dei Minnesota Vikings e della gloriosa Notre Dame ho conosciuto il mondo di Playitusa, con cui ho l'onore di collaborare dal 2004, in un freddo giorno dell'inverno 2003. Da allora non faccio altro che ringraziare Max GIordan...

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