TCU HORNED FROGS

C’è davvero da togliersi il cappello dinanzi all’enorme lavoro svolto da Gary Patterson nei quindici anni di permanenza sulla panchina di Texas Christian, un ateneo preso in mano quando contava poco o nulla, e trasformato in un programma in grado di competere con le maggiori potenze collegiali degli Stati Uniti. Durante questo cammino gli Horned Frogs hanno attraversato la Mountain West raggiungendo uno dei Top 5 Bowl ed affermandovisi con Andy Dalton alla loro guida (il Rose Bowl, nel 2010), hanno transitato per la Conference Usa rimanendo validi ma senza trovare le credenziali necessarie per giocarsi la massima posta nazionale in palio, rendendo l’approdo in Big 12 un qualcosa di obbligatorio per puntare davvero in alto. All’inizio non tutto è stato facile, le squadre di Patterson provenivano da un altro stile di gioco, offensivamente più conservativo e meno produttivo, sufficiente per essere bilanciato da una difesa che giocava in maniera spesso straordinaria, pur tenendo conto del minor livello competitivo presentato dalle due precedenti residenze della squadra. La Big 12 ha presentato sfide di adattamento tutte offensive, in quanto la difesa è rimasta rocciosamente solida, ma la produzione dell’attacco non è andata vicino ai bombaroli di Conference fino a quando il coach non ha deciso per una totale virata della filosofia offensiva, fino ad arrivare ad un passo dai primi playoff della storia collegiale.

Trevone Boykin

Trevone Boykin

La conseguenza è che oggi TCU quelle credenziali per il successo le può presentare, eccome. La differenza tra i playoff ed il Peach Bowl stravinto contro Ole Miss alla fine dei conti si riduce ad un quarto down, quello non convertito nella bruciante sconfitta per 58-61 contro Baylor, l’unica gara persa in stagione ed ago della bilancia per lasciare i Frogs fuori dalle prime quattro. Il titolo di Conference in co-abitazione non ha soddisfatto nessuno, perché il comitato selettivo, complice la sonante vittoria di Ohio State contro Wisconsin nella finale della Big Ten, ha levato il terzo posto a ranking ai texani proprio a favore dei Buckeyes, lasciando invariata la scaletta delle altre protagoniste. Come per Baylor, anche per TCU vale l’obiettivo secondo il quale più si vince e maggiori saranno le chance di entrare in paradiso, ed ecco che lo scontro diretto tra le due del prossimo 27 novembre,proprio in chiusura di regular season, potrebbe essere una sorta di playoff anticipato.

Patterson, assieme ai due coordinatori offensivi Doug Meacham e Sonny Cumble, si è adeguato allo stile di Conference adottando a sua volta la Air Raid Offense, cercando giocatori in grado di rendere secondo i dettami della filosofia, ed ha trovato un inaspettato protagonista nel quarterback Trevone Boykin, trasformatosi da quarterback dal buon braccio e dall’ottima mobilità in una superstar collegiale candidata all’Heisman Trophy nel giro di pochissimo tempo. Il senior ha ritoccato i record d’ateneo per yard stagionali su passaggio con 3.901 nonché attraverso i 33 passaggi da touchdown recapitati, aggiungendovi 707 yard ed 8 mete su corsa. Teniamo conto che stiamo parlando di un ragazzo ritenuto non troppo adeguato per il ruolo e precedentemente sconfitto dal collega Casey Pachall, fatto che lo aveva fatto propendere per giocare di ricevitore, per poi battere ogni pronostico ed impadronirsi del nuovo sistema offensivo. Ora Boykin è chiamato al prossimo passo, deve tenere la stessa cura del pallone (i 10 intercetti non sono poi molti rispetto a quello che ha generato offensivamente) ma aumentare la precisione nei passaggi intermedi, il suo punto debole, il che potrebbe aggiungere un’ulteriore dimensione ad un gioco di sé già abbastanza ampio.

Con Trevone al comando il passing game è stato il settimo assoluto nella nazione per yard medie, ma un attacco che ha sfornato 46.5 punti a gara, secondo solo a Baylor in tutti gli Stati Uniti, poggia molta della sua efficacia anche sul gioco di corse, uno dei primi 35 della nazione. Il roster dell’anno scorso possedeva un’ottima rotazione di talento che verrà parzialmente a mancare con l’assenza di B.J. Catalon, dichiaratosi anticipatamente per la NFL senza poi essere scelto, ma potrà contare sulla crescita esponenziale di Aaron Green, trasferitosi qui da Nebraska tre stagioni fa ed autore di un 2014 esplosivo, fatto di 922 yard ed 11 mete totali tra corse e ricezioni, un giocatore molto atletico che ha prodotto una media di ben 7 yard per portata. La rotazione del backfield ritrova il contributo di Shaun Nixon, il quale ha terminato la riabilitazione a seguito della rottura del crociato anteriore, e la presenza di elementi versatili in grado di prendersi un congruo numero di snap produttivi come Kyle Hicks e Trevorris Johnson permette di puntare ad un campionato vicino alle 3.000 yard, che sarebbe un obiettivo molto utile a preservare Boykin da potenziali infortuni.

Lo schieramento fisso a quattro ricevitori ritrova la star Josh Doctson, autore di tutte le prese più spettacolari dello scorso campionato, nel quale si è rivelato essere una delle minacce profonde più consistenti in circolazione confermando nel contempo le doti di salto, che gli hanno permesso di prendere numerosi lanci fuori misura trasformandoli in guadagni o punti. Doctson ha riscritto il libro dei record di TCU registrando 1.018 yard stagionali abbinandovi 11 mete, e difficilmente le difese potranno concentrarsi totalmente su di lui, date le numerose opzioni a disposizione del roster. Tra queste figura Kolby Listenbee, ragazzo da oltre 18 yard per presa che aggiunge un’altra dimensione di velocità e che potrebbe incrementare numeri già buoni, 753 yard e 4 mete, sfruttando delle marcature che per cause di forza maggiore saranno singole, e lui l’uno contro uno tende a vincerlo spesso. La linea offensiva offre un’ottima protezione e possiede elementi atletici, il leader è il centro Joey Hunt, che può posizionarsi anche da guardia ed ha l’esperienza necessaria per guidare il gruppo, mentre il tackle sinistro Halapoulivaati Vaitai offre moltissime garanzie quando c’è da proteggere il quarterback. L’attacco possiede un kicker molto preciso, un’arma molto utile perché TCU tende a volte ad incepparsi nelle ultime 20 yard; Jaden Oberkrom ha segnato l’81% dei suoi calci infilando gli ultimi 13 consecutivamente, ed ha fallito uno solo dei 77 extra point tentati.

La 4-2-5 che Patterson utilizza da molto tempo è perfetta per giocare in questa Conference, in quanto permette la presenza di tanti defensive back in campo in contemporanea per marcare i vari ricevitori, con un grosso aiuto da parte dei due linebacker che devono possedere l’atleticità quale caratteristica primaria. Proprio questo settore è quello che ha subìto le maggiori perdite, avendo dovuto salutare contemporaneamente i 236 placcaggi forniti da Paul Dawson e Marcus Mallett, due perni di una difesa che ha concesso solo 19 punti a gara e poco più di 340 yard, diciottesimo miglior risultato della nazione. L’unica fonte di preoccupazione difensiva potrebbe divenire proprio questa, nel senso che Sammy Douglas non ha alcuna esperienza da titolare, ed il true freshman Mike Freeze si è guadagnato il posto in primavera, ambedue sono atleti di primo livello e la mobilità di Freeze permetterà di tenerlo in campo anche contro i tight end, e le prime partite saranno determinanti per capire il loro sviluppo.

La linea difensiva vive su una folta rotazione di uomini e non presenta il classico nome da apporre in cima alla lista dei trofei pre-stagionali, ognuno dà il proprio solido contributo a seconda delle proprie abilità cercando la giocata occasionale o il blocco vincente, che apre gli spazi per gli interventi di safety e linebacker. E’ proprio questo il ruolo di personaggi utili alla causa come il tackle Davion Pierson, l’unico a superare le 300 libbre, è un divoratore di spazi in grado di effettuare l’intervento decisivo di tanto in tanto ma lo fa con efficienza, tanto che quasi il 50% dei suoi 26 interventi hanno provocato un passivo agli avversari. Un’altra perdita che non dovrebbe farsi sentire più di tanto è quella del corner Kevin White, il più efficiente a roster, ma lo staff si sente tranquillo grazie all’ottima annata di debutto giocata da Ranthony Texada, velocissimo ed atteso a progressi statistici per via del futuro maggior impiego, il quale farà coppia fissa con un altro sophomore, Terrance Mosley, per la prima volta nello spot di titolare fisso. Il giocatore più in vista delle retrovie è senza dubbio il free safety Derrick Kindred, abituato a lavorare molto bene sugli spazi brevi (è un ex-running back) e molto preciso nel placcaggio, una dote fondamentale per prevenire i grossi guadagni che la maggior parte degli attacchi di Conference possono mettere sul piatto.

Texas Christian dovrà affrontare la stagione entrante da favorita, ruolo cui non è abituata, e Trevone Boykin dovrà gestire una pressione non indifferente dato che tutti lo attendono alla ripetizione delle grandi gesta appartenute allo scorso campionato. E’ anche vero che questi fattori possono passare tranquillamente in secondo piano se Gary Patterson riuscirà a mantenere intatta la motivazione per togliere quel sassolino dalle scarpe di tutti i membri di un’organizzazione che pur continuando a vincere non è riuscita a tenere saldamente quel terzo posto a ranking che sarebbe significato un invito automatico alla semifinale nazionale. Molti dei discorsi riguardanti Baylor valgono anche per l’ateneo con sede a Fort Worth, nel senso che bisogna fare i conti con lo svantaggio di non giocare una finale di Conference forzandosi quindi a finire la regular season illibati, con tutti gli ostacoli che ciò comporta. Gli Horned Frogs metteranno al tappeto con facilità le avversarie più deboli grazie all’equilibrio tra i fuochi artificiali offensivi e la solidità difensiva, ma il cammino è irto di ostacoli ed il gran finale contro i Bears dovrà trovare la squadra nelle migliori condizioni di forma possibili. Solo così giustizia sarà fatta, e TCU potrà avere l’opportunità che sogna da tantissimi anni.

BAYLOR BEARS

Cinque. Queste sono le stagioni consecutive in cui Baylor ha concluso l’annata con un record in positivo, un qualcosa che non accadeva dagli anni trenta e che dopo tanta sofferenza passata nei bassifondi della Big XII pareva essere un ottenimento quasi astratto. Da quando è in sella alla squadra coach Art Briles, e parliamo di 7 stagioni già in archivio, ha lentamente costruito una macchina da guerra offensiva mettendo in campo un reparto in grado di sparare colpi contro chiunque, plasmando un passo alla volta anche una difesa che in questi casi pare un particolare secondario, ma non lo è. Solo con i progressi ottenuti da ambo le parti i Bears sono diventati ciò che sono oggi, ovvero una squadra in grado di presenziare ad uno dei Bowl maggiori nella peggiore delle ipotesi, e di concorrere per un posto nel nuovo sistema playoff nella migliore. Baylor parte tra le favorite ed è considerata tra le migliori cinque squadre che la nazione possa offrire, e sarà motivata come non mai ad andare fino in fondo dopo che il comitato di selezione per i quattro posti al sole non ha ritenuto valide le credenziali del programma, fomentando qualche polemica e facendo discutere la dirigenza della Conference tanto da indurla a pensare, prima o poi, di aggiungere un paio di università all’equazione ritornando a giocare una finalissima che darebbe maggiore smalto alla vincitrice del raggruppamento. Quest’anno a Waco, Texas, non si vuol nemmeno sentir parlare di primi posti in co-abitazione con altri, e si punta dritto alla massima posta in palio.

Spencer Drango

Spencer Drango

L’equilibrio offensivo è il motore che ha permesso a questo attacco di terminare al primo posto per yard di media a gara con 581.1, e per punti segnati ad apparizione con 48.2, numeri al limite del fantascientifico. Il gioco aereo è senza dubbio lo stemma di riconoscimento del reparto dato che si punta molto sul tenere alti i ritmi distribuendo il pallone alle varie minacce presenti, ma così stando sarebbe tutto un pochino troppo ovvio, ed ecco che la forte consistenza del gioco di corse è l’ideale completamento del quadro dato che sfrutta con la massima accortezza ogni spazio che le difese lasciano dovendo preoccuparsi dei tanti ricevitori di talento da coprire. Questa edizione non fa nessuna differenza, perché la validità della filosofia di base permette al macchinario di funzionare anche quando si mutano i protagonisti in campo.

Perché questo discorso? Semplice, è una premessa importante perché va a dimostrare una volta di più che Baylor può restare ai piani alti della NCAA pur avendo perso Bryce Petty, quando in altri casi, in una squadra differente, lo stesso tipo di assenza avrebbe un peso negativo molto differente. Briles ha dimostrato sempre il contrario, sin da quando ha salutato Robert Griffin III e tutto il suo immenso talento, e lo stesso discorso vale per questa prossima stagione, nella quale Petty, che fu tra i candidati all’Heisman Trophy, sarà sostituito da Seth Russell, un junior che per due stagioni avrà la possibilità di manovrare a piacimento questo prolifico attacco contando sulla potenza del suo braccio e sulla possibilità di pescare il big play grazie alle ottime qualità che i suoi ricevitori possiedono. Avere un backup come lui è stato determinante per tenere alto il livello di gioco anche con Petty costretto alla sideline per infortunio, fatto che gli ha permesso di inanellare più di 800 yard con 8 mete ed un solo intercetto e di mostrare le sue discrete doti di atleta, che non saranno mai quelle di un RGIII ma che permettono comunque di creare al di fuori della tasca, un’altra caratteristica fondamentale per far muovere le catene a questo attacco pauroso.

Ed è per lo stesso motivo che l’aver salutato Antwan Goodley e Levi Norwood per fine eleggibilità non può essere fonte di preoccupazione se il roster presenta in alternativa due giocatori entrambi capaci di abbattere le 1.000 yard su ricezione. Indiziato numero uno: Corey Coleman, un ragazzo a cui si può chiedere veramente di tutto vista la velocità che possiede, lo si può coinvolgere in qualsiasi situazione, basta dargli l’ovale in mano e lui sa che farne. 64 prese per 1.119 yard e 11 mete sono le cifre raccolte iniziando la stagione dalla quarta di campionato a causa di un infortunio, cui si aggiungono schemi di corsa chiamati appositamente per lui ed un bel contributo in fase di ritorno per gli special team, esplosivo sempre e comunque. Indiziato numero due: KD Cannon, alto e smilzo, capace di produrre quasi 18 yard di guadagno per ricezione segnando nel contempo 8 touchdown, magari un po’ discontinuo nel rendimento ma letale nel proporsi sul profondo, dove può liberarsi in qualsiasi circostanza data la progressione da centometrista puro. I ricevitori in campo saranno sempre tre, quindi spazio per il gioco maggiormente fisico del possession receiver Jay Lee, e sicuramente qualche ricezione l’accumulerà pure il tight end Tre’von Armstead, 275 libbre di agilità con ottime doti da bloccatore, che farà senza dubbio comodo nelle ultime 20 yard.

Nel mezzo di cotanta ricchezza di insinuano le corse di Shock Linwood, probabilmente il miglior running back della Conference e ragazzo che non ha tradito le attese dopo aver terminato di condividere il backfield con Lache Seastrunk due anni fa, firmando una stagione da oltre 1.200 yard con 16 mete, raddoppiando di fatto le segnature rispetto al campionato precedente. La duttilità è il suo miglior pregio, nel senso che a seconda dell’andamento della gara o della particolare situazione lo si può far correre con uguale successo all’interno, dove usa il fisico compatto per rompere i placcaggi, come all’esterno, zona per la quale possiede una velocità di gambe molto buona. Il ruolo ha peraltro un’ottima profondità, in quanto presenta due pezzi molto ben intercambiabili come Johnny Jefferson e Devin Chafin, l’uno più rapido, l’altro più possente, e schierabili in differenti situazioni per dare riposo al titolare.

In qualsiasi situazione offensiva la linea garantirà un’ottima protezione qualora ripetesse esattamente le stesse prestazioni dello scorso anno, il pacchetto possiede un All-American come il tackle sinistro Spencer Drango, un eccellente protettore del lato cieco in odore di una chiamata al primo giro del prossimo Draft, e presenta quattro senior ed un junior, pieni di esperienza a questi alti livelli.

Briles ha migliorato la sua difesa ponendo l’accento sul forzare numerosi turnover e sull’aumentare i 3 & out avversari, in modo da poter disporre di un’alta cifra di possessi offensivi atti a gestire il cronometro. A questo si aggiunge un eccellente rendimento contro le corse, solo 117 yard per partita al passivo, un segno tangibile del dominio offensivo che Baylor può imporre costringendo gli avversari a forzare il gioco aereo per rimontare, nonché una pass rush a tratti devastante.

Dato che il punto più scoperto dell’allineamento 4-2-5 sembra essere quello delle secondarie, possedere degli end così efficaci per mettere pressione e rompere i tempi degli schemi è di capitale importanza. Shawn Oakman è il terrore di tanti avversari ed è un altro elemento che vedrà chiamato il suo nome molto in alto quando uscirà dal college, possiede misure intriganti (6’7’’ per 280 libbre) ed un fisico scolpito, ma soprattutto è una presenza costante nella tasca avversaria, come dimostrano i quasi 20 placcaggi per yardaggio negativo e gli 11 sack raccolti in un 2014 che l’ha letteralmente sparato in orbita, giocando un finale di stagione di altissimo livello. L’allineamento a quattro vanta un nose tackle di grande efficacia come Andrew Billings, il quale ha steso un avversario dietro alla linea di scrimmage in un terzo dei suoi placcaggi totali guadagnandosi una chiamata per lo schieramento ideale di Conference, cui si aggiunge l’altro tackle, Beau Blackshear, un giocatore non certo pubblicizzato come i suoi colleghi ma utilissimo nell’eseguire tutte quelle piccole giocate di secondo piano che fanno la differenza.

Lo schieramento dei linebacker ha perso Bruce Hager, oggi laureato, ma ha coltivato il suo successore con perizia trovando risposte affermative da Taylor Young, il quale ha giocato molto bene nella sua annata da redshirt freshman accumulando poco più di 90 placcaggi e rendendosi funzionale al sistema, dato che è strutturato da safety ed ha sfruttato adeguatamente la grande velocità per evitare i blocchi ed arrivare al bersaglio, portando nel contempo una discreta pressione. Il rendimento va certamente migliorato nella difesa aerea, contro la quale gli avversari hanno prodotto 260 yard per gara trovando il modo di impensierire i Bears, a volte ritrovatisi spaesati dal non riuscire a creare il consueto distacco nel punteggio. Il talento c’è grazie alla presenza del safety Orion Stewart ed il corner Xavien Howard, ma servono più giocate per evitare situazioni di panico come accadde contro Texas Tech, un quasi-upset che ha rischiato di rovinare tutta la stagione di Baylor.

Sarà una stagione da giocarsi con il dente avvelenato, una rivincita da consumarsi per l’estromissione dai playoff del College Football, determinato da un ranking finale che ha visto i Bears quale quinta squadra d’America ad un passo piccolissimo dal potersi giocare il titolo assoluto. Per entrare nel quartetto d’élite servirà una stagione pressoché perfetta, il calendario esterno alla Conference non presenta sfide impegnative e qualificanti come accade ad altre potenze, per questo è sostanzialmente d’obbligo uscire vincenti dal big match contro TCU senza ulteriori intoppi (come la sconfitta contro West Virginia, l’unica del 2014) in quella che sarà la partita dell’anno per la Big 12 nonché l’unico rimedio per non trovarsi troppo penalizzati dall’assenza di una finale di Conference. Se l’unico modo di convincere la giuria è vincere, i pezzi giusti sembrano davvero esserci tutti.

WEST VIRGINIA MOUNTAINEERS

Sin dal trasferimento all’interno della Big 12 avvenuto prima della stagione 2012, West Virginia ha sempre fatto piuttosto fatica a distinguersi in questa nuova avventura, un bel problema dopo anni passati a suon di vittorie in doppia cifra con Rich Rodriguez prima e Bill Stewart poi, fino a giungere all’esordio in panchina dello stratega offensivo Dana Holgorsen, con il quale i Mountaineers hanno chiuso l’esperienza nella vecchia Big East distruggendo Clemson in occasione di un Orange Bowl a senso unico. Ed è proprio questo l’ultimo trofeo rilevante conquistato, dato che a referto ci sono due stagioni da 7 vittorie ed un flop costituito dal 4-8 di due anni fa, e la stagione scorsa è stata motivo di rimorsi e voglia di rivincita, in quanto la squadra è passata dal 6-2 che aveva permesso una temporanea condivisione della vetta di Conference al perdere tre partite consecutive nella parte finale della regular season, ivi compresa la dolorosissima sconfitta contro TCU per 30-31, una beffa dalla quale West Virginia non si è più rialzata a livello psicologico.

Rushel Shell

Rushel Shell

Ad ogni buon conto, la Air Raid Offense praticata da Holgorsen non ha avuto troppi problemi nel rivaleggiare con i sontuosi attacchi aerei presenti nella Big 12, tanto che, nonostante la graduale perdita di alcuni giocatori-chiave, la produzione complessiva non ha risentito di urti negativi. Questo significa dolersi sì, ma non più di tanto, per la perdita di uno dei migliori ricevitori della nazione, Kevin White, grandiosa minaccia verticale, ma sta pure a significare che il recruiting dei ragazzi giusti per il proprio sistema sta alla base di tutto, dato che Holgorsen si è ritrovato con il quarterback titolare Clint Trickett fuori per la stagione per infortunio e l’attacco non è sceso di livello quando gli è subentrato uno Skyler Green capace di chiudere la stagione regolare con 8 passaggi da touchdown e nessun intercetto, toccando quota 829 yard in sole tre presenze. Ora la missione del coaching staff è quella di rendere Green un titolare inamovibile, un qualcosa che non era riuscito ad essere in precedenza, aggiungendo al suo talento naturale nel lanciare l’ovale una miglior qualità decisionale, che deve forzatamente sfociare in un innalzamento delle sue percentuali di completi.

Salutati il semi-immarcabile White ed il compagno di merende Mario Alford (21 mete in due), il classico passo in avanti dovrà essere effettuato dalla coppia formata da Daikil Shorts e Jordan Thompson, una combo classica per questo tipo di schema di gioco che prevede la contemporanea presenza in campo di ricevitori di differenti caratteristiche fisiche. Shorts non ha avuto grossi problemi ad inserirsi nel sistema già da freshman, oggi, con due stagioni di esperienza alle spalle, dovrebbe essere pronto al grande salto, dato che le qualità fisiche (6’1 per 200 libbre), lo portano a vincere parecchi palloni contestati ed i tratti del ricevitore primario paiono esserci tutti. Thompson è la componente esile e super-veloce del tandem, un ricevitore ideale da far esplodere in campo aperto a seguito di screen che possano esaltare le sue qualità fisiche.

Il backfield poggia le sue speranze sul duo formato da Rushel Shell e Wendell Smallwood, una coppia di running back ideale per complementare la fitta rete di passaggi di questo sistema. Shell, che ha già trascorso una buonissima prima stagione a Morgantown a seguito del suo trasferimento da Pittsburgh, deve dimostrare le potenzialità da superstar che ne avevano caratterizzato l’uscita dalla high school, è un corridore molto potente (221 libbre) che può fornire il guadagno consistente per agevolare i down successivi, nulla più, nulla meno. Smallwood ha ricevuto un quantitativo molto simile di chiamate e raramente ha deluso, mantenendo una media di quasi 5 yard a portata e distinguendosi quale miglior running back del roster in uscita dal backfield, concludendo l’anno passato con oltre 1.000 yard guadagnate dallo scrimmage tra corse e ricezioni. La linea, capitanata dall’esperto centro Tyler Orlowski, non sempre ha giocato in maniera eccelsa ma anche in questo caso i Mountaineers si sono ben attrezzati circondandosi di giocatori mobili ed atletici, in grado di bloccare con tempismo permettendo alla maggior parte degli schemi a corto raggio di evolversi come da copione. Affinché l’attacco sfrutti meglio le sue opportunità è obbligatorio tagliare i turnover, in special modo i 19 fumble persi offensivamente; il reparto può inoltre contare su un’arma essenziale come il kicker Josh Lambert, che ha un raggio molto elevato per i criteri collegiali e che ha centrato 16 calci stagionali da oltre 40 yard, record ogni epoca della NCAA.

La difesa propone un allineamento di base 3-4 e nonostante l’alto numero di vittorie ottenute nell’ultimo decennio, non è mai stata il punto di forza di questa squadra. Quest’anno il reparto appare tuttavia migliorato e pronto a dare un contributo importante contro i terribili attacchi della Conference, il problema di fondo è la mancanza di una pass rush costante, alla quale si contrappone una più che buona resistenza alle corse. Essendo la Conference composta da squadre che funzionano quando mantengono un certo tipo di ritmo offensivo trovare una soluzione per porre pressione è di determinante importanza considerati anche i soli 20 sack stagionali in attivo, per questo si conta sull’approdo del transfer Larry Jefferson, in arrivo dal junior college e papabile da subito per un ruolo da titolare dopo aver disputato un ottimo spring game, mostrando tendenze ad effettuare la giocata dietro alla linea di scrimmage.

Uno dei leader dell’unità difensiva è senza troppi dubbi il linebacker Nick Kwiatkoski, pieno di esperienza (è un senior) e giocatore molto attivo sia contro le corse che nel liberarsi dai blocchi per giungere dalle parti del quarterback, in arrivo da una stagione con 103 placcaggi all’attivo ed 11.5 interventi per perdite di yard. E’ un ragazzo molto versatile, in passato utilizzato in tre delle quattro posizioni con compiti sia da interno che da esterno, e resta più che volentieri in campo anche per difendere i passaggi, dato che ha mobilità ed istinto a sufficienza per incidere anche da questo punto di vista.

L’andamento delle prestazioni delle secondarie sarà a dir poco sotto osservazione, dato che la combinazione di veterani comprovati sembrerebbe rendere speciale questo campionato che deve venire. Il safety Karl Joseph è un colpitore molto violento, ha la capacità di provocare il fumble quando arriva a placcare con l’angolo giusto, può essere mandato in blitz lasciando quel tocco creativo che tanto serve a questa difesa per proseguire nei suoi miglioramenti. Accanto a lui si schiererà per il secondo anno consecutivo il giovane Dravon Henry, un true sophomore dall’ampio raggio d’azione, che ha trasmesso la giusta affidabilità per essere schierato quale ultima linea difensiva, mentre per K.J. Dillon è previsto un ruolo duplice, in modo da sfruttare al massimo la sua versatilità, che permette allo staff di collocarlo a seconda delle situazioni da linebacker piuttosto che da defensive back aggiunto, un utilizzo reso possibile dalla precisione con cui placca. Da non dimenticare pure la presenza di Daryl Worley, un cornerback alto e pesante (6’2’’ per 198 libbre) dotato della velocità di piedi necessaria per restare appiccicato ad una grande varietà di avversari.

La posizione dei Mountaineers nel contesto Big 12 continua ad essere una scomoda via di mezzo. L’adattamento non è certo stato negativo, ma la squadra ancora fatica nel tagliare le distanze con le dirette concorrenti in una Conference che almeno per quest’anno ancora assegnerà il titolo al primo arrivato, non possedendo un raggruppamento a Division. La corsa è dunque più difficile che altrove, West Virginia non è lontana dalle grandi potenze e lo ha dimostrato fronteggiando più che degnamente squadre come Alabama e TCU, due delle prime cinque potenze della nazione, e mollando una bella batosta a Baylor. Tuttavia c’è ancora quel fastidioso gradino che la separa dal contendere il titolo seriamente, un po’ perché qualche partita importante per la classifica è andata persa con errori futili (chiamasi turnover), ma anche perché da queste parti la concorrenza è folta e spietata. Quest’anno, affrontare Oklahoma, TCU e Baylor sempre in trasferta potrebbe non essere d’aiuto alla causa.

OKLAHOMA STATE COWBOYS

Quella dei Cowboys è una stagione troppo altalenante, dapprima incoraggiante nonostante l’alto numero di giocatori da sostituire, per poi spegnersi nella parte centrale del cammino definendo meglio i reali valori del team, ed arrivare al salvataggio in extremis. Era difatti stata una piacevole sorpresa la formazione messa in campo contro gli allora campioni in carica di Florida State, una partita interpretata al meglio a livello offensivo e persa solamente per 6 punti, una sconfitta cui erano seguite 5 vittorie consecutive prima della parte consistente del calendario. In quel momento sono cominciati i dolori, quelli veri. La squadra di coach Mike Gundy, il quale comincia la stagione numero 11 a Stillwater, ha concesso una media di 40 punti nelle 5 uscite successive dimostrando di non valere nella maniera più assoluta uno dei primi posti della Conference, salvando capre e cavoli grazie alla vittoria in trasferta nel rivalry game contro Oklahoma, un 38-35 strappando con i denti al supplementare che è contemporaneamente valso la qualificazione per un Bowl. Il record interno alla Conference è terminato con un insoddisfacente 4-5, ma l’annata è terminata con l’affermazione su Washington nel Cactus Bowl, e con la consapevolezza di aver finalmente trovato il quarterback del futuro, una prospettiva che ha posto verso l’alto le quotazioni del team nei riguardi dell’imminente campionato.

Mason Rudolph

Mason Rudolph

L’attacco solitamente molto produttivo dei Cowboys ha vissuto di alti e bassi troppo evidenti, Daxx Garman ha alternato gare spettacolari ad uscite inconsistenti (12 passaggi da touchdown,12 intercetti), costringendo il coaching staff ad affidarsi all’ultima spiaggia, togliendo lo status di redshirt a Mason Rudolph facendolo quindi esordire da true freshman a sole tre gare dal termine del campionato. La mossa è stata positivamente decisiva, dato che la matricola ha risposto con oltre 280 yard medie su passaggio collezionando 6 mete e 4 intercetti, mostrando leadership e tanto talento nel guidare un attacco potenzialmente pirotecnico, che si affiderà alla forza del suo braccio ed alla sua capacità di distribuire bene i palloni per vivere una stagione meno tortuosa. Qualora Rudolph si confermasse la posizione godrebbe di una stabilità molto gradita, e ci sarebbe la seria possibilità di tornare all’efficienza di quando il ruolo era occupato da un certo Brandon Weeden.

Possedere un regista ben definito significherebbe la fine dei continui aggiustamenti da parte dei ricevitori, quindi bellissime notizie per giocatori come Brandon Sheperd, uno degli eroi della vittoria contro Oklahoma, un ragazzo di qualità atletiche superiori all’ordinario che può diventare il punto di riferimento del reparto, viste le 18.9 yard per ricezione di media registrate nel 2014 e dato che il braccio di Rudolph si presta ad un maggior numero di lanci lunghi, che Sheperd può tranquillamente trasformare in mete. Il bilanciamento offensivo è dato dalla presenza del senior David Glidden, ideale per le soluzioni a corto raggio con successivi guadagni in campo aperto, la sua specialità è la rapidità negli spazi stretti, da lui ci si attende non solo un congruo numero di big play, ma pure un drastico aumento di 2 touchdown segnati nel 2014.

Le statistiche dimostrano che se l’attacco aereo dei Cowboys diventa monotematico, non si va da nessuna parte. Le edizioni vincenti del reparto offensivo sono pervenute in presenza di un running back in grado di tenere oneste le difese, e la cosa coincide con il nuovo ruolo di starter che vedrà protagonista Rennie Childs, un junior il quale ha sempre fatto parte della rotazione, possiede delle qualità molto interessanti in termini di rapidità che gli permettono di essere pericoloso in fase di accelerazione, chiamato a dimostrare di sapersi sobbarcare anche qualche portata fisica e a rispondere anche quando la freschezza verrà a mancare. La profondità del backfield è in ogni caso garantita dall’arrivo di due giocatori provenienti dal junior college, tra cui un Chris Carson che andrà testato a questi livelli dopo aver tenuto una media per portata di 7.2 yard al Butler Community College, ma sarà altrettanto determinante lo stato di forma di una linea che a tratti è colata a picco durante tutta la stagione scorsa. Si spera quindi su un accumulo di esperienza che possa portare a migliorare il rendimento e la comprensione delle disposizioni difensive, il fronte recupera tre dei vecchi titolari ed aggiunge il transfer da UAB Victor Salako all’equazione, ed è chiaro che i 40 sack concessi vadano fortemente diminuiti, così come migliorate le 3.5 yard per portata.

Nonostante evidenti difetti nel contrasto delle corse e nel contenimento dei passaggi destinati ai running back, la difesa è attrezzata per rendere bene, la linea propone un paio di prospetti in gradi di portare scompiglio alle protezioni avversarie e le secondarie sono numericamente ben nutrite per potersi opporre ai missili in arrivo da parte di tutti questi attacchi spread presenti in Conference. Il giocatore di cui tutti parlano è il defensive end Emmanuel Ogbah, un ragazzo dal primo passo mortifero che sa come arrivare con costanza al quarterback giocando sia di rapidità che di fisico, una presenza imponente che se fatta avvicinare troppo riesce spesso a battere a terra i palloni scagliati verso la sua direzione. Con la maggior parte delle attenzioni rivolte a lui, ecco che potrebbero aprirsi nuovi spazi d’intervento per il collega Jimmy Bean, il quale ha delle grosse potenzialità per costituire un duo di pass rusher a dir poco temibile, ma che deve altresì trovare la continuità necessaria dopo non essere riuscito a firmare un sack nelle ultime nove gare disputate. Il reparto linebacker può contare su un ragazzo in netta ascesa come Ryan Simmons, oramai stabile ed affidabile nella posizione centrale, dalla quale ha fatto registrare un elevato numero di interventi consistenti andando in doppia cifra di placcaggi in più partite, alzando il livello del suo gioco contro le avversarie più forti.

L’ampio raggio d’azione è altresì una delle qualità primarie del safety Jordan Sterns, abituato a muoversi molto bene negli spazi aperti come dimostrano anche i suoi preziosi contributi negli special team, è un giocatore rapido nel capire come si sviluppa l’azione e a prendere la conseguente decisione, oltre che possedere mezzi fisici che gli consentono di arrivare all’avversario in brevissimi istanti. Kevin Peterson è il miglior corner a disposizione ed ha saputo capitalizzare bene sul fatto di essere diventato il successore a pieno titolo di Justin Gilbert, non facendolo minimamente rimpiangere, è un atleta pazzesco che ha vinto numerosi competizioni di atletica leggera, e può stare attaccato davvero a chiunque. Il roster mette a disposizione parecchie alternative tra i defensive back, tra cui il transfer da Indiana Michael Hunter, i Cowboys hanno quindi le potenzialità per contrastare bene i numerosi set a tre/quattro ricevitori che affronteranno per tutto l’anno, e se riusciranno a diminuire le quasi 270 yard concesse a partita avranno qualche possibilità in più di rimanere in gara con le potenze del raggruppamento.

La parte succosa del calendario è rappresentata dal gran finale, quando TCU e Baylor andranno affrontate in maniera ravvicinata con il piccolo vantaggio di poter ospitare ambedue tra le mura amiche, tuttavia sarà necessario capire come Oklahoma State sarà arrivata a quel punto del cammino e soprattutto se sarà pronta a giocarsi la vetta della Conference con avversarie di quella caratura. L’opener contro Central Michigan potrebbe essere più difficoltoso del previsto, e ci sono da affrontare in trasferta sia Texas che West Virginia, due clienti non particolarmente facili, per cui la previsione è quella di vedere i Cowboys combattere per aggiudicarsi un’altra qualificazione per un Bowl, magari con molta meno fatica rispetto ad un anno fa, ma non sembra in tutta onestà competitiva per aggiudicarsi la Big 12.

KANSAS STATE WILDCATS

Per coach Bill Snyder, vincere significa non sbagliare. I Wildcats sono certamente conosciuti per essere una buona macchina di produzione offensiva, ma questo non basta se non ci si prende cura dei dettagli nella maniera più precisa possibile, ed ecco che parte delle fortune del programma risiedono nella concentrazione richiesta in ogni gioco, nell’esecuzione, con risultati come il settimo ed il quattordicesimo posto nella nazione rispettivamente per palloni persi e penalità commesse, simbolo di una disciplina e di una pulizia che hanno contribuito fortemente ai successi recenti di questa squadra. Le componenti sono sempre le stesse e coinvolgono la presenza di un quarterback in grado di correre e di distribuire bene l’ovale, una difesa pungente, pronta a capitalizzare ogni errore avversario, e degli special team particolarmente grintosi, e le cose erano funzionate in maniera egregia dato che l’unica sconfitta della prima parte del campionato era pervenuta contro Auburn e per soli sei punti, con un dominio totale della Conference. Almeno fino agli scontri decisivi con le solite due, Baylor e TCU, due insuccessi abbastanza netti che hanno decretato il reale valore finale di una squadra che ha comunque dato filo da torcere a parecchi.

Charles Jones

Charles Jones

La difficoltà più grande sarà quella di ripetere queste imprese, data la mancanza di alcuni dei pezzi chiave di quella corsa, su tutti Jake Waters e Tyler Lockett. Si tratta anzitutto di stabilizzare la posizione di quarterback, di estrema importanza per dettare il successo di tutto lo schieramento offensivo, per il posto che fu di Waters è stata aperta una concorrenza che coinvolge tre giocatori, ma la sessione primaverile di allenamenti e lo spring game, abbastanza deludente, non hanno dato indicazioni su chi si possa essere distinto rispetto agli altri due. Jesse Ertz è il meno mobile ed il miglior passatore, probabilmente poco adatto per un attacco che vuole correre parecchio, Joe Hubener ha convinto poco pur avendo il braccio più potente abbinato a buonissime movenze, mentre la scommessa potrebbe essere rappresentata da Alex Delton, le cui previsioni si basano sul potenziale essendo alla prima esperienza collegiale, ma che a lungo andare potrebbe rappresentare un giusto compromesso per le caratteristiche richieste dal sistema. Durante l’estate è stata aggiunta una quarta opzione, Jonathan Banks, che pare si stia giocando le sue possibilità alla pari degli altri.

Le squadre di Snyder sanno come adattare gli schemi al personale a disposizione, ed ecco spiegate le differenti statistiche da un anno all’altro, con passaggi e corse a diverso regime numerico a seconda delle opzioni. Se due stagioni fa si è corso molto e bene, l’anno passato è stato maggiormente privilegiato il gioco aereo, per cui nella presente annata è presumibile che si faccia ritorno ad un pesante coinvolgimento del backfield, dato che quando si superano le 130 yard a terra, Kansas State vince sempre. Aggiungiamoci l’inesperienza di chiunque sarà il quarterback ed un gruppo di ricevitori tutto da testare, e l’importanza di giocatori come il running back Charles Jones si spiega da sé. Del gruppo Jones è stato senza dubbio il più produttivo, ha fiuto per l’area di meta ed è letale con i piedi negli spazi brevi, anche se pare ci sarà il bisogno di trovare una figura più fisica cui affidare la maggior parte delle portate, qualcosa cui Jones non è abituato, con Dalvin Warmack e Justin Silmon, due redshirt freshmen, chiamati a dare qualche risposta in merito. Per quanto raro sia a livello collegiale, Kansas State possiede un fullback di tutto rispetto come Glenn Gronkowski, il cui fratello maggiore dovreste ben conoscere, e che risulta essere determinante per tutti i concetti base di questo attacco grazie alla tecnica utilizzata nei suoi efficienti blocchi.

Perdere contemporaneamente il già menzionato Lockett, una sicurezza sul profondo, ed il compagno di reparto Curry Sexton è un duro colpo da mandare giù, nonché un altro dei motivi per i quali si cercherà di fornire maggiore enfasi per il sistema di corse. I nuovi ricevitori non hanno molta esperienza ed il migliore di loro a livello numerico, Kody Cook, è un senior che giunge da una stagione da 250 yard, e fa parte di un roster che possiede molti giocatori di possesso ma nessuna reale minaccia per le giocate a lunga gittata. Deante Burton è uno dei nomi di cui si parla maggiormente dato che di talento ne ha ed ora possiede anche lo spazio per esplodere, Dominique Heath potrebbe essere la soluzione per le questioni di velocità, ma non ci si attendano risultati immediati perché l’incertezza nel ruolo di quarterback può avere conseguenze pesanti, tra le quali l’assenza di una comprovata connessione con i vari ricevitori, un altro dei problemi che ha afflitto lo spring game. Molte invece le certezze date dalla linea offensiva, un pacchetto molto solido che vede presenziare il versatile Cody Whitehair, giunto al campus come difensore per poi riciclarsi con ottimi risultati da guardia offensiva ed ora tackle sinistro titolare, ed il consistente Boston Stiverson, anch’egli allineato a sinistra ma nello spot di guardia, a formare un lato sinistro di grande solidità. Matthew McCrane potrebbe essere uno dei migliori kicker della nazione, deve solo confermarlo: promosso a stagione in corso dopo la debacle di Jack Cantele contro Auburn, McCrane ha segnato tutte le conclusioni tentate da oltre le 40 yard ed ha centrato un season-high di 53 yard, e se all’inizio l’attacco potrebbe soffrire non riuscendo a convertire alcune situazioni favorevoli, si potrà sempre fare affidamento su tre punti pressoché sicuri.

La difesa è una delle migliori della Conference, non è affatto facile da bombardare come più o meno tutte le altre qui presenti, e correrle non è affatto soddisfacente. Non a caso gli unici attacchi capaci di infierire particolarmente sono stati i due migliori della Big 12 (sempre due a caso, TCU e Baylor, rispettivamente 41 e 38 punti…), mentre la terza partita persa ha avuto una storia completamente diversa, con i Wildcats a perdere esclusivamente per colpa del precedente kicker. In termini di yard concesse parliamo del terzo miglior risultato di tutta la Conference, le secondarie sono molto affidabili e l’unico punto di reale miglioramento sembra essere la ricerca di una maggiore pass rush. Per questo compito si chiede un passo in avanti a Jordan Willis, colui che le potenzialità le ha chiaramente mostrate ma che deve far vedere una maggiore continuità dopo un’annata da 4.5 sack, sperando in una miglior salute per la caviglia del tackle Travis Britz, capace di portare una buona pressione dall’interno ma appunto venuto a mancare per l’infortunio dopo aver messo assieme diversi interventi di qualità. C’è molto interesse anche attorno ad Elijah Lee, un true freshman che ha giocato da linebacker di situazione con soli compiti di pass rush, l’inizio è stato molto promettente e ci si attende un logico progresso data la maggiore esperienza con cui il ragazzo si presenta a questa campagna.

La tecnica di placcaggio è alla base dei fondamenti difensivi di Snyder, nonché una delle ragioni per cui Kansas State ha concesso poco più di una quarantina di giocate superiori alle 20 yard, uno dei migliori risultati di tutto il panorama collegiale. Non è un problema recuperare talento dalle secondarie, piene di elementi in grado di atterrare gli avversari con precisione, un’ulteriore dimostrazione della disciplina chiesta dal coach. Le star del reparto dietro sono il safety Dante Barnett, che pur non avendo i tratti fisici del giocatore idoneo a restare a supporto dei linebacker placca con una determinazione che va al di sopra delle sue 186 libbre, ed il corner Danziel McDaniel, più grosso del collega ed ugualmente efficiente in fase di placcaggio, un giocatore che ha contribuito in tanti modi diversi a questi successi difensivi sacrificandosi anch’egli contro le corse, rompendo passaggi ed effettuando occasionali ma significative giocate come il ritorno di intercetto in meta registrato contro Oklahoma. Possedere delle secondarie così ben allenate e dal tono così fisico aiuterà sicuramente la crescita di un reparto linebacker che ha perso un paio di titolari importanti, e che non offre le stesse garanzie degli appena descritti settori difensivi.

Se i Wildcats avessero perlomeno mantenuto l’ossatura di base del proprio gioco offensivo, il tandem Waters-Lockett, si potrebbe senza dubbio parlare rimanendo nella logica del passo successivo, che in tali condizioni sarebbe stato quello di battere le due grandi della Conference. Alle condizioni attuali Kansas State sembra una buonissima squadra e nulla più, in grado di togliersi diverse soddisfazioni perché l’assenza del talento perso è comunque compensata da una notevole precisione nell’esecuzione da ambo i lati del campo, ma arrivare a lottare fino in fondo per il trofeo di Conference sembra un obiettivo leggermente al di sopra delle possibilità dei ragazzi del leggendario Bill Snyder. Un aiuto arriva dal fatto che il calendario esterno al gruppo non è un granché, ma prima o poi ci si dovrà confrontare con le varie TCU, Baylor e West Virginia, e solo lì si riusciranno a fare i conti sul serio.

OKLAHOMA SOONERS

Non è un periodo facile per i fedelissimi dei Sooners, abituati a traguardi prestigiosi ed ora in difficoltà a convivere con un paio di annate che sembrano davvero essere di transizione, nelle quali l’università ha chiaramente perso un passo rispetto alle concorrenti. La Big 12 è stata per lunghi anni un territorio semi-esclusivo di Oklahoma, la frequenza con cui la squadra ha racimolato titoli di Conference e presenze ai Bowl maggiori è stata molto rilevante, e le aspettative sono di conseguenza rimaste sempre molto alte. Nel 2014 abbiamo imparato che i Sooners hanno tuttavia perso molto talento senza rimpiazzarlo adeguatamente, e questo suona strano se si pensa alla sola presenza di Bob Stoops sulla sideline e dal fascino che questo comporta per un giocatore in uscita dalla high school, ma i risultati parlano chiaro ed ogni attacco tra i migliori della Big 12 si è divertito a sforacchiare delle secondarie che hanno concesso 276 yard di media su passaggio, una statistica quantomeno inconsueta nel diciottennale regno di mister Stoops. Ma le colpe non sono tutte di un singolo settore, Oklahoma ha perso tre di quattro partite totali con pochissimo scarto, ivi compreso il derby contro i Cowboys, per poi farsi umiliare da Clemson al Russell Athletic Bowl per 6-40, un finale di stagione indegno per una squadra di questa caratura.

Samaje Perine

Samaje Perine

Tuttavia, se il talento non c’è non lo si può nemmeno inventare. Partendo dalla posizione di quarterback persistono dubbi un po’ dappertutto, e Stoops ha sentito la necessità di ristrutturare il suo staff e portare all’interno idee nuove, dando in mano le chiavi dell’attacco all’esperienza di Lincoln Riley, formatosi a Texas Tech per poi lavorare ad East Carolina predicando i concetti base della Air Raid Offense, uno schema molto differente da quanto adottato fino a questo momento dalle parti di Norman, Oklahoma. C’è sempre in gioco Trevor Knight, che ha affossato le belle impressioni date due stagioni fa al Sugar Bowl contro Alabama con una stagione incerta e discontinua, fatta di 14 passaggi vincenti contro 12 intercetti e tre partite saltate a causa di un brutto infortunio al collo, la sua poca consistenza non lo rende automaticamente uno starter sicuro, e molti nodi saranno sciolti durante le sessioni estive di rifinitura. Knight è l’opzione più percorribile qualora si decidesse di farlo correre parecchio dato che la precisione aerea non rientra tra le specialità di casa, e durante gli allenamenti si darà un’estesa occhiata a quanto ha da offrire Baker Mayfield, trasferitosi qui da Texas Tech e quindi maggiormente a conoscenza delle basi della Air Raid.

L’unico settore che non presenta problemi a livello di talento e potenzialità è quello di running back, ruolo falcidiato da infortuni e squalifiche che hanno permesso a Samaje Perine di diventare titolare da true freshman e di divenire un’incredibile sorpresa. Doveva essere un giocatore situazionale ed è invece diventato il faro dell’attacco, producendo partita dopo partita fino ad esplodere contro Kansas e riscrivere il record ogni epoca per yard corse in singola gara con 427, terminando un’eccellente prima stagione con poco più di 1.700 yard e 21 mete. Ovviamente il nuovo sistema offensivo e la presenza di cambi di ritmo quali il rientrante Joe Mixon e la coppia formata da Alex Ross e Keith Ford potrebbero non permettere a Perine di far registrare delle statistiche simili, ma se il gioco di passaggi dovesse soffrire troppe pene Stoops non esiterà a chiamare spesso e volentieri il numero di un ragazzo davvero difficile da fermare al primo contatto.

Linea offensiva e reparto ricevitori non sono molto profondi, a causa dell’assenza di un prospetto in grado di farsi avanti nel primo caso, e per il termine di eleggibilità di ben quattro dei vecchi titolari del fronte nel secondo. La star del gioco aereo è una sola e si chiama Sterling Shepard, un giocatore velocissimo che ha fatto vedere notevoli progressi per tutta la carriera collegiale fino ad esplodere l’anno passato, collezionando 51 ricezioni per 970 yard e 5 mete in sole nove apparizioni, il resto le aveva guardate dall’esterno per un problema all’inguine. Per quanto Shepard possa essere un ricevitore primario molto pericoloso ed assai produttivo (l’anno scorso mise 197 yard contro la difesa di Kansas State), non c’è una valida alternativa che abbia dimostrato molto, e chiunque sarà il quarterback avrà certamente bisogno di un bersaglio secondario per cercare di muovere le catene con costanza. Si spera su un qualsiasi impatto positivo del junior college transfer Dede Westbrook, esile e molto rapido, che in questa filosofia offensiva potrebbe dare una sentita mano. In trincea ritornerà utile l’esperienza del centro Ty Darlington, un elemento che con pochi dubbi farà presto parte di un roster NFL e dal cui lato sono passate le corse più produttive della scorsa stagione,e la solidità della guardia Nila Kasisati, un ex-tight end specializzato nell’aprire varchi ma versatile al punto di poter essere utilizzato anche da tackle.

La difesa è gestita da Mike Stoops, il fratello del head coach, ed è chiamata a forti progressi. Per quanto le cose siano andate bene contro le corse, le 276 yard a partita menzionate in introduzione sono state il peggior risultato nella storia di questa università. la linea difensiva possiede una rotazione molto consistente e le perdite non sono state ingenti, rientrano ai loro posti due tackle affidabili come Jordan Wade e Matthew Romar, con Charles Tapper incaricato di portare maggiore pressione da end. Il ruolo più profondo è quello di linebacker, nel quale trova posto un giocatore che blitza con grande efficacia come Eric Striker, autore di 9 sack e ben 17 placcaggi per perdite di yard, un ragazzo velocissimo e dotato di ottimi istinti, che potrebbe essere allineato anche da safety in qualche pacchetto difensivo speciale. La posizione di middle è occupata da Dominique Alexander, un altro elemento ricco di esperienza e consistenza, ed interessante sarà capire quale impatto avrà il re-inserimento in squadra di Frank Shannon dopo un anno di sospensione, dato che il ragazzo è un atleta fuori dall’ordinario ed ha istinti superiori alla norma per fiutare il pallone.

Durante l’anno passato Stoops ha utilizzato una 3-4 con chiamate in blitz molto frequenti, ma spesso la strategia si è rivelata contro-producente, lasciando scoperte le secondarie. Da qui la decisione di tornare ad una più canonica 4-3, anche se gli elementi ibridi non mancano, una mossa che ha tutta l’intenzione di lasciare meno isolati i defensive back diminuendo il rischio di big play. Zach Sanchez è il giocatore più affidabile delle retrovie, non gli difetta il fiuto per la grande giocata ed ha raccolto 6 intercetti battendo a terra 13 passaggi complessivi, numeri di non poco conto per un settore che ha concesso troppo. Si fa affidamento sull’ulteriore crescita del free safety Ahmad Thomas, che se non altro ha mostrato delle potenzialità da sviluppare, ma qualora la difesa sui passaggi dovesse rivelarsi critica come un anno fa i Sooners dovranno prepararsi ad un altro campionato avaro di particolari soddisfazioni.

Sembra in tutto e per tutto un anno decisivo per Bob Stoops nel cercare di ri-direzionare il programma verso i lidi raggiunti nel recente passato, il programma di football ultimamente manca di continuità e da quattro stagioni non vince la Conference, un chiaro segnale di declino che a Norman si spera smetta di pulsare quanto prima. Non sarà una stagione facile seppure sarà vincente, nel senso che Oklahoma possiede le potenzialità per vincere le sue otto partite ma andrà testata contro le TCU e le Baylor del caso, rispetto alle quali paiono avere un paio di marce in meno. Le incognite sono tante, molto dipende dal trovare un quarterback funzionale che possa far fruttare al meglio il nuovo sistema ad alto tasso di passaggi passando un maggiore tempo in campo offensivamente, in modo da venire incontro ad una difesa che ha grosso bisogno di aiuto per mascherare delle lacune che i grandi attacchi aerei esistenti da queste parti potrebbero colpire con preoccupante costanza.

TEXAS LONGHORNS

Charlie Strong non si è certo trovato nella migliore delle situazioni una volta giunto in Texas, il passo successivo ad una logica evoluzione della sua promettente carriera da allenatore. Il programma di football, dopo aver messo fine all’era storica di Mack Brown, aveva una forte necessità di voltare pagina, e Strong, grazie alle sue note doti caratteriali tendenti alla disciplina e alla grinta, è sembrato davvero il candidato ideale per mettersi a guidare questa squadra nell’intento di tornare ai massimi livelli, un traguardo che ad oggi sembra ancora lontano dal realizzarsi. Strong ha però imposto la sua mano forte dando il benservito a giocatori colpevoli di aver violato le regole di squadra, è un coach che non tollera comportamenti presuntuosi da parte di ragazzi che si sentono liberi di fare ciò che vogliono solo perché al sabato pomeriggio vanno in campo con un’uniforme prestigiosa, ed ecco spiegato il repulisti che lo stesso ha effettuato in questo spogliatoio.

Johnathan Gray

Johnathan Gray

Non giova il fatto che ad Austin abbiano tutti un po’ meno pazienza rispetto ad altri lidi americani, l’università è una di quelle dal curriculum altisonante, ed un risultato che non sia vicino all’eccellenza è difficilmente tollerato. Strong era al primo anno ed ha eseguito un più che egregio lavoro nel cercare di raddrizzare il corso degli eventi, ma il 6-7 con cui ha concluso questo suo primo campionato deve per forza di cose essere migliorato in questa stagione entrante. E’ ovvio che ci voglia un minimo quantitativo di tempo per permettere a chiunque di far coincidere le caratteristiche del roster a disposizione e le proprie filosofie personali, Strong è un coach difensivo e la qualità degli interventi si è vista parecchio nonostante alcune giocate di totale amnesia dei suoi ragazzi, ed il reparto sul quale bisogna apportare i miglioramenti più consistenti è proprio quello offensivo.

E’ sufficiente trovare un quarterback che sappia come tenere il pallone ben saldo tra le proprie mani e che non getti via possessi importanti mortificando il lavoro difensivo, un concetto che pare proprio lo specchio di quanto occorso durante la scorsa stagione. L’identikit parrebbe corrispondere a quello di Tyrone Swoopes, già titolare nel 2014 al quale si chiede di abbinare al notevole talento atletico una migliore interpretazione delle chiamate ed una maggior costanza, date le statistiche ballerine messe in piedi un anno fa, un misto di gare esaltanti e percentuali povere. Swoopes sa correre molto bene ma deve far aumentare le percentuali (58% l’anno passato) e trovare il modo di segnare più passaggi da touchdown (13 contro 11 intercetti), l’unico modo per rendere meno prevedibile e più produttivo un attacco che ha faticato tantissimo a segnare. Strong ha comunque sottolineato che Swoopes il posto dovrà guadagnarselo in allenamento e che alla prima di regular season potrebbe utilizzare due registi quindi occhio a Jerrod Heard, il suo sfidante principale, definito dallo staff come un passatore più pulito rispetto al collega.

Uno dei problemi più gravi è stato riscontrato nell’inconsistenza generale della linea offensiva, tramortita dagli infortuni ma dotata di un livello di talento medio-basso, oltre ad essere quasi totalmente privo di esperienza. Il fronte ha concesso 28 sack ed ha totalizzato una produzione media sulle corse ben al di sotto delle canoniche 4 yard per portata, numeri che devono cambiare molto in fretta. Il quintetto davanti è interamente confermato, ma tra gli arrivi dal junior college si registra quello di Brandon Hodges, il quale ha ancora due anni di eleggibilità collegiale e costituirà un’ardua sfida per i due tackle titolari, Connor Williams e Marcus Hutchins, dato che porta al reparto una fisicità oggi mancante, ed una buonissima mobilità se parametrata al peso.

I numeri del forte running back Johnathan Gray dipenderanno sia dalle prestazioni della linea che dalla gestione delle partite, dal momento che la generale inconsistenza dell’attacco ed alcuni distacchi nei punteggi hanno portato pesanti conseguenze nell’utilizzo del gioco a terra. Gray è un elemento di grande rapidità, agile negli spazi brevi e capace di accelerare una volta infilato il varco giusto, e potrebbe beneficiare del fatto che a livello offensivo Strong intende aumentare la velocità di esecuzione, ma per eseguire queste intenzioni il rushing game deve raggiungere un livello più alto di quello fatto vedere in precedenza. Si punta molto sulla maggior continuità del wide receiver Daje Johnson, dotato di qualità eccelse in termini di velocità di gambe ma spesso lasciato a piedi dalle sue stesse decisioni, che lo hanno portato a molteplici sospensioni con il serio rischio di essere buttato fuori dalla squadra.

La difesa, il cui allineamento base prevede una 4-2-5, è stata letteralmente dominante, ed ha tenuto in gara la squadra in diverse occasioni, generando turnover e mettendo una pesante pressione addosso ai quarterback avversari. Il fronte è uno dei punti di forza nonostante la perdita della star Malcolm Brown per la NFL, la combinazione di tackle formata da Hasaan Ridgeway e Desmond Jackson presenta due elementi potenzialmente dominanti, in grado di far pervenire giocate a ripetizione. Di sicuro contro i Longhorns non sarà facile correre, gira inoltre molto entusiasmo attorno all’arrivo del defensive end/outside linebacker Malik Jefferson, un true freshman che lotterà da subito per un posto da titolare grazie alla grande velocità di base combinata alla forza necessaria per imporsi contro i blocchi avversari.

Le secondarie sono forti e poggiano sul talento dello strong safety Dylan Haynes, il quale ha svolto un lavoro notevole nei placcaggi in campo aperto continuando ad eseguire interventi decisivi, tra cui i 4 intercetti con cui ha terminato la scorsa stagione, uno dei quali ha definitivamente chiuso la partita contro Iowa State. La sua consistenza è stata felicemente accompagnata dalle prestazioni del corner Duke Thomas, il quale possiede un fisico più gracile (5’11 per 175 libbre) rispetto a quello del collega di reparto ma che vanta una determinazione in grado di rendere sicuro ogni suo placcaggio, oltre alla capacità di contrastare i passaggi con ottimo tempismo. In una Conference dove il numero di passaggi è molto elevato rispetto ai tentativi di corsa, questo reparto può senza dubbio costituire un’arma che altre rivali non posseggono.

Texas avrà la difficoltà di dover produrre dei risultati convincenti a discapito di un calendario poco magnanimo, che guardando all’altra faccia della medaglia mette tuttavia sul piatto la possibilità di ottenere delle vittorie di una certa caratura, ma questo dipenderà esclusivamente dalla velocità con cui i miglioramenti apportati in offseason saranno fatti vedere sul campo. Il calendario extra-conference presenta Notre Dame e California quali sfide più impegnative, Baylor e TCU al momento sono avversarie proibitive, e la Red River Rivalry, la tradizionale sfida contro Oklahoma, ha visto i Longhorns uscire tramortiti da risultati finali con discrepanze eccessive nel punteggio, con sconfitte patite in quattro delle ultime cinque uscite. Il lavoro di Charlie Strong è appena cominciato, ma il tempo per riportare in alto Texas sta scorrendo più velocemente di prima.

TEXAS TECH RED RAIDERS

L’edizione dello scorso campionato presentata in campo dai Red Raiders è stata davvero lontana da quanto si potrebbe definire soddisfacente, in quanto pur non pretendendo risultati mirabolanti all’interno di un pacchetto di squadre maggiormente competitive, la squadra di Kliff Kingsbury, che qui giocò con un certo successo da quarterback, ha mostrato grossi problemi in tutti i settori, offensivo e difensivo. Per carità, la difesa non è mai stata la specialità di casa e quando hanno vinto parecchio i Red Raiders hanno semplicemente segnato più dell’avversario, ma anche questo piano di primaria importanza è andato lentamente scemando, affossato da un’improduttività appesantita dal fatto che le occasioni per avanzare il pallone sono state poche dato che la difesa contro le corse ha permesso a numeroso avversari di gestire il cronometro a piacimento, e che quel ridotto numero di tentativi a disposizione è risultato aggravato dalla valanga di palloni persi, dai quali sono nati addirittura 116 punti al passivo.

Patrick Mahomes

Patrick Mahomes

Proprio a causa dell’esecuzione precaria sono stati vanificati tutti gli sforzi tesi a confermare le grandi potenzialità offensiva che tradizionalmente il programma riesce a mostrare, il sistema funziona sempre, d’altro canto si parla pur sempre del quinto miglior attacco della nazione per yard aeree a partita, ma i risultati sono stati inaccettabili ed hanno visto Texas Tech trionfare all’interno del gruppo solo contro le due peggiori squadre della Conference, Kansas ed Iowa State. Una piccola svolta è arrivata a stagione in corso, quando un infortunio alla spalla ha messo fuori combattimento il quarterback titolare Davis Webb per l’ultima parte del cammino permettendo a Patrick Mahomes di chiudere la stagione con un minimo di positività, il backup ha difatti bombardato gli avversari raccogliendo 14 passaggi da touchdown in tre partite, di cui 6 scagliati nel quasi-upset contro Baylor, perso per 46-48. Nonostante il sophomore non abbia sofferto di grossi problemi di turnover (4 intercetti contro 16 TD), non è automaticamente stabilito che sarà Mahomes il titolare fisso ai nastri di partenza, anche se la riabilitazione alla spalla ha certamente limitato Webb in allenamento. In ambedue i casi, con un netto taglio delle giocate negative, i due ragazzi hanno grosse possibilità di rimettere in piedi un sistema offensivo che Kingsbury ha imparato da un grande maestro come Kevin Sumlin.

Tra le chiavi offensive più rilevanti troverà ancora posto il running back DeAndre Washington, il quale presenta quelle caratteristiche di velocità perfette per posizionarlo un po’ ovunque e permettergli di ricevere, ma soprattutto di sfruttare i generosi varchi lasciati dalla difesa allargata dalla presenza dei vari ricevitori, come dimostrato dalle oltre 1.100 yard guadagnate in stagione senza essere un costante portatore di palla (i tratti fisici non paiono permetterglielo), così come di contribuire con le 328 yard ricevute su passaggio. Al suo fianco verrà ruotato un ragazzo dalle movenze feline come Justin Stockton, il quale ha toccato le 8 yard di media per portata dando quella dimensione fulminea di cui l’attacco aveva bisogno, fornendo diverse giocate a lunga gittata talvolta mortificate dalla poca cura che il reparto ha genericamente avuto nei riguardi dell’ovale.

Tuttavia questo è un impianto offensivo pur sempre basato sui grandi guadagni aerei, e qui entrano in gioco le potenzialità di star in possesso di Jakeem Grant, il chiaro leader statistico della batteria di ricevitori, il quale è risultato incontenibile in più di una gara (in particolar modo contro Baylor) toccando le 938 yard stagionali, numeri che possono migliorare qualora il ragazzo aggiusti qualche problemino di drop di troppo. Grant, altro elemento rapidissimo di piedi, vedrà nuovi schemi chiamati appositamente per lui con tutta l’intenzione di posizionarlo in uno contro uno, situazione dove lo si contiene a fatica, quello che invece manca all’attacco è un’alternativa sicura con cui giocare sul profondo, una dimensione importante per un reparto che non può limitarsi a passaggi corti sperando sempre che arrivino le giocate esplosive di conseguenza. La linea, capeggiata dal tackle sinistro Le’Raven Clark, propone ben quattro elementi che giocano assieme già da due anni, il rendimento offerto in protezione è stato più che soddisfacente ed i varchi per le corse troveranno nuova linfa dalle qualità fisiche dell’unico giocatore nuovo dell’allineamento, il tackle destro Justin Murphy, reduce dall’annata redshirt ma sul quale il coaching staff ha espresso pubblicamente fiducia a seguito di sessioni primaverili ed estive di qualità.

Si può possedere il miglior attacco del mondo, ma se la difesa concede yard ma soprattutto punti in maniera così generosa non rimane molto da fare per vincere, ed i soli quattro successi stagionali ne sono la prova sostanzialmente definitiva. Batosta con TCU a parte (82 punti al passivo…) i Red Raiders hanno elargito 42 o più punti in 6 delle ultime 10 partite, il compito del nuovo defensive coordinator David Gibbs sarà quello di fermare lo scempio e ridare un minimo di decenza alla parte interiore della difesa, contro la quale gli avversari hanno passeggiato a volontà. Gibbs arriva da Houston, squadra alla quale ha apportato diverse migliorie statistiche soprattutto in termini di palloni recuperati, unodei punti più deboli di Texas Tech.

Alcune potenzialità tuttavia sono ben presenti, basti pensare al fatto che Pete Robertson è tra i migliori defensive end della Conference (numero uno nella Big 12 per sack nel 2014 con 13), un giocatore che non tocca le 240 libbre e risulta sotto-dimensionato per quella posizione, ma ciò non gli ha mai impedito di battere con costanza l’avversario grazie alla grandissima velocità di base che possiede. Uno dei punti di forza è proprio il tandem che Robertson costituisce con un altro senior, Branden Jackson, reduce da una stagione con 44 placcaggi e 5 sack, ma senza l’aiuto dei tackle il tutto rischia di essere mortificato invano, dato che la squadra ha concesso quasi 260 yard su corsa di media, riuscendo a rimanere sotto quota 200 in una sola partita, statistica inaccettabile. Non aiuta il fatto che il trio di linebacker titolare sarà del tutto nuovo e non molto esperto, con l’eccezione del middle Micah Awe, chiamato a racimolare sì grandi numeri, ma possibilmente dietro alla linea di scrimmage ora che sarà starter fisso. La velocità sarà come sempre il pane delle secondarie, tanti ricevitori da marcare ed altrettanti difensori rapidi da opporre, si poggiano le speranze su una maggiore esperienza dei singoli dato che l’anno passato facevano parte dei cambi ben tre true freshmen, con il reparto a concedere guadagni troppo larghi. Il giocatore di punta è il corner Justis Nelson, uno spilungone molto magro che corre bene, dotato di braccia lunghe e statura ideale (6’4’’) per contrastare i passaggi.

Una delle armi in più del roster è rappresentata dal punter Taylor Symmank, molto soddisfacente durante tutto il 2014 grazie alla capacità di calciare lungo abbinandovi una buonissima precisione. In diverse situazioni ritornare il pallone contro i Red Raiders non è stato possibile o quantomeno difficoltoso, dato che l’ovale è terminato dentro le 20 yard in 17 occasioni e la media di yard per ritorno di punt è stata solamente di 3.6, statistiche apparentemente secondarie ma di non poco conto.

La previsione per Texas Tech è quella di riuscire quantomeno a pareggiare le 4 vittorie dello scorso campionato facendo due presunti calcoli sulla qualità delle rivali, ma difficile che un tale ottenimento possa essere sufficiente per garantire a Kingsbury un’altra stagione di permanenza sulla panchina della sua alma mater. Attaccare non sarà una difficoltà, serve solo una maggiore cura del pallone e servono mete nel momento del bisogno, c’è quindi da sperare che funzioni la cura Gibbs, e che la pressione promessa in difesa aiuti la medesima a tenere nascoste le proprie evidenti lacune. Il calendario propone quelle quattro o cinque situazioni dove la squadra risulterà favorita, ma una volta intrapreso il cammino intra-Conference la domanda sarà sempre la stessa: si può sperare di battere le solite Iowa State e Kansas o si può fare di più? Arrivare alla sesta vittoria stagionale sarebbe già un bel progresso.

IOWA STATE CYCLONES

Paul Rhoads comincerà a breve il suo settimo anno di permanenza sulla panchina dei Cyclones, pressato dal portare risultati soddisfacenti detenendo all’attualità solo il 38% di partite vinte in quel di Ames, Iowa, e provenendo da una campagna fatta di sole due vittorie ed uno zero tondo nella casella dei successi all’interno della Conference, una situazione dalla quale pare si possa solamente migliorare. E’ necessario fare un passo in avanti, altrimenti a fine anno si dovrà nuovamente discutere la posizione del capo allenatore, e si deve partite da una maggiore consistenza offensiva, una più determinata fisicità difensiva e da una maggiore dose di fortuna, dato che in attacco gli infortuni non sono stati pochi ed hanno per giunta attaccato il maggiore talento a roster.

Il reparto offensivo sembra molto ben attrezzato, ora che tutti sono rientrati al posto di combattimento sono attesi dei progressi tangibili, anche se difficilmente vedremo Iowa State insidiare le migliori squadre della Conference a livello di produzione. Il quarterback Sam B. Richardson entra per la prima volta al camp da titolare e dovrà mostrare una maggiore leadership, nonché trovare quella continuità che pare mancargli. I numeri da lui accumulati non sono stati affatto malvagi, si parla di oltre 2.600 yard su passaggio e 421 su corsa a dimostrazione del possesso di buonissime doti atletiche, tuttavia Richardson è sparito in qualche tratto di gara ed i quantitativi numerici appena menzionati non hanno portato a segnature sufficienti al restare in partita, lasciando i Cyclones a rincorrere troppo spesso, dimostrando in altri casi un’incapacità cronica di chiudere le partite.

Quenton Bundrage

Quenton Bundrage

La rete di passaggi sarà alla base dell’attacco, questo sarà difatti il secondo anno gestionale di Mike Mangino quale offensive coordinator e le idee, conoscendo l’ex head coach di Kansas, non mancheranno di certo, ed il talento non è certo un difetto della batteria di wide receiver a disposizione. Sperando che Richardson abbia superato completamente i problemi alla spalla che lo afflissero nel 2014, l’attacco accoglierà con grande felicità il ritorno di Quenton Bundrage, il quale scrisse cifre da capogiro due stagioni fa prima di rompersi lo scorso anno il crociato anteriore, infortunio dal quale ha recuperato completamente. Lo schieramento base a tre ricevitori vede altresì due armi pericolose come Allen Lazard, che ha potenzialità chiare di trasformarsi presto nel wide receiver primario di squadra, nonché come D’Vario Montgomery, un tight end camuffato con a disposizione una rapidità di movimento eccellente, che crea continui squilibri nelle marcature difensive.

Un chiaro progresso nel gioco di corse potrebbe costituire la cura tanto ricercata per risolvere i numerosi intoppi offensivi, il backfield ha prodotto solamente 3.7 yard per portata ed il coaching staff ci ha messo un po’ del suo abbandonando tali chiamate alle prime avvisaglie di distacco nel punteggio, tramutando l’attacco in un qualcosa di facilmente prevedibile, un fenomeno divenuto di costume visto il passivo di 124-55 con cui gli avversari hanno surclassato i Cyclones durante i primi quarti. La linea offensiva vede rientrare tre dei vecchi titolari ma ha sofferto diversi infortuni minori, tra cui quello al ginocchio della guardia Daniel Burton, per cui la lineup definitiva andrà gestita anche tenendo conto della velocità di recupero dei vari componenti.

La difesa è stata un disastro, la peggiore di tutta la nazione per yard concesse a partita con 528.9, oltre a figurare nelle ultime posizioni pure in tutte le altre categorie statistiche. Conseguenza di ciò, è stato il vedersi correre addosso con successo da tutte quelle squadre che, una volta intuite le deficienze fisiche del roster, cominciavano a chiamare continuamente giochi per i loro running back trovando sempre guadagni consistenti, e la pressoché totale assenza di pressione – solo 15 sack messia segno – ha inevitabilmente lasciato scoperte delle secondarie che hanno elargito una percentuale di completi del 42% per lanci oltre le 15 yard.

Il front seven sarà quasi del tutto nuovo per via della terminata eleggibilità di ben sei componenti e l’infortunio al fianco del linebacker Luke Knott non è certo la notizia che serviva a tirare su il morale, dato che il junior è l’unico che abbia portato un minimo di stile fisico alla difesa. Iowa State si è accaparrata uno dei migliori prospetti in uscita dal junior college, il tackle Demond Tucker, al quale verrà chiesto di allinearsi da nose guard sfruttando la sua rara combinazione tra potenza e velocità creando scompiglio nella tasca ed aiutando le giocate dei compagni, continuando sulle ottime premesse gettate con l’esibizione allo spring game. Altri rimedi sono giunti dal junior college per riparare le falle della parte mediana della difesa, assieme a Tucker i Cyclones sono riusciti a prendere pure il compagno Jordan Harris al fine di ricavarne il nuovo titolare dello spot di middle, basando la sua offseason sul contenimento degli istinti e cercando di abituarlo all’osservazione ragionata dell’azione, un passo necessario per eccellere a questi livelli.

Il settore migliore di tutta la difesa sono le secondarie, tra le quali il mix di talento ed esperienza potrà giocare un ruolo determinante. Vi figurano veterani come il corner Sam E. Richardson, una voce solitaria che ha limitato i danni come poteva accumulando 58 placcaggi e 4 intercetti, il compagno di reparto Nigel Tribune ha mostrato tratti del defensive back dominante e deve semplicemente confermarli, mentre l’astro nascente si chiama Kamari Cotton-Moya, reduce da una grande annata da rookie nella quale si è prodigato nel difendere bene i passaggi aiutando per quello che ha potuto contro le corse, facendosi trovare preparato all’intervento in vari punti del campo.

Migliore sarà la partenza del cammino. maggiori saranno le possibilità di acquisire fiducia e tentare di infastidire le grandi. Il calendario dei Cyclones è riassunto tutto qui, con cinque partite di apertura dove la squadra dovrà massimizzare lo sforzo prima di giungere alla parte complicata della faccenda, le due vittorie dello scorso anno potrebbero essere facilmente raddoppiate ma non è certo un traguardo di grande ambizione, il top sarebbe riuscire a strappare la qualificazione per un Bowl, ma questo comporta battere almeno due squadre che ad oggi sulla carta risultano nettamente migliori rispetto a quanto coach Rhoads può mettere in campo. Non è certo impossibile, ma improbabile, quello sì.

KANSAS JAYHAWKS

I tempi in cui Mark Mangino portò Kansas ad una stagione dal record di 12-1 con la conseguente partecipazione all’Orange Bowl sono molto lontani, più di ciò che sembra. Nel mezzo ci sono tre cambi di head coach, una striscia di 27 sconfitte consecutive all’interno della Big 12 miracolosamente terminata verso la fine del 2013, ed una totale mancanza dello sviluppo del talento a roster causato dalla fretta di mettere assieme una stagione positiva attraverso l’accumulo confusionario di giocatori provenienti dal junior college. E’ un quadro che andava necessariamente cambiato e Charlie Weis non è difatti arrivato al termine del mese di settembre, sostituito da Clint Bowen, poi rimasto in carica come defensive coordinator. La nuova epoca è affidata a David Beaty che, come tradizione vuole in questa Conference, si affiderà alla Air Raid dopo un apprendistato sotto Kevin Sumlin a Texas A&M, cercando di riesumare un attacco a dir poco moribondo ed aggiustando una difesa sensibilmente migliorata nella seconda metà del campionato scorso, che cambierà schema ed atteggiamento per meglio adattarsi ai bombardamenti aerei che vigono da queste parti.

David Beaty

David Beaty

Le operazioni non sono cominciate nel migliore dei modi, colui che doveva essere il quarterback adatto a lanciare con consistenza e a correre in option, Michael Cummings, si è rotto il crociato anteriore in primavera e difficilmente rientrerà in tempo utile per la stagione, privando l’attacco di uno dei pochi elementi di talento a disposizione. Al suo posto giocherà Montrell Cozart, un regista molto mobile ed atletico tuttavia poco preciso in fase di passaggio, che ha registrato il 50% di completi con 5 passaggi da touchdown e 7 intercetti, numeri che devono cambiare per muovere un reparto già atterrato dall’atteggiamento conservativo che aveva l’anno scorso, attraverso il quale solamente il 16% dei giochi superiori alle 10 yard ha avuto successo.

L’intenzione sarebbe invece oggi quella di alzare drasticamente il ritmo e sfiancare la difesa avversaria, un traguardo che sembra lontano dall’essere raggiunto se non altro perché, oltre a Cummings, l’attacco ha perso anche il running back Corey Avery, allontanato dal programma di football, un giocatore che possedeva le caratteristiche adatte a questo tipo di schema e che dovrà essere sostituito dall’ex junior college De’Andre Mann, il quale ha ben impressionato nell’unica gara giocata da titolare a Kansas nel 2014 e che è ben costruito fisicamente e potrebbe quindi diventare il nuovo punto di riferimento del gioco a terra. Sarà fondamentale il supporto di una linea che ha perso tre titolari e che non ha giocato complessivamente bene, nonché il veder emergere qualcuno tra i ricevitori, ruolo dove non c’è un solo giocatore affermato. L’eccezione è costituita dai tight end Kent Taylor e Ben Johnson, i quali fungeranno da valvola di sicurezza necessaria per superare bene i primi tempi di adattamento al nuovo sistema.

Si diceva delle novità difensive ed ecco servita sul piatto la nuova 4-2-5 che Clint Bowen coordinerà in collaborazione con Kenny Perry, il quale ha importato ai Jayhawks alcuni concetti basilari che hanno fatto le fortune di TCU, squadra nella quale il medesimo ha lavorato nell’ultimo biennio. Questo significa una maggiore presenza di defensive back in campo per meglio contrastare i numerosi set a ricevitore multiplo qui presenti, una maggiore rapidità di intervento e di esecuzione dei linebacker, il concedere un poco per volta fino a costringere l’avversario all’errore. Qualora l’attacco dovesse mostrare problemi nel rimanere in campo a lungo potrebbero sorgere molti problemi da quest’altra parte della barricata, dato che anche durante l’anno passato non sono state poche le circostanze in cui si è arrivati al quarto periodo con una difesa atterrata dall’eccessiva presenza in campo.

Non aiuta il fatto che Ben Heeney, linebacker tuttofare senza un grammo di timore addosso, abbia terminato il suo periodo di eleggibilità lasciando sguarnita la parte mediana della difesa, l’unica che riusciva a contenere i danni di un reparto che ha elargito 5.4 yard di media per corsa. Il testimone della leadership passa così a Courtney Arnick, che non arriva alle 210 libbre ed è un filino leggero per il ruolo, ma che dovrebbe trovare comfort nel nuovo schema dato che la rapidità è la caratteristica maggiormente richiesta, a differenza di un Kyron Watson che di libbre se ne porta appresso 235 e che pare pronto a succedere al buon Heeney dopo una stagione passata quasi interamente a far giocate per gli special team. Le retrovie poggiano le loro speranze sul safety Fish Smithson, veloce ed atletico ma chiamato ad un maggior numero di giocate d’impatto, e sul corner Marnez Ogletree, l’ennesimo recruit dal junior college di questo roster che ha esordito lo scorso anno per i Jayhawks mostrando mobilità, grinta e puntualità.

Con attacco e difesa in fase pressoché sperimentale dato che vi saranno tante novità da digerire, le aspettative non sono alte. Coach Beaty ha accettato una situazione precaria, che egli stesso dovrà aggiustare dando più profondità a certi ruoli e cercando maggiormente il talento in uscita dalla high school per cercare di fornire più stabilità. Queste valutazioni portano a pensare ad un anno di sofferenza e transizione, che potrebbe portare a Lubbock tre o quattro vittorie sperando soprattutto su un calendario extra-Conference non facile, ma che se non altro permetterà a Kansas di misurarsi alla pari con determinate squadre, lasciando Iowa State e forse Texas Tech come le uniche avversarie realmente papabili per racimolare uno o due successi dentro la Big 12.

 

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