Brutus Buckeye, la mascotte di Ohio State

La testa di serie numero 4 per gli imminenti playoff di college football appartiene agli Ohio State Buckeyes, che hanno fatto il loro ingresso tra le Big Four solamente dopo il Championship della Big 10, in cui hanno umiliato Wisconsin per 59-0 ed hanno superato nell’apposito ranking sia TCU che Kansas State.

La squadra di football di Ohio State è però una delle squadre più storiche ed allo stesso tempo vincenti del panorama del college football, avendo visto la luce nel lontano 1890 e potendo vantare 37 titoli di Conference (35 di Big Ten e 2 di OAC, risalenti a più di cento anni fa) nonché 7 titoli nazionali, l’ultimo dei quali nel 2002 con Jim Tressel come HC.

Addirittura, a livello di pedigree si può sostenere che Ohio State sia la seconda tra queste Big 4, dietro solamente ad Alabama ed ai suoi 15 titoli nazionali. E saranno proprio i Crimson Tide gli avversari dei Buckeyes nella notte tra l’1 ed il 2 gennaio, alle 2.30, nella semifinale dei playoff, associata all’Allstate Sugar Bowl, che si giocherà nel Mercedes-Benz Superdome di  New Orleans, Louisiana.

Tutti i ranking prestagionali vedevano Ohio State tra la quinta e la settima posizione, immaginando per loro una stagione di successo: così è effettivamente stato ma assolutamente non nel modo in cui ci si sarebbe aspettati.

Pochi giorni prima dell’inizio della stagione, il QB titolare di OSU e stella della squadra, Braxton Miller, si infortunava alla spalla con cui lancia, dovendo abbandonare già prima del primo kickoff ogni speranza di vedere il campo per tutto il 2014.

A sostituirlo veniva chiamato il freshman (giocatore alla prima stagione attiva in college) J.T. Barrett che, dopo un paio di partite di adattamento tra cui una sconfitta contro Virginia Tech,ha iniziato a trovare una propria dimensione, risultando giocatore prontissimo per il panorama nazionale.

La vittoria contro Michigan State di inizio novembre ha consegnato ai Buckeyes la East Division della Big 10, e la già citata ampia vittoria su Wisconsin il titolo della conference: questa partita però non ha visto in campo Barrett, che nell’ultima partita di “regular season” contro Michigan si era rotto una caviglia, chiamandosi conseguentemente fuori per tutta la stagione.

Al suo posto, under the center, veniva così schierato quello che ad inizio stagione era il terzo QB, Cardale Jones, giocatore dalla limitatissima esperienza ma subito in grado di mostrare tutto il suo valore, mettendo alle corde una difesa ottima come quella dei Badgers.

 OHIO STATE OFFENSE VS. ALABAMA DEFENSE

La difesa di Alabama è, come da canovaccio degli ultimi anni, un enigma difficilmente risolvibile per qualsiasi coach che non si chiami Gus Malzahn.

Se poi si prende solamente la difesa sulle corse si impallidisce, vedendo i soli 3 TD subiti in tutta la stagione e le misere 88 yards concesse di media a partita (ricordando sempre che i Crimson Tide giocano in una conference come la SEC, massima espressione del college football contemporaneo): attraverso questo muro dovrà cercare di passare Ezekiel Elliott, sophomore RB da 1402 yards e 12 TD in stagione, il quale però ha mostrato la tendenza ad essere maggiormente produttivo quando l’avversario è più ostico (le sue due migliori prestazioni stagionali sono venute contro Michigan State, Cincinnati e Wisconsin).

Se si analizza il passing game, invece, i Tide concedono di più, con 233 yards di media a partita (59° prestazione stagionale): non è facile rimpiazzare ogni anno gente come Dee Milliner, Ha-Ha Clinton Dix, Vinnie Sunseri, Mark Barron e Dre Kirkpatrick, ed il talento della safety Landon Collins (altro defensive back da primo giro garantito) quest’anno è leggermente più solo rispetto alla media degli ultimi anni.

In questo contesto si dovrà inserire Cardale Jones, che sicuramente ha già dimostrato di essere QB fisicato ma imprevedibile ed abile sia su corsa che su passaggio e che ha già dimostrato di poter aver ragione di una difesa valida come quella di Wisconsin. Sicuramente dovrà avvalersi di un playbook poco convenzionale, capace di sorprendere gli avversari, che di fronte ad un attacco convenzionale sapranno come farsi trovare preparati.

OHIO STATE DEFENSE VS. ALABAMA OFFENSE

Sebbene non sia una cosa che succede ogni stagione, Alabama può vantare un attacco molto pericoloso, con elementi di spicco in ogni singolo reparto.

La prima battaglia sarà sulle linee, dove il QB di Alabama, Blake Sims, è stato protetto ottimamente lungo tutto la stagione da una superba linea offensiva che ha concesso solamente 13 sacks. Per contro Ohio State vanta un fronte difensivo tra i più efficaci ed aggressivi della nazione, capace di 40 sacks e 16 fumble forzati.

L’attacco di Alabama si trova nelle prime 35 posizioni della nazione sia per yards guadagnate su corsa che su passaggio, stessa cosa però per quanto riguarda la difesa di Ohio State: la sfida si preannuncia molto equilibrata.

Giocando in Big 10, Ohio State ha affrontato in stagione alcuni dei migliori RB della nazione, tra cui Jeremy Langford (Michigan State), David Cobb (Minnesota), Tevin Coleman (Indiana) e Melvin Gordon (Wisconsin): se si esclude l’ultimo, inserito in un contesto in cui la sua squadra doveva recuperare e quindi non poteva correre oltremodo, è interessante notare che la difesa dei Buckeyes ha concesso a questi rispettivamente 134, 145 e 228 yards, condite da 3 TD ciascuno. Ed un buon RB come T.J. Yeldon, aiutato da una ottima linea come quella dei Tide può fare molti danni.

Ohio State, inoltre, ha un totale di 21 intercetti (quarta in nazione) e dovrà fare lo stesso anche contro Sims, il quale raramente è chiamato a prendersi rischi (solo sette intercetti in stagione) e può affidarsi a uno dei tre migliori WR della nazione, quell’Amari Cooper recentemente premiato con il Fred Biletnikoff Award come ricevitore più dominante della nazione.

SPECIAL TEAMS

Nessuna delle due squadre può vantare kicker molto accurati: Alabama schiera Adam Griffith (12/19 in stagione), mentre i Buckeyes rispondono con Sean Nuernberger (11/18), e solamente Ohio State può vantare un TD da special team, un ritorno di punt di Jalin Marshall. Questo settore della partita sembra essere quello che meno deciderà  le sorti del tutto.

Post By Cern (182 Posts)

Andrea Cornaglia, classe ’86, profonda provincia cuneese, si interessa al football dal 2006, prendendo poi un’imbarcata per il mondo dei college dal 2010: da lì in poi è un crescendo di attrazione, inversamente proporzionale al numero di ore dormite al sabato notte

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