Continuiamo la nostra intervista a Gian Marco Tamburi, ex studente dell’università di Appalachian State a proposito degli eventi che dal 2007 hanno portato ad un cambiamento drastico per l’università. A questo link potete trovare la prima parte dell’intervista.

In ogni caso il football è e rimane lo sport più seguito ad Appalachian State?

Noi abbiamo circa 26-27 varsity sports (attività sportive finanziate dall’università, n.d.r.) ed il football è l’unico sport che ci porta un introito. Quindi tutti gli sport, dall’atletica leggera al calcio femminile al tennis, vivono grazie al football ad Appalachian State e questo è vero anche in moltissime altre università. Forse la maggioranza degli altri college vive grazie al football ed al basket, ma nel nostro caso il basket, se la stagione va bene, pareggia i suoi conti.

Parliamo della partita che ha da dato notorietà ad Appalachian State, la vittoria su Michigan.

sportsillustratedcoverMi ricordo bene della partita, era un sabato, l’1 di settembre, ed io ero in macchina verso Raleigh, la capitale dello stato, per vedere una partita di football tra North Carolina State e UCF. La partita era di NC State in quanto tutta la mia famiglia adottiva americana è composta solamente da ex alunni di questa università e sono tutti molto tifosi. In questa situazione ricevemmo la notizia che Appalachian State aveva sconfitto Michigan con il FG bloccato da Corey Linch. All’epoca però io non sapevo nemmeno cosa fosse Appalachian State perchè era la mia prima settimana in America e questa non è un’università che si conosce anche all’estero a meno che non si sia appassionati di college football, quindi la notizia non mi toccò molto in quanto non capivo molto la portata dell’evento. In ogni caso noi abbiamo vinto tre titoli nazionali FCS di fila, dal 2005 al 2007, ma quella partita ci ha portato più notorietà, più soldi e più pubblicità che tutti e tre i titoli nazionali messi insieme. La struttura dello stadio di cui ho parlato in precedenza è stata fatta non con i soldi dei tre titoli nazionali ma con i soldi della vittoria su Michigan: quella vittoria ha fatto di più per noi come università di qualsiasi altra cosa. Vorrei mostrare le statistiche per mostrare come, dopo quella partita, ci sia stato un aumento incredibile delle domande di ammissione, uno scatto in avanti di studenti di high school che facevano domanda di iscrizione. E’ stata una partita che ha messo Appalachian State sulle mappe del football.

Quella partita è ancora ricordata in università?

Ti posso dire che la storia di Appalachian State è divisa in due, il pre-Michigan ed il dopo Michigan, quindi si può capire l’importanza che ancora riveste questa partita.

Essendo stato in università dal 2009 al 2013 hai vissuto il passaggio dal sistema FCS al sistema FBS. Dal punto di vista degli studenti è cambiato qualcosa nel passaggio a questo “sistema dei grandi”?

Dal punto di vista di percezione credo di no, anche perchè fino a 2-3 anni fa circa la metà degli studenti era contraria al passaggio, in quanto la concezione che era in qualche modo uscita tra gli studenti era che il passaggio avrebbe portato più problemi che benefici al programma perchè saremmo passati dall’essere, come si dice in America, il grande pesce in un piccolo lago ad un piccolo pesce in un grande lago, perchè se eravamo tra i programmi dominanti a livello FCS siamo soltanto uno dei tanti, se non uno dei più piccoli programmi FBS, ed è una cosa che ha spaventato molte persone, si temeva che a lungo termine avrebbe potuto portare anche ad una diminuzione del numero di abbonamenti, ad una diminuzione di pubblico allo stadio, a partite di mercoledì o giovedì sera per esigenze televisive. Si tratta di cose che ancora spaventano e penso che dovremo attendere almeno dieci anni per tirare le somme e capire se, a lungo termine, cosa abbia portato questo passaggio. Ci sono casi storici che vanno verso entrambe le direzioni: da una parte c’è Marshall, che è caduta in oblio da metà degli anni novanta, cioè da quando hanno fatto il passaggio in FBS, dall’altra c’è Boise State, a cui il passaggio al sistema FBS ha portato in dono l’essere uno dei programmi di football più conosciuti d’America, quindi anche la storia non può essere così indicativa. Io posso dire che dal punto di vista finanziario è stata una scelta eccelsa, anzi quasi obbligata. Ho lavorato nell’amministrazione dell’università e quindi la conosco molto bene. Per di più conosco l’ex direttore atletico che ha lasciato l’incarico tre settimane fa, conosco il chancellor, quindi il presidente, sono molto amico con una delle vicepresidenti dell’università che è nel comitato che ha preso la decisione finale e posso dire che le decisioni prese sono state esclusivamente nel migliore interesse dell’università. Nessuno può sapere come andranno le cose ma da un punto di vista strettamente finanziario e amministrativo è una scelta che andava fatta.

Comunque poi la scelta della Sun Belt come conference di arrivo permette, sulla carta, qualche risultato.

Effettivamente se si vince la Sun Belt si ha un posto garantito in un bowl, e non è cosa da poco a livello di introiti economici, ma il fatto di giocare in diretta nazionale molte più volte rispetto all’FCS è una cosa di valore incredibile. Ad esempio saremo in diretta nazionale anche contro Georgia Southern che, cosa curiosa, era già nella Southern Conference del sistema FCS con noi, abbiamo fatto il passaggio insieme mantenendo la nostra rivalità.

Che cos’è il football per l’università di Appalachian State?

Penso che quando si parla di Appalachian State e del suo programma di football uno deve capire che quest’ultimo è davvero il cuore pulsante dell’università. Quanto vai a Boone in un sabato d’autunno quando c’è una partita casalinga la città è completamente trasformata: ci sono macchine ovunque, la gente arriva anche sei-sette ore prima della partita per stare insieme, per fare i famosi tailgate, mangiare, bere e poi andare alla partita. E’ una cosa difficilmente descrivibile a parole e che andrebbe vissuta per capirla fino in fondo. Una delle cose che dovrebbero essere migliorate è la viabilità perchè una delle cose più difficili da fare nella vita è guidare a Boone in un sabato d’autunno quando c’è una partita perchè le vie sono super congestionate e le vie d’accesso sono scarsissime rispetto al volume di gente che arriva, quindi anche con il passaggio al sistema FBS è una cosa che andrà sicuramente rivista. Boone è una città che non è stata assolutamente concepita per ospitare un’università di quelle dimensioni e quindi ci sono tanti problemi logistici che andrebbero risolti però è un posto davvero unico per il college football.

Anche per gli studenti la squadra di football è un’istituzione? Vanno tutti alle partite?

Non tutti vanno alle partite perchè c’è gente a cui non interessa ma, in generale, se prendi dieci studenti del campus almeno sette di quelli ti diranno che vanno regolarmente alle partite, anche perchè per gli studenti le partite sono gratis e questo è un ulteriore incentivo. Personalmente, dal 2010 in poi avrò mancato una o due partite, per me è un must andare alle partite quando sono in zona.

 

Grazie mille a Gian Marco, che con la sua disponibilità ci ha permesso di entrare un po’ più in profondità in quello che è il vivere all’interno di un’università americana e di quello che una squadra di football rappresenta per essa.

Alla prossima!

Post By Cern (182 Posts)

Andrea Cornaglia, classe ’86, profonda provincia cuneese, si interessa al football dal 2006, prendendo poi un’imbarcata per il mondo dei college dal 2010: da lì in poi è un crescendo di attrazione, inversamente proporzionale al numero di ore dormite al sabato notte

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